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Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

Evento concluso · si è chiuso il 3 Ottobre 2026. Guarda gli eventi in programma a Roma →

In breve. Archi nel pop è il concerto di beneficenza del Quartetto Sharareh in programma sabato 3 ottobre 2026 alle 20.30, con apertura delle porte alle 20.00, nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, Via Acciaioli 2, 00186 Roma,…

Archi nel pop è il concerto di beneficenza del Quartetto Sharareh in programma sabato 3 ottobre 2026 alle 20.30, con apertura delle porte alle 20.00, nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, Via Acciaioli 2, 00186 Roma, all'inizio di Via Giulia, a pochi passi da Ponte Sant'Angelo. Si arriva con gli autobus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, fermata Lungotevere / Corso Vittorio Emanuele; in auto la zona è a traffico limitato e conviene cercare posto lungo il Lungotevere. L'ingresso è gratuito, con offerta libera a favore dell'associazione Fede e Luce che organizza la serata. La prenotazione non è obbligatoria, ma l'organizzazione chiede di segnalarsi in anticipo con il modulo gratuito collegato al sito ufficiale di Fede e Luce, per sapere quante persone attendere. In programma quindici successi del pop mondiale, dagli ABBA a Ed Sheeran, riscritti per due violini, viola e violoncello.

Archi nel pop in breve

Archi nel pop è una serata di un'ora in cui quattro musiciste classiche suonano le canzoni che tutti conoscono, dentro una delle grandi chiese barocche del centro. La formula è dichiarata fin dal sottotitolo scelto dall'organizzazione: i grandi successi del pop mondiale, dai Queen a Harry Styles, per quattro archi.

Chi organizza la serata

Il concerto è promosso da Fede e Luce, associazione di promozione sociale che da cinquant'anni riunisce persone con disabilità intellettiva, le loro famiglie e i loro amici in piccole comunità. Il ricavato delle offerte sostiene le attività dell'associazione: gli incontri mensili, i campi estivi, la formazione degli accompagnatori.

La formula

Un'ora di musica, arrangiamenti originali pensati per l'acustica di una chiesa, nessun biglietto da pagare. Chi vuole lascia un'offerta la sera stessa o online. È un formato semplice, e proprio per questo funziona: si entra, ci si siede sotto la cupola di Carlo Maderno, e si ascolta Madonna suonata da un violoncello.

I numeri della serata

Quindici brani in scaletta, quattro strumenti, un'ora di durata indicata dagli organizzatori, porte aperte mezz'ora prima dell'inizio. Il programma, avverte il sito ufficiale, può subire variazioni.

Il programma di Archi nel pop, brano per brano

Il programma di Archi nel pop pubblicato da Fede e Luce comprende quindici canzoni, presentate come una traversata dei grandi successi degli ultimi cinquant'anni riscritti per quartetto d'archi.

La scaletta pubblicata

Nell'ordine diffuso dall'organizzazione: Viva la Vida dei Coldplay, Mamma Mia degli ABBA, I Will Always Love You di Whitney Houston, Toxic di Britney Spears, Another One Bites the Dust dei Queen, Wake Me Up Before You Go-Go degli Wham!, How Deep Is Your Love dei Bee Gees, Like a Prayer e Like a Virgin di Madonna, Smooth Criminal di Michael Jackson, Bad Romance di Lady Gaga, Believer degli Imagine Dragons, Perfect e Shape of You di Ed Sheeran, Ob-La-Di, Ob-La-Da dei Beatles.

Perché questi brani funzionano sugli archi

Molte di queste canzoni nascono su un giro armonico chiaro e su una melodia che si canta al primo ascolto. Tolta la voce, la melodia passa al primo violino, il basso al violoncello, e la viola e il secondo violino riempiono il centro. Il risultato è riconoscibile dopo due battute, ed è qui che il pubblico sorride. I pezzi a trazione ritmica, come Another One Bites the Dust o Smooth Criminal, chiedono invece agli archi di diventare percussione: pizzicati, colpi d'arco, accenti secchi. Sono i momenti in cui un quartetto mostra quanto sa fare.

Le ballate

I Will Always Love You, How Deep Is Your Love e Perfect sono i brani in cui la chiesa lavora a favore dei musicisti. Il riverbero di una navata lunga allunga le note tenute e dà alle linee lente un'ampiezza che in una sala piccola non avrebbero. Per chi ascolta, sono i minuti più intensi della serata.

Un assaggio già pubblicato

Sul sito ufficiale dell'evento Fede e Luce ha messo in pagina un video del quartetto dal vivo con Smoke on the Water dei Deep Purple, presentato come un assaggio di cosa aspettarsi la sera del 3 ottobre. Vale la pena guardarlo prima, per capire il suono del gruppo.

Il Quartetto Sharareh: la biografia

Il Quartetto Sharareh è un quartetto d'archi tutto femminile nato a Roma nel 2007 dall'amicizia di quattro musiciste diplomate al Conservatorio di Santa Cecilia, con un repertorio che va dalla classica al jazz, passando per il pop e il rock.

Il nome

Sharareh è un nome femminile persiano che significa danza del fuoco. La scelta dice già qualcosa dell'identità del gruppo: un ensemble di formazione accademica che non ha mai voluto chiudersi nel repertorio da camera tradizionale.

Marzia Ricciardi, violino

Marzia Ricciardi ha cominciato lo studio del violino con il maestro L. Qezari e si è diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia. Ha poi frequentato corsi di perfezionamento in Italia e all'estero.

Dahl ah Lee, violino

Dahl ah Lee è nata a Seoul, dove a diciannove anni è stata ammessa all'Università Musicale Hansae. La sua attività concertistica spazia dalle formazioni orchestrali a diversi ensemble cameristici.

Roberta Pumpo, viola

Roberta Pumpo si è laureata in viola al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e ha partecipato a numerosi corsi di perfezionamento e master class con importanti maestri.

Federica Vecchio, violoncello

Federica Vecchio si è avvicinata alla musica a nove anni; il desiderio di identificarsi in uno strumento d'orchestra l'ha portata al violoncello, che nel quartetto regge la parte grave e buona parte del ritmo.

Dove hanno suonato

Con sede a Roma, il quartetto svolge un'intensa attività concertistica e partecipa stabilmente alla stagione Candlelight. Si è esibito all'Auditorium Parco della Musica, al Teatro Arcimboldi di Milano, all'Augusteo di Napoli, allo Sferisterio di Macerata e al teatro di Ostia Antica, oltre che in rassegne, manifestazioni e spettacoli teatrali. Collabora con formazioni di musica classica, leggera e pop rock, dal vivo e in studio di registrazione.

I dischi

Il gruppo ha inciso due dischi, uno di musica pop originale e uno di cover dei Queen, e sul proprio sito elenca anche i singoli If You Want It Too e Parallel Universe, l'album In Your Mind con Livia Reali e il disco Falling in Rome with Love, descritto come un racconto sonoro dedicato a Roma. La familiarità con i Queen spiega perché Another One Bites the Dust sia in scaletta: è repertorio di casa.

Televisione e cinema

Il quartetto è stato ospite di trasmissioni Rai e ha partecipato come comparsa speciale in vari film, eseguendone parte della colonna sonora. Biografie, repertorio e calendario sono sul sito ufficiale del Quartetto Sharareh.

Il quartetto d'archi, una formazione per tutto

Il quartetto d'archi è la formazione da camera più studiata della musica occidentale: due violini, una viola, un violoncello, quattro voci che coprono tutta l'estensione del canto umano. Per questo si presta a trascrivere quasi tutto.

Quattro voci, una canzone

In una canzone pop ci sono di solito una voce, un basso, un tappeto armonico e una batteria. Il quartetto redistribuisce questi ruoli: la voce passa al primo violino, a volte alla viola per cambiare colore; il basso al violoncello; l'armonia al secondo violino e alla viola; la batteria diventa ritmo d'arco e pizzicato. Chi arrangia bene sa quando rompere questo schema, affidando la melodia al violoncello o lasciando un violino da solo.

Perché il pop classico piace

La trascrizione per archi di canzoni pop ha un pubblico enorme, e non è difficile capire perché. Mette insieme la familiarità del brano e la sorpresa del timbro, e offre a chi non frequenta le sale da concerto un ingresso morbido nel suono acustico. A nostro giudizio, in una chiesa barocca questa formula rende più che in qualsiasi club, perché lo spazio stesso fa parte dell'arrangiamento.

Fede e Luce, la causa della serata

Fede e Luce è l'associazione che organizza Archi nel pop: da cinquant'anni riunisce persone con disabilità intellettiva, famiglie e amici in comunità dove ci si incontra per il gusto di stare insieme.

Che cosa fa

L'associazione descrive il proprio lavoro come amicizia più che assistenza, senza distinzione fra chi dà e chi riceve. Le comunità si ritrovano ogni mese, organizzano campi estivi e percorsi di formazione per gli accompagnatori. È questo lavoro, spiegano gli organizzatori, che sottrae molte famiglie all'isolamento, ed è per sostenerlo che nasce la serata.

Come sostenerla

L'ingresso è gratuito. Chi vuole può lasciare un'offerta libera la sera stessa oppure online, dalla pagina ufficiale dell'evento, con carta o bonifico. Le donazioni a Fede e Luce APS sono erogazioni liberali e l'associazione indica come conservarne la ricevuta per la dichiarazione dei redditi. Tutti i dettagli sono sulla pagina ufficiale di Archi nel pop.

La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini è la chiesa nazionale dei fiorentini a Roma: iniziata nel Cinquecento e completata nel Settecento, chiude a nord la prospettiva di Via Giulia ed è basilica minore e sede parrocchiale.

Un progetto conteso dai più grandi

La storia della chiesa comincia con la strada. Nel 1508 papa Giulio II aprì Via Giulia, il lungo rettifilo verso il Vaticano, e nello stesso anno Donato Bramante disegnò una prima chiesa a pianta centrale per la nazione fiorentina, pensata come testata della via. Il progetto non andò oltre la pianta. Seguì un concorso a cui presero parte Jacopo Sansovino, Raffaello, Antonio da Sangallo e Baldassarre Peruzzi. Vinse Sansovino, che avviò il cantiere nel 1519.

Il problema del fiume

Dedicata al Battista, la chiesa era stata immaginata con l'abside nel letto del Tevere. Le fondazioni nelle sabbie del fiume si rivelarono un'impresa, e fra difficoltà tecniche e sospetti sulla gestione dei fondi il cantiere passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, esperto di opere militari, che risolse il problema delle sostruzioni. In quegli anni Michelangelo fece cinque disegni per una chiesa a pianta centrale, affidandone lo sviluppo all'allievo Tiberio Calcagni, che ne ricavò anche un modello in legno.

Della Porta, Maderno e la cupola

La chiesa che vediamo oggi si deve in sostanza a Giacomo Della Porta: pianta basilicale a tre navate, cinque cappelle per lato. Carlo Maderno ridusse il progetto, chiuse abside e transetti con pareti piane e nel 1614 costruì la cupola slanciata in laterizio e stucco, quella che si riconosce dal Lungotevere.

Borromini e l'abside

L'abside rimase spoglia fino agli anni Quaranta del Seicento, quando Pietro da Cortona allestì un apparato provvisorio. Con il patronato della famiglia Falconieri, la sistemazione definitiva fu realizzata negli anni Sessanta del secolo da Francesco Borromini, con il grande gruppo del Battesimo di Cristo scolpito da Antonio Raggi.

La facciata di Alessandro Galilei

La basilica fu completata soltanto fra il 1734 e il 1738 con la facciata di Alessandro Galilei, che morì un anno prima della fine dei lavori. Sulla facciata lavorarono scultori come Filippo della Valle, Pietro Bracci e Francesco Queirolo.

Che cosa guardare prima del concerto

Con la mezz'ora di anticipo dell'apertura porte c'è il tempo per un giro. L'altare maggiore è un museo della scultura barocca successiva a Bernini e Algardi: il Battesimo di Cristo di Raggi, ai lati i sepolcri Falconieri con la Fede di Ercole Ferrata e la Carità di Domenico Guidi. Nella Cappella Sacchetti c'è il crocifisso in bronzo di Paolo Sanquirico su disegno di Prospero Antichi, incorniciato da marmo nero lucidato a specchio. Nel transetto sono i busti commemorativi, fra cui quello di Antonio Barberini attribuito a Bernini.

Suonare il pop in una chiesa barocca

Il sito dell'evento parla di arrangiamenti pensati per l'acustica di una chiesa, e il dettaglio non è secondario. Una navata lunga, con volte alte e superfici dure, restituisce il suono con un riverbero che in una sala da concerto moderna si cerca di controllare.

Che cosa cambia per chi ascolta

Le note tenute si allungano, i passaggi veloci rischiano di impastarsi. Un buon arrangiamento per chiesa rallenta un po' i tempi, lascia respirare le pause, evita accordi troppo fitti. Chi siede in fondo sentirà un suono più morbido e diffuso; chi siede nelle prime file sentirà meglio l'attacco dell'arco e i pizzicati.

Dove sedersi

Il posto consigliato è la zona centrale della navata, a metà chiesa: abbastanza vicino per vedere le musiciste, abbastanza lontano per sentire il quartetto come un solo strumento.

Una curiosità su Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

Nella basilica è conservato l'Archivio Storico dell'Arciconfraternita dei Fiorentini, che raccoglie scritti, documenti, progetti e spartiti dal Quattrocento a oggi. Fra le carte c'è un documento che fa sorridere: il verbale con cui Leonardo da Vinci fu allontanato dal sodalizio per non aver pagato la tassa d'ingresso. L'uomo che aveva disegnato macchine volanti non aveva saldato la quota della confraternita dei suoi concittadini a Roma.

La curiosità si lega bene alla serata. Anche l'archivio conserva spartiti, e per secoli la musica in questa chiesa è stata quella liturgica e d'occasione della nazione fiorentina. Sabato 3 ottobre, nello stesso spazio, un quartetto suonerà Lady Gaga e i Queen. Non è una profanazione, è la continuità di una chiesa che ha sempre avuto un rapporto stretto con la città che la circondava.

C'è poi un'altra curiosità, sul nome del quartetto. Sharareh, in persiano, significa danza del fuoco: una parola scelta da quattro musiciste diplomate a Santa Cecilia per un gruppo che, fin dall'inizio, ha voluto passare da Bach ai Queen senza chiedere permesso. Chi ascolta il concerto capirà presto che il nome è una dichiarazione di metodo più che un vezzo esotico.

Una cosa che non ti dice nessuno su Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

San Giovanni dei Fiorentini è nota a Roma per un dettaglio che nessuna guida mette in prima pagina: è una delle chiese in cui è consentito l'ingresso agli animali. Nulla dice che il cane sia benvenuto a un concerto affollato, e il buon senso suggerisce di lasciarlo a casa, ma la tradizione racconta molto del carattere della parrocchia.

La seconda cosa riguarda la logistica. Il bagno attrezzato non si trova dentro la chiesa, ma nei locali della parrocchia, con accesso dall'esterno servito da una piattaforma elevatrice dedicata. Chi arriva con persone anziane o con una sedia a rotelle deve saperlo prima, non a concerto iniziato. Per le sedie a rotelle, precisa l'organizzazione, la basilica è accessibile solo con l'aiuto di un accompagnatore.

La terza: nella chiesa è esposto alla devozione un reliquiario del piede di santa Maria Maddalena, e il reliquiario in argento, bronzo e oro della bottega di Benvenuto Cellini è nel museo annesso. Sono dettagli che rendono una serata di musica leggera anche un'occasione per guardare con calma un interno che molti romani non hanno mai visto aperto di sera.

Il consiglio che ti do per visitare Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

Segnalati sul modulo gratuito, anche se non è obbligatorio. Un concerto a ingresso libero in una chiesa del centro, di sabato sera, con un programma così popolare, può riempire la navata. La prenotazione aiuta l'organizzazione e dà a te un'idea più precisa di come andrà la serata.

Arriva alle 20.00, quando si aprono le porte. Quella mezz'ora ti serve per scegliere il posto, ma soprattutto per guardare la chiesa con la luce della sera: l'altare di Borromini e Raggi, la cupola di Maderno vista da sotto, i busti del transetto. Dopo le 20.30 ci sarà solo la musica, ed è giusto così.

Porta qualche contante per l'offerta, oppure fai la donazione online prima di uscire di casa. È una serata di beneficenza e la cifra la decidi tu: ma una serata gratuita di questo livello, in un luogo come questo, vale almeno quanto un biglietto di cinema.

Infine, non andare via di corsa. Via Giulia a fine concerto, con i lampioni e poca gente, è una delle passeggiate serali più belle di Roma: da San Giovanni dei Fiorentini si scende verso Campo de' Fiori in un quarto d'ora senza traffico.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Molti sanno che in San Giovanni dei Fiorentini è sepolto Francesco Borromini. Pochi ricordano che nella stessa chiesa riposa anche Carlo Maderno, l'architetto della cupola e della facciata di San Pietro, sotto la cui guida Borromini lavorò da giovane nei cantieri romani. Maestro e allievo, sepolti nella chiesa dei fiorentini che entrambi avevano contribuito a costruire.

La lista dei sepolti riserva altre sorprese. Qui è sepolto Onofrio del Grillo, il nobile che ispirò il protagonista del film Il marchese del Grillo di Mario Monicelli con Alberto Sordi. Qui riposano l'architetto Carlo Murena, il giurista Ansaldo Ansaldi, molti membri della famiglia Sacchetti nella cappella di famiglia a sinistra dell'altare maggiore. Nella chiesa fu sepolto anche il pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli, poi traslato a Firenze.

Il fatto più recente è del 7 maggio 2013: qui si celebrarono i funerali di Giulio Andreotti, storico parrocchiano della basilica. Una chiesa di quartiere, insomma, oltre che un monumento: e la serata di Fede e Luce, con le famiglie delle comunità in platea, ne rispetta perfettamente la vocazione.

La foto giusta da fare a Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

Durante il concerto il telefono resta in tasca: le quattro musiciste, il pubblico e chi è venuto per ascoltare meritano una sala senza schermi accesi. La foto giusta si fa prima o dopo.

Prima del concerto, dall'interno: mettiti in fondo alla navata centrale e inquadra in verticale l'altare maggiore con il gruppo del Battesimo di Cristo, lasciando entrare in alto l'inizio della cupola. Con la luce artificiale della sera i marmi rossi dell'altare e gli stucchi bianchi e dorati delle cappelle prendono un tono caldo che di giorno non hanno.

Dopo il concerto, dall'esterno: attraversa verso il Lungotevere e voltati. La facciata di Alessandro Galilei illuminata, con la cupola di Maderno alle spalle, è l'immagine che chiude Via Giulia da cinque secoli. Se hai ancora voglia di camminare, fai qualche passo dentro Via Giulia e scatta indietro verso la chiesa: il rettifilo cinquecentesco, i palazzi ai lati e la basilica in fondo raccontano meglio di qualsiasi didascalia perché Giulio II volle qui la testata della sua strada.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 1508 papa Giulio II apre Via Giulia e Bramante disegna la prima chiesa per la nazione fiorentina. Il progetto resta sulla carta, ma fissa il tema: una grande chiesa a testata della strada nuova.

Nel 1519 Jacopo Sansovino, vincitore del concorso contro Raffaello, Sangallo e Peruzzi, apre il cantiere. Le fondazioni nel letto del Tevere si rivelano un problema serio, e la direzione passa ad Antonio da Sangallo il Giovane.

Nel Cinquecento la rettoria della chiesa è affidata a Filippo Neri, voluto dai fiorentini come guida carismatica della nuova chiesa nazionale. È mentre è rettore di San Giovanni che Filippo fonda la Congregazione dell'Oratorio, destinata a cambiare la vita religiosa e musicale di Roma. Filippo però non amava l'ambiente, giudicato troppo nobile, e tornava spesso alla sua San Girolamo della Carità.

Nel 1614 Carlo Maderno completa la cupola. Negli anni Sessanta del Seicento Borromini realizza l'abside. Fra il 1734 e il 1738 Alessandro Galilei conclude la facciata. Negli anni Quaranta del Novecento viene demolito l'ospedale attiguo, e con esso sparisce il camino su cui il futuro cardinale Cesare Baronio, discepolo di Filippo, aveva graffito la frase Caesar Baronius cocuus perpetuus, cuoco perpetuo, perché il turno in cucina toccava quasi sempre a lui. Il 7 maggio 2013 la basilica ospita i funerali di Giulio Andreotti.

Chi è passato da Archi nel pop con il Quartetto Sharareh a San Giovanni dei Fiorentini — 3 ottobre 2026

Pochi edifici di Roma possono vantare un elenco di progettisti così lungo. Bramante ne disegnò la prima versione; al concorso parteciparono Raffaello, Jacopo Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi. Michelangelo vi lavorò con cinque disegni e con l'allievo Tiberio Calcagni. Poi Giacomo Della Porta, Carlo Maderno, Pietro da Cortona, Francesco Borromini, Alessandro Galilei.

Fra gli scultori passarono di qui Antonio Raggi, Ercole Ferrata, Domenico Guidi, Francesco Mochi, Filippo della Valle, Pietro Bracci, Michel-Ange Slodtz su disegno di Ferdinando Fuga. Nel museo annesso sono i busti di Antonio Coppola e Antonio Cepparello di Gian Lorenzo Bernini e un giovane San Giovanni Battista tradizionalmente attribuito a Donatello e di recente ricondotto a Michelangelo sulla base di nuovi documenti.

Fra i religiosi, Filippo Neri e il suo discepolo Cesare Baronio, che qui faceva il cuoco. Fra i laici, Giulio Andreotti, parrocchiano per tutta la vita. E, per documento d'archivio, Leonardo da Vinci, iscritto e poi cacciato dall'Arciconfraternita dei Fiorentini per una tassa non pagata.

Il 3 ottobre 2026 all'elenco si aggiungono quattro musiciste romane per formazione, una di loro nata a Seoul, e le comunità di Fede e Luce che riempiranno la navata.

Come arrivare a San Giovanni dei Fiorentini per Archi nel pop

La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini, in Via Acciaioli 2, si raggiunge con gli autobus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, fermata Lungotevere / Corso Vittorio Emanuele: sono le linee indicate dall'organizzazione.

In autobus

Il 40 e il 64 collegano la stazione Termini con Corso Vittorio Emanuele passando per Piazza Venezia, e sono la scelta più semplice per chi arriva in treno o dalla metro A e B. Il 280 corre lungo il Lungotevere e serve chi arriva da Prati o da Trastevere. Di sabato sera le corse si diradano: conviene controllare i passaggi in tempo reale prima di uscire.

In metropolitana

Non c'è una fermata della metro a ridosso della basilica. Chi usa la metro A può scendere nella zona di Prati e attraversare il Tevere a piedi fino a Ponte Sant'Angelo, oppure cambiare su uno degli autobus indicati.

A piedi

Dal centro è la soluzione migliore. Da Piazza Navona si arriva in una decina di minuti scendendo verso il Tevere; da Castel Sant'Angelo basta attraversare Ponte Sant'Angelo e piegare a destra lungo il fiume.

In auto

La zona è a traffico limitato nelle vicinanze. L'organizzazione consiglia i parcheggi lungo il Lungotevere; di sabato sera trovare posto richiede pazienza, e un taxi fino a Largo dei Fiorentini evita lo stress.

Accessibilità, bambini e pubblico

Per le persone in sedia a rotelle la Basilica di San Giovanni dei Fiorentini è accessibile solo con l'aiuto di un accompagnatore, come precisa Fede e Luce.

Servizi igienici

Il bagno attrezzato si trova nei locali della parrocchia, fuori dalla chiesa, con accesso dall'esterno servito da una piattaforma elevatrice. Chi ha esigenze specifiche può scrivere prima dell'evento alla segreteria dell'associazione, che si offre di organizzare l'accoglienza.

Con i bambini

Un'ora di canzoni che i bambini riconoscono, da Mamma Mia a Shape of You, è un buon primo concerto dal vivo. L'ingresso libero permette di uscire senza rimpianti se il più piccolo si stanca. L'orario serale suggerisce di pensarci per bambini dai sei anni in su.

Un pubblico misto

La serata è pensata anche per le comunità di Fede e Luce, con persone con disabilità intellettiva, famiglie e amici. È un pubblico caloroso, che applaude e partecipa: chi cerca il silenzio assoluto di una sala da camera deve saperlo, chi cerca una festa lo troverà.

Cosa c'è intorno: Via Giulia e il rione Ponte

San Giovanni dei Fiorentini è la testata di Via Giulia, nel rione Ponte, a due passi dal Tevere: una delle zone del centro dove la sera si cammina meglio.

Via Giulia

Il rettifilo aperto da Giulio II nel 1508 corre parallelo al fiume per circa un chilometro, fra palazzi rinascimentali e barocchi, chiese e fontane. Percorrerlo tutto dopo il concerto è il modo più naturale per chiudere la serata.

Santa Maria dell'Orazione e Morte

Lungo Via Giulia si incontra Santa Maria dell'Orazione e Morte, la chiesa della confraternita che dava sepoltura ai morti senza nome della campagna romana.

La Chiesa Nuova

A pochi minuti c'è Santa Maria in Vallicella, la Chiesa Nuova di Filippo Neri: il filo che parte da San Giovanni dei Fiorentini arriva qui, alla casa dell'Oratorio.

Campo de' Fiori

Scendendo verso sud-est si arriva a Campo de' Fiori, la piazza del mercato di giorno e dei tavolini di sera.

Dove mangiare prima o dopo il concerto

Intorno a San Giovanni dei Fiorentini l'offerta è ampia e va dall'osteria romana al bar per un aperitivo veloce. Le direzioni sono tre.

Prima del concerto

Con l'inizio alle 20.30 e le porte alle 20.00, cenare prima significa sedersi alle 18.30. Più sensato un aperitivo nelle strade fra Via dei Banchi Nuovi e Via dei Coronari, a cinque minuti a piedi, e cena dopo.

Dopo il concerto

Il concerto finisce intorno alle 21.30. È l'orario romano perfetto per cena: la zona di Campo de' Fiori e le vie intorno a Piazza Navona hanno trattorie e pizzerie aperte fino a tardi. Chi preferisce l'altra riva del Tevere attraversa il fiume ed è in Trastevere in venti minuti a piedi.

Un consiglio pratico

Di sabato sera, in centro, prenotare il tavolo è quasi obbligatorio. Chi non l'ha fatto trova più facilmente posto nelle strade secondarie del rione Ponte che non nelle piazze.

Come organizzare la serata di Archi nel pop

Una buona serata comincia verso le 19, con una passeggiata lungo Via Giulia partendo da Campo de' Fiori e arrivando alla basilica alle 20.00, quando si aprono le porte.

La sequenza consigliata

Aperitivo in zona, ingresso alle 20.00, mezz'ora per guardare la chiesa, concerto alle 20.30, cena dopo le 21.30. È una serata che non richiede di prendere mezzi fra una tappa e l'altra, e questo in centro vale molto.

Chi viene da fuori Roma

Per chi arriva in treno, il bus 40 o 64 da Termini porta vicino alla basilica in meno di mezz'ora. Per il ritorno serale conviene verificare prima l'ultima corsa utile o mettere in conto un taxi.

Se piove

Il concerto è al chiuso. La pioggia complica solo l'arrivo: meglio un ombrello grande e scarpe comode per i sampietrini di Via Giulia.

Roma a inizio ottobre

Il 3 ottobre a Roma è ancora una stagione mite: le serate sono fresche ma non fredde, e dopo il concerto si cammina volentieri. Un maglione leggero basta. Nella stessa settimana la città ha un calendario fitto di appuntamenti culturali, e in chiese e musei si concentrano molti eventi di inizio stagione. Chi è a Roma per il fine settimana può abbinare la serata al centro con una domenica all'aperto sull'Appia o in una delle ville storiche.

Domande frequenti su Archi nel pop

Quando e dove si tiene Archi nel pop con il Quartetto Sharareh?

Archi nel pop si tiene sabato 3 ottobre 2026 alle 20.30 nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, in Via Acciaioli 2 a Roma, all'inizio di Via Giulia. Le porte aprono alle 20.00. Il concerto dura circa un'ora ed è organizzato dall'associazione Fede e Luce.

Quanto costa il concerto Archi nel pop?

Il concerto Archi nel pop è a ingresso gratuito. Si può sostenere Fede e Luce con un'offerta libera, lasciata la sera stessa oppure online dalla pagina ufficiale dell'evento, con carta o bonifico. Nessuna cifra minima è richiesta.

Bisogna prenotare per Archi nel pop?

Per Archi nel pop la prenotazione non è obbligatoria, ma Fede e Luce chiede di segnalarsi con il modulo gratuito collegato al sito ufficiale, per sapere quante persone attendere. In una chiesa del centro di sabato sera è comunque la scelta più prudente.

Quali canzoni suona il Quartetto Sharareh ad Archi nel pop?

Il programma di Archi nel pop comprende quindici brani: Coldplay, ABBA, Whitney Houston, Britney Spears, Queen, Wham!, Bee Gees, due brani di Madonna, Michael Jackson, Lady Gaga, Imagine Dragons, due di Ed Sheeran e Ob-La-Di, Ob-La-Da dei Beatles. L'organizzazione avverte che il programma può variare.

Chi sono le musiciste del Quartetto Sharareh?

Il Quartetto Sharareh, nato a Roma nel 2007, è formato da Marzia Ricciardi e Dahl ah Lee ai violini, Roberta Pumpo alla viola e Federica Vecchio al violoncello. Si sono formate al Conservatorio di Santa Cecilia e, nel caso di Dahl ah Lee, anche all'Università Musicale Hansae di Seoul.

Come si arriva alla Basilica di San Giovanni dei Fiorentini?

La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini si raggiunge con gli autobus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, fermata Lungotevere / Corso Vittorio Emanuele. Non c'è una fermata della metro vicina. In auto la zona è a traffico limitato e conviene parcheggiare lungo il Lungotevere.

La basilica è accessibile in sedia a rotelle?

La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini è accessibile in sedia a rotelle solo con l'aiuto di un accompagnatore. Il bagno attrezzato si trova nei locali della parrocchia, con accesso esterno servito da una piattaforma elevatrice. Per esigenze specifiche si può scrivere in anticipo alla segreteria di Fede e Luce.

Il consiglio su Archi nel pop

San Giovanni dei Fiorentini si vede spesso da fuori e quasi mai dentro, perché gli orari di apertura sono stretti. Una serata come questa è l'occasione per entrarci con calma, di sera, con una ragione in più: quattro musiciste brave che suonano canzoni amate da tutti, per una causa seria. Arriva alle otto, siediti a metà navata, lascia un'offerta onesta. E dopo, fatti Via Giulia a piedi fino a Campo de' Fiori.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento3 Ottobre 2026 20:30
IndirizzoBasilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, Via Acciaioli 2, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città