B-Folk
In breve. B-Folk è un'associazione culturale di Roma est, in via dei Faggi 129/A, dentro quella griglia di strade con i nomi di alberi e di fiori che dal cuore di Centocelle prosegue verso l'Alessandrino e, più in là, verso Torre Maura.
B-Folk è un'associazione culturale di Roma est, in via dei Faggi 129/A, dentro quella griglia di strade con i nomi di alberi e di fiori che dal cuore di Centocelle prosegue verso l'Alessandrino e, più in là, verso Torre Maura. Mostre, concerti, presentazioni di libri, proiezioni di film indipendenti e un bancone ben fornito dove si chiacchiera: la descrizione che circola da anni è questa, ed è una descrizione onesta, perché fotografa in una riga quello che succede davvero dentro una sala di quartiere che ha deciso di fare cultura invece di limitarsi a somministrare.
Il punto interessante, e il motivo per cui vale la pena spendere qualche migliaio di parole su un indirizzo che nessuna guida turistica stampata nominerà mai, è proprio quel doppio statuto. B-Folk non è un teatro, non è una galleria, non è un cinema, non è un circolo ricreativo e basta. È tutte queste cose messe insieme, tenute su da una formula giuridica che in Italia ha una storia lunga e che quasi nessuno si prende la briga di spiegare per bene: l'associazione culturale con tessera. Chi entra la prima volta e si sente chiedere di iscriversi spesso non capisce perché, pensa a un trucchetto commerciale, e invece è esattamente il contrario: è il meccanismo che permette a un posto piccolo di programmare cose che un locale commerciale puro non programmerebbe mai, perché non renderebbero abbastanza.
Nelle pagine che seguono provo a raccontare tutto: dove si trova esattamente, come ci si arriva senza impazzire, che cosa succede dentro, come funziona davvero la tessera, che cosa c'è intorno nel raggio di un chilometro (e c'è parecchio: una villa imperiale sepolta sotto un parco di centoventi ettari, il primo campo di volo d'Italia, un acquedotto del terzo secolo, una delle borgate più raccontate della letteratura italiana del Novecento), e perché questo pezzo di città merita una serata anche a chi abita dall'altra parte del fiume e a Roma est non ci mette piede mai.
Dove si trova B-Folk e come si fa ad arrivarci
L'indirizzo, e che cosa significa quel numero civico
L'indirizzo è via dei Faggi 129/A, Roma. Sembra un'informazione banale, e invece dice già tre cose. La prima: via dei Faggi appartiene alla toponomastica botanica del quartiere, quella per cui a Centocelle e nella confinante zona urbanistica Alessandrina le strade si chiamano via delle Gardenie, via dei Castani, via dei Narcisi, via dei Mirti, via dei Glicini, via delle Camelie, via degli Aceri, via dei Platani, via delle Robinie, via dei Tigli. Quando qualcuno del quartiere ti dà un appuntamento, ti nomina una pianta. È un sistema che disorienta chi arriva da fuori e che per chi ci vive è una mappa mentale precisa come una scacchiera.
La seconda cosa: il numero 129/A è un numero alto. Via dei Faggi è lunga, e i civici bassi e quelli alti raccontano due pezzi di quartiere leggermente diversi, uno più vicino al nucleo storico di Centocelle con le sue palazzine basse degli anni Trenta e Quaranta, l'altro che sfuma verso l'edilizia più recente e più densa in direzione dell'Alessandrino. B-Folk si trova nella parte in cui la strada ha già cambiato carattere: meno villini, più condomini, saracinesche di negozi di quartiere, officine, un paio di bar storici, e in mezzo un civico che la sera si accende.
La terza cosa: la lettera A dopo il numero. Nei quartieri costruiti per addizioni successive, come tutta questa fascia di Roma est, i civici con la lettera sono quasi sempre il segno di un fabbricato aggiunto dopo, oppure di un locale ricavato al piano terra di un edificio che in origine non lo prevedeva. È un dettaglio da nulla che però spiega perché certi indirizzi di questa zona siano difficili da trovare al primo colpo: il portone principale ha un numero, lo spazio che cerchi ha lo stesso numero con una lettera attaccata, e i due possono essere a qualche metro di distanza.
Con la metropolitana
La linea C della metropolitana ha cambiato la vita a questo quadrante, e vale la pena di ricordare come ci è arrivata, perché è una storia romana esemplare. Il primo tratto, da Monte Compatri-Pantano fino alla stazione Parco di Centocelle, è stato aperto al pubblico il 9 novembre 2014, dopo un pre-esercizio cominciato nel dicembre dell'anno prima. Il 29 giugno 2015 è entrata in servizio la tratta successiva, da Mirti a Lodi, che è quella che ha finalmente messo Centocelle in collegamento diretto con la parte interna della città. Il 12 maggio 2018 è stata la volta di San Giovanni, primo vero nodo di scambio con la linea A. Il 16 dicembre 2025 sono state inaugurate Porta Metronia e Colosseo, quest'ultima attuale capolinea provvisorio e secondo scambio, questa volta con la linea B.
Per chi deve raggiungere via dei Faggi le stazioni utili sono quelle che servono la griglia botanica: Gardenie e Mirti sul lato più interno, Parco di Centocelle e Alessandrino procedendo verso l'esterno. Tutte e quattro lasciano una camminata, perché la linea C corre lungo la direttrice della Casilina e le strade degli alberi si sviluppano perpendicolari a quella direttrice. Nessuna di queste fermate ti scarica davanti al portone, e chiunque ti dica il contrario non conosce la zona. Metti in conto un quarto d'ora a piedi abbondante, in un tessuto urbano piatto, illuminato e pieno di gente fino a tardi, il che rende la camminata più che praticabile anche di sera.
Un'avvertenza tecnica che in pochi ricordano: la frequenza dichiarata della linea C è attorno ai nove minuti. Non è pochissimo, e se esci dopo mezzanotte conviene aver dato un'occhiata all'orario dell'ultima corsa prima di sederti comodo. La linea è automatica, senza conducente, e i treni sono moderni, ma l'orario di servizio resta quello di una metropolitana romana, non quello di una metropolitana berlinese.
Con i mezzi di superficie
Il quartiere è servito da una rete di superficie fitta e da tre linee di tram che percorrono la via Prenestina: il 5, che da piazza dei Gerani arriva alla stazione Termini; il 14, che parte da viale Palmiro Togliatti e arriva anche lui a Termini; il 19, che da piazza dei Gerani va fino a piazza Risorgimento, cioè fino al Vaticano. Quest'ultimo è probabilmente il tram più utile d'Italia per chi vuole attraversare Roma da est a nord-ovest senza mai scendere sottoterra, e per chi alloggia dalle parti del Vaticano è la risposta più semplice alla domanda su come si raggiunge questo quadrante.
La ferrovia dimenticata
C'è poi un mezzo che quasi nessun turista considera e che gli abitanti conoscono benissimo: la ferrovia Roma-Giardinetti, oggi limitata alla stazione di Centocelle, che corre lungo la via Casilina e arriva alla stazione Laziali, a due passi da Termini. È l'ultimo residuo del vecchio sistema di ferrovie a scartamento ridotto che collegava Roma ai Castelli e alla Ciociaria, ha vagoncini piccoli, un andamento lento e un fascino da museo in movimento. Non è il modo più rapido per arrivare a B-Folk, ma è di gran lunga il più interessante, e se sei il tipo di persona che viaggia anche per il gusto del tragitto, quella mezz'ora ti resta in testa più della serata.
In macchina e in motorino
Arrivare in macchina si può, parcheggiare è un'altra faccenda. Siamo in una zona densa, con file di auto su entrambi i lati di quasi tutte le strade e una domanda di sosta che nelle ore serali si impenna. Non ci sono grandi parcheggi di scambio a portata di mano una volta dentro la griglia. Chi viene dal Grande Raccordo Anulare entra tipicamente dalla Casilina o dalla Prenestina e poi si infila nelle traverse, e da quel momento comincia il giro delle sette chiese alla ricerca di uno spazio. Il motorino, a Roma est come nel resto della città, resta la soluzione che funziona meglio.
Che cos'è davvero un'associazione culturale con tessera
Questa è la parte che più vale la pena spiegare, perché è quella su cui circolano più fraintendimenti e perché senza capirla non si capisce niente di posti come B-Folk. Chi arriva la prima volta e trova una persona seduta a un tavolino che chiede nome, cognome e una piccola quota di iscrizione tende a reagire in due modi opposti: o pensa che sia una forma di esclusività un po' snob, oppure pensa che sia una scusa per far pagare l'ingresso chiamandolo in un altro modo. Nessuna delle due letture è corretta.
Il principio: non si vende, si condivide
Un'associazione culturale è un ente senza scopo di lucro. Questa non è una formula retorica: significa che l'eventuale avanzo di gestione non può essere distribuito fra i soci, ma deve essere reinvestito nelle attività dell'associazione stessa. Se alla fine dell'anno i conti chiudono bene, quei soldi tornano dentro sotto forma di impianto audio nuovo, di un cachet un po' più decente per chi suona, di una mostra allestita meglio, di un impianto luci che non faccia sembrare tutti pallidi.
Da questo principio discende la logica della tessera. L'associazione non svolge attività commerciale verso il pubblico indistinto: svolge attività verso i propri soci. Il socio non è un cliente, è una persona che entra a far parte di un corpo collettivo, e in teoria ha diritto di voto nell'assemblea che approva il bilancio e che elegge il direttivo. In pratica, diciamocelo, la stragrande maggioranza dei soci di qualunque associazione culturale italiana non metterà mai piede in un'assemblea. Ma il diritto c'è, ed è quel diritto che distingue giuridicamente il socio dall'avventore.
La quota, e perché è bassa
La quota associativa non è il prezzo di un biglietto. È il contributo con cui partecipi alla vita dell'ente per un periodo determinato, di solito una stagione o un anno solare o un anno associativo che va da settembre a settembre. Nelle realtà di quartiere questa quota è quasi sempre contenuta, perché lo scopo non è fare cassa sull'iscrizione ma costruire una base sociale ampia. Nessuna cifra qui, perché le quote cambiano di anno in anno e un numero scritto oggi fra sei mesi sarebbe falso: chiedi alla porta, o guarda i canali dell'associazione.
Quello che posso dirti con sicurezza è il meccanismo. Paghi una volta, ti viene rilasciata una tessera nominativa (di cartoncino, di plastica, oppure oggi sempre più spesso digitale, con un codice sul telefono), e da quel momento per tutta la durata della validità entri senza ripagare l'iscrizione. Le singole serate possono avere un contributo a parte, soprattutto i concerti, e quello è un'altra cosa ancora: è il modo con cui si paga chi suona.
Gli enti di promozione e il perché di quella sigla sulla tessera
Chi si tessera in un circolo di quartiere spesso nota sulla tessera una sigla che non c'entra apparentemente niente con il posto in cui si trova. È normale. In Italia moltissime associazioni culturali di base sono affiliate a enti di promozione sociale o sportiva di livello nazionale, riconosciuti dallo Stato, che funzionano da rete di garanzia, di formazione, di assicurazione e di copertura amministrativa. L'associazione locale versa un contributo alla rete nazionale, la rete nazionale le fornisce il modello di statuto, l'inquadramento assicurativo dei soci, la consulenza fiscale e il tesseramento vero e proprio. È il motivo per cui una tessera fatta in un circolo di Roma est talvolta ti apre le porte di un circolo affiliato alla stessa rete in un'altra città.
Qual sia la rete di affiliazione di un singolo circolo lo si legge sulla tessera nel momento in cui la si riceve, ed è una di quelle informazioni che alla porta ti spiegano volentieri se le chiedi. Vale la pena chiederlo, perché da quella sigla dipendono cose molto concrete: la copertura assicurativa mentre sei dentro, la validità reciproca del tesseramento in altri circoli della stessa rete, e il tipo di formazione che i volontari hanno alle spalle.
La riforma del Terzo settore, in breve e senza mal di testa
Dal 2017 il mondo dell'associazionismo italiano è regolato dal Codice del Terzo settore, che ha riordinato una materia che prima era sparpagliata fra leggi diverse e prassi consolidate. Il Codice ha introdotto un registro unico nazionale in cui gli enti si iscrivono, ha definito con più precisione le categorie (le associazioni di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato, gli enti filantropici e così via) e ha stabilito obblighi di trasparenza sui bilanci proporzionati alla dimensione dell'ente.
Per un circolo di quartiere questo ha significato più adempimenti e più carte, ma anche una posizione giuridica più chiara. Il punto pratico che riguarda te che entri da visitatore è semplicissimo: il fatto che ti venga chiesto di associarti non è un capriccio del gestore, è la condizione perché quella sala possa fare quello che fa. Senza quella cornice, un locale di quelle dimensioni dovrebbe scegliere: o diventa un bar puro e smette di programmare rassegne che non pagano, oppure chiude.
Che cosa cambia, per te, in concreto
Cambiano quattro cose. La prima è la prima volta: metti in conto due minuti in più all'ingresso per compilare il modulo. Porta un documento, serve per la registrazione nominativa. La seconda è la percezione del posto: una sala di soci si comporta diversamente da una sala di clienti, c'è meno turnover, si conoscono tutti, e se sei nuovo lo si nota subito, il che a seconda del tuo carattere è una scocciatura o un vantaggio enorme, perché nel giro di venti minuti qualcuno ti avrà rivolto la parola.
La terza è la programmazione: siccome non c'è l'obbligo di riempire la sala ogni sera per pagare l'affitto con le sole consumazioni, si possono programmare serate che a un locale commerciale non converrebbero. Una presentazione di un libro di poesia davanti a venticinque persone è un disastro economico per un bar e una serata perfettamente sensata per un'associazione. La quarta è che, in linea di principio, sei corresponsabile del posto. Se ti comporti male non sei un cliente da gestire, sei un socio che sta dando fastidio agli altri soci, e la reazione è diversa.
Il bancone, senza retorica
Sì, c'è il bancone, ed è la parte del racconto che di solito si gonfia oltre misura. Un circolo culturale ha una somministrazione riservata ai soci perché è così che si copre buona parte dei costi fissi: l'affitto, le utenze, la SIAE, l'assicurazione. È un pezzo del meccanismo, non il centro della serata. Chi ci va per la programmazione lo usa come si usa il foyer di un teatro, cioè per stare in piedi a parlare nei venti minuti prima che comincino le cose e nell'ora dopo che sono finite, e ci si trova benissimo anche ordinando un'acqua o un caffè. Di posti a Roma dove il bancone è il centro della serata ce ne sono a migliaia, e questo non è uno di quelli.
Che cosa succede dentro B-Folk
La formula si regge su cinque gambe: mostre, concerti, presentazioni di libri, proiezioni di film indipendenti e il bancone. Vale la pena prenderle una per una, perché ciascuna di queste attività ha una logica sua e nessuna è un riempitivo delle altre.
Le mostre
Le mostre in un circolo di quartiere funzionano in modo diverso da quelle di una galleria. In galleria c'è un mercato, ci sono collezionisti, c'è un gallerista che seleziona con criteri commerciali oltre che estetici. In un circolo l'esposizione è quasi sempre gratuita per chi espone, il che cambia radicalmente il tipo di lavoro che finisce alle pareti: fotografia documentaria, illustrazione, fumetto, incisione, piccolo formato, lavori di chi insegna e di chi studia, personali di artisti di zona che a trent'anni hanno già una produzione seria e nessun canale per mostrarla.
C'è un vantaggio pratico enorme in questa formula, ed è la durata dello sguardo. In una galleria si entra, si fa il giro in sette minuti e si esce. In un circolo la mostra ti resta davanti per tutta la sera, perché sei lì per un'altra ragione e le immagini ti guardano mentre parli con qualcuno. È un modo di fruire l'arte che sembra distratto e invece funziona benissimo: dopo due ore in quella stanza, quelle fotografie te le ricordi meglio di una mostra vista come si deve in un museo.
I concerti
Qui c'è da fare una premessa sulla scala. In una sala di quartiere non suonano le formazioni da palasport, e nemmeno quelle da club grande. Suonano progetti che hanno un pubblico fra le trenta e le centocinquanta persone: cantautorato, folk in tutte le sue derive, jazz da trio, canzone d'autore romana, blues, tradizione popolare del centro e del sud Italia rielaborata, e tutto quello che nasce dall'incrocio fra queste cose.
Il nome stesso del posto dichiara una direzione. Chi chiama folk una sala da concerto sta segnalando un'attenzione alla musica di tradizione e ai suoi innesti contemporanei, che nel Lazio significa tarantella e saltarello, ma anche il grande serbatoio della canzone popolare romana e le contaminazioni con il Mediterraneo e i Balcani che a Roma hanno una tradizione lunga almeno quarant'anni. È un segnale, non un vincolo: nelle sale di quartiere la programmazione è sempre più larga dell'etichetta che portano addosso.
Quello che cambia in una sala piccola è il rapporto con chi suona. Non c'è una fossa, non c'è un backstage vero, non c'è distanza. Chi suona attraversa il pubblico per andare sul palco e poi torna a sedersi al tavolo. Il volume è quello giusto per una stanza, il che vuol dire che senti gli strumenti e non solo l'impianto. Per chi è abituato ai grandi concerti, la prima volta è una specie di riabilitazione uditiva: ti ricordi che la musica dal vivo è fatta di corde e di fiati e non di watt.
Le presentazioni di libri
Le presentazioni di libri sono la voce che più di ogni altra spiega perché serve la forma associativa. Una presentazione porta in sala trenta, quaranta, in una serata fortunata settanta persone. Nessun locale commerciale organizzerebbe una serata così, perché il conto non torna mai. Un'associazione sì, perché il conto non è l'unico criterio.
Il risultato è che nelle sale di quartiere romane si presentano libri che nelle librerie del centro non arrivano: piccola editoria, saggistica militante, poesia, narrativa d'esordio, ricerche storiche locali, memorie orali di quartiere. Roma est ha una tradizione fortissima proprio di storia orale e di ricerca sulle borgate, e c'è una bibliografia seria su questo, dagli studi sulle indagini archeologiche di Centocelle fino ai lavori di storia orale sulla periferia romana. Un circolo di via dei Faggi è esattamente il posto dove questi libri incontrano i loro lettori naturali, che spesso sono le persone di cui quei libri parlano.
Le proiezioni di film indipendenti
La quarta gamba è il cinema. Non la programmazione di prima visione, evidentemente, ma il documentario, il corto, l'autoproduzione, il film che ha fatto due festival e poi è sparito, il lavoro di chi ha finito la scuola di cinema e non ha trovato distribuzione. A Roma questo tipo di programmazione ha una rete di sale piccole e di circoli che fa un lavoro che le multisala non fanno e che nemmeno le sale d'essai riescono più a fare fino in fondo.
La proiezione in un circolo ha una qualità che il cinema vero non ha: la discussione. Alla fine non si accendono le luci e si esce. Alla fine si resta, e se c'è chi ha fatto il film si parla con lui. In una città dove si produce cinema da un secolo e dove ci sono gli studi più importanti d'Europa a pochi chilometri da qui, in linea d'aria, questo è meno banale di quanto sembri: significa che la filiera del cinema romano ha un piano terra, e il piano terra sono queste stanze.
La stand-up comedy
C'è una quinta voce che negli ultimi anni si è presa uno spazio importante, e che vale la pena segnalare perché nella descrizione storica del posto non compariva: la comicità dal vivo. Il calendario di B-Folk pubblicato sulla scheda di zero.eu, la fonte da cui viene la descrizione classica del locale, riporta per la stagione autunnale 2026 un appuntamento settimanale di stand-up comedy, in programma di mercoledì in prima serata, con date che si susseguono da metà settembre fino a metà dicembre.
Questo dice due cose. La prima è che nel settembre del 2026 il posto è vivo e programma regolarmente, il che per un circolo di quartiere non è mai un dato scontato. La seconda è che la stand-up italiana, che dieci anni fa era un fenomeno di nicchia importato, oggi ha una scena diffusa che si regge proprio su sale come questa: piccole, con il pubblico vicino, dove un comico può provare materiale nuovo senza il terrore di sbagliare davanti a mille persone. Le sale di quartiere sono il laboratorio della comicità italiana contemporanea, esattamente come i piccoli club sono il laboratorio della musica.
Una curiosità su B-Folk
La curiosità che preferisco riguarda il nome della strada, e sembra una sciocchezza finché non ci si pensa su. Via dei Faggi fa parte di un sistema toponomastico che è, senza esagerare, uno dei più estesi e coerenti di tutta Roma: centinaia di strade intitolate a piante, dalle abelie alle vitalbe, in ordine alfabetico dispiegato su chilometri quadrati. Accanto a questo sistema ce n'è un secondo, meno noto, nella fascia a nord del quartiere fra via delle Palme e via delle Rose: lì le strade non portano i nomi delle piante, portano i nomi dei botanici. Federico Delpino, Filippo Parlatore, Michele Tenore, Giovanni Passerini, Pietro Romualdo Pirotta, e perfino Teofrasto, cioè il greco del quarto secolo avanti Cristo a cui si fa risalire la nascita della botanica come disciplina.
Il risultato è che una serata a B-Folk si svolge dentro un grande erbario urbano, dove le piante sono i nomi delle strade e gli studiosi che le classificarono hanno la strada accanto. Quando esci dal portone e torni verso la metropolitana, stai camminando dentro un indice di un manuale di botanica disegnato sull'asfalto. È il genere di dettaglio che non serve a niente e che rende un quartiere improvvisamente interessante.
C'è poi una seconda curiosità, più minuta, che riguarda il modo in cui la gente del posto dà le indicazioni. In un quartiere con le strade a tema, nessuno dice il nome per intero. Si dice ai Faggi, ai Castani, alle Gardenie, ai Mirti. L'articolo e la pianta, punto. Se chiedi a qualcuno del quartiere dove trovi via dei Faggi e ti risponde con un gesto e la parola Faggi, non è sbrigativo: sta parlando la lingua locale, e tu ne hai appena imparato una parola.
Il quartiere intorno: Centocelle, Alessandrino, Torre Maura
Per capire dove ti trovi serve una mappa mentale del quadrante, perché i nomi che si usano in conversazione e quelli amministrativi non coincidono mai del tutto, e questo genera confusione perfino nei romani.
Le tre scatole cinesi di Centocelle
Centocelle è tre cose contemporaneamente. È una zona urbanistica, la 7A del Municipio Roma V, e questo è il perimetro amministrativo stretto. È il nome popolare di un pezzo di città molto più grande, che nell'uso comune arriva molto oltre quel perimetro. Ed è un pezzo del nome del quartiere ufficiale Q. XIX Prenestino-Centocelle, che è un'altra cosa ancora. Quando qualcuno ti dice che B-Folk è a Centocelle, usa il secondo significato, quello popolare, ed è il significato giusto per orientarsi.
A est della zona urbanistica 7A comincia la 7B, che si chiama Alessandrina e che nell'uso di tutti i giorni diventa l'Alessandrino. È lì che la toponomastica botanica prosegue, perché la griglia delle strade degli alberi non si ferma al confine amministrativo. Più a est ancora, oltre il Grande Raccordo Anulare in un punto e al di qua in un altro, c'è Torre Maura, che amministrativamente è la quindicesima zona dell'Agro romano e che ha una sua toponomastica tutta diversa, dedicata agli uccelli. Passare dalle piante agli uccelli, camminando, è il modo più preciso per accorgersi di aver cambiato quartiere.
Il nome che viene da una villa imperiale
Il toponimo Centocelle non ha niente a che fare con celle monastiche o carcerarie, come qualcuno ancora racconta. Deriva dalla villa romana detta ad duas lauros, cioè ai due allori, che occupava l'altopiano a sud della via Casilina ed era di dimensioni tali da far nascere nella parlata popolare il nome Centum Cellae, le cento stanze, per indicare l'estensione delle rovine quando erano ancora ben visibili nella campagna. Lo storico e topografo inglese Thomas Ashby, che l'Agro romano lo percorse a piedi e lo fotografò come nessuno prima, definì quel nome una esagerazione popolare nata quando quelle rovine erano conservate molto meglio di adesso.
La proprietà imperiale a cui la villa apparteneva è identificata come residenza dell'imperatrice Elena, madre di Costantino, e il complesso era ancora in uso nel quinto secolo: le fonti indicano proprio questo luogo come quello della morte di Valentiniano III. Dopo la donazione alla Chiesa, qui fu istituita la diocesi suburbicaria di Subaugusta, poi sciolta al tempo delle invasioni. Il nome Centocelle è attestato dal 1523, insieme alla Torre di Centocelle, costruita già nel dodicesimo secolo a controllo della strada consolare.
Ti sto raccontando tutto questo perché ha una conseguenza pratica. Quando sei in via dei Faggi non sei in una periferia senza storia costruita negli anni Cinquanta: sei sopra il terzo miglio della via Labicana, dentro un paesaggio che è stato campagna imperiale, poi proprietà ecclesiastica, poi Agro romano con le torri e i casali, poi campo di volo, poi borgata, poi quartiere. Nessuno di questi strati è stato cancellato del tutto.
Le borgate di Roma est
La parola borgata, a Roma, ha un significato tecnico prima che letterario. Indica i nuclei di edilizia popolare, a volte pianificati dal regime fascista e a volte nati spontaneamente per autocostruzione, sorti fra gli anni Venti e il dopoguerra lungo le grandi direttrici consolari, spesso per accogliere le popolazioni sgomberate dal centro storico durante gli sventramenti. Roma est ne è piena: il Quarticciolo, Tor Sapienza, Pietralata, Torpignattara nella sua parte più antica, Tor Tre Teste, Torre Maura.
Centocelle ha una storia leggermente diversa e più agiata di quella del vicino Quarticciolo. Negli anni Quaranta il suo centro era piazza dei Mirti e la sua strada principale era via dei Castani, fiancheggiate da case basse di uno o due piani. Intorno c'erano strade in terra battuta che si addentravano nella campagna verso una marrana che scorreva in una valletta, e casupole disposte alla rinfusa su un terreno leggermente ondulato. Ci abitavano operai dell'industria romana, artigiani, piccoli commercianti, contadini e tranvieri, e le case migliori erano le loro.
Questo passato ha lasciato un segno nel carattere del posto. Centocelle è un quartiere con una forte identità collettiva, con una tradizione associativa e politica lunga, e con una densità di spazi sociali, circoli, palestre popolari, biblioteche autogestite e associazioni culturali che poche altre zone di Roma hanno. B-Folk non è un'eccezione in un deserto: è un pezzo di un ecosistema.
La Casilina, la strada che spiega tutto
La via Casilina è l'asse attorno a cui questo pezzo di città si è formato. È il tracciato moderno che ricalca in buona parte l'antica via Labicana, la consolare che usciva da Porta Maggiore e puntava verso Labico e poi verso Casilinum, cioè l'attuale Capua. Per quasi due millenni è stata la strada dei carri, poi la strada delle ferrovie a scartamento ridotto, poi la strada dei camion, e oggi è la strada sotto cui corre la metropolitana.
La Casilina fa da confine e da cerniera: separa la zona urbanistica di Centocelle dal parco archeologico che ne porta il nome, e mette in fila, uno dopo l'altro, tutti i nuclei che hanno fatto la storia di Roma est. Se ti prendi mezza giornata e la percorri a piedi o in bicicletta da Porta Maggiore fino al Raccordo, attraversi il Pigneto, Torpignattara con il suo mausoleo tardoantico, il Quadraro, Centocelle, l'Alessandrino, Torre Maura, e capisci l'urbanistica di questa città meglio di quanto la capiresti leggendo dieci libri.
Una cosa che non ti dice nessuno su B-Folk
La cosa che non ti dice nessuno è che il valore di un posto così non si misura sulla serata migliore, si misura sul martedì qualunque. Tutti, quando raccontano un circolo di quartiere, raccontano il concerto memorabile o la presentazione con la sala piena. Ma la funzione vera di una sala come questa è un'altra: è essere aperta anche quando non c'è niente di speciale, e offrire a un quartiere di Roma est un luogo coperto, illuminato e frequentabile dove si può stare seduti senza dover consumare in continuazione e senza dover urlare per farsi sentire.
Chi vive in centro non ha idea di quanto questo sia raro fuori dall'anello ferroviario. Nelle zone costruite per addizione fra gli anni Trenta e gli anni Settanta i piani terra sono pochi, gli spazi pubblici coperti sono quasi inesistenti, le biblioteche chiudono presto, i centri commerciali sono altrove e non sono un luogo. Il risultato è che dopo le otto di sera, in interi quadranti di questa città, non esiste alcun posto in cui una persona possa entrare e sedersi. Le associazioni culturali sono nate anche per rispondere a questo vuoto, e la programmazione culturale, per quanto ottima, resta in un certo senso la parte più visibile di una funzione più elementare.
La seconda cosa che non ti dice nessuno riguarda i numeri. Una sala di quartiere si regge su un margine sottilissimo e su una quantità enorme di lavoro non pagato. Chi tiene la porta, chi monta le luci, chi impagina la locandina, chi tiene i rapporti con le band, chi scrive i post e chi la mattina dopo passa lo straccio sono spesso le stesse tre o quattro persone, e quasi mai lo fanno come mestiere principale. Quando entri e trovi tutto in ordine, quello che vedi è il risultato di un pomeriggio di lavoro che nessuno ti fatturerà.
La terza cosa, e la dico perché è quella che cambia davvero l'esperienza di chi arriva da fuori: in un posto così l'informazione non circola sui canali che usi tu. Il cartellone non è su un portale di biglietteria, è sui profili social dell'associazione, sui volantini stampati e sul passaparola. Se cerchi il programma della settimana con i metodi con cui cerchi il programma di un teatro stabile, non lo troverai. Se invece segui la pagina dell'associazione, il programma ti arriva addosso da solo.
Il consiglio che ti do per visitare B-Folk
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: non arrivare all'ora di inizio, arriva quaranta minuti prima. Non per accaparrarti il posto migliore, che in una sala da cento persone conta poco, ma perché i quaranta minuti prima sono la parte della serata in cui succede la cosa per cui esistono questi posti. La gente arriva alla spicciolata, chi ha organizzato è ancora in giro per la sala e ha tempo per parlare, chi suona o chi espone è lì e non è ancora in modalità performance, e se sei uno sconosciuto è esattamente in quella finestra che qualcuno ti chiede da dove vieni.
A questo consiglio principale ne aggancio quattro secondari, tutti pratici.
Primo: porta un documento. La tessera è nominativa e la registrazione va fatta con i dati reali. Non avere con sé un documento significa rischiare di restare fuori, o comunque di perdere tempo alla porta.
Secondo: manda un messaggio prima di uscire di casa. I circoli di quartiere cambiano programma, saltano una serata, chiudono per un ponte, aprono in orari diversi d'estate. Un messaggio o una telefonata evitano un viaggio a vuoto, e se vieni da fuori Roma est il viaggio a vuoto è di quelli che fanno male.
Terzo: non venire di corsa fra un impegno e l'altro. Questi non sono posti da mezz'ora. La curva della serata è lenta, comincia con la sala mezza vuota e prende quota dopo, e chi entra ed esce in quaranta minuti si porta via la parte peggiore.
Quarto, e il più importante per chi non è del quartiere: fai il giro largo. Arriva con un'ora di anticipo sul quartiere, non sulla sala. Cammina lungo via dei Castani, passa per piazza dei Mirti, guarda le palazzine basse, entra in un forno, e poi raggiungi via dei Faggi. In questo modo la serata dentro acquista un contesto, e capisci che cosa significa che quel posto sia lì e non altrove.
Il Parco archeologico di Centocelle, a un passo e sconosciuto
A poca distanza da via dei Faggi, dall'altra parte della via Casilina, c'è una delle aree verdi più grandi e meno frequentate di Roma. Il Parco archeologico di Centocelle occupa centoventi ettari, è delimitato a ovest da via di Centocelle, a nord dalla Casilina, a est da viale Palmiro Togliatti e a sud da via Papiria e dal sedime militare che ancora appartiene alla Difesa. È stato istituito negli anni duemila, con inaugurazione nel 2006, su terreni che l'Aeronautica Militare ha restituito al Comune.
Che cosa c'è sotto l'erba
Il parco sorge su un pianoro frequentato fin dal sesto secolo avanti Cristo. Gli scavi di fine Novecento, condotti nell'ambito del progetto per il Sistema Direzionale Orientale, hanno riportato alla luce tre ville di epoca romana: la villa della Piscina, la villa delle Terme e la già citata villa ad duas lauros. Accanto a queste sono stati individuati due depositi, uno di età repubblicana e uno di carattere cultuale.
La villa ad duas lauros ha diverse fasi costruttive, dalla piena età repubblicana fino al tardo antico, cioè fra il quinto e il sesto secolo. I resti più antichi appartengono a un edificio di età medio-repubblicana, con muri in opera quadrata e pavimenti in tufo, orientato in modo diverso rispetto al grande impianto successivo. A questo edificio era annesso un impianto agricolo di cui restano le tracce della coltivazione della vite disposta in filari. Detto in parole semplici: sotto il prato dove i ragazzi del quartiere giocano a pallone c'è una vigna di duemiladuecento anni fa.
Il campo di volo
La seconda vita di questo altopiano comincia il 15 aprile 1909, quando Wilbur Wright arriva a Roma per una serie di dimostrazioni del Flyer, il primo velivolo a motore più pesante dell'aria che avesse mai volato. Da quelle dimostrazioni nasce il primo aeroporto italiano, e nasce anche la prima scuola di volo del paese: il primo pilota italiano formato da Wright fu Mario Calderara, ufficiale della Regia Marina, che a sua volta divenne istruttore della prima generazione di piloti nazionali.
Il 24 aprile 1909, sempre a Centocelle, con Wilbur ai comandi del Model A, venne girato il primo filmato della storia realizzato a bordo di un aeroplano in volo. È un primato che nessuno ricorda e che vale la pena tenere a mente: la prima ripresa aerea dal vivo della storia del cinema è stata girata sopra questi prati, a un chilometro scarso da dove passerai la serata.
Attorno al campo di volo crebbe il quartiere. Molti dei villini che ancora si vedono erano le abitazioni del personale militare, ufficiali e sottufficiali dell'aeroporto. Proprio per la presenza di quell'obiettivo militare, durante la Seconda guerra mondiale la zona fu colpita da numerose incursioni aeree alleate, con vittime civili e danni pesanti all'abitato. L'installazione militare esiste ancora, intitolata a Francesco Baracca, ma non è più usata per attività di volo.
L'acquedotto Alessandrino
Il terzo strato antico di questo quadrante è l'acquedotto Alessandrino, l'ultimo dei grandi acquedotti costruiti per Roma antica, realizzato nel terzo secolo sotto Alessandro Severo per alimentare le terme fatte costruire dall'imperatore nel Campo Marzio. Dà il nome alla zona dell'Alessandrino e le sue arcate in laterizio emergono qua e là fra le palazzine, in alcuni punti isolate in mezzo a un giardino condominiale, in altri inglobate dentro l'edificato.
È uno dei monumenti antichi meno fotografati di Roma, e per un motivo che ha poco a che vedere con il suo valore: si trova in una parte di città dove i turisti non vanno. Vederlo spuntare fra due palazzi degli anni Sessanta, con i panni stesi accanto e un campetto da calcio davanti, è un'esperienza che riassume l'intera città meglio di qualsiasi cartolina del Colosseo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che Centocelle ha la medaglia d'oro al merito civile. Lo sanno tutti nel quartiere, c'è scritto sui manifesti ogni anno, e fuori dal quartiere non lo sa quasi nessuno. L'onorificenza è stata concessa il 22 novembre 2017, e la motivazione ufficiale merita di essere riassunta perché è un documento di storia locale scritto in prosa istituzionale.
La motivazione ricorda che dopo l'armistizio la comunità locale si distinse per l'impegno profuso, a fianco dei militari italiani, nella difesa del campo di volo, poi occupato dai paracadutisti tedeschi, e che proprio per quella presenza militare il quartiere divenne bersaglio di bombardamenti alleati numerosi e violenti, con molte vittime civili e danni ingenti all'abitato. Aggiunge che durante i nove mesi dell'occupazione la popolazione partecipò attivamente alla lotta partigiana, con azioni di sabotaggio contro le truppe tedesche, subendo le rappresaglie che ne derivarono: arresti, torture, fucilazioni, e molti giovani deportati nei campi di lavoro. Il periodo indicato è settembre 1943, giugno 1944.
Dietro quella prosa ci sono episodi precisi. Nei primi mesi del 1944 Centocelle fu di fatto zona liberata, con il comando partigiano di zona ospitato in un'osteria con il pergolato che si affacciava su piazza dei Mirti, cioè nel cuore del quartiere, a pochi isolati dalla strada dove si trova B-Folk. Il partigiano Paolo Renzi, arrestato nella sua casa di via Valmontone, fu fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944, e nel 1975 gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare. In via Valmontone è stata posata una pietra d'inciampo che lo ricorda.
Il motivo per cui questo è poco citato è quasi meccanico: quando si parla di Resistenza romana si nominano le Fosse Ardeatine, via Rasella, il Quadraro con il rastrellamento del 1944, e Centocelle resta sullo sfondo. Eppure il quartiere in cui entrerai a fare una serata è uno dei pochi pezzi di Roma con un'onorificenza al valore appuntata addosso come comunità, e non come singolo. Quando un posto come B-Folk programma una presentazione di un libro di storia locale o un concerto di canzoni di lotta, non fa folklore: continua un filo.
La foto giusta da fare a B-Folk
Ti dico prima quella sbagliata, perché la fanno tutti. La foto sbagliata è quella del palco durante il concerto, scattata dal fondo della sala con il telefono alzato sopra le teste. Non funziona quasi mai: la luce di una sala piccola è bassa e colorata, il sensore del telefono ci capisce poco, chi suona esce sgranato e mosso, e il risultato è un rettangolo scuro con tre macchie rosse e blu che a te ricorderà una bellissima serata e a chiunque altro non dirà niente. Se proprio vuoi documentare la musica, registra venti secondi di audio e lascia perdere l'immagine.
La foto giusta è un'altra, e si fa fuori. Esci dal portone di via dei Faggi verso le undici di sera, attraversa la strada, mettiti sul marciapiede opposto e fotografa la facciata con la luce dell'ingresso accesa e la gente che fuma o parla sul marciapiede. Inquadra largo, prendi dentro anche le finestre dei piani sopra, il lampione, due macchine parcheggiate, la targa della strada se riesci a inserirla. Quella foto racconta esattamente che cosa è un circolo di quartiere a Roma: una porta illuminata in una strada residenziale, con sopra le case di gente che dorme e davanti un capannello di persone che ha appena visto qualcosa.
Tecnicamente: non usare il flash, perché appiattisce tutto e ti inimicherai le persone sul marciapiede. Appoggia il telefono o la fotocamera a un palo o al tetto di un'auto, tieni il tempo lungo, accetta che una figura si muova e venga mossa. Il mosso di una persona che gesticola sotto un lampione è esattamente il punto della fotografia, non un difetto.
Dentro, se vuoi una seconda immagine, punta sulle pareti durante una mostra, quando la sala è ancora quasi vuota. Arrivi presto, la luce è accesa per le opere e non ancora per il concerto, non c'è nessuno davanti ai quadri, e quella è la mezz'ora buona: parete, opere appese, sedie ancora allineate, un microfono su un'asta al centro. Una stanza in attesa fotografa meglio di una stanza piena, ed è anche la foto più onesta rispetto a quello che questi posti sono davvero.
Ultima regola, che vale ovunque ma qui più che altrove: chiedi prima di fotografare le persone. In una sala di soci non sei a un festival, e la faccia di qualcuno seduto al tavolo non è materiale pubblico. Basta uno sguardo e un cenno, e nove volte su dieci ti diranno di sì.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo angolo di Roma est ha attraversato secoli con una densità di eventi che il suo aspetto attuale non lascia immaginare. Ecco quelli documentati, in ordine cronologico, perché camminando per queste strade li hai tutti sotto i piedi.
Sesto secolo avanti Cristo. Sull'altopiano a sud della futura Casilina c'è già frequentazione stabile. Lo dicono gli scavi archeologici condotti nell'area del parco.
Età medio-repubblicana. Sorge un edificio con muri in opera quadrata e pavimenti in tufo, con annesso un impianto agricolo in cui si coltiva la vite a filari. È il primo nucleo di quella che diventerà la grande villa.
Età imperiale. La villa ad duas lauros fa parte di una vasta proprietà imperiale, identificata come residenza dell'imperatrice Elena, madre di Costantino. Alcune parti del complesso cambiano destinazione e diventano terme.
Terzo secolo. Viene costruito l'acquedotto Alessandrino, voluto da Alessandro Severo, ultimo dei grandi acquedotti romani. Le sue arcate attraversano il territorio che oggi porta il suo nome, e sono tuttora in piedi fra le palazzine.
Quarto secolo. Elena dona la proprietà alla Chiesa, come riportato nel Liber Pontificalis nella parte dedicata a papa Silvestro I. Qui viene poi istituita la diocesi suburbicaria di Subaugusta, che sarà sciolta al tempo delle invasioni.
455 dopo Cristo. Le fonti indicano questo luogo come quello in cui muore l'imperatore Valentiniano III. La proprietà è ancora pienamente in uso.
Dodicesimo secolo. Viene edificata la Torre di Centocelle, a controllo della strada consolare. È una delle tante torri dell'Agro romano, e il suo nome comincia a identificare la località.
1523. Il toponimo Centocelle risulta attestato per la prima volta nei documenti.
Fine Ottocento. Viene costruito il Forte Prenestino, oggi in via Federico Delpino, parte del sistema di forti realizzati per la difesa della capitale del Regno.
15 aprile 1909. Wilbur Wright comincia a Centocelle la serie di dimostrazioni del Flyer da cui nasce il primo aeroporto italiano. Nei mesi successivi si forma qui la prima scuola di volo del paese, e il primo pilota italiano, Mario Calderara, diventa istruttore della generazione successiva.
24 aprile 1909. Sempre a Centocelle, con Wilbur Wright ai comandi, viene girato il primo filmato della storia realizzato a bordo di un aeroplano in volo.
1926. La costruzione dell'aeroporto oblitera parte degli impianti archeologici dell'altopiano.
Anni Trenta e Quaranta. Il quartiere cresce attorno al campo di volo. Piazza dei Mirti e via dei Castani sono il centro e l'asse principale, con case basse di uno o due piani e strade sterrate che si perdono verso la campagna.
Settembre 1943, giugno 1944. La popolazione partecipa alla difesa del campo di volo e poi alla lotta partigiana durante i nove mesi di occupazione. La zona subisce bombardamenti alleati pesanti, con molte vittime civili.
31 gennaio 1944. Paolo Renzi, arrestato nella sua abitazione di via Valmontone, viene fucilato a Forte Bravetta.
Primi mesi del 1944. Centocelle diventa zona liberata. Il comando partigiano di zona ha sede in un'osteria con il pergolato affacciata su piazza dei Mirti.
Dopoguerra. Nasce su via Prenestina il Borgo Ragazzi don Bosco, centro educativo e ricreativo con scuola professionale, pista di atletica, cinema e spazi di gioco per i ragazzi del quartiere.
Aprile 1951. La futura regina Elisabetta II visita il Borgo Ragazzi don Bosco per osservare il modello di formazione e integrazione dei ragazzi di quartiere. È uno dei cortocircuiti più notevoli della storia di Roma est.
Anni Cinquanta. Pier Paolo Pasolini cita il quartiere in Ragazzi di vita, con riferimenti a via Tor de' Schiavi, e gira nei dintorni il suo primo film, Accattone: una scena si svolge in piazza di San Felice da Cantalice.
Anni duemila. L'Aeronautica Militare restituisce parte del sedime al Comune, e nasce il Parco archeologico di Centocelle, inaugurato nel 2006 su centoventi ettari.
23 aprile 2007. Claudio Baglioni, che a Centocelle passò l'adolescenza, si affaccia dal balcone dell'appartamento di via dei Noci dove aveva abitato la sua famiglia e canta per gli abitanti del quartiere.
9 novembre 2014. Apre al pubblico il primo tratto della linea C, da Monte Compatri-Pantano a Parco di Centocelle.
29 giugno 2015. Entra in servizio la tratta da Mirti a Lodi, che collega finalmente il quartiere alla parte interna della città.
22 novembre 2017. Al quartiere Centocelle viene assegnata la medaglia d'oro al merito civile.
12 maggio 2018. Apre la stazione San Giovanni della linea C, primo scambio con la linea A e prima archeo-stazione della metropolitana romana, con i reperti esposti in teche lungo il percorso dei passeggeri.
2021. A Claudio Baglioni, per i suoi settant'anni, viene dedicato un murale con il suo ritratto da giovane, dipinto sui muri della casa famiglia Casa San Felice.
16 dicembre 2025. Vengono inaugurate le stazioni Porta Metronia e Colosseo della linea C, che diventa capolinea provvisorio e secondo nodo di scambio.
Chi è passato da B-Folk
Rispondo con onestà, perché questa è la domanda su cui è più facile raccontare frottole. Un circolo di quartiere non tiene un albo d'oro e non pubblica l'elenco storico di chi ci ha suonato. Le sale come questa non producono memoria scritta: producono serate. Chi vuole un elenco di nomi celebri da esibire ha sbagliato indirizzo, e chiunque gliene fornisse uno se lo starebbe inventando.
Quello che si può dire con sicurezza è che categorie di persone ci sono passate e ci passano di continuo, e sono quattro.
La prima sono i comici. Il calendario pubblico della stagione autunnale 2026 riporta un appuntamento settimanale di stand-up comedy il mercoledì sera, da metà settembre a metà dicembre. Vuol dire decine di serate in tre mesi, e in una serata di stand-up salgono sul palco in media cinque o sei persone diverse. Fai il conto: nel giro di una stagione, per quel palco passa una fetta consistente della scena comica romana, quella che ancora non vedi in televisione e che fra tre anni magari ci vedrai.
La seconda sono i musicisti. Nelle sale da cento posti suonano progetti che hanno pubblicato dischi veri e che il grande pubblico non conosce, e suonano anche musicisti con una carriera lunga alle spalle che in formazione ridotta girano i circoli perché è lì che si suona davvero. La scena romana funziona così da decenni, ed è la ragione per cui molti concerti migliori che si sentono in questa città avvengono in stanze da poche decine di persone.
La terza sono gli autori. Presentare un libro in un circolo di quartiere significa parlare a un pubblico che non compra per abitudine ma per interesse, e che fa domande scomode. Passano esordienti, passano ricercatori di storia locale, passano editori piccoli che portano il loro catalogo in valigia.
La quarta, e la più importante, sono gli abitanti. Il pubblico stabile di un posto così è fatto di persone che abitano nel raggio di cinque isolati, che ci tornano ogni settimana, che sanno come si chiama chi tiene la porta e che quando manca qualcuno se ne accorgono. Sono loro, molto più di qualsiasi nome celebre, la ragione per cui il posto è ancora aperto.
E poi, per allargare lo sguardo a tutto il quartiere, vale la pena ricordare chi da queste strade è passato per davvero, con le fonti a sostegno: Pier Paolo Pasolini, che qui ha girato scene di Accattone e ha citato le strade di zona in Ragazzi di vita; Claudio Baglioni, che a Centocelle ha passato l'adolescenza e che nel 2007 ha cantato dal balcone di via dei Noci per i suoi vecchi vicini; e, in una delle scene più improbabili della storia di Roma est, la futura regina Elisabetta II, che nell'aprile del 1951 visitò il Borgo Ragazzi don Bosco su via Prenestina.
Che altro c'è da fare in zona, la stessa sera o il giorno dopo
Una serata in via dei Faggi si incastra bene con altre cose, se hai voglia di costruirti un itinerario invece di fare avanti e indietro.
Di giorno, la cosa più sensata è il Parco archeologico di Centocelle: centoventi ettari, ingresso da via Casilina, prati larghi, filari di cipressi, e la consapevolezza di camminare sopra tre ville romane. Non aspettarti un parco archeologico attrezzato con percorsi e didascalie dappertutto: è soprattutto un grande spazio verde con l'archeologia sotto, e va preso per quello che è.
Se ti interessa il verde di Roma est in generale, nella stessa fascia di città ci sono altre aree che pochi visitano e che valgono una mattinata: il Castagneto Prenestino, il Parco della Cervelletta con il suo casale fortificato, il Parco di Aguzzano, e più a sud il Parco degli Acquedotti, che è il posto dove le arcate romane si vedono nella loro forma più spettacolare.
La sera, se dopo il concerto hai ancora energia, la stessa fascia di città ha altri indirizzi con una programmazione dal vivo seria: il Monk in zona Portonaccio, il Largo Venue nel Prenestino, il Traffic sulla Prenestina, e, andando verso San Lorenzo, il Wishlist. Sono sale di dimensioni diverse dalla nostra, ma fanno parte dello stesso circuito di persone.
Sul versante culturale di quartiere vale la pena tenere d'occhio la Casa della Cultura di Villa De Sanctis, che si trova poco lontano verso Torpignattara, e le rassegne estive che ogni anno animano questo quadrante, dal Casilino Urban Fest alle serate di Cinema sul tetto al Casilino Sky Park, fino al Roma Borgata Festival, che è la rassegna che più di tutte prende sul serio l'idea che la cultura di questa città si faccia anche fuori dalle mura.
Le domande frequenti
Devo essere socio per entrare? Sì, per la logica stessa dell'associazione culturale. La prima volta ti iscrivi alla porta, con un documento, e la tessera vale per il periodo associativo in corso.
Devo prenotare? Per le serate normali di solito no. Per i concerti con un nome che tira, sì, e conviene farlo, perché in una sala piccola il tutto esaurito arriva presto.
Posso venire da solo? Sì, ed è anzi una delle poche situazioni in cui venire da soli è un vantaggio. In una sala di cento persone che si conoscono, chi arriva da solo viene notato e coinvolto molto più facilmente di chi arriva in gruppo.
Si mangia? La somministrazione dei circoli è quella tipica di un bancone. Se hai fame, mangia prima: il quartiere è pieno di posti in cui si cena bene senza spendere una fortuna, ed è parte del piacere della serata.
È adatto a chi non parla italiano? In parte. Un concerto o una mostra si attraversano senza problemi, una presentazione di un libro o una serata di stand-up molto meno, perché sono fatte di lingua. Se accompagni amici stranieri, scegli la serata giusta.
Ci si arriva a piedi dal centro? No. Siamo a diversi chilometri dalle mura, e l'unico modo sensato è la metropolitana, il tram o il motorino.
Domande frequenti su B-Folk
Dove si trova B-Folk?
B-Folk si trova in via dei Faggi 129/A, a Roma, nella zona di Centocelle che segue la toponomastica botanica del quartiere, con strade come via delle Gardenie e via dei Castani nei dintorni.
Serve la tessera per entrare a B-Folk?
Sì, per entrare a B-Folk serve la tessera, perché è un'associazione culturale: ci si iscrive direttamente alla porta la prima volta, con un documento, e la tessera vale per il periodo associativo in corso.
Serve prenotare per andare a B-Folk?
Per le serate normali a B-Folk di solito non serve prenotare. Per i concerti con un nome che attira più pubblico conviene invece prenotare, perché in una sala piccola il tutto esaurito arriva presto.
Si può andare da soli a B-Folk?
Sì, si può andare da soli a B-Folk, ed è anzi una delle poche situazioni in cui arrivare senza compagnia funziona bene, perché i quaranta minuti prima dell'inizio sono il momento in cui la sala favorisce naturalmente la socialità tra chi arriva.
Cosa succede a B-Folk in una serata tipica?
A B-Folk la formula si regge su cinque attività: mostre, concerti, presentazioni di libri, proiezioni di film indipendenti e il bancone, ciascuna con una logica propria, e il consiglio è di arrivare quaranta minuti prima dell'inizio per vivere anche la parte informale della serata.
Cosa c'è vicino a B-Folk da vedere?
Vicino a B-Folk, dall'altra parte della via Casilina, si trova il Parco archeologico di Centocelle, centoventi ettari di prati e filari di cipressi che custodiscono i resti di tre ville romane, uno dei parchi più estesi e meno frequentati di Roma.
Prima di uscire di casa
Se questa serata è un pezzo di un viaggio più lungo, e stai mettendo in fila giornate romane o italiane senza avere voglia di ricostruire tutto da zero, su ItalyPlanner trovi itinerari e guide costruiti da chi in Italia ci vive, pensati proprio per incastrare le cose una dopo l'altra senza perdere mezze giornate nei trasferimenti. E se invece il tuo problema è professionale, cioè se sei una guida, un accompagnatore o un organizzatore che porta gruppi in città e ha bisogno di strumenti seri per gestire itinerari, preventivi e clienti, il posto giusto è TourLeaderPro.
Per il resto, il consiglio finale è lo stesso che darei a chiunque venga a Roma con l'idea di vedere qualcosa di vero: una sera lasciate perdere il centro. Prendete la linea C, scendete in una qualunque delle fermate con il nome di un fiore, camminate un quarto d'ora fra palazzine basse e negozi di quartiere, e fermatevi davanti a una porta illuminata in via dei Faggi. Quello che trovate dentro non somiglia a niente di quello che avete visto in giornata, e proprio per questo è la parte che vi resterà.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
Contact Information
Via Dei Faggi, 129/A
Roma Roma Città, Roma Città
