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A Roma, per quasi cinque secoli, le critiche più feroci al potere non le firmava nessuno. Le scriveva «Pasquino». Di notte qualcuno attaccava un foglio al torso mutilato di una statua antica dietro piazza Navona, e la mattina dopo mezza città rideva del papa, dei cardinali, dei nipoti arricchiti. Era la satira di chi non poteva parlare, e funzionava così bene che Pasquino ha regalato all’italiano una parola: pasquinata.

Questa non è la solita lista delle sei statue parlanti: per quella, con il percorso a piedi passo per passo, c’è la nostra scheda sulle statue parlanti di Roma. Qui raccontiamo come nacquero le pasquinate, le battute che sono arrivate fino a noi, chi rispondeva a Pasquino e dove andare oggi per ascoltare, ancora, la voce di Roma.

Dati riscontrati il 17 ottobre 2026 sulle pagine di Turismo Roma (portale di Roma Capitale) dedicate alle statue parlanti, sulle schede dei Musei Capitolini su Marforio e su studi e articoli citati in fondo. Dove le fonti non concordano, lo diciamo.

La statua di Pasquino nella piazzetta accanto a piazza Navona, a Roma
Pasquino all’angolo di Palazzo Braschi, a due passi da piazza Navona. Foto: Architas, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Le pasquinate in breve

Come nacquero le pasquinate?

Tutto comincia con un pezzo di marmo malridotto. La statua che chiamiamo Pasquino è un frammento di un gruppo antico: Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, copia romana di un originale greco. Senza braccia, con il volto consumato, nel 1501 fu sistemata dal cardinale Oliviero Carafa all’angolo del palazzo in cui abitava, nell’antica piazza di Parione, dove oggi sorge Palazzo Braschi. Lo stemma dei Carafa è ancora lì, sul basamento.

Ogni anno, il 25 aprile, giorno di San Marco, la statua veniva «vestita» da divinità antica e i letterati le appendevano addosso epigrammi in latino: un gioco colto, quasi accademico. Fu il popolo, poco a poco, a prendersi quella vetrina. I versi in latino lasciarono il posto a battute in volgare, poi in romanesco, sempre più taglienti e sempre anonime. Le prime raccolte a stampa delle composizioni per Pasquino uscirono già nei primi anni del Cinquecento.

Da dove venga il nome nessuno lo sa con certezza. Le tradizioni parlano di un artigiano della zona, sarto, barbiere o oste, famoso per la lingua tagliente, oppure di un maestro di grammatica i cui allievi avrebbero attaccato i primi fogli. Nessuna di queste storie ha un documento alle spalle: è il bello delle leggende romane.

Quali sono le pasquinate più famose?

La più celebre è in latino e prende di mira la famiglia di papa Urbano VIII, Maffeo Barberini: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini», quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini. Il motivo è documentato: nel 1625 il papa fece togliere i bronzi del portico del Pantheon per fonderli, in gran parte per i cannoni di Castel Sant’Angelo. Chi abbia scritto la frase, invece, non si sa: la tradizione la mette in bocca a Pasquino, alcuni studiosi dubitano perfino che sia nata in strada. Vale la pena raccontarla così, con il suo alone di mistero.

Durante l’occupazione francese di fine Settecento circolò un dialogo diventato proverbiale: Marforio chiede se è vero che i francesi sono tutti ladri, e Pasquino risponde «Non tutti, ma Bona parte». Il gioco di parole su Napoleone è perfetto, ma anche qui l’autore e la data esatta non sono documentati: prendetela come la Roma di allora se la raccontava.

Certa, invece, è la battuta di Madama Lucrezia. Nel 1799, negli ultimi giorni della Repubblica Romana, il grande busto di piazza San Marco cadde a terra. La mattina dopo qualcuno le aveva attaccato addosso un cartello: «Non ne posso veder più». Una statua stufa di quello che vedeva succedere intorno a sé: difficile trovare una sintesi migliore di quegli anni.

Come funzionava il dialogo fra Pasquino e Marforio?

Pasquino non parlava da solo. Il suo interlocutore preferito era Marforio, una grande divinità barbuta sdraiata, con una conchiglia in mano, oggi identificata con ogni probabilità come Oceano. Qualcuno attaccava una domanda su Marforio, qualcun altro rispondeva su Pasquino, dall’altra parte del centro: un botta e risposta che la città seguiva come una serie a puntate. Il nome Marforio, secondo una delle ipotesi, verrebbe da Martis Forum, il foro di Marte vicino a cui la statua fu trovata; secondo un’altra, da una famiglia Marfoli che aveva proprietà nella zona.

Marforio ha girato parecchio: dal Foro fu portato in piazza San Marco alla fine del Cinquecento, poi in Campidoglio, dove a metà Seicento finì nel cortile del Palazzo Nuovo. Lì lo trovate ancora, al centro di una fontana, restaurato nel 2012-2013. Per vederlo bisogna entrare nei Musei Capitolini: il biglietto si può prendere anche online, per esempio su Tiqets o su Viator. Chi preferisce una guida trova la visita guidata dei Musei Capitolini su GetYourGuide. Dal 1° febbraio 2026 i residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratis.

E gli altri «arguti»: chi erano e che cosa dicevano?

Secondo il portale di Roma Capitale il nucleo storico era fatto di quattro statue, Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia e l’Abate Luigi; il Facchino e il Babuino, che decorano due fontane, si sarebbero aggiunti dopo. Ognuno ha il suo carattere.

Come reagivano i papi?

Male, com’era prevedibile. Si racconta che papa Adriano VI volesse far gettare Pasquino nel Tevere e che qualcuno lo dissuase: dal fiume, gli dissero, avrebbe gracchiato più forte, come le rane. Altri papi provarono con le pene: Benedetto XIII arrivò a minacciare la morte per gli autori delle satire. Nessuno riuscì a far tacere la statua. Pasquino è sopravvissuto a tutti, e forse è questa la sua battuta migliore.

Pasquino parla ancora oggi?

Sì. Dopo il restauro concluso fra il 2009 e il 2010, accanto alla statua è stata sistemata una bacheca dove lasciare i messaggi, per non coprire più il marmo di colla e nastro adesivo. Non sempre ha funzionato: ancora nel 2021 la statua era tappezzata di fogli. Quello che troverete dipende dal giorno e dall’attualità: battute sulla politica, sul traffico, sulla Roma di oggi. Leggerle è uno dei modi più divertenti per capire che cosa pensa la città.

Il consiglio pratico è semplice: andateci a piedi, la mattina presto o la sera, quando piazza Navona è più tranquilla. Da piazza Navona bastano due minuti. Se vi piace avere qualcuno che racconti le storie di strada mentre camminate, su GetYourGuide c’è un tour a piedi fra Pantheon e piazza Navona dedicato a segreti, scandali e storie di strada. E proprio sopra Pasquino, nel Museo di Roma a Palazzo Braschi, trovate dipinti e oggetti della Roma dei papi in cui le pasquinate erano nate.

Domande frequenti

Che cos’è una pasquinata?

È una satira breve, anonima e pungente contro il potere, chiamata così dalla statua di Pasquino a cui i romani la attaccavano. Oggi la parola si usa per qualsiasi scritto satirico anonimo.

Quante sono le statue parlanti di Roma?

Sono sei: Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia, l’Abate Luigi, il Facchino e il Babuino. Insieme formano il cosiddetto Congresso degli Arguti. Il percorso completo a piedi è nella nostra scheda dedicata.

Si possono vedere gratis?

Cinque su sei sì, perché sono in strada: Pasquino, Madama Lucrezia, l’Abate Luigi, il Facchino e il Babuino. Marforio si trova nel cortile del Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini e per vederlo serve il biglietto del museo.

Si può ancora lasciare un messaggio a Pasquino?

Sì, nella bacheca accanto alla statua. Non incollate niente sul marmo: è stato restaurato proprio per i danni causati da colla e nastro.

Chi ha scritto «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini»?

Non si sa. La tradizione la attribuisce a Pasquino, cioè a un autore anonimo, e la collega alla fusione dei bronzi del Pantheon voluta da Urbano VIII nel 1625. Il fatto è documentato; l’autore no.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Le fonti principali sono le pagine di Turismo Roma (Roma Capitale) sulle statue parlanti e sulle singole statue, le schede dei Musei Capitolini sul restauro di Marforio, l’articolo di JSTOR Daily sulle statue parlanti e quello di Artribune del 2021 su Pasquino, consultati il 17 ottobre 2026. Dove le fonti non concordano, lo diciamo nel testo. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Se state costruendo qualche giorno a Roma intorno a queste storie, potete mettere i luoghi nel vostro programma di viaggio e vederli giorno per giorno sulla mappa. Per un itinerario di più giorni fra Roma e il resto d’Italia, una risorsa utile è Italy Planner.

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