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Edeyen di Letizia Russo, regia di Leonardo Lidi, al Mattatoio — 25 ottobre 2026

In breve. Dossier pratico. Domenica 25 ottobre 2026, alle 19, il Romaeuropa Festival presenta al Mattatoio "Edeyen" di Letizia Russo, con la regia di Leonardo Lidi, terzo dei cinque spettacoli della maratona "Heimat.

Dossier pratico. Domenica 25 ottobre 2026, alle 19, il Romaeuropa Festival presenta al Mattatoio "Edeyen" di Letizia Russo, con la regia di Leonardo Lidi, terzo dei cinque spettacoli della maratona "Heimat. Patria/Straniero" interpretata dalla Compagnia dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico. Lo spazio indicato dal festival è T1; il Mattatoio ha sede in Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma, nel rione Testaccio. Il biglietto costa 15 euro. La durata non è pubblicata. Il 16 ottobre il canale online collegato a romaeuropa.net indicava la data come non disponibile online: per sapere se ci sono posti conviene rivolgersi al box office del festival al numero 06 4555 3050 o via WhatsApp al +39 334 3488894 (lunedì 14-18, martedì-domenica 10-13 e 14-18) e, nei giorni feriali dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, presso l'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20/a, nel quartiere Ostiense. Mezzi pubblici consigliati dal Mattatoio: metropolitana linea B con discesa a Piramide, tram 3 (Marmorata, Galvani), bus 719 (Galvani, Zabaglia), bus 170 e 781 con fermata in Largo Marzi.

Foto di scena di Edeyen: un'interprete con un cappuccio bianco tiene tra le mani una bottiglia gialla decorata, su fondo rosso
Immagine: Romaeuropa Festival

Edeyen: un deserto reale e un paesaggio interiore

La presentazione del Romaeuropa Festival descrive "Edeyen" come una drammaturgia sospesa tra un deserto concreto e un paesaggio dell'anima, un racconto di attesa, perdita e appartenenza in cui la ricerca di una casa possibile coincide con la ricerca di un'identità. Il testo di Letizia Russo è stato scelto da Leonardo Lidi per confrontarsi con il tema comune della maratona, Heimat, la parola tedesca che il sottotitolo del progetto declina in due poli, Patria e Straniero.

Il festival presenta Lidi come uno dei registi più apprezzati della scena italiana contemporanea e parla del suo sguardo rigoroso e profondamente umano. Nella cornice della maratona, il suo compito è particolare: lavorare con un cast di giovani attori che, nelle stesse settimane, affrontano altri quattro registi e altri quattro testi, dentro un medesimo dispositivo scenico.

Un titolo che suona come un luogo

Il titolo, "Edeyen", non viene spiegato nella pagina ufficiale. Il festival si limita a collocare la vicenda in un deserto e a indicarne i temi. Chi entra in sala senza conoscere il testo lo affronta quindi come i personaggi affrontano il loro paesaggio: senza mappe, seguendo l'attesa.

Un testo del 2005

Secondo il curriculum dell'autrice pubblicato dall'Accademia Silvio d'Amico, "Edeyen" è del 2005: andò in scena al Festival di Taormina e fu pubblicato nello stesso anno. Riprenderlo oggi, a vent'anni di distanza, con una compagnia di allievi del secondo livello, significa verificare come un testo di due decenni fa risuoni nei corpi e nelle voci di una generazione di attori in formazione.

La maratona Heimat. Patria/Straniero

Il progetto riunisce cinque registi e cinque spettacoli sullo stesso tema, interpretati da un unico cast di sette attrici e attori del corso di secondo livello in recitazione dell'Accademia Silvio d'Amico, intorno a un medesimo dispositivo scenico. La maratona dura cinque giorni, distribuiti tra il 21 e il 30 ottobre 2026, sempre alle 19 e sempre al Mattatoio, nello spazio T1.

Il calendario completo

Mercoledì 21 ottobre Thom Luz firma "Il ritorno dei 10 Ulisse in Patria"; venerdì 23 Fabiana Iacozzilli dirige "La Trilogia di Belgrado" di Biljana Srbljanović; domenica 25 è la volta di "Edeyen" di Letizia Russo con Leonardo Lidi; martedì 27 Leonardo Manzan presenta "Il salto di Nureyev"; venerdì 30 Ersan Mondtag chiude con "Winterreise" di Elfriede Jelinek. Per lo spettacolo di Iacozzilli c'è una scheda dedicata: La trilogia di Belgrado di Fabiana Iacozzilli.

Un dispositivo, cinque sguardi

La regola del gioco è chiara: stesso cast, stesso impianto scenografico, stesso tema, cinque autori e cinque registi diversi. Chi assiste a più serate può osservare come gli stessi corpi e lo stesso spazio si trasformino a seconda della mano che li guida. "Edeyen" cade a metà percorso, dopo Luz e Iacozzilli e prima di Manzan e Mondtag.

Perché la Germania

Il tema non è scelto a caso. Secondo Turismo Roma, l'edizione 2026 del festival celebra i settantacinque anni trascorsi da quando Italia e Germania ripresero i rapporti diplomatici, e la presenza in cartellone di Elfriede Jelinek ed Ersan Mondtag accanto alla parola Heimat colloca la maratona dentro questo dialogo.

Il cast e la squadra creativa

Gli interpreti sono Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Cristian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone: gli stessi sette nomi compaiono in tutti gli spettacoli della maratona. La produzione è della Compagnia dell'Accademia, Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico.

Scene, costumi, luci

Le scene sono state progettate e realizzate dalla Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Urbino, con la supervisione di Giuseppe Stellato: è il dispositivo comune a tutti e cinque gli spettacoli. Per "Edeyen" i costumi sono di Aurora Damanti, le luci di Pasquale Mari, il suono di Laurence Mazzoni, i movimenti di Riccardo Micheletti; assistente alla regia è Danilo Maglio.

Un lavoro di scuole

Il progetto mette in rete due istituzioni di formazione: l'Accademia di Arte Drammatica per gli attori e l'Accademia di Belle Arti di Urbino per la scenografia. È un modello produttivo che porta sul palcoscenico di un festival internazionale il lavoro degli studenti, e che rende la maratona anche un'occasione per conoscere chi calcherà le scene nei prossimi anni.

Letizia Russo, l'autrice

Il curriculum pubblicato dall'Accademia Silvio d'Amico, dove Letizia Russo insegna nel Master in drammaturgia, elenca un percorso lungo un quarto di secolo. I primi testi risalgono al 1999, con "Niente e nessuno", rappresentato nel 2000; nel 2001 arriva "Tomba di cani", andato in scena al Teatro di Pistoia. Nello stesso documento compaiono il Premio Tondelli del 2001 e il Premio Ubu del 2003.

Una drammaturgia europea

Tra il 2003 e il 2008 i suoi testi circolano in Inghilterra, in Portogallo e in Germania: "Binario morto" debutta nel 2004 in Inghilterra e nel 2005 alla Biennale di Venezia, "Os animais domésticos" al Teatro Nacional Dona Maria II di Lisbona nel 2005, "Die Trilogie der Sommerfrische", da Goldoni, allo Schauspielhaus di Colonia nel 2008 con la regia di Antonio Latella.

Gli ultimi anni

Negli anni più recenti Russo ha lavorato su adattamenti di grandi romanzi e classici, da "Il maestro e Margherita" a "Guerra e pace" e "Macbeth", e nel 2025 ha firmato "Argo" per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e la cosceneggiatura di "Duse" con Pietro Marcello. Ha coordinato con Linda Dalisi il bando per autori under 40 della Biennale Teatro diretta da Latella ed è cofondatrice di Compost, spazio indipendente di formazione e produzione a Prato.

Leonardo Lidi, il regista

Un'intervista pubblicata da Avvenire nel 2022 lo presenta come regista piacentino, allora vicino ai trentaquattro anni. Lidi racconta di aver fatto teatro a Piacenza dalle elementari alle superiori, di essersi diplomato in agraria e di aver lavorato per una televisione privata milanese prima di entrare, al primo tentativo, nella scuola di teatro del Teatro Stabile di Torino, di cui è poi diventato vicedirettore e coordinatore della Scuola per Attori.

Il Biennale College e Ibsen

Lidi ha vinto la prima edizione del Biennale College di Venezia con "Spettri" di Ibsen, prodotto nel 2018. A Torino ha lavorato a un "Peter Pan" per le famiglie, a una trilogia su Natalia Ginzburg e al "Misantropo" di Molière al Teatro Carignano.

Il progetto Cechov

Il suo lavoro più noto degli ultimi anni è un progetto triennale su Cechov prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria, dallo Stabile di Torino ed Ert. La prima tappa, "Il gabbiano", ha debuttato nel luglio 2022 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, con tredici attori; sono seguiti "Zio Vanja" e "Il giardino dei ciliegi". L'abitudine a lavorare con compagnie numerose e giovani rende naturale il suo incontro con gli allievi dell'Accademia.

Il teatro di Letizia Russo, titolo dopo titolo

Per capire da dove viene "Edeyen" è utile ripercorrere i titoli che lo circondano nel curriculum dell'autrice. Nel 2004 Russo scrive "Babele", presentato al Festival Petrolio, e "Primo amore", in scena a Roma l'anno seguente; nel 2005, accanto a "Edeyen", debutta a Lisbona "Os animais domésticos". È una stagione di grande produttività, in cui l'autrice lavora contemporaneamente in Italia e all'estero.

Dal Teatro i al Piccolo

Negli anni successivi arrivano "Dare al buio", nel 2007 al Teatro i di Milano, e "Blitz", scritto nel 2009 e rappresentato nel 2010 al Teatro Ringhiera. Seguono "Cooking" nel 2013 a Prato, "Três Irmãs Soundscape" nel 2014 al SESC Pinheiros di San Paolo del Brasile, "Ivan" nel 2017 al Piccolo Teatro di Milano.

Adattamenti e collaborazioni

Il decennio più recente vede una serie di adattamenti di grandi testi, da "Madame Bovary" a "Il maestro e Margherita", da "Macbeth" per il Teatro Stabile di Bolzano a "Guerra e pace", accanto a lavori originali come "Venice Island Fast Food" (2019), "Un purgatorio" (2021), "Oh mie dee!" (2022, Stoccarda) ed "Escavar" (2025, Viseu, in Portogallo). Russo conosce l'italiano, l'inglese e il portoghese, e questa apertura linguistica si riflette nella geografia delle sue prime rappresentazioni.

Perché vale la pena vedere attori in formazione

Assistere a uno spettacolo interpretato da allievi di un'accademia non è un ripiego rispetto a una produzione di attori affermati. È, al contrario, un'occasione per vedere il lavoro teatrale nella sua fase più esposta: corpi e voci che si misurano con testi esigenti e con registi che chiedono molto, senza la protezione di una carriera già fatta.

Lo stesso cast, cinque prove

Nel caso della maratona Heimat la sfida è moltiplicata per cinque. Gli stessi sette attori passano in pochi giorni da Thom Luz a Iacozzilli, da Lidi a Manzan e Mondtag: ogni sera devono dimenticare il linguaggio della precedente. Per lo spettatore, seguire più tappe significa osservare da vicino la duttilità di una compagnia giovane, e capire quanto un regista incida sul modo in cui gli stessi interpreti occupano lo spazio, usano la voce e costruiscono un personaggio.

Un filo che passa per la Biennale

Tra i nomi coinvolti nella maratona c'è un denominatore comune: la Biennale Teatro di Venezia. Leonardo Lidi ha vinto la prima edizione del Biennale College con "Spettri"; Leonardo Manzan, che dirige "Il salto di Nureyev" due giorni dopo "Edeyen", ha vinto il bando Biennale College come regista e nel 2020 ha ottenuto il riconoscimento di miglior spettacolo della Biennale Teatro con "Glory Wall"; Letizia Russo ha coordinato con Linda Dalisi il bando per autori under 40 della Biennale diretta da Antonio Latella, lo stesso regista che nel 2008 aveva messo in scena a Colonia la sua riscrittura goldoniana.

Una generazione di mezzo

La maratona mette dunque a confronto autori e registi che si sono formati e affermati negli ultimi quindici anni con una compagnia di attori ancora in formazione. Il risultato è un ritratto, per frammenti, di come il teatro italiano trasmette i propri strumenti da una generazione all'altra.

Quanto costa seguirla tutta

Con un prezzo di 15 euro per spettacolo, chi volesse assistere a tutte e cinque le serate spenderebbe 75 euro acquistando i singoli biglietti. Il festival non pubblica sulla pagina della maratona un abbonamento dedicato; per eventuali formule cumulative conviene chiedere al box office.

L'Accademia Silvio d'Amico

L'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica fu fondata a Roma nel 1936 dallo studioso e critico teatrale Silvio d'Amico, di cui porta il nome. Il Ministero dell'Università la definisce l'unica istituzione statale per la formazione di attori e registi che rilascia titoli di livello universitario; ha sede in via Vincenzo Bellini 16 e, secondo Turismo Roma, anche in via Vittoria 6.

Due livelli di formazione

Dopo la riforma del 1999 l'Accademia ha adottato una struttura simile a quella universitaria: un primo ciclo triennale e un biennio di secondo livello, sia per la recitazione sia per la regia. Gli attori di "Edeyen" appartengono proprio al corso di secondo livello. Dall'anno accademico 2024/2025 l'Accademia ha avviato anche il suo primo dottorato di ricerca.

La Compagnia dell'Accademia

La produzione è firmata dalla Compagnia dell'Accademia: è il nome con cui l'istituzione porta in scena, in contesti professionali, il lavoro dei propri allievi. Presentarsi al Romaeuropa Festival con cinque spettacoli in cinque giorni è una prova impegnativa, che mette gli attori nelle condizioni di una vera stagione.

Come vedere Edeyen

Lo spettacolo è una tappa autonoma: si può vedere da solo, senza aver seguito le altre serate. Chi ha tempo, però, può scegliere di abbinarlo ad almeno un altro titolo della maratona, per esempio quello di Manzan del 27 ottobre, per apprezzare la differenza di linguaggio tra due registi italiani della stessa generazione alle prese con lo stesso cast.

L'orario delle 19

L'inizio alle 19 di domenica permette di cenare dopo lo spettacolo. Considerando che la durata non è pubblicata, conviene non fissare impegni troppo vicini all'orario d'inizio e lasciare un margine per la conclusione.

Leggere il testo prima?

"Edeyen" è stato pubblicato nel 2005. Chi vuole prepararsi può cercare il testo, ma lo spettacolo è pensato per un pubblico che lo incontra per la prima volta: l'attesa, la perdita, l'appartenenza sono temi che si colgono anche senza conoscere la trama in anticipo.

Informazioni pratiche

Biglietti e prezzo

Il prezzo indicato dal festival per ciascuno spettacolo della maratona Heimat è di 15 euro. Per questa data, il 16 ottobre, la vendita online dal sito ufficiale risultava non disponibile; restano il telefono e WhatsApp del box office e l'Opificio Romaeuropa, a cui chiedere se ci sono ancora posti. Per gruppi e scuole il festival segnala l'indirizzo promozione@romaeuropa.net.

Lo spazio T1

Il festival indica lo spazio come T1, senza ulteriori dettagli sulla sua posizione all'interno del complesso. Il Mattatoio è grande e i padiglioni sono numerosi: arrivare con qualche minuto di anticipo e seguire la segnaletica del festival evita corse dell'ultimo momento.

Trasporti

Le linee indicate dal Mattatoio sono la metro B, fermata Piramide; il tram 3, fermate Marmorata e Galvani; il bus 719, fermate Galvani e Zabaglia; i bus 170 e 781, fermata Largo Marzi. Di domenica sera le frequenze possono essere ridotte: il calcolatore ATAC aiuta a pianificare il rientro.

L'architettura del macello di Ersoch

Il complesso progettato da Gioacchino Ersoch tra il 1888 e il 1891 era una piccola città del lavoro. Il dossier di Roma Tre elenca le funzioni originarie dei padiglioni: uffici, stalle, bagni zootermici per gli animali, lavorazione del sangue, macellazione, la Pelanda dei suini, serbatoi d'acqua e pompe a vapore; a nord, la Tripperia e il macello dei capretti, nell'edificio che oggi è il Padiglione 8.

Il viale principale

Wikipedia descrive l'organizzazione dello spazio: lungo il viale principale si trovavano macellazione, stalle, bagni e lavorazione del sangue, mentre le funzioni più scomode, come il macello dei suini e delle carni tenere, erano collocate sul lato di via Aldo Manuzio. I padiglioni sono volumi rettangolari in mattoni, con tetti a doppia falda, aperture ad arco regolari ed elementi in ferro.

Il dopoguerra

Nel secondo dopoguerra si aggiunse una nuova sala di vendita, un padiglione a forma di L. Fino alla chiusura del 1975 il complesso continuò a crescere e ad aggiornarsi, segno della sua centralità nell'approvvigionamento alimentare della città.

Testaccio intorno al Mattatoio

Il rione che circonda il Mattatoio porta i segni del suo passato operaio. Divenuto rione autonomo nel 1921, Testaccio conserva luoghi come la Fontana di Pio IX, costruita nel 1869 con una vasca del III secolo, e un'identità legata al lavoro e alle osterie. Wikipedia riporta perfino che, secondo un'indagine del Comune del 1884, Testaccio era primo in Italia per consumo di alcol.

Il Campo Boario

Viale del Campo Boario, che costeggia il Mattatoio, era il luogo dove si commerciava la carne. Oggi vi si trovano la Città dell'Altra Economia e, poco oltre, il Cimitero acattolico: il nome del viale è uno dei pochi ricordi evidenti dell'antica funzione dell'area.

Una curiosità sul Mattatoio

Gli studenti che frequentano il Dipartimento di Architettura di Roma Tre, insediato in diversi padiglioni dell'ex macello, seguono le lezioni in aule intitolate a figure legate all'architettura e alla storia del luogo. Il dossier pubblicato dal dipartimento cita Ersoch, il progettista del Mattatoio, e poi Nervi, Libera, Musmeci e Renato Nicolini.

Un'eredità di nomi

Leggere i nomi delle aule, passando accanto ai padiglioni universitari, è un modo per ricordare che il Mattatoio non è soltanto un luogo di spettacolo ma un pezzo di città abitato ogni giorno da studenti e docenti, che ne ha fatto la propria sede.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Mattatoio

Il Mattatoio aveva un piccolo museo scientifico. Secondo il dossier del Dipartimento di Architettura di Roma Tre, nel 1932 nelle stalle a sinistra del portico furono allestiti un museo di anatomia patologica e un gabinetto micrografico. Accanto alla macellazione si svolgeva dunque un'attività di controllo sanitario e di studio, coerente con l'idea di impianto moderno che aveva guidato il progetto di Ersoch.

Un modello europeo

Lo stesso documento ricorda che il complesso fu a lungo un modello di riferimento in Europa per le innovazioni funzionali, impiantistiche e costruttive. Il museo di anatomia patologica era uno dei tasselli di questo sistema, insieme alle celle frigorifere del 1911 e alle guidovie aeree installate tra il 1924 e il 1932.

Il consiglio che ti do per visitare il Mattatoio

Domenica 25 ottobre è l'ultimo giorno della mostra Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare, allestita nel Padiglione 9A a ingresso gratuito e aperta dalle 11 alle 20. Il mio consiglio è di arrivare nel pomeriggio, visitarla con calma e poi spostarsi verso lo spazio T1 per lo spettacolo delle 19: si chiude così, nello stesso luogo, una giornata tra pittura e teatro.

Prima, una passeggiata

Chi ha qualche ora in più può salire sull'Aventino, a pochi minuti dal rione, e visitare la basilica di Santa Sabina; i luoghi del colle sono raccolti nella scheda Aventino, cosa vedere. In alternativa, verso sud, si apre il quartiere Ostiense con la street art e la Centrale Montemartini.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il Monte Testaccio, la collina di cocci di anfore accanto al Mattatoio, è famoso per la sua origine romana. Meno ricordato è il suo ruolo nella vita popolare dei secoli successivi. Wikipedia racconta che i romani scavarono grotte nell'argilla alle sue pendici, dove la temperatura resta intorno ai 10 gradi tutto l'anno, e vi conservavano il vino dei Castelli; da quelle cantine nacquero osterie e ristoranti.

L'Ottobrata

Proprio in questa stagione si celebrava l'Ottobrata, una festa in cui carretti addobbati, guidati dalle "mozzatore", le raccoglitrici d'uva, raggiungevano le osterie e le cantine di Testaccio tra canti, balli e gare di poesia. Assistere a uno spettacolo al Mattatoio a fine ottobre significa, in qualche modo, tornare negli stessi giorni dell'anno in cui il rione si riempiva di festa. La scheda Testaccio, cosa vedere aiuta a ritrovare quei luoghi nel rione di oggi.

La foto giusta da fare al Mattatoio

L'immagine più rappresentativa è quella dell'ingresso monumentale su Piazza Orazio Giustiniani. Il dossier di Roma Tre ne descrive lo stile come neocinquecentesco: una facciata che annuncia la funzione pubblica del complesso con il linguaggio dell'architettura rinascimentale, applicato a un edificio industriale di fine Ottocento.

Il momento giusto

Arrivando nel pomeriggio, la facciata si fotografa con la luce del tardo giorno; all'uscita, dopo lo spettacolo, la piazza illuminata offre un'immagine diversa, con il rione che si anima per la sera della domenica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

2000: arriva l'università

Con il restauro del Padiglione 7 su via Aldo Manuzio, nel 2000 il Dipartimento di Architettura di Roma Tre diventò la prima istituzione pubblica a insediarsi nel Mattatoio dopo la dismissione, otto anni dopo la nascita dell'ateneo. Il 12 marzo 2010 fu inaugurato il padiglione 15A, sul lato del lungotevere, e nel 2013 si completò la trasformazione dei padiglioni 2B, 4 e 8.

2002: il MACRO

Nel 2002 i padiglioni 9A e 9B, vicini all'ingresso di Largo Orazio Giustiniani, furono assegnati al MACRO per le mostre di arte contemporanea, prima con il nome di Macro Future e poi di Macro Testaccio.

29 settembre 2007: la Città dell'Altra Economia

Su via del Campo Boario fu inaugurata la sede permanente della Città dell'Altra Economia, su una superficie di 3.500 metri quadrati.

Luglio 1975: la fine del macello

Il complesso chiuse come impianto di macellazione nel luglio 1975, quando gli stabilimenti furono trasferiti a Tor Sapienza.

Chi è passato dal Mattatoio

Dopo la dismissione, il Mattatoio si è riempito di realtà diverse. Il dossier di Roma Tre elenca, oltre al proprio dipartimento, il centro socioculturale Ararat, la Città dell'Altra Economia, la Scuola popolare di musica del rione e l'Accademia di Belle Arti; Wikipedia ricorda anche il centro sociale Villaggio Globale e alcuni uffici della polizia di Roma Capitale. Un ecosistema che va dall'università all'associazionismo.

Il teatro internazionale

Con il Romaeuropa Festival sono arrivati a Roma, nel corso dei decenni, registi come Robert Lepage, Peter Brook, Romeo Castellucci ed Emma Dante. Nel 2026 il festival ha scelto il Mattatoio come sede per l'intero periodo, e la maratona Heimat porta qui registi come Thom Luz ed Ersan Mondtag. La panoramica del cartellone è nella scheda Romaeuropa Festival 2026.

Il luogo in sé

Per conoscere la storia del complesso indipendentemente dagli spettacoli, c'è la scheda sull'Ex Mattatoio.

Domande frequenti su Edeyen al Mattatoio

Quando va in scena Edeyen?

Domenica 25 ottobre 2026 alle 19, al Mattatoio di Testaccio, nello spazio che il Romaeuropa Festival chiama T1. È una data unica ed è il terzo dei cinque spettacoli della maratona "Heimat. Patria/Straniero", che si svolge tra il 21 e il 30 ottobre con lo stesso cast di allievi dell'Accademia Silvio d'Amico.

Quanto costa il biglietto?

Il prezzo indicato dal festival è di 15 euro. Il 16 ottobre la vendita online sul sito romaeuropa.net risultava non disponibile per questa data; per verificare se ci sono posti bisogna chiedere al box office telefonico o via WhatsApp, oppure all'Opificio Romaeuropa di via dei Magazzini Generali 20/a, nei giorni feriali. Per le scuole e i gruppi il festival indica un indirizzo email dedicato, promozione@romaeuropa.net.

Chi ha scritto Edeyen?

Letizia Russo, drammaturga che insegna nel Master in drammaturgia dell'Accademia Silvio d'Amico. Il testo è del 2005, quando andò in scena al Festival di Taormina e fu pubblicato. Russo ha ricevuto il Premio Tondelli nel 2001 e il Premio Ubu nel 2003, e i suoi lavori sono stati rappresentati in Inghilterra, Portogallo e Germania.

Chi è Leonardo Lidi?

È un regista piacentino, formato alla scuola del Teatro Stabile di Torino, di cui è stato vicedirettore e coordinatore della Scuola per Attori. Ha vinto la prima edizione del Biennale College con "Spettri" di Ibsen e ha realizzato un progetto su Cechov iniziato con "Il gabbiano" al Festival di Spoleto nel 2022.

Bisogna vedere tutta la maratona?

No. Ogni spettacolo ha un biglietto proprio e una sua autonomia. Vedere più serate permette però di cogliere il senso del progetto, cioè come cinque registi diversi lavorano con gli stessi sette attori e lo stesso impianto scenico. "Edeyen" si può abbinare, per esempio, a "Il salto di Nureyev" di Manzan, in scena due giorni dopo.

Quanto dura lo spettacolo?

La durata non è pubblicata sulla pagina ufficiale. Per organizzarsi conviene considerare l'inizio alle 19 e lasciare un margine prima di eventuali impegni serali. Il box office del festival, raggiungibile per telefono e WhatsApp, può fornire indicazioni aggiornate nei giorni precedenti lo spettacolo.

Come si arriva al Mattatoio?

Il Mattatoio è in Piazza Orazio Giustiniani 4. Le linee indicate dal sito ufficiale sono la metro B con fermata Piramide, il tram 3 alle fermate Marmorata e Galvani, il bus 719 a Galvani e Zabaglia, i bus 170 e 781 a Largo Marzi. Per la domenica sera conviene verificare gli orari sul calcolatore ATAC.

Si può visitare anche una mostra?

Sì: il 25 ottobre è l'ultimo giorno di "Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare", nel Padiglione 9A, con ingresso gratuito e apertura dalle 11 alle 20. Arrivando nel pomeriggio si può visitarla prima dello spettacolo. Il sito del Mattatoio precisa che negli spazi espositivi e nei teatri non sono ammessi animali.

Si può portare un adolescente?

Per "Edeyen" un'età minima o consigliata non compare sulla pagina ufficiale: il dato non è pubblicato. I temi dell'attesa, della perdita e dell'appartenenza sono adatti a un pubblico adolescente interessato al teatro, ma per le classi conviene scrivere all'indirizzo dedicato alle scuole, promozione@romaeuropa.net, per avere indicazioni precise prima di prenotare.

Il consiglio finale su Edeyen al Mattatoio

"Edeyen" è un'occasione per vedere un testo importante della drammaturgia italiana dei primi anni Duemila rimesso in gioco da un regista che il festival colloca tra i più apprezzati della scena contemporanea, con gli allievi del secondo livello dell'Accademia. Il consiglio è di fare della domenica una giornata a Testaccio: la mostra di Modica nel suo ultimo giorno, una passeggiata tra il rione e l'Aventino, poi lo spettacolo alle 19 e una cena nel quartiere, magari pensando di tornare il martedì successivo per un altro capitolo di Heimat.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento25 Ottobre 2026 19:00
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città