Gone di Kepler-452 al Teatro India — dal 28 ottobre al 1 novembre 2026
In breve. Gone, spettacolo della compagnia bolognese Kepler-452 interpretato dagli attori del Teatro Tumanishvili di Tbilisi, va in scena al Teatro India, sede della Fondazione Teatro di Roma in Lungotevere Vittorio Gassman 1, nel quadrante tra…
Gone, spettacolo della compagnia bolognese Kepler-452 interpretato dagli attori del Teatro Tumanishvili di Tbilisi, va in scena al Teatro India, sede della Fondazione Teatro di Roma in Lungotevere Vittorio Gassman 1, nel quadrante tra Ostiense, Testaccio e Marconi. Le repliche annunciate dal sito ufficiale del Teatro di Roma sono cinque: mercoledì 28, giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 ottobre 2026 alle 21:00 e domenica 1 novembre 2026 alle 20:00. La durata indicata è di circa due ore; lo spettacolo è recitato in georgiano con sovratitoli in italiano. Il prezzo del biglietto non compare nella pagina dello spettacolo: il dato non è pubblicato, e conviene consultare la sezione biglietteria del sito del Teatro di Roma. I biglietti si acquistano dal sito ufficiale della Fondazione, alla biglietteria del Teatro India (aperta solo nei giorni di spettacolo, a partire da due ore prima dell'inizio) e alla biglietteria del Teatro Argentina in Largo di Torre Argentina 52. Il telefono indicato per il Teatro India è 06 87752210. Per raggiungere il teatro con i mezzi pubblici, il percorso più aggiornato si calcola con il servizio di pianificazione del viaggio di ATAC, inserendo come destinazione l'indirizzo del teatro.

Gone: che cosa racconta lo spettacolo
Al centro di Gone c'è un'ambiguità linguistica che diventa materia drammaturgica. Nella lingua georgiana, secondo la presentazione ufficiale, la formula che corrisponde al nostro "lasciare il Paese" vale tanto per chi parte quanto per chi muore. Da questa sovrapposizione, che in italiano suona quasi come un ossimoro, la compagnia ricava la domanda che regge l'intera serata: che cosa resta di una persona, di una famiglia, di un villaggio, quando una parte consistente di chi lo abitava se ne va.
Il contesto è quello della Georgia degli ultimi decenni. Il materiale di sala ricorda che dagli anni Ottanta quasi un quarto della popolazione del Paese è emigrato, e che una quota rilevante di questi spostamenti ha avuto come destinazione l'Italia. Il dato, riportato dalla Fondazione Teatro di Roma, spiega anche perché un lavoro nato a Tbilisi trovi a Roma un pubblico per cui il tema non ha nulla di esotico: molte delle persone partite dalla Georgia vivono e lavorano nelle città italiane.
Un'indagine costruita sulle biografie
Il metodo dichiarato è quello dell'inchiesta. Gli autori sono partiti dalle storie personali degli interpreti e da una serie di interviste raccolte tra tre categorie di persone: chi ha lasciato il Paese, chi ha scelto di restare, chi è rientrato dopo anni di lontananza. Su questo materiale documentario si innestano parti di finzione, così che sul palco convivono dati verificabili e racconti plausibili. Il risultato, nelle intenzioni della compagnia, è una narrazione corale in cui la partenza e la permanenza vengono esaminate come due scelte che hanno entrambe un costo.
Il vuoto e ciò che rimane
Un secondo asse tematico riguarda l'assenza. Lo spettacolo prova a misurare il vuoto lasciato da chi parte nelle relazioni familiari e nelle comunità, ma anche quello che continua a esistere nonostante la distanza: i legami, le telefonate, le case lasciate in custodia, le abitudini che resistono. È un terreno su cui il teatro di Kepler-452 si muove da anni, con la tendenza a portare in scena la realtà senza trasformarla in un'illustrazione a tesi.
Chi sono Kepler-452
Kepler-452 è una compagnia nata a Bologna nel 2015. Secondo il sito di Zona K, che ne ospita il profilo, i fondatori sono Nicola Borghesi, Enrico Baraldi e Paola Aiello; sul versante organizzativo si sono succedute Michela Buscema e, dal 2021, Roberta Gabriele, che firma il coordinamento anche in Gone. Il gruppo lavora sull'idea di aprire i teatri alla realtà circostante e di coinvolgere in scena persone che non fanno gli attori di mestiere, partendo dalle loro biografie.
Gli spettacoli che hanno fatto conoscere la compagnia
Il primo lavoro di largo respiro è Il giardino dei ciliegi. Trent'anni di felicità in comodato d'uso, del 2018, prodotto con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. Nel 2019 debutta F. Perdere le cose. Il Capitale, un lavoro dedicato alla lotta operaia e coprodotto ancora con ERT, è stato presentato tra l'altro al Teatro Out Off di Milano il 4 e il 5 ottobre 2023. Esiste poi un formato partecipativo, Comizi d'amore, avviato nel 2017 e ispirato al documentario omonimo di Pier Paolo Pasolini, replicato in più edizioni.
Il premio Ubu per A place of safety
Il riconoscimento più recente riguarda A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale, costruito a partire da interviste, da una residenza a Lampedusa e dal confronto con gli operatori delle navi di soccorso. Secondo Il Resto del Carlino, lo spettacolo ha debuttato nel febbraio 2025 all'Arena del Sole di Bologna ed è stato premiato come miglior spettacolo alla 47ª edizione dei premi Ubu. Gone prosegue la stessa linea di lavoro: un tema politico affrontato attraverso le persone che lo vivono.
Il nome della compagnia
Kepler-452 è anche il nome di una stella. L'enciclopedia la descrive come una nana gialla molto simile al Sole, a circa 1800 anni luce dalla Terra nella costellazione del Cigno, attorno alla quale orbita il pianeta Kepler-452 b, la cui scoperta fu annunciata dalla NASA il 23 luglio 2015, lo stesso anno di nascita della compagnia. Le fonti consultate non spiegano la scelta del nome; la coincidenza di date, però, è un buon punto di partenza per una conversazione all'uscita.
Il Teatro Tumanishvili di Tbilisi
Gli interpreti di Gone appartengono al Teatro Tumanishvili, la cui denominazione ufficiale riportata nei crediti è Lepl Mikheil Tumanishvili Film Actors Professional State Theatre. Il teatro porta il nome di Mikheil Tumanishvili, regista e pedagogo georgiano nato a Tbilisi nel 1921 e morto nella stessa città nel 1996. Secondo la voce enciclopedica a lui dedicata, si formò con Georgy Tovstonogov all'Istituto teatrale statale di Tbilisi, dove si diplomò nel 1948, e fondò il Teatro degli attori del cinema nel 1978. Il suo lavoro di regia era fondato in larga parte sull'improvvisazione.
Gli interpreti in scena
Il cast annunciato comprende Nino Burduli, Temo Natroshvili, Nika Tserediani, Luka Chibukhaia, Kato Kalatozishvili, Paata Inauri, Keta Shatirishvili, Liza Nikvashvili e Giorgi Chachanidze. Sono attori professionisti, ma il testo dello spettacolo si appoggia in parte alle loro esperienze personali, e questo cambia la qualità della loro presenza in scena: ciascuno porta qualcosa di sé dentro un racconto che li riguarda direttamente.
I crediti completi
Ideazione e drammaturgia sono di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio; la regia di Baraldi e Borghesi. La traduzione e l'adattamento sono firmati da Tatia Mtvareldize, scene e costumi da Simon Machabeli, le musiche da Gogi Dzodzuashvili. Mariam Jamerashvili è assistente alla regia, Anuki Khoshtaria direttrice tecnica. La produzione è del teatro di Tbilisi, in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, con il contributo del Ministero della Cultura della Georgia e in collaborazione con GIFT Festival, ATER Fondazione e Kepler-452.
Come si segue uno spettacolo in georgiano
La lingua non deve scoraggiare. I sovratitoli in italiano accompagnano tutta la recitazione, e il genere del teatro documentario, fatto di testimonianze e di racconto diretto, si presta a questo tipo di fruizione meglio di un testo classico pieno di giochi verbali. Chi non ha mai seguito uno spettacolo sovratitolato può scegliere un posto centrale e non troppo vicino al palco, così da tenere nello stesso campo visivo gli attori e lo schermo dei testi.
Una durata da considerare
Le due ore annunciate sono un tempo pieno. La pagina ufficiale non indica se sia previsto un intervallo: il dato non è pubblicato. Conviene quindi arrivare con un margine sufficiente per sistemarsi, anche perché le prenotazioni non ritirate entro un'ora dall'inizio vengono annullate automaticamente dal sistema di biglietteria del Teatro di Roma.
Perché Gone parla anche a Roma
Secondo la presentazione ufficiale, una parte rilevante dell'emigrazione georgiana ha avuto come meta l'Italia. Uno spettacolo che rovescia il punto di vista e racconta questa storia dalla parte di chi è partito e di chi è rimasto offre al pubblico romano uno specchio inconsueto: il viaggio verso l'Italia viene osservato dal punto di partenza.
A chi è adatto Gone
Gone si rivolge prima di tutto a chi cerca un teatro che parli del presente senza filtri decorativi. Non è uno spettacolo di intrattenimento leggero e non punta sull'effetto: il suo interesse risiede nella qualità delle testimonianze e nel modo in cui gli attori le restituiscono. Chi ha visto altri lavori di Kepler-452 ritroverà il gusto per l'inchiesta e per la presenza in scena di vite reali; chi non conosce la compagnia ha un buon punto di ingresso, perché il tema dell'emigrazione è immediatamente comprensibile.
Per gli spettatori di origine georgiana
Il fatto che lo spettacolo sia recitato in georgiano rende la serata particolarmente accessibile a chi parla quella lingua: per una volta, sono gli spettatori italiani a leggere i sovratitoli. È una piccola inversione di prospettiva che ha un valore anche al di là del palcoscenico, e che può fare di Gone un'occasione di incontro tra pubblici che di rado frequentano la stessa sala.
Per scuole e gruppi di studio
Il tema e il metodo documentario rendono lo spettacolo adatto anche a chi studia le migrazioni, la storia dell'Europa orientale o le forme del teatro contemporaneo. Le pagine ufficiali non indicano un'età minima consigliata né iniziative dedicate alle scuole per questo titolo: il dato non è pubblicato, ed è opportuno chiedere direttamente alla biglietteria del Teatro di Roma.
Biglietti, orari della cassa e servizi
Le regole della biglietteria sono quelle della Fondazione Teatro di Roma. La cassa del Teatro India apre solo nei giorni in cui c'è spettacolo, a partire da due ore prima dell'inizio, e accetta pagamenti con carta. In alternativa si può passare dal Teatro Argentina, la cui biglietteria osserva un orario più ampio: dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19, la domenica solo se c'è recita, con apertura tre ore prima.
Ritiro e cambi
I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio, altrimenti la prenotazione decade. Una volta emessi, non si possono cambiare né annullare. Per domande specifiche la Fondazione indica l'indirizzo email della biglietteria, biglietteria@teatrodiroma.net.
Il bar del teatro
Il Teatro India dispone di un bar che, secondo la pagina della biglietteria, apre nei giorni di spettacolo due ore prima della prima rappresentazione e resta aperto fino alla chiusura del teatro. È una comodità non trascurabile per chi arriva direttamente dal lavoro per la replica delle 21.
Prezzi e riduzioni
La pagina di Gone non riporta tariffe. Il Teatro di Roma pubblica tariffe, abbonamenti e la TdR Card in sezioni dedicate del proprio sito: prima dell'acquisto conviene controllare lì le condizioni valide per la stagione 2026/2027.
Il Teatro India in breve
Il Teatro India è la seconda sede della Fondazione Teatro di Roma dopo il Teatro Argentina. Si trova sul Lungotevere Vittorio Gassman, che il sito del teatro ricorda essere il vecchio Lungotevere dei Papareschi, nel punto in cui si incontrano Testaccio, Ostiense e Marconi. Il portale turistico del Comune indica anche un secondo indirizzo, in via Luigi Pierantoni 6. Gli edifici sono capannoni industriali in mattoni scuri, a tre navate e con tetti spioventi, recuperati dall'ex stabilimento della Mira.
Tre sale modulabili
Il teatro è composto da tre sale che possono essere configurate in modi diversi: scena frontale più raccolta o più ampia, pianta circolare, percorsi itineranti, allestimenti su più livelli. La capienza delle singole sale non è pubblicata sulle pagine ufficiali consultate. D'estate gli spazi esterni ospitano arene che, secondo il Teatro di Roma, accolgono circa 400 spettatori a serata.
Una programmazione contemporanea
Fin dall'apertura, India è stato il luogo della Fondazione dedicato alla scena contemporanea: prosa di ricerca, danza, arti visive, musica. A ridosso di Gone il cartellone della sede prevede anche Gli elefanti nella stanza, in prima nazionale dal 17 ottobre al 1 novembre, e il 25 ottobre Dario Fo ha cento anni; nelle settimane successive arrivano Viaggio a Hong Kong (3-8 novembre) e La firma (11-15 novembre). La scheda generale della sede è qui.
Una curiosità sul Teatro India
Il nome del teatro non ha nulla a che vedere con la geografia del quartiere. Secondo il Teatro di Roma, fu scelto da Mario Martone, all'epoca direttore artistico della Fondazione, come richiamo al Teatro Argentina e come metafora del viaggio: due sale che portano nomi di Paesi lontani, una nel centro storico e una sulla riva industriale del Tevere. Wikipedia aggiunge che con India si voleva evocare un luogo denso di storia e di memorie.
Una coincidenza da collezionisti
C'è un dettaglio che fa sorridere chi conosce la storia della Mira Lanza, l'azienda che ebbe qui uno dei suoi stabilimenti. Tra le serie di figurine a premio che l'azienda inseriva nelle confezioni dei suoi detersivi, l'ultima, dedicata ai viaggi dell'Olandesina, comprendeva una sezione intitolata "India Misteriosa". Nessuna fonte lega quella figurina al nome del teatro, ed è giusto considerarla una semplice coincidenza: resta però un piccolo filo tra la memoria industriale del sito e la sua vita attuale.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro India
La data di nascita del teatro non è univoca. Il sito del Teatro di Roma e il portale turistico del Comune indicano come giorno dell'inaugurazione il 7 settembre 1999; la voce di Wikipedia dedicata al teatro scrive invece che i lavori di restauro terminarono nell'estate del 1999 e che l'apertura avvenne nel dicembre dello stesso anno. Le fonti non concordano, quindi, e la differenza si spiega forse con una prima apertura e un'inaugurazione ufficiale successiva, ma nessun documento consultato lo chiarisce. Su un punto le fonti sono allineate: India è stato l'ultimo teatro aperto a Roma nel Novecento.
Anche la chiusura della fabbrica ha due date
Lo stesso accade per la fine dell'attività industriale. Il Teatro di Roma colloca la chiusura della fabbrica nel 1952; la voce enciclopedica sulla Mira Lanza scrive che lo stabilimento romano della Portuense fu chiuso nel 1955; quella sul teatro parla genericamente dei primi anni Cinquanta. Dopo la dismissione, i capannoni divennero magazzini della ditta Rancati, nota società di attrezzeria teatrale e cinematografica: per qualche decennio, dunque, questi spazi custodirono oggetti di scena prima di diventare essi stessi una scena.
Il consiglio che ti do per visitare il Teatro India
Il mio consiglio è di arrivare almeno mezz'ora prima e di dedicare qualche minuto all'esterno. Il giardino del teatro, che d'estate ospita un palco all'aperto, si affaccia sul Gazometro, e il tratto di lungotevere davanti all'ingresso permette di leggere in un solo sguardo la vecchia Roma industriale: i capannoni in mattoni, il fiume, le strutture metalliche dell'area di Ostiense. Per chi viene alla replica di domenica 1 novembre, che comincia alle 20:00, il crepuscolo arriva presto e la luce sul fiume cambia rapidamente.
Due teatri in una sera
Un secondo suggerimento pratico riguarda i biglietti. Chi passa dal centro nei giorni precedenti può acquistarli alla biglietteria del Teatro Argentina, aperta dal lunedì al sabato in orario d'ufficio: si evita così la coda alla cassa di India, che apre solo due ore prima della recita, e si ha una buona ragione per entrare nel foyer di uno dei teatri storici della città.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Teatro India occupi una ex fabbrica è cosa nota. Meno citato è che questa fabbrica fosse a sua volta il riuso di un impianto precedente. Secondo la voce enciclopedica sulla Mira Lanza, nel 1917 la veneziana Fabbrica di candele di Mira avviò le trattative per acquistare lo stabilimento romano "Colla e Concimi", un impianto chimico attivo dal 1899 al 1912 sul Tevere, nei pressi del Lungotevere dei Papareschi e non lontano dal Ponte dell'Industria. L'acquisto si chiuse nel 1918.
Due aziende dell'Ottocento
Le due società che diedero vita alla Mira Lanza avevano radici antiche. La Fabbrica di candele di Mira, nel Veneziano, nacque nel 1831 per produrre candele steariche e nel 1880 dava lavoro a 120 persone; a Torino, nel 1832, i fratelli Giovanni e Vittorio Lanza avviarono la loro manifattura di saponi e candele, che Cavour, secondo la stessa voce enciclopedica, considerava un'industria prioritaria del Regno di Sardegna. Il capannone in cui oggi si recita a Roma è quindi l'erede lontano di due imprese nate quasi nello stesso anno, a centinaia di chilometri di distanza.
Da candele e saponi a teatro
La scelta di Roma nacque inizialmente dalla vicinanza dello stabilimento di Mira alla linea del fronte, durante la Prima guerra mondiale, ma si rivelò strategica: negli anni successivi l'area venne ampliata con nuovi edifici fino a occupare circa nove ettari lungo il fiume. Il 9 maggio 1924 la fusione con la torinese Lanza diede vita alla Mira Lanza, il marchio che molti italiani ricordano per i caroselli con Calimero e l'Olandesina. Il Teatro di Roma riassume così la produzione del sito: prima prodotti chimici, poi glicerina e sapone.
La foto giusta da fare al Teatro India
L'inquadratura più riconoscibile è quella che mette insieme le facciate in mattoni dei capannoni e la sagoma del Gazometro sullo sfondo, cioè la stessa immagine con cui il portale turistico del Comune descrive il teatro. Funziona meglio dal lungotevere, tenendosi un po' a distanza dall'ingresso, in modo da far entrare nell'inquadratura i tetti spioventi a capanna e la struttura metallica del gasometro.
Il ponte di ferro
Una seconda foto vale la breve passeggiata fino al Ponte dell'Industria, il ponte di ferro. Fu costruito in Inghilterra tra il 1862 e il 1863, trasportato a Roma in pezzi e inaugurato il 24 settembre 1863 alla presenza di Pio IX; nato come ponte ferroviario, dal 1911 serve il traffico stradale e pedonale. Dalla sua campata si vedono insieme il fiume, l'area dell'ex Mira Lanza e i quartieri sulle due rive. Durante lo spettacolo, invece, fotografare non è opportuno: le regole della sala vanno rispettate e gli attori lavorano su materiale molto personale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1863: il ponte che apre l'area all'industria
L'inaugurazione del Ponte dell'Industria, nel settembre 1863, collegò la linea ferroviaria proveniente da Civitavecchia alla stazione Termini e rese questa ansa del Tevere un luogo adatto alle attività produttive. Il progetto era dell'ingegnere belga Louis Hach.
1899-1918: Colla e Concimi, poi la Mira
Sul lungotevere opera dal 1899 al 1912 l'impianto chimico Colla e Concimi; nel 1918 lo rileva la Fabbrica di candele di Mira, che lo trasforma e lo amplia.
Anni Cinquanta: la chiusura e i magazzini Rancati
Lo stabilimento romano chiude nei primi anni Cinquanta (le fonti indicano il 1952 o il 1955) e i capannoni diventano depositi della ditta Rancati, specializzata in attrezzeria per teatro e cinema.
1956: un set cinematografico
Il vicino Ponte dell'Industria compare in una scena del film La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque, girato nel 1956.
1999: nasce il teatro
Nella primavera del 1999 il Comune di Roma acquista una parte consistente dell'area. Il restauro è rapido e il Teatro India apre entro la fine dell'anno (7 settembre secondo il Teatro di Roma, dicembre secondo Wikipedia).
2021: l'incendio del ponte
Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2021 un incendio deforma la struttura del Ponte dell'Industria e provoca il crollo di una passerella sul lato sud. Il ponte viene chiuso e riaperto il 12 dicembre dello stesso anno.
2025: India città aperta
Dall'8 luglio al 3 agosto 2025 il teatro diventa, con il progetto India città aperta promosso dal Teatro di Roma insieme a Dominio Pubblico, un presidio culturale estivo: oltre cinquanta eventi, più di cento artisti, laboratori per bambini, teatro, circo, musica e cinema tra le sale, l'Arena e il giardino sul Gazometro.
Chi è passato dal Teatro India
Il primo nome da fare è quello di Mario Martone, attore e regista, che da direttore artistico del Teatro Argentina seguì in prima persona il progetto della seconda sede e ne scelse il nome. Prima di lui, in un senso meno nobile ma molto concreto, sono passati di qui gli operai della Mira e i magazzinieri della Rancati, che per decenni hanno movimentato fondali, arredi e attrezzi destinati ai teatri e ai set cinematografici della città.
Gli spettatori delle arene estive
Nelle estati il teatro apre le sue arene all'aperto, che secondo il Teatro di Roma accolgono circa 400 spettatori a serata. Nel 2025 il progetto India città aperta ha portato qui laboratori diurni per bambini e famiglie, stand-up comedy, circo, cinema e incontri sull'editoria: un pubblico diverso da quello della stagione invernale, che ha cominciato a vivere l'ex fabbrica come uno spazio aperto del quartiere.
Ora gli attori di Tbilisi
Con Gone, a fine ottobre 2026, passano dal Teatro India nove attori georgiani che portano in scena, in parte, le loro stesse storie di famiglia. Per un teatro nato dentro un luogo segnato dal lavoro e dalle migrazioni interne dell'Italia industriale, l'incontro con un racconto di emigrazione ha una sua coerenza.
Prima o dopo lo spettacolo: i dintorni
Il teatro si trova in una zona che negli ultimi anni è cambiata molto e che merita una visita con la luce del giorno. Chi arriva con qualche ora di anticipo può costruire un breve itinerario a piedi o con un mezzo pubblico.
Ostiense e la sua archeologia industriale
Il quartiere di Ostiense, con il Gazometro e le sue grandi facciate dipinte, è raccontato nella nostra pagina su cosa vedere a Ostiense e in quella dedicata alla street art di Ostiense. Sulla stessa direttrice si trova la Centrale Montemartini, museo ricavato in una vecchia centrale elettrica: anche lì un edificio industriale è diventato un luogo di cultura.
Testaccio e San Paolo
Dall'altra parte del fiume c'è Testaccio, con il suo mercato rionale; più a sud la basilica di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. Chi preferisce un quartiere residenziale con una forte identità architettonica può spingersi fino alla Garbatella.
Il Teatro di Roma in città
Gone fa parte della stagione 2026/2027 della Fondazione Teatro di Roma, intitolata Il teatro è vita, che si sviluppa anche al Teatro Argentina e al Teatro di Villa Torlonia. Il quadro complessivo della stagione è nella nostra pagina dedicata.
Domande frequenti su Gone
Quando va in scena Gone al Teatro India?
Le repliche sono cinque, secondo il sito ufficiale del Teatro di Roma: mercoledì 28, giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 ottobre 2026 con inizio alle 21:00, e domenica 1 novembre 2026 con inizio anticipato alle 20:00. Chi sceglie la domenica deve tenere conto dell'orario diverso, che è facile dimenticare se si è abituati agli spettacoli serali delle 21.
In che lingua è lo spettacolo?
Gone è recitato in georgiano dagli attori del Teatro Tumanishvili di Tbilisi, con sovratitoli in italiano per tutta la durata. Il linguaggio è quello del teatro documentario, basato su testimonianze e racconti diretti, quindi segue bene anche chi non ha mai assistito a uno spettacolo sovratitolato. Conviene scegliere un posto da cui si vedano comodamente sia gli attori sia i testi.
Quanto dura?
La durata indicata dal Teatro di Roma è di circa due ore. La pagina non specifica se sia previsto un intervallo, per cui è prudente considerare la rappresentazione come un blocco unico. Per le repliche delle 21:00 l'uscita si colloca quindi intorno alle 23, un dato utile per organizzare il rientro con i mezzi notturni o un taxi.
Quanto costa il biglietto?
Il prezzo non è riportato nella pagina ufficiale dello spettacolo, quindi il dato non è pubblicato in quella sede. Le tariffe dei singoli biglietti, degli abbonamenti e della TdR Card sono raccolte nelle sezioni dedicate del sito del Teatro di Roma, che vanno consultate prima dell'acquisto per conoscere le condizioni della stagione 2026/2027 e le eventuali riduzioni.
Dove si comprano i biglietti?
Sul sito ufficiale della Fondazione Teatro di Roma, alla cassa del Teatro India nei giorni di spettacolo (da due ore prima dell'inizio) e alla biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19. Entrambe le casse accettano pagamenti con carta. I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio.
Chi sono gli autori e i registi?
Ideazione e drammaturgia sono di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio; la regia è firmata da Baraldi e Borghesi, fondatori con Paola Aiello della compagnia bolognese Kepler-452, nata nel 2015. Lo spettacolo è prodotto dal teatro statale Tumanishvili di Tbilisi in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Come si arriva al Teatro India?
L'indirizzo è Lungotevere Vittorio Gassman 1, nella zona compresa tra Ostiense, Testaccio e Marconi; il portale turistico del Comune indica anche l'accesso di via Luigi Pierantoni 6. Le pagine ufficiali del teatro non riportano indicazioni sui mezzi pubblici, quindi il percorso più affidabile si calcola con il servizio di pianificazione di ATAC, partendo dalla propria posizione.
Il teatro ha un bar?
Sì. Secondo la pagina della biglietteria del Teatro di Roma, il bar del Teatro India è aperto nei giorni di spettacolo a partire da due ore prima della prima rappresentazione e fino alla chiusura del teatro. È quindi possibile arrivare con anticipo, ritirare i biglietti e fermarsi per qualcosa da bere prima dell'ingresso in sala.
Il consiglio finale su Gone
Gone è uno spettacolo che chiede attenzione e restituisce molto: due ore in cui la storia recente di un Paese lontano diventa familiare, perché parla di partenze, di case lasciate e di legami che resistono alla distanza, temi che riguardano da vicino anche l'Italia, meta di molti di quei viaggi. Scegliete la replica che preferite tenendo conto dell'orario anticipato della domenica, acquistate i biglietti sui canali ufficiali del Teatro di Roma, e concedetevi un po' di tempo prima dell'inizio per guardare il Gazometro dal giardino del teatro: l'ex fabbrica sul Tevere è la cornice giusta per un racconto che parla di lavoro, di migrazione e di memoria.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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