Kronos Quartet, Steve Reich at 90 all’Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia — 23 novembre 2026
In breve. Il Kronos Quartet suona «Steve Reich at 90» lunedì 23 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.
Il Kronos Quartet suona «Steve Reich at 90» lunedì 23 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma. Sul palco David Harrington e Gabriela Díaz ai violini, Ayane Kozasa alla viola e Paul Wiancko al violoncello, in un programma quasi interamente dedicato al compositore americano che compie 90 anni. Secondo la sede i biglietti partono da 35 euro e si acquistano dalla pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium (auditorium.com) o alla biglietteria. Per raggiungere Flaminio e la sala usa il calcolatore percorsi di ATAC, che tiene conto delle variazioni di linea.

Il programma della serata
La pagina ufficiale presenta una serata che accosta capolavori scritti appositamente per il quartetto americano ad arrangiamenti e opere che hanno segnato la storia della musica contemporanea. Il filo è il rapporto di una vita fra Reich e il Kronos, definito dalla sede una collaborazione «magnifica e produttiva».
Prima parte
Spicca «Different Trains» (1988), vincitore del Grammy Award, in cui gli archi si uniscono a campionamenti vocali e a suoni di treni dell’epoca. Reich vi rievoca i suoi viaggi d’infanzia fra New York e Los Angeles e li mette in drammatico contrasto con i deportati della Shoah in Europa. La prima parte comprende poi:
- «Pendulum Music» (1968), per microfoni, amplificatori, altoparlanti ed esecutori;
- «Viderunt Omnes» del maestro medievale Pérotin, nell’arrangiamento del Kronos;
- «Alabama» di John Coltrane.
Seconda parte
La seconda parte approfondisce la ricerca di Reich con tre opere legate alla collaborazione con il Kronos. Si parte con «Triple Quartet» (1999), in tre movimenti Fast-Slow-Fast, dove il quartetto dal vivo si intreccia con l’esecuzione pre-registrata di altri due quartetti d’archi. Segue una selezione da «The Cave» (1993), opera multimediale ideata con Beryl Korot. Il concerto prevede anche «WTC 9/11» (2010), terza opera scritta da Reich per la formazione.
Dati che la sede non pubblica
La durata, l’eventuale intervallo e l’ordine esatto dei brani non sono pubblicati: il dato non è pubblicato.
Il Kronos Quartet in breve
Il Kronos Quartet è un quartetto d’archi americano con sede a San Francisco. Esiste da cinquant’anni con una formazione che nel tempo è cambiata. Spazia su generi molto diversi, compresa la musica classica contemporanea, e più di 1.200 opere sono state scritte per lui. Ha registrato oltre 75 album e ricevuto numerosi premi.
Seattle, 1973
Fu fondato dal violinista David Harrington a Seattle, nello stato di Washington. Il primo concerto risale al novembre 1973. Dal 1978 ha sede a San Francisco, in California. Il nome viene dal dio greco Chronos, «personificazione del tempo».
La formazione più lunga
La formazione rimasta più a lungo insieme, dal 1978 al 1999, comprendeva Harrington e John Sherba ai violini, Hank Dutt alla viola e Joan Jeanrenaud al violoncello. Nel 1999 Jeanrenaud lasciò perché «desiderosa di qualcosa di nuovo» e fu sostituita da Jennifer Culp, poi nel 2005 da Jeffrey Zeigler, nel 2013 da Sunny Yang e nel febbraio 2023 da Paul Wiancko.
Il cambio del 2024
Nel marzo 2024 il quartetto annunciò che Sherba e Dutt si sarebbero ritirati a giugno di quell’anno. Furono sostituiti dalla violinista Gabriela Díaz e dalla violista Ayane Kozasa: è la formazione che arriva a Roma.
Quanto è famoso
È stato definito «probabilmente il gruppo di “musica nuova” più famoso del mondo» e lodato in studi filosofici sulla musica per l’inclusività del repertorio.
Mille e più pezzi nuovi
Per il Kronos sono stati creati oltre mille pezzi, e il quartetto ha una lunga storia di commissioni. Per il venticinquesimo anniversario, nel 1999, aveva un repertorio di oltre 600 opere, fra cui 400 quartetti scritti per lui, più di 3.000 concerti, sette primi premi ASCAP, premi Edison nella musica classica e popolare e più di 1,5 milioni di dischi venduti.
Compositori
Fra i minimalisti con cui ha lavorato ci sono John Adams, Arvo Pärt, George Crumb, Henryk Górecki, Steve Reich, John Luther Adams, Philip Glass, Terry Riley, Peter Sculthorpe e Kevin Volans. I collaboratori vengono da molti paesi: Kaija Saariaho dalla Finlandia, Pēteris Vasks dalla Lettonia, Franghiz Ali-Zadeh dall’Azerbaigian, Homayun Sakhi dall’Afghanistan, Hamza El Din dall’Egitto, Astor Piazzolla e Osvaldo Golijov dall’Argentina.
Il progetto Under 30
Nel 2003, per il trentesimo anniversario, il Kronos decise di commissionare nuovi pezzi a compositori sotto i trent’anni, per incoraggiare i giovani talenti. Il primo fu Alexandra du Bois, seguita da Felipe Perez Santiago e Dan Visconti; nel 2007 il quarto fu l’israeliana Aviya Kopelman.
Il quarantesimo
Per i quarant’anni il quartetto tornò a Seattle, dove aveva suonato la prima volta, e creò un pezzo con musica, danza e video insieme al Degenerate Art Ensemble. Festeggiò con un concerto esaurito alla Zellerbach Hall, a Berkeley, nel dicembre 2013.
Da Jimi Hendrix a Bob Dylan
Il Kronos copre un ventaglio larghissimo: folk messicano, sperimentale, musica antica, colonne sonore, jazz e tango. Ha inciso adattamenti di «Purple Haze» di Jimi Hendrix, di «Flugufrelsarinn» dei Sigur Rós, di «Marquee Moon» dei Television, di «Dinner Music for a Pack of Hungry Cannibals» di Raymond Scott e di «Don’t Think Twice, It’s All Right» di Bob Dylan.
Dal vivo con i grandi
Ha suonato dal vivo con il poeta Allen Ginsberg, Astor Piazzolla, The National, il Modern Jazz Quartet, Tom Waits, David Bowie, Paul McCartney e Björk, e ha registrato con Nelly Furtado, Rokia Traoré, Joan Armatrading, Faith No More e molti altri.
Zappa e Dave Matthews
Nel 1984 Frank Zappa scrisse «None of the Above» per il Kronos, e il quartetto ne esegue il primo movimento nel documentario «Zappa» del 2020. Nel 1998 suonò nei brani «Halloween» e «The Stone» dell’album «Before These Crowded Streets» della Dave Matthews Band.
Videogiochi
Nel 2017 il quartetto fu fra gli artisti ospiti dei brani «Lost Light» e «Journey» nella colonna sonora del videogioco «Destiny 2».
Premi e riconoscimenti
Fra i riconoscimenti del Kronos la voce di Wikipedia elenca:
- Diapason d’Or de Mai 1997 per «The Dreams and Prayers of Isaac the Blind» di Osvaldo Golijov;
- Rolf Schock Prize 1999, dalla Reale Accademia svedese di musica;
- Musicians of the Year 2003 per Musical America;
- Grammy 2004 per la migliore esecuzione di musica da camera con la «Lyric Suite» di Alban Berg;
- Recording Academy President’s Merit Award 2005;
- Polar Music Prize 2011;
- Grammy 2018 per «Landfall» di Laurie Anderson;
- WOMEX Artist Award 2018;
- Edison Klassiek, premio alla carriera, 2019;
- Grammy 2020 per la migliore incisione classica con «Sun Rings» di Terry Riley.
Le parole del Polar Music Prize
La motivazione del 2011 dice che per quasi quarant’anni il Kronos ha rivoluzionato il potenziale del quartetto d’archi sia per stile sia per contenuto.
Steve Reich, 90 anni
Stephen Michael Reich è nato a New York il 3 ottobre 1936 ed è un compositore americano, noto come pioniere della musica minimalista tra la metà e la fine degli anni Sessanta. La sua musica è caratterizzata da figure ripetitive, ritmo armonico lento e canoni. Nel saggio «Music as a Gradual Process» scrive di essere interessato a processi percepibili.
Infanzia e studi
Figlio della paroliera di Broadway June Sillman e dell’avvocato Leonard Reich, a un anno vide divorziare i genitori e divise il tempo fra New York e la California. A quattordici anni cominciò a studiare musica sul serio e prese lezioni di batteria da Roland Kohloff per suonare jazz. Si laureò in filosofia alla Cornell University nel 1957, con una tesi su Ludwig Wittgenstein; in seguito avrebbe musicato testi del filosofo in «Proverb» (1995) e «You Are (variations)» (2006).
Juilliard e Mills College
Dopo un anno di studi privati con Hall Overton, Reich frequentò la Juilliard con William Bergsma e Vincent Persichetti (1958-1961). Passò poi al Mills College di Oakland, dove studiò con Luciano Berio e Darius Milhaud (1961-1963) e ottenne il master in composizione.
San Francisco Tape Music Center
Lavorò al San Francisco Tape Music Center con Pauline Oliveros, Ramon Sender, Morton Subotnick, Phil Lesh e Terry Riley. Partecipò alla prima di «In C» di Riley e suggerì l’uso della pulsazione in ottavi, ora standard nell’esecuzione.
Un giudizio critico
Il critico Andrew Clements ha scritto che Reich è uno dei pochi compositori viventi che possono legittimamente rivendicare di aver cambiato la direzione della storia della musica.
Gli anni Sessanta: nastri e fase
Reich cominciò con la dodecafonia, ma trovò più interessanti gli aspetti ritmici del numero dodici che quelli delle altezze. Compose anche colonne sonore per tre film di Robert Nelson: «Plastic Haircut» (1963), «Oh Dem Watermelons» (1965) e «Thick Pucker» (1965).
«It’s Gonna Rain», 1965
Il primo lavoro importante usa un frammento di sermone sulla fine del mondo, pronunciato da un predicatore pentecostale nero di strada noto come Brother Walter. Le ultime tre parole, «it’s gonna rain!», sono trasferite su più anelli di nastro che si sfasano gradualmente.
«Come Out», 1966
Dura tredici minuti e usa una sola frase pronunciata da Daniel Hamm, uno dei Harlem Six accusati ingiustamente, gravemente ferito dalla polizia. Le due voci partono all’unisono, si sfasano e si moltiplicano fino a quando le parole diventano incomprensibili e restano solo gli schemi ritmici e tonali del parlato.
Dal nastro agli strumenti
In «Melodica» (1966) applica il metodo a uno strumento; fu l’ultimo pezzo solo per nastro. Nel 1967 arrivò «Piano Phase», per due pianoforti, primo tentativo di portare lo sfasamento dal nastro all’esecuzione dal vivo; «Violin Phase» è dello stesso anno. Entrambi furono presentati in concerti nelle gallerie d’arte di New York.
«Pendulum Music», 1968
È il pezzo in programma a Roma. Consiste nel suono di diversi microfoni che oscillano sopra gli altoparlanti a cui sono collegati, producendo feedback. Non è mai stato inciso da Reich in persona, ma è stato fatto conoscere al pubblico rock dai Sonic Youth alla fine degli anni Novanta.
«Clapping Music», 1972
Per creare l’effetto di fase con un pezzo che non richieda strumenti oltre al corpo umano, scrisse «Clapping Music»: un esecutore mantiene una frase di dodici ottavi, l’altro la sposta di un ottavo ogni dodici battute, finché tornano all’unisono dopo 144 battute.
Gli anni Settanta: Ghana, gamelan, «Music for 18 Musicians»
Nel giugno 1970 Reich andò all’Università del Ghana per studiare cinque settimane la musica poliritmica con il maestro tamburino ewe Gideon Alorwoyie. Da quell’esperienza trasse ispirazione per «Drumming» (1970-1971), per nove percussionisti con voci femminili e ottavino. Poco dopo formò il gruppo Steve Reich and Musicians, che per molti anni fu l’unico a interpretare le sue opere e ne resta il «laboratorio vivente».
Il gamelan balinese
Nelle estati 1973 e 1974 studiò il gamelan balinese semar pegulingan e gambang, a Seattle e Berkeley. L’esperienza influì su «Music for Mallet Instruments, Voices and Organ» (1973). Dello stesso periodo è «Six Pianos».
«Music for 18 Musicians»
Cominciata nel 1974, si basa su un ciclo di undici accordi introdotti all’inizio (le «Pulses»), seguiti da una sezione per ciascun accordo e dal ritorno al ciclo. Fu il primo tentativo di scrivere per un grande organico. Reich osservò che in quei primi cinque minuti c’era più movimento armonico che in qualunque altra sua opera. La prima registrazione fu fatta per ECM.
Niente bassi
Una strategia caratteristica del suo minimalismo è l’omissione delle note di basso, per evitare la struttura tonale: la sua antipatia riguardava la funzione del basso nel determinare un centro tonale.
Respiro e cantillazione
In «Music for a Large Ensemble» (1978) e «Octet» (1979) usa il respiro umano come misura della durata: gli accordi delle trombe sono scritti per durare quanto un respiro comodo. Con «Octet» e le «Variations for Winds, Strings and Keyboards» (1979) emerge l’influenza della cantillazione biblica, studiata in Israele dall’estate 1977.
«Different Trains», 1988
Negli anni Ottanta la musica di Reich assume un carattere più scuro, con temi storici e legati alla sua eredità ebraica. «Tehillim» (1981), in ebraico «salmi», è la prima opera a richiamare esplicitamente le sue origini ebraiche.
Il pezzo che il Kronos ha reso celebre
«Different Trains», per quartetto d’archi e nastro, usa il parlato registrato, come nei lavori precedenti, ma stavolta come elemento melodico e non ritmico. Reich confronta i suoi ricordi dei viaggi in treno fra New York e la California, nel 1939-1941, con i treni ben diversi usati negli stessi anni per trasportare i bambini europei alla morte sotto il nazismo.
Il Grammy
La registrazione del Kronos Quartet fu premiata nel 1990 con il Grammy Award per la migliore composizione contemporanea classica. Il musicologo Richard Taruskin la definì «l’unica risposta musicale adeguata, una delle poche risposte artistiche adeguate in qualsiasi medium» alla Shoah.
Nell’album
La registrazione del 1989 per Elektra Nonesuch affianca «Different Trains» a «Electric Counterpoint», con Pat Metheny.
«The Cave», «Triple Quartet», «WTC 9/11»
Gli altri tre pezzi della seconda parte raccontano gli anni Novanta e Duemila di Reich.
«The Cave», 1993
Opera scritta con la moglie, la videoartista Beryl Korot, esplora le radici di giudaismo, cristianesimo e islam attraverso le parole di israeliani, palestinesi e americani, riecheggiate musicalmente dall’ensemble. È un documentario musicale, intitolato alla Grotta di Macpela a Hebron, dove oggi sorge una moschea e dove si dice sia sepolto Abramo.
«Triple Quartet», 1998
Fu scritto per il Kronos e può essere eseguito da quartetto d’archi e nastro, da tre quartetti o da un’orchestra d’archi di 36 elementi. Reich ha detto di essersi ispirato ai quartetti di Bartók e di Alfred Schnittke e a «Yo Shakespeare» di Michael Gordon. Dopo il campionamento di «Three Tales» e «City Life» (1994) segnò il ritorno a pezzi puramente strumentali per la sala da concerto. Nel programma di Roma la sede lo data 1999.
«WTC 9/11», 2010
Scritto per quartetto d’archi e nastro, come «Different Trains», è una risposta agli attentati dell’11 settembre e usa registrazioni dei servizi di emergenza e di familiari che erano a New York. Fu eseguito per la prima volta dal Kronos alla Duke University, nella Carolina del Nord, nel marzo 2011.
Una discrepanza di date
Per «Triple Quartet» le fonti non concordano: la pagina della sede indica il 1999, la voce di Wikipedia l’anno 1998 per la composizione.
Dal medioevo a Coltrane
L’accostamento fra Pérotin e Coltrane che la serata propone ha un fondamento nelle dichiarazioni di Reich: cita fra i compositori che lo hanno influenzato da giovane Pérotin, Bach, Debussy, Bartók e Stravinskij.
Il jazz di Reich
Il jazz è una parte importante della sua formazione. Fra le prime influenze ci furono le voci di Ella Fitzgerald e di Alfred Deller. Il modo di suonare di John Coltrane, che Reich ha descritto come «suonare molte note su pochissime armonie», lo colpì, in particolare l’album «Africa/Brass», che «era sostanzialmente mezz’ora in mi».
Anche Kenny Clarke e Miles Davis
Altre influenze importanti sono Kenny Clarke e Miles Davis, e gli amici artisti visivi come Sol LeWitt e Richard Serra.
Sul programma
La sede non dice quale versione di «Alabama» sia usata: il dato non è pubblicato.
Una curiosità: il Kronos nella «Grande bellezza»
Fra i film con la musica del Kronos, la filmografia di Wikipedia cita «La grande bellezza» di Paolo Sorrentino, del 2014, il film ambientato a Roma. Ma l’elenco comprende anche «Heat» (1995, con musiche di Elliot Goldenthal), «Requiem for a Dream» (2000, con Clint Mansell) e «The Fountain» (2006, con Clint Mansell e i Mogwai).
Un omaggio nascosto
Nel 2013 il compositore Michael Giacchino chiamò «The Kronos Wartet» un brano della colonna sonora di «Star Trek Into Darkness»: un gioco di parole per una scena sul pianeta Kronos.
Una scena a Roma
Vedere dal vivo un quartetto che ha firmato musica per un film su Roma, a Roma, è un collegamento che questa serata offre. La sede non dice se nel programma ci siano brani di quel film: il dato non è pubblicato.
Una cosa che non ti dice nessuno su «Pendulum Music»
Chi cerca «Pendulum Music» tra i grandi brani da concerto potrebbe aspettarsi un pezzo con una partitura tradizionale. È invece una composizione in cui microfoni appesi oscillano sopra altoparlanti, e il suono nasce dal feedback.
Un gesto prima di un suono
La composizione è per tre o quattro microfoni, amplificatori e altoparlanti; la versione è del 1968 e fu rivista nel 1973. Gli esecutori non suonano uno strumento nel senso classico.
Che cosa osservare
Guarda i microfoni: il suono cambia mentre oscillano. È il motivo per cui il pezzo è stato adottato anche da un pubblico rock.
Il consiglio che ti do per visitare la Sala Santa Cecilia
La sala è la più grande dell’Auditorium, con 2.756 posti, ed è considerata acusticamente la più difficile da gestire. Il soffitto è formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano, ciascuno di circa 180 metri quadrati, e l’intera sala funziona da cassa armonica. Il tempo di riverberazione è di 2,2 secondi, unico in Italia.
Dove sederti
Wikipedia descrive un effetto curioso: l’intensità del suono diminuisce solo fino alla decima fila, poi sembra restare costante. Una galleria si sviluppa attorno al palco, anche dietro, con posti forse non favoriti acusticamente. Se ti interessa il suono del quartetto con il nastro, evita la galleria posteriore.
Arriva presto
La sala si trova nel punto di maggiore impatto visivo dal parcheggio. Per le gallerie ci sono solo due ascensori, e la voce segnala insufficienza dei servizi nei momenti di maggiore affluenza: arrivare in anticipo evita le code.
Un fatto risaputo: una sala nata per la classica
La Santa Cecilia fu progettata espressamente per la musica classica. Nelle intenzioni sarebbe dovuta servire solo a quella: con più di 2.700 posti, la sola pressione sonora disponibile per un volume soddisfacente è quella dello strumento. Da qui la scelta di sfruttare ogni metro di superficie per far suonare la sala.
Un quartetto in una sala enorme
Un quartetto d’archi, con in più nastro e amplificazione per alcuni pezzi, ha a disposizione uno spazio molto grande. Per «Different Trains», «Triple Quartet» e «WTC 9/11», che usano il nastro, il suono in sala passa dall’impianto.
Una sala per l’Accademia
La sala fu inaugurata il 21 dicembre 2002 con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Chung Myung-whun. Sull’istituzione c’è la scheda Accademia di Santa Cecilia.
La foto giusta alla Sala Santa Cecilia
La sala è nel punto di maggior impatto visivo dal parcheggio: è la prima forma che vedi arrivando. I volumi in piombo su base di mattone si fotografano meglio con luce radente.
Il terrazzo e gli scavi
Dal terrazzo che corre intorno agli edifici, fra la Santa Cecilia e la Sala Sinopoli, si vedono i resti della villa romana scoperta durante i lavori. È un punto in cui si sovrappongono architettura contemporanea e archeologia.
La cavea
La cavea, intitolata a Luciano Berio, accoglie circa 3.000 spettatori. In novembre è difficile vederla piena, ma resta lo sfondo classico di ogni fotografia del complesso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
L’Auditorium fu inaugurato il 21 aprile 2002 con l’apertura della Sala Sinopoli. Il 21 dicembre dello stesso anno aprì il resto del complesso e si inaugurò la Sala Grande, oggi Santa Cecilia.
Il 2003 e il 2006
Dal 2003 è la sede stabile della stagione concertistica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Dal 2006 ospita anche la Festa del Cinema di Roma.
Il 2020
Dopo la scomparsa di Ennio Morricone, una riunione del consiglio comunale approvò l’intitolazione dell’Auditorium al compositore.
I numeri
I frequentatori totali del Parco della Musica nel 2014 furono più di 2 milioni; nel 2016 la sola Fondazione Musica per Roma organizzò 608 eventi e vendette 287.109 biglietti.
Chi è passato per l’Auditorium
Wikipedia ricorda concerti registrati dal vivo nel complesso con Keith Jarrett, Mark Knopfler, Vinicio Capossela, Tuxedomoon e William Parker.
Dischi dal vivo
Fra gli album dal vivo citati ci sono quelli di Fennesz e Sakamoto (2005), di Enrico Rava e Joe Lovano (2014) e dei The National (2024).
Il direttore
La critica ricorda anche che il direttore Wolfgang Sawallisch, all’indomani dell’inaugurazione, disse che l’Auditorium era impressionante ma che non lo convincevano il palcoscenico e l’acustica della sala.
Renzo Piano e le tre sale
L’Auditorium fu progettato da Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993, e occupa un’area dei Parioli compresa fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico e il viadotto di corso di Francia. Le tre sale hanno forma di scarabeo, sono coperte di piombo e sono disposte attorno alla cavea.
Gli scavi cambiarono il progetto
I resti di una villa romana scoperti durante i lavori portarono a una modifica sostanziale: due dei tre scarabei furono spostati a ovest, vicino al viadotto, e viale De Coubertin fu chiusa al traffico.
I collaboratori
Per l’acustica Piano lavorò con Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM; per il paesaggio con Franco Zagari.
Le critiche
Il cantiere fu travagliato: il contratto con la ditta fu risolto e i costi crebbero molto. I parcheggi interni sono considerati cari e le auto in sosta invadono il Villaggio Olimpico; meglio usare i mezzi pubblici.
Nei dintorni: Ponte della Musica, Foro Italico, MAXXI
Il Ponte della Musica Armando Trovajoli, 190 metri sul Tevere, collega il Foro Italico all’area di Flaminio. Fu inaugurato il 31 maggio 2011 e ha il nome del compositore dal 2013.
Foro Italico
Dall’altra parte del fiume c’è il Foro Italico, il complesso sportivo.
MAXXI e Villa Glori
Nell’area si trovano il MAXXI e il parco di Villa Glori. Su questo percorso, la scheda Ponte della Musica racconta l’opera.
Un altro appuntamento
Se ami i grandi formati, c’è anche il cine-concerto di Blade Runner nella programmazione della sede.
Informazioni pratiche
- Data e ora: lunedì 23 novembre 2026, ore 20:00.
- Luogo: Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma.
- Prezzo: da 35 euro, secondo la sede.
- Formazione: David Harrington e Gabriela Díaz, violini; Ayane Kozasa, viola; Paul Wiancko, violoncello.
- Durata e intervallo: il dato non è pubblicato.
Come arrivare
Di fronte all’ingresso fermano le linee 910, 982, 168 (solo feriali) e 53; la stazione della metropolitana più vicina è in piazzale Flaminio. Usa il calcolatore percorsi di ATAC per i dettagli aggiornati.
Domande frequenti sul concerto del Kronos Quartet
Quando e dove è il concerto?
Lunedì 23 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, Roma.
Quanto costa?
I biglietti partono da 35 euro, secondo la sede.
Chi suona?
Il Kronos Quartet con David Harrington e Gabriela Díaz ai violini, Ayane Kozasa alla viola e Paul Wiancko al violoncello.
Che cosa si ascolta?
Un programma quasi interamente dedicato a Steve Reich: «Different Trains», «Pendulum Music», «Triple Quartet», una selezione da «The Cave» e «WTC 9/11», insieme a Pérotin e a «Alabama» di Coltrane.
Perché Steve Reich at 90?
Reich è nato il 3 ottobre 1936, quindi compie 90 anni nel 2026. La serata ne celebra la carriera e il rapporto con il quartetto.
Quanto dura il concerto?
La sede non pubblica la durata né l’eventuale intervallo: il dato non è pubblicato. La scaletta è divisa in due parti.
Quanti posti ha la Sala Santa Cecilia?
Ha 2.756 posti, ed è la più grande delle tre sale da concerto dell’Auditorium. Il soffitto è formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
Davanti all’ingresso fermano diverse linee bus e la metro più vicina è in piazzale Flaminio. Controlla il percorso con il calcolatore ATAC.
Il consiglio finale su Steve Reich at 90
Prima del concerto ascolta «Different Trains», che è il centro della serata, e leggi cosa Reich ha detto sul pezzo. Poi cerca «Pendulum Music»: vederlo dal vivo è un’esperienza diversa dalla registrazione. La Sala Santa Cecilia è enorme: scegliere il posto con calma, prima della serata, aiuta.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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