Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
Franco D’Andrea suona in piano solo sabato 10 ottobre 2026 alle 19:30 alla Casa del Jazz, in viale di Porta Ardeatina 55, nella Sala concerti Armando Trovajoli. Il concerto fa parte della rassegna Una Striscia di Terra Feconda. Si arriva con la metro B, fermata Piramide, e poi un quarto d'ora abbondante a piedi; in alternativa l'autobus 714, fermata Colombo/Marco Polo. Il biglietto è unico, 20 euro, e si acquista sul sito ufficiale della Casa del Jazz o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; per informazioni la sede risponde allo 06 80241281.
Franco D’Andrea in piano solo: che cosa si ascolta il 10 ottobre
Il concerto del 10 ottobre dura quasi un'ora ed è un piano solo nel senso pieno: un uomo, uno strumento, nessuna rete. La presentazione ufficiale della Casa del Jazz lo descrive come una panoramica sul pensiero musicale di D’Andrea, e il pianista stesso spiega che cosa intende per solo: un'occasione per cercare, improvvisando, combinazioni nuove, con esiti che non si possono prevedere.
Il repertorio: composizioni originali e autori amati
La scaletta non è pubblicata, e per natura non potrebbe esserlo. D’Andrea parte da tasselli che ha già pronti: composizioni proprie oppure brani dei suoi autori preferiti, che nomina uno per uno. Kid Ory, George Gershwin, Duke Ellington, Billy Strayhorn, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane. È un elenco che attraversa cent'anni di jazz, dal trombonista di New Orleans alle strutture modali di Coltrane, passando per il pianismo spigoloso di Monk e per il rigore contrappuntistico di Tristano. Ciascuno di quei brani, dice il pianista, porta con sé il profumo dell'epoca a cui appartiene.
La trama si inventa sul palco
Il punto però è un altro. Per D’Andrea la trama finale è tutta da inventare, e il racconto che si svolge ogni sera sul palcoscenico è sempre diverso. A volte, suonando, affiora un elemento musicale nuovo di cui non sono chiare le implicazioni: accettare il confronto con quell'elemento, sono parole sue, significa «aprirsi un varco verso il mistero». Chi va alla Casa del Jazz il 10 ottobre ascolta dunque un concerto che non si ripeterà in quella forma. Non c'è modo migliore di sentire un improvvisatore di ottantacinque anni.
Una musica fra tradizione e ricerca
La presentazione della sede insiste su un equilibrio: una ricerca costante di linguaggio personale dentro la tradizione jazzistica, lontana dai manierismi. È il tratto che accompagna D’Andrea da sessant'anni. Ha attraversato il jazz modale, il jazz rock, il serialismo, la world music e la musica contemporanea, e oggi torna di continuo alle radici afroamericane, a New Orleans, allo stride, a Ellington, per smontarle e rimontarle. Il piano solo è il luogo dove questa operazione si vede meglio, perché non c'è una sezione ritmica a coprire nulla.
Perché vale la pena esserci
A nostro giudizio, fra i concerti autunnali della Casa del Jazz, questo è quello da scegliere se se ne può fare uno solo. Una sala da concerto piccola, un pianista che ha inciso con Lee Konitz e Phil Woods e che ha formato generazioni di musicisti italiani, un repertorio che va da Kid Ory a Coltrane, un prezzo di 20 euro. Non capita spesso di ascoltare a pochi metri di distanza un pezzo intero della storia del jazz europeo.
Una Striscia di Terra Feconda: la rassegna che ospita Franco D’Andrea
Il piano solo di Franco D’Andrea è inserito nel cartellone di Una Striscia di Terra Feconda, la rassegna che ogni autunno porta alla Casa del Jazz musicisti italiani ed europei, con un'attenzione particolare alla scena francese e alle collaborazioni fra i due paesi.
Gli altri concerti di inizio ottobre
La Casa del Jazz pubblica, accanto al concerto di D’Andrea, gli appuntamenti che lo precedono nella stessa sala. Il 2 ottobre alle 19:30 suonano il Sarah Chaksad Quartet e il duo di Maria Laura Baccarini e Hélène Labarrière con il progetto «A forza di essere vento». Il 3 ottobre, sempre alle 19:30, il VMV Trio con Laurent Dehors, in residenza per il progetto «Una Striscia di Insulae Mediterranee», e il Jacky Molard Quartet. Il 4 ottobre alle 18 il Thomas Lasca Quartet con «Prime parole» e il Canto Conte Trio.
Un'impaginazione a doppio concerto
Gran parte delle serate della rassegna sono doppie: due formazioni, una dopo l'altra, nella stessa sera. Il concerto di D’Andrea è invece una serata sola, un solo nome in cartellone. È una scelta che dice molto sul peso che l'organizzazione gli attribuisce.
La rassegna nella vita della sede
Durante l'anno la Casa del Jazz alterna rassegne diverse: d'estate Summertime alla Casa del Jazz, in autunno Una Striscia di Terra Feconda, a novembre alcuni concerti del Roma Jazz Festival. Il pubblico è fedele, la sala è piccola: i posti finiscono.
Chi è Franco D’Andrea: sessant'anni di pianoforte jazz
Franco D’Andrea, all'anagrafe Francesco, è nato a Merano l'8 marzo 1941 ed è considerato uno dei maggiori pianisti jazz europei: la presentazione della Casa del Jazz gli attribuisce oltre 160 dischi incisi in Italia e all'estero, venti premi Top Jazz e più di duecento brani composti.
Gli inizi: tromba, sax soprano e poi il pianoforte
D’Andrea arriva al pianoforte tardi e da autodidatta, a diciassette anni. Prima aveva suonato la tromba e il sax soprano. È un dettaglio che chi lo ascolta riconosce: il suo pianoforte ha qualcosa dei fiati, nel modo di articolare le frasi e di lasciare respirare le pause. All'inizio degli anni Sessanta vive una parentesi bolognese, durante la quale suona anche in quartetto jazz accanto a Lucio Dalla, che allora era clarinettista jazz prima di diventare il cantautore che tutti conoscono.
Roma, 1963: la Rai e Nunzio Rotondo
L'attività professionale comincia a Roma, nel 1963, alla Rai, insieme al trombettista Nunzio Rotondo, una delle figure fondative del jazz romano del dopoguerra. È la prima tappa romana di una carriera che con la città avrà molti legami, fino ai dischi pubblicati negli ultimi anni da un'etichetta romana.
Gato Barbieri e il primo disco
Nel 1964 D’Andrea incide il suo primo disco con il sassofonista argentino Gato Barbieri, con il quale collabora per due anni. Barbieri era allora in Italia, prima della fama internazionale arrivata con la colonna sonora di «Ultimo tango a Parigi». Il giovane pianista meranese si trova dunque, a ventitré anni, dentro una delle esperienze più aperte del jazz di quel periodo.
Il Modern Art Trio
Alla fine degli anni Sessanta D’Andrea fonda con il batterista Franco Tonani e il contrabbassista Bruno Tommaso il Modern Art Trio. Il disco omonimo esce nel 1970 per Vedette Records e viene ristampato tre volte, nel 1978, nel 2008 e nel 2023: segno che quella musica, all'epoca di nicchia, è diventata un riferimento per chi studia il jazz italiano.
Il Perigeo e il jazz rock
Dal 1972 al 1977 D’Andrea suona nel Perigeo, il gruppo jazz rock che negli anni Settanta portò il jazz italiano davanti al pubblico dei concerti rock. Sono gli anni delle tastiere elettriche e delle lunghe suite; per un pianista che veniva dal jazz modale fu una scuola di suono e di palco.
Il quartetto degli anni Ottanta
Nel 1978 forma un quartetto con il sassofonista Tino Tracanna, il bassista Attilio Zanchi e il batterista Gianni Cazzola. Il gruppo cresce negli anni: nel 1986 arriva il percussionista Luis Agudo, nel 1989 il percussionista Naco e il trombonista Glenn Ferris, nel 1991 il vibrafonista Saverio Tasca. All'inizio del 1993 D’Andrea dà vita a un nuovo trio, Current Changes, con il trombettista David Boato e con Naco.
Le formazioni recenti: quartetto, ottetto, Eleven
Negli anni più recenti D’Andrea ha guidato un quartetto con il sassofonista Andrea Ayassot, il contrabbassista Aldo Mella e il batterista Zeno de Rossi, un trio con Mauro Ottolini al trombone e Daniele D'Agaro al clarinetto, un ottetto e una formazione allargata a undici elementi, Eleven. La presentazione della Casa del Jazz lo sottolinea: i suoi progetti vanno dal solo alle formazioni più ampie, sempre con una cifra riconoscibile.
Le collaborazioni internazionali
L'elenco dei musicisti con cui ha suonato è lungo. La sede cita Johnny Griffin, Dexter Gordon, Steve Lacy, Enrico Rava, Lee Konitz, Phil Woods, Han Bennink, Dave Douglas e Dave Liebman. L'enciclopedia libera aggiunge Ernst Reijseger, Slide Hampton, Max Roach, Conte Candoli, Frank Rosolino, Pepper Adams e Jean-Luc Ponty. Sono nomi che coprono l'hard bop americano, il free europeo, il violino elettrico: un pianista capace di dialogare con tutti.
I riconoscimenti
Nel 2010 l'Académie du Jazz de France gli ha conferito il Prix du Musicien Européen, uno dei riconoscimenti più autorevoli per un jazzista non francese. Nel 2011 ha ricevuto l'Honorary Award agli Italian Jazz Awards intitolati a Luca Flores. A questi si aggiungono, secondo la presentazione ufficiale, venti premi Top Jazz, il referendum annuale della critica italiana.
L'insegnamento
D’Andrea è anche un didatta. Ha insegnato all'Accademia nazionale di Siena Jazz, dirige dal 2002 insieme a Ewald Kontschieder la MeranOjazz Academy di Merano, già Mitteleuropean Jazz Academy, e ha collaborato con i Civici Corsi Jazz della Scuola Civica di Musica di Milano. Ha pubblicato «26 compositions» nel 1982, l'«Enciclopedia comparata delle scale e degli accordi» con Attilio Zanchi nel 1992, il video didattico «Dall'Africa allo swing. La poliritmia nel linguaggio jazz» nel 1996 e «Aree intervallari» con Luigi Ranghino nel 2011.
Un documentario e una biografia
Nel 2006 il regista Andreas Pichler gli ha dedicato il documentario «Franco D'Andrea Jazz Pianist», prodotto da Miramonte Film. L'11 marzo 2021 è uscita la biografia «Franco D’Andrea. Un ritratto», curata dal giornalista Flavio Caprera e pubblicata da EDT, con la prefazione di Enrico Rava.
La discografia di Franco D’Andrea: i dischi da ascoltare prima del concerto
Franco D’Andrea ha inciso, a seconda delle fonti, fra 160 e oltre 200 dischi; per preparare il piano solo del 10 ottobre conviene partire dai suoi lavori in solitudine, che coprono quasi cinquant'anni.
I dischi in piano solo
Il primo è «Nuvolao», del 1978, per Carosello. Segue «Dialogues with super-ego/Es», del 1980, per Red Records. Nel 2001 esce «Solo 5. Duke», dedicato a Ellington, per Philology; nel 2003 «Plays Monk. Live at Metastasio Jazz», ancora in solo. Nel 2013 «Today», per El Gallo Rojo, e nel 2019 «A light day», per Parco della Musica Records. Ascoltare in ordine questi sei dischi significa seguire l'evoluzione di un linguaggio: dalla densità degli anni Settanta alla leggerezza, solo apparente, degli ultimi lavori.
Gli incontri con i grandi
Fra i dischi in duo e in gruppo, alcuni titoli sono diventati classici: «No Idea of Time» del 1983 con Mark Helias e Barry Altschul, «Airegin» del 1991 con Giovanni Tommaso e Roberto Gatto, «Ornithology» del 1994 con Phil Woods, «Inside Cole Porter» del 1996 con Lee Konitz, «I Love You So Much It Hurts» del 2002 con il violoncellista Ernst Reijseger. «The Siena Concert», del 2008, è uscito per Blue Note.
Gli anni di Parco della Musica Records
Da diversi anni D’Andrea pubblica con Parco della Musica Records, l'etichetta legata alla Fondazione Musica per Roma, che gestisce anche la Casa del Jazz. Il catalogo comprende «Monk and The Time Machine» del 2014, «Three concerts. Live at the Auditorium Parco della Musica» del 2015, i tre volumi di «Trio Music» fra 2016 e 2017, i due «Intervals» per ottetto del 2018, «New Things» del 2020, l'incontro con DJ Rocca del 2022, «Sketches of the 20th Century» del 2023, «Something Bluesy and More» del 2024 e «Live» del 2025. Il legame con Roma, cominciato nel 1963 alla Rai, continua dunque anche in sala di registrazione.
Da dove cominciare
Se avete tempo per un solo disco prima del concerto, il suggerimento è «A light day»: è il piano solo più recente fra quelli elencati, ed è il più vicino a ciò che si ascolterà il 10 ottobre.
La Casa del Jazz: la villa confiscata che ospita Franco D’Andrea
La Casa del Jazz si trova in viale di Porta Ardeatina 55, dentro Villa Osio, ed è gestita dalla Fondazione Musica per Roma, la stessa che gestisce l'Auditorium Parco della Musica.
Una storia di restituzione
La storia della sede è una delle più significative della Roma contemporanea. Il progetto nasce, per volontà del sindaco Walter Veltroni, dalla confisca della villa appartenuta a Enrico Nicoletti, esponente della banda della Magliana, poi assegnata al Comune di Roma. All'ingresso una lapide con i nomi delle vittime di mafia, realizzata con l'associazione Libera di don Luigi Ciotti, ricorda il senso di quella restituzione. Si ascolta jazz, dunque, in un luogo sottratto alla criminalità e riconsegnato alla città: non è un dettaglio da trascurare.
Com'è fatta la villa
Villa Osio occupa una superficie di circa 2.500 metri quadrati ed è circondata da un parco di oltre 25.000 metri quadrati, aperto tutti i giorni dall'alba al tramonto. Il complesso è formato da tre edifici: nel principale c'è la sala da concerto, dotata di un sistema di registrazione che permette di trasformare i concerti in dischi; nel secondo si trovano sale prova e di registrazione e una foresteria per i musicisti ospiti; nel terzo un ristorante.
La Sala Armando Trovajoli
Il concerto si tiene nella Sala concerti intitolata ad Armando Trovajoli, pianista e compositore romano, autore di colonne sonore e commedie musicali, che negli anni Cinquanta fu anche uno dei protagonisti del jazz italiano. Sulla capienza, le pagine della sede riportano cifre fra i 134 e i 150 posti circa. In ogni caso, poche file: il pianoforte è a portata di sguardo, e per un piano solo è la condizione ideale.
Perché una sala piccola conta
In una sala grande il piano solo rischia di diventare un'esibizione; in una sala così resta una conversazione. D’Andrea lavora per sfumature, per accenti spostati, per silenzi: dettagli che in una grande sala si perdono e che qui arrivano intatti.
Come arrivare alla Casa del Jazz per Franco D’Andrea
La Casa del Jazz si raggiunge con la metro B fino a Piramide, oppure con l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo; chi arriva in auto trova un parcheggio adiacente alla villa.
In metro
La fermata indicata dalla sede è Piramide, sulla linea B. Dalla stazione alla villa c'è poco meno di un chilometro a piedi, un quarto d'ora abbondante. Il concerto comincia alle 19:30: uscite dalla metro con venti minuti di margine, anche per ritirare il biglietto con calma.
In autobus
L'autobus 714 ferma a Colombo/Marco Polo, a pochi passi dall'ingresso; la Casa del Jazz lo indica con una frequenza di circa sei minuti. È la soluzione più comoda per chi arriva dall'EUR o dalla zona di Termini.
In auto
Per chi viene in auto c'è un parcheggio adiacente alla villa, in via Cristoforo Colombo all'angolo con viale di Porta Ardeatina. Di sabato sera la zona è meno congestionata che nei giorni feriali, ma non conviene arrivare all'ultimo minuto.
Il ritorno
Il concerto dura quasi un'ora: si esce verso le 20:30, con la metro ancora in pieno servizio. Prima di partire verificate comunque sul calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti le corse per la vostra zona.
Biglietti per Franco D’Andrea alla Casa del Jazz
Il biglietto per il piano solo di Franco D’Andrea è unico e costa 20 euro, secondo la pagina ufficiale della Casa del Jazz.
Dove comprarli
I biglietti si acquistano dal sito ufficiale della Casa del Jazz, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, oppure per telefono attraverso lo stesso circuito. Il portale turistico di Roma Capitale, a fine settembre, indicava la vendita come imminente: se il pulsante di acquisto non è ancora attivo, conviene ricontrollare nei giorni successivi.
Un posto unico, niente settori
Il prezzo unico semplifica tutto: non ci sono settori né categorie. In una sala di queste dimensioni ogni posto è buono, ma chi vuole vedere le mani del pianista sulla tastiera farà bene ad arrivare presto e a scegliere il lato giusto della sala.
Come organizzare la serata con Franco D’Andrea
Un concerto alle 19:30 che dura quasi un'ora lascia libera la cena: la serata si organizza bene con un aperitivo a Piramide prima e una cena dopo, fra Testaccio e San Saba.
Il pomeriggio
Chi arriva presto può camminare nel parco di Villa Osio, aperto fino al tramonto: il 10 ottobre il sole cala verso le 18:45, dunque c'è il tempo per una passeggiata fra gli alberi prima di entrare. Oppure si può salire all'Aventino, a pochi minuti, e raggiungere la basilica di Santa Sabina e il Giardino degli Aranci per l'ultima luce.
Il dopo concerto
Verso le 20:30 si è di nuovo in strada, a un orario romano perfetto per cenare. La zona di Piramide e il quartiere di Testaccio sono a pochi minuti a piedi.
Accessibilità della Casa del Jazz
La Casa del Jazz dichiara una progettazione pensata per la piena accessibilità, e le persone in carrozzina possono prenotare il posto in sala al numero 06 80241281.
Riduzioni e accompagnatori
La Fondazione Musica per Roma prevede un biglietto ridotto del 20 per cento per le persone con disabilità e, dove necessario, l'ingresso gratuito per l'accompagnatore; le persone non vedenti hanno diritto al 50 per cento di sconto. I posti riservati sono limitati: meglio prenotare con anticipo.
Il percorso dalla metro
Il tragitto a piedi da Piramide è lungo quasi un chilometro. Per chi ha difficoltà motorie, l'autobus 714 con fermata a Colombo/Marco Polo è più indicato.
Franco D’Andrea con i bambini e i ragazzi
Un piano solo di quasi un'ora, alle 19:30, è adatto a ragazzi che studiano musica o che hanno già familiarità con il jazz. Per un bambino piccolo l'attenzione richiesta è molta. Il parco della villa, prima del concerto, è invece un ottimo spazio per i più piccoli, finché c'è luce. Per le condizioni di ingresso dei minori, il riferimento è la sede.
Dove mangiare vicino alla Casa del Jazz
Uno dei tre edifici di Villa Osio ospita un ristorante, la soluzione più comoda per chi vuole cenare senza spostarsi dopo il concerto di Franco D’Andrea.
Piramide e Testaccio
Verso Piramide si trovano bar e locali di quartiere, comodi per un aperitivo prima delle 19:30 sulla strada fra la metro e la villa. Oltre la Piramide si apre Testaccio, il quartiere romano della cucina di tradizione, con trattorie e pizzerie frequentate più dai romani che dai visitatori.
San Saba
Dall'altro lato, salendo verso San Saba, c'è un quartiere residenziale tranquillo con qualche locale di quartiere. Per una cena dopo il concerto è un'alternativa quieta a Testaccio.
Cosa c'è intorno alla Casa del Jazz
La Casa del Jazz si trova fra l'Aventino e l'Appia, a circa seicento metri dalle Terme di Caracalla e a un chilometro dalla Piramide Cestia.
Le Mura Aureliane
Viale di Porta Ardeatina corre lungo il tracciato delle Mura Aureliane: arrivando dalla Colombo si cammina accanto alla cinta del III secolo. È uno dei tratti meno frequentati e più belli delle mura.
San Saba e l'Aventino
A pochi minuti c'è la basilica di San Saba, sul Piccolo Aventino, e poco oltre l'Aventino con i suoi giardini e le sue chiese. Per chi vuole continuare la serata con altro jazz, Roma ha club storici come l'Alexanderplatz Jazz Club.
Ottobre a Roma: il mese giusto per il piano solo di Franco D’Andrea
Ottobre è a Roma il mese delle ottobrate: giornate ancora tiepide, luce bassa e dorata, sere fresche. Il 10 ottobre è un sabato, e quel giorno in città si tiene anche la Giornata del Contemporaneo, con i musei d'arte contemporanea aperti gratuitamente. Una giornata di arte contemporanea al mattino e un concerto di jazz contemporaneo la sera è un programma che consiglio senza esitare.
Una curiosità su Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
Franco D’Andrea non ha cominciato dal pianoforte. Prima di sedersi alla tastiera, da ragazzo a Merano, aveva suonato la tromba e il sax soprano, e solo a diciassette anni è passato al piano, imparando da solo. Chi lo ascolta con attenzione ne trova ancora la traccia: le sue frasi hanno una respirazione da fiatista, si interrompono dove un trombettista prenderebbe fiato, lasciano spazio.
La seconda curiosità riguarda Bologna. All'inizio degli anni Sessanta D’Andrea suonò in un quartetto jazz con Lucio Dalla, che allora era un clarinettista di jazz e non ancora il cantautore di «4 marzo 1943» e di «Caruso». Due destini molto diversi, partiti dallo stesso palco.
La terza riguarda il repertorio. Nell'elenco degli autori che D’Andrea porta in scena c'è Kid Ory, trombonista di New Orleans nato nel 1886, accanto a John Coltrane. Pochi pianisti contemporanei mettono insieme la preistoria e la maturità del jazz nello stesso concerto; D’Andrea lo fa da anni, e il piano solo è il luogo dove quell'arco si ascolta meglio. Per un pubblico abituato a pensare il jazz per scuole e generazioni, è una lezione di storia fatta suonando.
Una cosa che non ti dice nessuno su Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
La Sala Trovajoli è piccola, e questo cambia la natura del concerto più di quanto si pensi. In un piano solo di D’Andrea gran parte della musica è nei dettagli: un accento spostato di una frazione, un accordo lasciato risuonare, un silenzio tenuto un attimo più del previsto. In una grande sala queste cose si perdono; qui arrivano tutte. Per questo il concerto va ascoltato con attenzione piena, telefono spento e senza fretta di applaudire alla fine di ogni frase: spesso la musica continua.
L'altra cosa che non si dice è che la sala è attrezzata per registrare. Villa Osio ha un sistema che permette di trasformare i concerti in dischi, e D’Andrea pubblica da anni con l'etichetta della Fondazione che gestisce la sede. Non c'è nessun annuncio di registrazione per questa serata, e non lo invento; ma chi è in sala sa di trovarsi nel posto giusto perché ciò possa accadere.
Infine, l'ingresso. Arrivando da Piramide si passa davanti alla lapide con i nomi delle vittime di mafia. Molti tirano dritto verso la sala. Fermatevi un minuto: sapere dove si trova la musica che ascolterete fa parte dell'ascolto.
Il consiglio che ti do per visitare Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
Arrivate con la luce. Il parco di Villa Osio chiude al tramonto, che il 10 ottobre cade verso le 18:45; uscite dalla metro a Piramide verso le 18, camminate lungo le Mura Aureliane, entrate nel parco e fate un giro fra gli alberi prima di sedervi in sala. È un'ora che predispone all'ascolto meglio di qualsiasi aperitivo.
Secondo consiglio: ascoltate prima un disco. Non serve studiare, basta avere nell'orecchio il suono di D’Andrea in solitudine. «A light day», del 2019, è il più vicino a ciò che si sentirà. Se avete tempo, confrontatelo con «Nuvolao» del 1978: capirete in dieci minuti che cosa sono quarant'anni di ricerca.
Terzo consiglio: comprate il biglietto appena la vendita apre. La sala conta poco più di un centinaio di posti, il nome di D’Andrea richiama il pubblico degli appassionati e degli studenti di musica, e a 20 euro il concerto si riempie. La regola: biglietti prima, programma della giornata dopo.
Ultimo: sedetevi in modo da vedere le mani. Un piano solo di D’Andrea si ascolta, ma si guarda anche.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che D’Andrea ha suonato nel Perigeo, il gruppo simbolo del jazz rock italiano degli anni Settanta. Meno spesso si ricorda che prima, a Roma, nel 1963, aveva cominciato la carriera professionale alla Rai accanto a Nunzio Rotondo, trombettista che per molti musicisti romani fu il primo maestro di jazz moderno. Il concerto del 10 ottobre è dunque anche un ritorno nella città dove tutto cominciò, sessantatré anni dopo.
Altro fatto noto e poco citato: il primo disco di D’Andrea, nel 1964, è con Gato Barbieri, sassofonista argentino che anni dopo avrebbe firmato la colonna sonora di «Ultimo tango a Parigi». Per due anni il giovane pianista meranese suonò con lui.
E ancora: D’Andrea non è soltanto un concertista. Da oltre vent'anni dirige a Merano, insieme a Ewald Kontschieder, un'accademia estiva di jazz, e ha insegnato a Siena Jazz e a Milano. Molti dei pianisti italiani che oggi hanno fra i trenta e i cinquant'anni sono passati dalle sue lezioni o dai suoi libri, a partire dall'«Enciclopedia comparata delle scale e degli accordi» scritta con Attilio Zanchi. Chi va al concerto con un giovane musicista gli offre, in un'ora, una lezione che nessun manuale sostituisce.
La foto giusta da fare a Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
Durante il concerto non si fotografa: le regole di sala lo chiedono, e un piano solo è l'ultimo posto dove un clic o uno schermo acceso sono tollerabili. La foto va fatta prima.
La prima è Villa Osio vista dal viale d'ingresso, con il parco intorno e, se arrivate in tempo, l'ultima luce di ottobre sulla facciata. È l'immagine che racconta la sede meglio di ogni altra, e a quell'ora la luce è calda e radente.
La seconda, meno scontata, è la lapide con i nomi delle vittime di mafia all'ingresso. Non è un'immagine da cartolina, ma è quella che dice dove si trova la sala. Chi la pubblica con due righe di spiegazione racconta la Casa del Jazz meglio di chiunque.
La terza è lungo viale di Porta Ardeatina, con le Mura Aureliane sullo sfondo: una Roma di mattoni antichi e di platani, a due passi dalla sala. Al tramonto la cortina muraria prende un colore arancio che vale il piccolo giro.
Se invece volete un ricordo del concerto, fotografate la sala vuota prima dell'inizio, con il pianoforte sul palco e le luci basse. Poi mettete via il telefono.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il luogo in cui D’Andrea suonerà ha una storia a più strati. Il più antico è quello delle Mura Aureliane, lungo le quali corre viale di Porta Ardeatina: la cinta muraria costruita nel III secolo per difendere Roma, di cui questo tratto conserva il nome di una delle porte che si aprivano verso sud.
Il secondo strato è quello della villa. Villa Osio fu la residenza di Enrico Nicoletti, indicato come esponente della banda della Magliana, l'organizzazione criminale che segnò la cronaca romana fra gli anni Settanta e Novanta. La villa fu confiscata e assegnata al Comune di Roma: è questo l'avvenimento fondativo della Casa del Jazz.
Il terzo strato è la trasformazione. Per volontà dell'amministrazione guidata da Walter Veltroni, la villa diventa un centro interamente dedicato al jazz, con sala da concerto, studi di registrazione e foresteria per i musicisti. La lapide con i nomi delle vittime di mafia, voluta con l'associazione Libera di don Luigi Ciotti, segna all'ingresso il significato civile dell'operazione.
Il quarto è musicale: da allora la sala ha ospitato le rassegne estive, gli autunni di Una Striscia di Terra Feconda e, a novembre, i concerti del Roma Jazz Festival. Il 10 ottobre 2026 vi suona un pianista che a Roma aveva cominciato la carriera nel 1963.
Chi è passato da Franco D’Andrea “Piano solo” alla Casa del Jazz — 10 ottobre 2026
La sala in cui suona D’Andrea porta il nome di Armando Trovajoli, pianista e compositore romano che negli anni Cinquanta fu una figura del jazz italiano prima di diventare l'autore di tante colonne sonore e commedie musicali. È un nome che lega il jazz alla città.
Nella storia di D’Andrea, poi, passano per Roma musicisti decisivi. Nunzio Rotondo, con cui debutta alla Rai nel 1963. Gato Barbieri, con cui incide il primo disco. Enrico Rava, che ha firmato la prefazione della sua biografia e che figura fra i suoi collaboratori. E ancora i compagni di strada citati dalla sede, da Lee Konitz a Phil Woods, da Steve Lacy a Dave Liebman.
Dalla Casa del Jazz, durante l'anno, passano i musicisti delle rassegne: nella stessa settimana di ottobre il cartellone ufficiale annuncia il Sarah Chaksad Quartet, Maria Laura Baccarini e Hélène Labarrière, il VMV Trio con Laurent Dehors, il Jacky Molard Quartet, il Thomas Lasca Quartet e il Canto Conte Trio. È una piccola mappa del jazz europeo di oggi, e D’Andrea, con i suoi ottantacinque anni, ne è il decano.
Fuori dalla musica, dalla villa sono passati il sindaco che ne volle la trasformazione e l'associazione Libera, che ha dato voce alla memoria delle vittime. Sono passaggi che un concerto non cancella, e che anzi gli danno un senso.
Domande frequenti su Franco D’Andrea alla Casa del Jazz
Quando suona Franco D’Andrea alla Casa del Jazz?
Franco D’Andrea suona alla Casa del Jazz sabato 10 ottobre 2026 alle 19:30, nella Sala concerti Armando Trovajoli. Il concerto è un piano solo di quasi un'ora, inserito nella rassegna Una Striscia di Terra Feconda. Conviene arrivare almeno venti minuti prima, sia per il percorso a piedi dalla metro sia per sistemarsi in sala con calma.
Quanto costa il biglietto per Franco D’Andrea piano solo?
Il biglietto per Franco D’Andrea piano solo costa 20 euro, prezzo unico, secondo la pagina ufficiale della Casa del Jazz. Si acquista dal sito della sede, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Le persone con disabilità hanno diritto a riduzioni previste dalla Fondazione Musica per Roma; per i dettagli si chiama lo 06 80241281.
Come si arriva alla Casa del Jazz con i mezzi?
La Casa del Jazz, in viale di Porta Ardeatina 55, si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi quasi un chilometro a piedi, oppure con l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo, a pochi passi dall'ingresso. Chi arriva in auto trova un parcheggio adiacente alla villa, in via Cristoforo Colombo.
Che cosa suona Franco D’Andrea in piano solo?
Nel piano solo Franco D’Andrea parte da composizioni originali e da brani dei suoi autori preferiti: Kid Ory, George Gershwin, Duke Ellington, Billy Strayhorn, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane. La scaletta non è pubblicata e ogni sera la trama viene inventata sul palco: è la natura stessa del concerto, costruito sull'improvvisazione.
Chi è Franco D’Andrea?
Franco D’Andrea è un pianista jazz nato a Merano nel 1941, attivo dal 1963. Ha suonato con Gato Barbieri, nel Modern Art Trio e nel Perigeo, e ha inciso con Lee Konitz, Phil Woods, Dave Liebman. Ha vinto il Prix du Musicien Européen dell'Académie du Jazz nel 2010 e, secondo la Casa del Jazz, venti premi Top Jazz.
La Casa del Jazz è accessibile in carrozzina?
La Casa del Jazz dichiara una progettazione pensata per la piena accessibilità. Le persone in carrozzina possono prenotare il posto in sala al numero 06 80241281; i posti riservati sono limitati, quindi conviene chiamare con anticipo. Per chi ha difficoltà motorie l'autobus 714 è più comodo del percorso a piedi dalla metro Piramide.
Si può mangiare alla Casa del Jazz prima o dopo il concerto?
La Casa del Jazz ha un ristorante in uno dei tre edifici di Villa Osio, comodo per chi vuole cenare senza spostarsi. In alternativa la zona di Piramide offre bar per l'aperitivo e il vicino quartiere di Testaccio trattorie e pizzerie di tradizione romana, a pochi minuti a piedi dalla villa.
Il consiglio finale su Franco D’Andrea alla Casa del Jazz
Alla Casa del Jazz il consiglio è sempre lo stesso: per un concerto così, si sceglie la sala piccola e si rinuncia volentieri al grande evento. Franco D’Andrea in piano solo, a pochi metri, per 20 euro, in una villa restituita alla città, è una di quelle serate che a Roma non si ripetono. Comprate il biglietto appena si può, arrivate con la luce, ascoltate in silenzio. Il resto lo fa lui.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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