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Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

In breve. La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo si trova in viale Opita Oppio 45, nel quartiere Tuscolano di Roma, al confine con il Quadraro, territorio del Municipio VII, all'interno dell'istituto comprensivo Damiano Chiesa e a pochi…

Domande frequenti sulla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Dove si trova la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo?

La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo si trova in viale Opita Oppio 45, nel quartiere Tuscolano di Roma, al confine con il Quadraro, territorio del Municipio VII, all'interno dell'istituto comprensivo Damiano Chiesa e a pochi minuti a piedi dal Parco degli Acquedotti.

Che cos'è la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo?

La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo non è una biblioteca comunale della rete delle Biblioteche di Roma né una struttura statale: è un progetto nato e gestito dall'Associazione Cittadini del Mondo, un'organizzazione che si occupa di accoglienza, mediazione culturale e sostegno a persone migranti nel territorio.

Come ci si iscrive e cosa si può prendere in prestito?

L'accesso alla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo è gratuito previa iscrizione, come per la maggior parte delle biblioteche di comunità italiane; la tessera consente il prestito di libri, fumetti e DVD, secondo un regolamento che va verificato direttamente con la struttura perché numero di volumi e durata del prestito possono cambiare nel tempo.

È vero che George R. R. Martin ha donato libri alla biblioteca?

Sì, fra i sostenitori della Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo compare lo scrittore statunitense George R. R. Martin, autore della saga da cui è tratta la serie Il Trono di Spade, che ha donato libri al progetto, dando alla struttura una visibilità internazionale sproporzionata rispetto alle sue dimensioni fisiche.

Cosa fa lo sportello sociale della Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo?

Lo sportello sociale della Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo è parte integrante del progetto e nasce come risposta a un bisogno concreto: la difficoltà, per chi arriva da un altro paese senza parlare la lingua, di orientarsi nella burocrazia italiana, un aspetto meno visibile rispetto al prestito libri ma centrale nella storia della struttura.

Quando è nata la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo?

Il primo momento fondativo della Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo risale alla fine degli anni duemila, quando un'esperienza di volontariato in un insediamento di rifugiati nella zona del Quadraro fece emergere il bisogno concreto di libri in lingua per chi vive lontano dal proprio paese.

La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo è accessibile a persone con disabilità?

Trattandosi di ambienti ricavati al piano terra di un edificio scolastico, l'accesso fisico alla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo risulta generalmente più semplice rispetto a molte biblioteche storiche del centro di Roma; restano comunque da verificare caso per caso i percorsi accessibili fino agli scaffali e ai tavoli di lettura.

La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo si trova in viale Opita Oppio 45, nel quadrante sud-est di Roma compreso fra il quartiere Tuscolano e la zona del Quadraro, territorio del Municipio VII. La sede occupa alcuni ambienti al piano terra di un edificio scolastico, l’istituto comprensivo intitolato a Damiano Chiesa, e ospita un fondo librario multilingue che secondo la scheda ufficiale dell’associazione supera i diecimila volumi in oltre venti lingue diverse, dall’amarico all’arabo, dal cinese al francese, dal russo allo spagnolo e al turco, oltre naturalmente all’italiano. Il progetto nasce dall’Associazione Cittadini del Mondo, un’organizzazione che lavora sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza a Roma dalla fine degli anni duemila, e la biblioteca è il suo progetto più visibile e più longevo. Non è un luogo per soli addetti ai lavori: chiunque può iscriversi gratuitamente e prendere in prestito libri, fumetti e DVD, e chi si prepara a girare la città con più attenzione ai suoi margini meno turistici trova qui un buon punto di partenza, insieme alle risorse di TourLeaderPro per chi organizza un itinerario guidato e di ItalyPlanner.com per chi pianifica il viaggio da solo.

Dove si trova la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo e come arrivarci

Viale Opita Oppio è una strada residenziale del Tuscolano meridionale, a ridosso del confine con il Quadraro e a pochi minuti a piedi dal Parco degli Acquedotti. Non è un indirizzo che compare nelle guide turistiche classiche di Roma, ed è proprio questo il punto: la biblioteca serve un quartiere reale, con le sue scuole, i suoi mercati e la sua popolazione stratificata per decenni di arrivi da tutto il mondo, non una via del centro storico pensata per chi visita la città di passaggio.

In metropolitana e in autobus

La fermata di riferimento è Porta Furba Quadraro sulla linea A, che dista dalla biblioteca circa un chilometro, percorribile a piedi in una quindicina di minuti oppure con una delle linee di superficie che attraversano il Tuscolano lungo via Tuscolana e via Appia Nuova. Chi arriva dal centro storico può prendere la metro A in direzione Anagnina e scendere appunto a Porta Furba Quadraro, oppure proseguire fino a Cinecittà se la tappa successiva della giornata è agli Studios di Cinecittà, che si trovano nello stesso quadrante cittadino a pochi minuti di auto.

In auto e a piedi dal Parco degli Acquedotti

Chi si muove in auto trova il quartiere ben servito dal Grande Raccordo Anulare, con uscita verso via Tuscolana, e dal parcheggio non è mai un problema serio nelle vie residenziali intorno a viale Opita Oppio, a differenza del centro storico. La biblioteca si abbina bene a una passeggiata al Parco degli Acquedotti, che con i suoi resti dell’Aqua Claudia e dell’Anio Novus è uno degli scorci più fotografati e meno affollati della Roma antica; un itinerario a piedi che parte dal parco e arriva fino al Tuscolano tocca in un’unica mattinata archeologia romana e vita di quartiere contemporanea, due facce della stessa città che raramente si vedono insieme.

Che cos’è davvero la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Qui serve chiarezza, perché il nome può generare equivoci: non è una biblioteca comunale della rete delle Biblioteche di Roma, né una struttura statale come la Biblioteca Nazionale Centrale. È un progetto nato e gestito da un’associazione di volontariato, l’Associazione Cittadini del Mondo, che si occupa in modo più ampio di accoglienza, mediazione culturale e sostegno a persone migranti nel territorio del Municipio VII. La biblioteca è la parte più stabile e più conosciuta di questo lavoro, ma non l’unica: intorno a essa ruotano corsi di italiano per stranieri, uno sportello sociale di orientamento e, nel tempo, iniziative di doposcuola e di supporto scolastico rivolte ai ragazzi delle famiglie di origine straniera del quartiere.

Le origini nel Quadraro e la nascita del progetto

L’idea della biblioteca nasce alla fine degli anni duemila da un’esperienza di volontariato in un insediamento di rifugiati nella zona del Quadraro. Fra le testimonianze raccolte allora, una in particolare è rimasta come racconto fondativo del progetto: un rifugiato che chiedeva semplicemente un libro nella propria lingua, per poter leggere una favola al proprio figlio prima di dormire. Da quella richiesta minima e concretissima è partita una raccolta di volumi in lingue diverse dall’italiano, cresciuta negli anni fino a diventare la biblioteca multilingue che oggi occupa i locali di viale Opita Oppio. La sede attuale, all’interno dell’istituto comprensivo Damiano Chiesa, risale ai primi anni duemiladieci, con un ampliamento successivo che ha permesso di ospitare più scaffalature e una sala studio.

Il fondo librario e le lingue rappresentate

Il patrimonio della biblioteca, secondo quanto riportato dall’associazione, supera i diecimila volumi, di cui una parte consistente dedicata a bambini e ragazzi, più un fondo multimediale di oltre mille DVD. Le lingue rappresentate sono oltre venti, e comprendono sia le lingue europee più diffuse fra i residenti stranieri di Roma, sia lingue asiatiche e africane meno rappresentate nelle biblioteche pubbliche tradizionali. Non è un dettaglio da poco: trovare un romanzo in amarico o in bengalese in una biblioteca pubblica romana è tutt’altro che scontato, ed è proprio questa la nicchia che il progetto ha scelto di coprire fin dall’inizio, senza sovrapporsi alla rete civica ma completandola.

Corsi di italiano, sportello sociale e attività per il quartiere

Accanto al prestito, la biblioteca ospita corsi di italiano per stranieri organizzati su più livelli, pensati per chi deve imparare la lingua per motivi pratici di lavoro, scuola dei figli o pratiche burocratiche, e non per un pubblico di semplici appassionati di lingue. Lo sportello sociale offre orientamento su questioni pratiche legate alla vita quotidiana di chi arriva da un altro paese: documenti, iscrizioni scolastiche, primi passi nella burocrazia italiana. Nel tempo la struttura ha ospitato anche presentazioni di libri, incontri con autori, conferenze e visite guidate nel quartiere, con l’obiettivo dichiarato di farne un luogo di scambio reciproco fra residenti italiani e stranieri, non un servizio rivolto a un solo pubblico.

Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo
Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Il Municipio VII fra Tuscolano, Quadraro e Cinecittà

Per capire davvero il contesto in cui si inserisce questa biblioteca conviene fare un passo indietro e guardare la storia urbanistica del Municipio VII, uno dei territori amministrativi più popolosi di Roma. Il Tuscolano nasce come quartiere di espansione novecentesca lungo l’asse dell’antica via Tuscolana, la strada consolare che collegava Roma a Tusculum, l’odierna Frascati. La crescita edilizia più intensa risale al periodo fra le due guerre e poi, in modo ancora più marcato, agli anni del boom economico del dopoguerra, quando interi isolati vennero costruiti in pochi anni per accogliere famiglie in arrivo da tutta Italia, in particolare dal Mezzogiorno, richiamate dal lavoro nell’industria e nell’edilizia della capitale in espansione.

Il Quadraro, che confina direttamente con la zona in cui sorge la biblioteca, ha una storia per certi versi ancora più densa: nato come borgata informale negli anni Venti e Trenta del Novecento, fuori dalle regole dell’urbanistica ufficiale del regime, il quartiere si è sempre distinto per un tessuto sociale popolare e per un forte senso di comunità, elementi che sopravvivono ancora oggi nella toponomastica, nei mercati rionali e nella vita di strada. Cinecittà, il terzo vertice di questo triangolo urbano, porta con sé una storia completamente diversa, legata alla nascita degli studi cinematografici voluti negli anni Trenta e diventati dal dopoguerra la fucina del grande cinema italiano: una convivenza fra popolare e spettacolare che rende questo quadrante della città molto meno omogeneo di quanto il nome unico di Municipio VII lasci intuire.

Un quartiere che cambia pelle

Negli ultimi tre decenni questa parte di Roma ha visto un cambiamento demografico profondo, con l’arrivo di comunità straniere numerose che si sono insediate accanto alla popolazione storica, spesso negli stessi condomini e nelle stesse scuole. È un processo che a Roma si è verificato in più quadranti della città, dal Pigneto a Torpignattara fino, appunto, al Tuscolano e al Quadraro, ciascuno con caratteristiche proprie legate al tipo di edilizia, al costo degli affitti e alla presenza di servizi. La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo si inserisce esattamente in questo tessuto, in un momento storico in cui il quartiere ha bisogno tanto di servizi rivolti ai nuovi residenti quanto di occasioni di incontro con chi ci vive da generazioni, ed è questa la funzione che il progetto associativo ha scelto di svolgere fin dall’inizio.

Chi arriva da fuori Roma e non conosce questa parte della città spesso si aspetta un quartiere periferico nel senso più povero del termine, ma la realtà è più articolata: il Tuscolano ha una rete di negozi di vicinato, mercati rionali, scuole pubbliche di buon livello e un accesso rapido al centro grazie alla metropolitana, elementi che lo rendono un quartiere di vita quotidiana solida più che un margine cittadino dimenticato. È in questo contesto, non in un vuoto urbano, che una biblioteca di comunità come questa trova senso e pubblico.

Iscrizione, orari e modalità di prestito

L’accesso alla biblioteca è gratuito previa iscrizione, come per la maggior parte delle biblioteche di comunità italiane; la tessera consente il prestito di libri, fumetti e DVD secondo un regolamento che va verificato direttamente con la struttura, perché il numero di volumi prestabili e la durata del prestito possono cambiare nel tempo. Gli orari indicati dall’associazione riguardano l’apertura nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì, in orario diurno e pomeridiano; prima di organizzare una visita, soprattutto in un periodo di vacanze scolastiche o nei mesi estivi, conviene comunque chiamare o scrivere per confermare l’apertura del giorno, dato che una struttura associativa di piccole dimensioni può modificare gli orari con maggiore frequenza rispetto a una biblioteca comunale.

Il consiglio pratico è quello che vale per qualunque realtà di questo tipo: telefonare prima di presentarsi, soprattutto se l’obiettivo è consultare un’opera in una lingua specifica, perché il personale, spesso composto in buona parte da volontari, può indicare con precisione se il titolo cercato è disponibile senza far fare un viaggio a vuoto.

Le biblioteche interculturali a Roma e in Italia: un fenomeno più diffuso di quanto sembri

La Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo non è un unicum assoluto nel panorama italiano, anche se rimane fra i progetti più conosciuti e longevi del suo genere a Roma. In diverse città italiane, da Torino a Bologna fino a Milano, sono nate negli ultimi decenni biblioteche o sezioni di biblioteche pubbliche dedicate ai libri in lingua straniera, spesso legate a progetti di quartiere o ad associazioni del terzo settore, con l’obiettivo condiviso di offrire a chi vive una condizione migratoria un accesso alla lettura nella propria lingua madre, un bisogno che le biblioteche pubbliche generaliste faticano strutturalmente a coprire per ragioni di budget e di rotazione del pubblico. Quello che distingue il progetto romano è la combinazione fra la dimensione del fondo librario, che supera abbondantemente le diecimila unità, e l’ampiezza dei servizi collaterali, dai corsi di lingua allo sportello sociale, un modello più vicino a un centro di comunità multifunzionale che a una semplice biblioteca specializzata.

A Roma la rete civica delle Biblioteche di Roma Capitale, di cui fanno parte istituti come la Biblioteca Goffredo Mameli a Trastevere, ha negli anni ampliato le proprie sezioni multilingue e i propri servizi di accoglienza, ma la scala e la specializzazione restano diverse da quelle di un progetto associativo nato apposta per questo scopo. Le due realtà, quella comunale e quella del terzo settore, più che sovrapporsi tendono a completarsi: chi cerca un romanzo contemporaneo italiano trova più facilmente risposta nella rete civica, chi cerca un testo per bambini in una lingua meno diffusa in Italia trova più probabilmente risposta in un progetto come questo.

Perché una biblioteca multilingue non è un dettaglio simbolico

C’è un aspetto pratico che spesso sfugge a chi non ha vissuto un’esperienza migratoria diretta: la lingua madre non è soltanto uno strumento di comunicazione, è anche il veicolo attraverso cui un genitore trasmette storie, valori e immaginario ai propri figli. Un bambino cresciuto in Italia da genitori stranieri rischia, senza materiali adeguati, di perdere progressivamente la lingua di origine, con conseguenze non solo affettive ma anche cognitive, dato che il bilinguismo bilanciato è generalmente considerato una risorsa e non un ostacolo dagli studi di settore. Una biblioteca come questa, offrendo fiabe e romanzi per l’infanzia in decine di lingue diverse, lavora esattamente su questo punto, spesso senza che il valore dell’operazione venga percepito da chi la osserva dall’esterno come un semplice scaffale multiculturale.

C’è poi un secondo aspetto, più legato all’apprendimento della lingua italiana, che rende il modello ancora più coerente: la ricerca linguistica applicata all’educazione bilingue indica da tempo che un bambino con una solida base nella lingua madre acquisisce più facilmente una seconda lingua, invece di trovarsi diviso fra due sistemi linguistici deboli. In altre parole, incoraggiare la lettura in lingua d’origine non ostacola l’apprendimento dell’italiano, come talvolta si pensa in modo superficiale, ma lo sostiene. È un principio che le biblioteche interculturali applicano in modo pratico, offrendo affiancati sullo stesso scaffale un testo in lingua originale e, quando disponibile, la sua versione italiana, così che genitori e figli possano leggere insieme passando naturalmente da una lingua all’altra.

Un terzo punto, meno discusso ma altrettanto concreto, riguarda gli adulti: molti dei frequentatori della biblioteca non sono bambini ma adulti che, terminata una lunga giornata di lavoro spesso fisicamente impegnativo, trovano in un romanzo nella propria lingua uno dei pochi momenti di riposo mentale della settimana. Leggere nella propria lingua madre, in un contesto di migrazione, non è un lusso ma una forma di cura di sé che raramente viene raccontata quando si parla di integrazione, un tema che i media tendono a ridurre a dati su occupazione e sicurezza, tralasciando la dimensione culturale ed emotiva della vita quotidiana di chi vive lontano dal proprio paese.

Una curiosità sulla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Fra i sostenitori della biblioteca compare un nome che sorprende chi si aspetta una struttura periferica e poco nota: lo scrittore statunitense George R. R. Martin, autore della saga da cui è tratta la serie Il Trono di Spade, ha donato libri al progetto. Non è un episodio isolato di beneficenza celebrità, ma il segno che la storia di questa biblioteca, nata da una richiesta semplicissima in un insediamento di rifugiati, ha avuto una risonanza che è andata ben oltre il quartiere in cui è nata, arrivando a raccontare in giro per il mondo un piccolo modello di integrazione dal basso.

Un altro dettaglio poco noto riguarda la genesi del catalogo: nei primi anni, prima che la raccolta raggiungesse le dimensioni attuali, molti volumi arrivavano da donazioni private di famiglie straniere residenti a Roma, che portavano libri della propria infanzia scritti nella lingua d’origine. È un catalogo cresciuto per stratificazioni successive di generosità individuale più che per acquisti programmati, e questo spiega perché accanto ai grandi classici tradotti si trovino anche edizioni rare o fuori commercio, difficili da reperire altrove in Italia.

Una terza curiosità riguarda la sala studio interna, pensata inizialmente come semplice angolo di lettura e diventata negli anni un punto di riferimento per studenti universitari del quartiere, italiani e stranieri indifferentemente, che la scelgono per il Wi-Fi gratuito e per un clima meno formale rispetto a una grande biblioteca pubblica affollata nei periodi di esame. È un uso della struttura che non era stato previsto in origine e che racconta bene come un progetto nato per un obiettivo preciso finisca poi, nella pratica quotidiana, per rispondere anche a bisogni diversi da quelli con cui era stato pensato.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Quello che raramente viene raccontato è che questa biblioteca non nasce come progetto culturale in senso stretto, ma come risposta a un bisogno molto concreto e molto poco romantico: la difficoltà di orientarsi nella burocrazia italiana per chi arriva da un altro paese senza parlare la lingua. Lo sportello sociale, che oggi sembra un servizio accessorio rispetto al prestito libri, è in realtà parte integrante della stessa idea fondativa: una persona che entra per chiedere aiuto con un documento può ripartire con un libro sotto braccio, e viceversa. Chi visita la biblioteca aspettandosi solo scaffali di narrativa in lingue esotiche rischia di perdere il punto vero del posto, che è la combinazione fra lettura e assistenza pratica quotidiana.

Seconda cosa che pochi sanno: la sede scolastica non è un dettaglio secondario. Ospitare la biblioteca dentro un istituto comprensivo significa che il progetto è in contatto diretto con le famiglie che hanno figli in età scolare nel quartiere, ed è così che nascono naturalmente le attività di doposcuola e di sostegno allo studio per i ragazzi di origine straniera, spesso alle prese con un italiano scolastico più complesso di quello parlato in casa. Non è raro che un genitore scopra la biblioteca accompagnando il figlio a scuola, non cercandola online.

Il consiglio che ti do per visitare la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Il consiglio più utile è di non trattare questa tappa come una visita museale, perché non lo è: è un luogo che vive di attività quotidiane, corsi, prestiti, persone che entrano ed escono per motivi pratici. Chi vuole davvero capire di cosa si tratta dovrebbe chiamare prima e chiedere se in quei giorni è prevista una presentazione di libro, un incontro o un’attività aperta al pubblico esterno, perché è in quelle occasioni che il progetto si mostra nella sua forma più autentica, con volontari, iscritti e residenti del quartiere insieme nella stessa stanza.

La sequenza che suggerisco a chi ha una mattinata libera in questa zona di Roma: partenza dal Parco degli Acquedotti per una passeggiata fra gli archi dell’Aqua Claudia nelle ore più fresche, poi spostamento verso il Tuscolano per una sosta alla biblioteca, con una telefonata fatta il giorno prima per sapere se è il momento giusto per una visita. Chi ha più tempo può proseguire verso gli Studios di Cinecittà, che si trovano nello stesso quadrante e raccontano un’altra faccia della storia recente di questo pezzo di città, quella del cinema italiano piuttosto che quella dell’immigrazione contemporanea. Il punto è netto: chi cerca solo l’archeologia romana può accontentarsi del parco, ma chi vuole capire come cambia davvero una città nel tempo dovrebbe aggiungere anche questa tappa, meno fotogenica ma altrettanto reale.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Roma sia una città multietnica lo sanno tutti, ma quasi nessuno collega questo dato di cronaca contemporanea alla sua storia più antica. Nella Roma imperiale la popolazione della città comprendeva persone arrivate da ogni angolo del Mediterraneo e oltre, portate da schiavitù, commercio, carriera militare o semplice migrazione volontaria; le fonti letterarie e le iscrizioni funerarie restituiscono un quadro di una città linguisticamente e culturalmente composita fin dall’antichità, molto più di quanto l’immagine da cartolina della Roma dei fori e delle statue lasci intuire.

Da qui discende una seconda cosa poco citata: il quartiere Tuscolano e il Quadraro, dove sorge questa biblioteca, sono a loro volta il prodotto di ondate migratorie interne all’Italia, prima ancora che internazionali. Negli anni del boom economico del dopoguerra queste zone si sono riempite di famiglie arrivate dal Sud Italia in cerca di lavoro nella capitale, con gli stessi problemi di lingua, di integrazione scolastica e di accesso ai servizi che oggi vivono le famiglie straniere. La biblioteca interculturale non fa che riproporre, con protagonisti diversi, una dinamica che questo pezzo di città conosce da tre generazioni.

Terzo elemento, questo davvero sottovalutato: il Quadraro in particolare ha una memoria storica precisa legata alla resistenza durante la seconda guerra mondiale, con il rastrellamento del 17 aprile 1944 che portò alla deportazione di centinaia di uomini del quartiere. È una storia di sopraffazione e di comunità colpita duramente, e non è un caso che proprio in questo tessuto urbano, cresciuto attorno a memorie di ingiustizia subita, sia nato decenni dopo un progetto pensato per accogliere chi arriva da fuori invece di respingerlo.

La foto giusta da fare alla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

La fotografia più onesta di questo posto non è uno scatto agli scaffali colorati di copertine in alfabeti diversi, per quanto tentante: è un’immagine degli scaffali insieme alle persone che li usano, con il permesso di chi frequenta la biblioteca, perché è la combinazione fra libri e persone reali a raccontare il progetto meglio di qualunque still life editoriale. Chi preferisce non fotografare persone senza consenso esplicito può concentrarsi sui dorsi dei volumi allineati per lingua, un’inquadratura che da sola comunica la diversità del catalogo meglio di una didascalia.

Per chi invece vuole raccontare il contesto urbano, la foto giusta si fa fuori, lungo viale Opita Oppio, con l’edificio scolastico sullo sfondo: è l’immagine che spiega meglio di ogni altra come la biblioteca sia parte integrante della vita di quartiere e non una struttura isolata. Chi ha tempo per una seconda tappa fotografica può salire fino al Parco degli Acquedotti, dove la luce del tardo pomeriggio sugli archi dell’Aqua Claudia offre un contrasto fortissimo, e volutamente scomodo, fra la grandiosità della Roma antica e la quotidianità minuta del Tuscolano contemporaneo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo momento fondativo risale alla fine degli anni duemila, quando un’esperienza di volontariato in un insediamento di rifugiati nella zona del Quadraro fa emergere il bisogno concreto che darà vita al progetto: libri in lingua per chi vive lontano dal proprio paese. Non è un evento con una data precisa e ufficiale come l’inaugurazione di un monumento, ma è l’origine di tutto ciò che segue.

Il secondo momento è l’apertura vera e propria della biblioteca, nei primi anni duemiladieci, quando il progetto passa da raccolta informale a struttura stabile con una sede riconoscibile. Il terzo è il trasferimento e l’ampliamento successivo nella sede attuale di viale Opita Oppio, all’interno dell’istituto comprensivo Damiano Chiesa, un passaggio che consolida il legame fra la biblioteca e la scuola del quartiere e apre la strada alle attività di doposcuola e sostegno scolastico che si affiancano al prestito.

Il quarto avvenimento è meno documentabile con precisione ma parte del racconto pubblico del progetto: la crescita del catalogo fino a superare i diecimila volumi in oltre venti lingue, un traguardo raggiunto non con un acquisto unico ma con anni di donazioni, raccolte fondi e collaborazioni, fra cui quella arrivata dallo scrittore George R. R. Martin. Il quinto, infine, è la conferma nel tempo del ruolo della biblioteca come punto di riferimento riconosciuto dalle istituzioni cittadine, testimoniata dalla sua presenza nelle schede ufficiali dei portali culturali e turistici di Roma Capitale.

Chi è passato dalla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Il nome più citato in relazione a questo progetto è quello di George R. R. Martin, lo scrittore statunitense autore della saga di romanzi da cui è tratta la serie televisiva Il Trono di Spade, che ha donato libri alla biblioteca. È un sostegno che ha dato al progetto una visibilità internazionale sproporzionata rispetto alle sue dimensioni fisiche, e che ha contribuito a far conoscere fuori dai confini del Tuscolano una storia nata da un bisogno molto locale.

Al di là del nome noto, chi frequenta davvero la biblioteca sono gli oltre mille iscritti che nel corso degli anni hanno preso la tessera, insieme ai centinaia di studenti dei corsi di italiano che si sono alternati nelle aule del progetto. Sono persone arrivate a Roma da paesi diversi, spesso senza una rete di sostegno immediata, che hanno trovato in questi ambienti non solo libri ma anche un primo punto di orientamento nella città. Fra loro, con continuità nel tempo, figurano anche volontari e insegnanti che hanno scelto di dedicare ore libere ai corsi di italiano e allo sportello sociale, il vero motore quotidiano di una struttura che vive più di lavoro volontario che di grandi finanziamenti.

Sono passate di qui, negli anni, anche classi scolastiche in visita dalle scuole del quartiere, gruppi di studenti universitari interessati ai temi della mediazione culturale come oggetto di studio, e giornalisti italiani e stranieri che hanno scelto di raccontare il progetto come esempio concreto di accoglienza dal basso, lontano dai toni spesso astratti del dibattito pubblico sull’immigrazione.

Sul piano istituzionale, la biblioteca è stata oggetto di attenzione da parte di realtà che si occupano di migrazione e integrazione a livello nazionale, comparendo in analisi e approfondimenti dedicati ai modelli di accoglienza dal basso nelle grandi città italiane, segno che l’esperienza del Tuscolano viene guardata anche come caso di studio replicabile altrove.

Un altro tipo di presenza, meno individuabile per nome ma altrettanto significativa, è quella delle famiglie che hanno attraversato la biblioteca in momenti di passaggio della propria vita a Roma: chi arrivava da poco e cercava un primo orientamento nella città, chi aveva bisogno di aiuto con un modulo amministrativo, chi voleva semplicemente trovare un ambiente accogliente in cui far leggere un figlio in una lingua che a scuola nessuno parla. È una forma di presenza che non lascia targhe o intitolazioni, ma che nel tempo ha costruito la reputazione della struttura nel quartiere più di qualunque comunicato stampa.

Il ruolo della presidenza e dei responsabili del progetto

Come per molte realtà del terzo settore, la continuità del progetto nel tempo deve molto alla presenza costante di una figura di riferimento alla guida dell’associazione, che negli anni ha rappresentato pubblicamente la biblioteca in occasioni istituzionali, interviste e approfondimenti dedicati al tema dell’accoglienza a Roma. È un tratto comune a molte esperienze associative italiane di successo: dietro un progetto che dura per più di un decennio c’è quasi sempre una leadership stabile capace di tenere insieme volontari, finanziamenti discontinui e relazioni con le istituzioni locali, un lavoro meno visibile della gestione quotidiana degli scaffali ma altrettanto decisivo per la sopravvivenza della struttura.

Sostenere il progetto: donazioni, tesseramento e volontariato

Una struttura come questa vive di risorse miste: contributi pubblici e privati, tesseramento degli iscritti, donazioni di libri e, non ultimo, il lavoro volontario di chi dedica ore libere all’insegnamento dell’italiano o alla gestione dello sportello sociale. Per chi volesse sostenere concretamente il progetto, dalla semplice donazione di volumi in buono stato in lingue diverse dall’italiano fino a un contributo economico o a un impegno di volontariato regolare, il canale corretto resta sempre quello ufficiale dell’associazione, che aggiorna periodicamente le proprie necessità in base ai progetti in corso.

Vale la pena ricordare, per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di realtà, che una biblioteca di comunità multilingue ha esigenze molto specifiche in termini di donazioni: un libro qualsiasi in italiano, per quanto in buone condizioni, difficilmente risponde alla missione del progetto quanto un testo per l’infanzia in una lingua sottorappresentata, un dizionario bilingue o un romanzo contemporaneo nella lingua di una comunità presente nel quartiere. Prima di organizzare una donazione di libri conviene quindi sempre chiedere alla struttura quali siano le priorità del momento, un accorgimento che vale per qualunque biblioteca di comunità e non solo per questa.

Perché sostenere un progetto come questo ha senso anche per chi non vive nel quartiere

Chi visita Roma da turista o la vive per lavoro senza risiedere nel Tuscolano potrebbe chiedersi che senso abbia interessarsi a una realtà così locale. La risposta più onesta è che progetti come questo tengono insieme, con risorse minime, funzioni che altrimenti resterebbero scoperte: l’accesso alla lettura nella lingua madre per bambini di famiglie straniere, un primo punto di orientamento pratico per chi arriva in una città che non conosce, uno spazio di incontro informale fra residenti di origini diverse. Sono esattamente i servizi che, quando mancano, si trasformano in isolamento sociale e in difficoltà di integrazione che poi si scaricano su altri settori pubblici, dalla scuola ai servizi sociali. Sostenere, anche solo con la conoscenza e la diffusione, un progetto come questo significa sostenere un pezzo di infrastruttura sociale che la città, da sola, non riesce sempre a garantire.

Cosa c’è intorno alla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Nel raggio di pochi minuti a piedi o in auto ci sono alcune delle tappe più interessanti della Roma meno battuta dai flussi turistici di massa. Il Parco degli Acquedotti è la scelta più naturale: un lungo tratto di campagna romana urbana punteggiato dagli archi dell’Aqua Claudia e dell’Anio Novus, celebre anche per essere comparso in film di Federico Fellini. Poco più lontano, verso sud, si trovano gli Studios di Cinecittà, la fabbrica dei sogni del cinema italiano dal dopoguerra a oggi, che merita una mezza giornata a parte.

Chi vuole allargare lo sguardo alla campagna romana più autentica può spingersi verso il Parco della Caffarella e la vicina Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, un piccolo tempio romano riconvertito in chiesa che pochissimi turisti conoscono, oppure proseguire lungo il Parco dell’Appia Antica, la regina delle strade romane, con le sue tombe monumentali e le sue catacombe. Per chi invece vuole restare sul tema delle biblioteche romane, il confronto più istruttivo si fa con realtà di tutt’altra scala come la Biblioteca Nazionale Centrale o la storica Biblioteca Casanatense nel cuore del centro, due poli che raccontano un’idea di biblioteca completamente diversa da quella di comunità del Tuscolano, ma altrettanto parte del patrimonio culturale della città.

Un itinerario ideale per chi ha una giornata intera a disposizione in questo quadrante può cominciare presto la mattina fra gli acquedotti, muoversi verso mezzogiorno verso il Tuscolano per la sosta alla biblioteca, proseguire con un pranzo semplice in uno dei tanti locali di vicinato della zona, tutt’altro che rivolti al turismo e per questo spesso più genuini di certi indirizzi del centro storico, e chiudere il pomeriggio con la visita agli Studios di Cinecittà o con una passeggiata più lenta verso la Caffarella, a seconda che si preferisca lo spettacolo del cinema o il silenzio della campagna romana. È una giornata che restituisce un’idea di Roma molto lontana da quella dei tour organizzati intorno al Colosseo e ai Fori, ma altrettanto rappresentativa di come la città funziona davvero nel suo quotidiano.

Quando andare e come organizzare la visita

Non essendo un’attrazione turistica con un flusso costante di visitatori, la biblioteca non ha una vera e propria stagionalità paragonabile a un museo o a una spiaggia. Il criterio migliore per scegliere quando andare non è la stagione dell’anno, ma il tipo di esperienza che si cerca. Chi vuole vedere la struttura nel suo funzionamento ordinario, con il prestito e la sala studio in uso, dovrebbe presentarsi in un giorno feriale qualunque, lontano da festività e da chiusure estive; chi invece vuole partecipare a un’iniziativa pubblica, come una presentazione di libro o un incontro, deve informarsi in anticipo sul calendario delle attività, che varia di mese in mese e non segue un ritmo fisso come quello di un’istituzione culturale con una programmazione annuale pubblicata.

Va anche detto con chiarezza, per correttezza verso chi legge, che orari e attività di una struttura associativa di questo tipo possono cambiare nel tempo in base alla disponibilità di volontari e di risorse, un fattore molto diverso da quello di una biblioteca pubblica con personale stabile e stipendiato. Questo non significa che il progetto sia precario, dato che è attivo da molti anni ed è stabilmente inserito nei portali culturali e turistici della città, ma significa che una verifica diretta, con una telefonata o un messaggio, resta sempre il passo più saggio prima di organizzare una visita, specialmente se si arriva da fuori Roma e si ha una finestra di tempo limitata.

Come inserirla in un itinerario più ampio sul Municipio VII

Chi visita Roma per più giorni e vuole uscire dal centro storico può costruire un’intera giornata intorno a questo quadrante cittadino. La mattina si presta bene a una passeggiata al Parco degli Acquedotti, che offre luce migliore nelle prime ore e meno affollamento; la tarda mattinata o il primo pomeriggio, con la biblioteca aperta e attiva, è il momento più indicato per una sosta, sempre previa verifica telefonica; il pomeriggio inoltrato si presta invece a una visita agli Studios di Cinecittà, che richiedono un biglietto d’ingresso e diverse ore per essere visti con calma. È un itinerario che in una sola giornata tiene insieme archeologia romana, storia del cinema italiano e un progetto sociale contemporaneo, tre livelli di lettura della stessa città che raramente vengono proposti insieme nelle guide turistiche tradizionali.

Accessibilità e informazioni pratiche

Trattandosi di ambienti ricavati al piano terra di un edificio scolastico, l’accesso fisico alla struttura risulta generalmente più semplice rispetto a molte biblioteche storiche del centro di Roma, spesso ospitate in palazzi antichi privi di ascensori o rampe. Restano comunque da verificare caso per caso la presenza di percorsi accessibili completi fino agli scaffali e ai tavoli di lettura, dato che le condizioni di un edificio scolastico possono variare da un ambiente all’altro. Per chi si muove con sedia a rotelle o con altre difficoltà motorie, come per qualunque struttura di piccole dimensioni, la raccomandazione resta quella di segnalare in anticipo le proprie esigenze quando si contatta la biblioteca, così da permettere al personale e ai volontari di organizzare l’accoglienza nel modo più adeguato.

Un ultimo appunto pratico riguarda la lingua di comunicazione: chi non parla italiano può comunque provare a contattare la biblioteca, dato che la sua stessa missione è lavorare con un pubblico plurilingue, e buona parte dei volontari e del personale ha esperienza diretta nella comunicazione con persone che parlano lingue diverse dall’italiano.

Per chi arriva da fuori Roma con mezzi propri, vale infine la pena ricordare che il quartiere non dispone di grandi parcheggi dedicati come si trovano vicino ai poli museali del centro, ma la sosta su strada nelle vie residenziali attorno a viale Opita Oppio resta generalmente meno complicata rispetto al centro storico, un vantaggio pratico non da poco per chi organizza una tappa fuori dai circuiti più battuti della città.

Domande veloci sulla Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Dove si trova esattamente la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo?

In viale Opita Oppio 45, nel quartiere Tuscolano, al confine con il Quadraro, territorio del Municipio VII di Roma, all’interno dell’istituto comprensivo Damiano Chiesa.

Chi gestisce la biblioteca?

L’Associazione Cittadini del Mondo, un’organizzazione che lavora sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza a Roma, di cui la biblioteca è il progetto più conosciuto.

Quanti libri ci sono e in quante lingue?

Secondo la scheda ufficiale dell’associazione il fondo supera i diecimila volumi in oltre venti lingue diverse, oltre a un fondo multimediale di oltre mille DVD.

L’iscrizione è gratuita?

Sì, l’accesso e l’iscrizione sono gratuiti; la tessera consente il prestito di libri, fumetti e DVD secondo il regolamento della biblioteca, da verificare direttamente con la struttura.

Si organizzano corsi di italiano per stranieri?

Sì, la biblioteca ospita corsi di italiano per stranieri su più livelli, oltre a uno sportello sociale di orientamento sulla vita pratica e burocratica a Roma.

Come si raggiunge in metropolitana?

La fermata più vicina è Porta Furba Quadraro sulla linea A, a circa un chilometro dalla biblioteca, raggiungibile a piedi o con le linee di superficie del Tuscolano.

Quali sono gli orari di apertura?

L’apertura indicata è nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. Trattandosi di una struttura associativa, è sempre consigliabile verificare orari e disponibilità telefonando prima di una visita.

È vero che George R. R. Martin ha donato libri a questa biblioteca?

Sì, lo scrittore statunitense, autore della saga da cui è tratta la serie Il Trono di Spade, ha donato libri al progetto, contribuendo a farlo conoscere anche fuori dai confini del quartiere.

La biblioteca fa parte della rete civica delle Biblioteche di Roma?

No, è un progetto autonomo gestito da un’associazione di volontariato, distinto dalla rete comunale delle Biblioteche di Roma, pur essendo segnalato nei portali culturali e turistici di Roma Capitale.

Ci sono attività di doposcuola per i bambini?

La collocazione della biblioteca dentro un istituto comprensivo ha favorito nel tempo attività di sostegno scolastico e doposcuola rivolte ai ragazzi del quartiere, in particolare quelli di origine straniera.

Cosa si trova nelle vicinanze della biblioteca?

Il Parco degli Acquedotti, con i resti dell’Aqua Claudia e dell’Anio Novus, si trova a pochi minuti; nello stesso quadrante cittadino ci sono anche gli Studios di Cinecittà e, un po’ più lontano, il Parco della Caffarella e il Parco dell’Appia Antica.

Che quartiere è il Tuscolano dove si trova la biblioteca?

Un quartiere residenziale nato in gran parte durante il boom economico del dopoguerra, cresciuto grazie a migrazioni interne dal Sud Italia, oggi abitato anche da comunità straniere numerose: la stessa dinamica di arrivo e integrazione che la biblioteca prova a facilitare oggi con i nuovi residenti.

Cosa ricorda il Quadraro nella storia di Roma?

Il quartiere è legato in particolare al rastrellamento del 17 aprile 1944, quando centinaia di uomini furono deportati dai tedeschi in occupazione: una memoria di comunità colpita duramente che rende ancora più significativa la nascita, decenni dopo, di un progetto di accoglienza in questo stesso territorio.

La biblioteca organizza eventi culturali?

Nel corso degli anni ha ospitato presentazioni di libri, incontri con autori, conferenze e visite guidate nel quartiere, con l’obiettivo di creare occasioni di incontro fra residenti italiani e stranieri.

Serve la prenotazione per visitare la biblioteca?

Non è richiesta una prenotazione formale per l’accesso, ma è sempre consigliabile contattare telefonicamente la struttura prima di una visita, per confermare orari e disponibilità del giorno.

Quanto dista la biblioteca dal centro di Roma?

Il Tuscolano si trova nel quadrante sud-est della città, a circa una ventina di minuti dal centro storico usando la metropolitana linea A fino a Porta Furba Quadraro e proseguendo a piedi.

La biblioteca accetta donazioni di libri?

Il fondo librario si è costruito nel tempo anche grazie a donazioni private, oltre a contributi più noti come quello dello scrittore George R. R. Martin; per informazioni aggiornate sulle modalità di donazione conviene contattare direttamente l’associazione.

È adatta a una visita con bambini?

La sezione dedicata a ragazzi e bambini è una parte consistente del catalogo, e la biblioteca è pensata anche per famiglie che vogliono avvicinare i figli a lingue e culture diverse fin da piccoli.

Si può consultare il catalogo online prima di andare?

Per verificare la disponibilità di un titolo specifico in una determinata lingua conviene contattare direttamente la biblioteca tramite telefono o email, dato che una struttura di queste dimensioni non sempre dispone di un catalogo digitale consultabile pubblicamente come quello di una grande biblioteca statale.

La biblioteca ha una pagina social attiva?

Sì, il progetto è presente sui principali social network, dove vengono pubblicati aggiornamenti su iniziative, corsi ed eventi; è un buon canale da controllare prima di una visita per avere notizie più aggiornate rispetto a una pagina web statica.

Che differenza c’è fra questa biblioteca e una biblioteca comunale di quartiere?

Una biblioteca comunale della rete civica di Roma Capitale è gestita e finanziata dall’amministrazione pubblica, con personale dipendente e un catalogo generalista in lingua prevalentemente italiana; questa struttura nasce invece da un’associazione di volontariato, si concentra specificamente sul multilinguismo e affianca al prestito libri servizi sociali diretti come i corsi di italiano e lo sportello di orientamento.

Si può fare volontariato in biblioteca?

Realtà di questo tipo si reggono in larga parte sul contributo di volontari, per l’insegnamento dell’italiano, la gestione dello sportello sociale o il supporto al prestito; chi è interessato dovrebbe contattare direttamente l’associazione per conoscere le modalità e i requisiti richiesti in un dato momento.

Ci sono altre sedi dell’Associazione Cittadini del Mondo a Roma?

L’associazione ha sviluppato nel tempo diverse attività e collaborazioni sul territorio del Municipio VII e oltre; per conoscere l’elenco aggiornato delle iniziative e delle eventuali sedi collegate è preferibile consultare i canali ufficiali dell’associazione piuttosto che informazioni di terze parti che possono non essere aggiornate.

A nostro giudizio la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo merita una tappa proprio perché non è pensata per i turisti: è un pezzo di città che funziona, silenziosamente, da quasi vent’anni, e che racconta meglio di molti musei come Roma continui a essere quello che è sempre stata, una città di arrivi. Chi si limita ai fori e alle fontane vede solo metà della storia; chi si spinge fino al Tuscolano vede l’altra metà, quella che si scrive ogni giorno.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata nei quartieri meno centrali di Roma, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari fuori dal centro storico trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma, mentre chi vuole scoprire un’altra Roma lontana dai luoghi più fotografati trova spunti utili nella sezione dedicata alle esperienze meno battute della città.

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