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Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all’11 ottobre 2026

Metamorfosi. Ovidio e le arti è aperta alla Galleria Borghese, piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma, fino a domenica 11 ottobre 2026: la chiusura prevista era il 20 settembre, e il museo ha concesso una proroga straordinaria di tre settimane. La Galleria è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ingressi a turni ogni ora e ultimo ingresso alle 17.45; il lunedì è chiusa. Il biglietto ordinario del museo costa 16 euro (11 euro l'ultimo turno), 2 euro dai 18 ai 25 anni, gratuito sotto i 18 anni, più 2 euro di prenotazione obbligatoria per tutti; il museo avverte che in occasione delle mostre temporanee il prezzo può aumentare, quindi la cifra esatta va controllata al momento dell'acquisto. I biglietti si comprano soltanto sul sito ufficiale della Galleria o al numero telefonico indicato dal museo. La Galleria si trova dentro Villa Borghese: per il percorso con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore di percorso ATAC impostando come destinazione piazzale Scipione Borghese.

La facciata della Galleria Borghese a Villa Borghese
La facciata della Galleria Borghese a Villa Borghese Foto: Foto: Alessio Damato, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Restano pochi giorni per vedere una delle mostre più ambiziose che la Galleria Borghese abbia costruito negli ultimi anni: un progetto nato con il Rijksmuseum di Amsterdam, curato dalla direttrice Francesca Cappelletti e da Frits Scholten, che prende il poema di Ovidio e lo usa come chiave per leggere l'intero museo. A nostro giudizio non esiste a Roma un luogo più adatto per parlare di Ovidio, perché la villa del cardinale Scipione è stata pensata, decorata e riallestita intorno alle Metamorfosi. La mostra non porta Ovidio alla Borghese; lo fa emergere.

Metamorfosi alla Galleria Borghese: le informazioni essenziali

La mostra è aperta dal 23 giugno all'11 ottobre 2026 e fa parte del percorso di visita della Galleria: non ha un ingresso separato, si entra con il biglietto del museo prenotato su un turno orario.

Date e proroga

La Galleria Borghese ha annunciato la chiusura originaria al 20 settembre 2026 e poi una proroga straordinaria fino all'11 ottobre. A fine settembre restano quindi due settimane scarse, con tre fine settimana utili: 3 e 4 ottobre, 10 e 11 ottobre, più i giorni feriali dal martedì al venerdì. Domenica 4 ottobre è la prima domenica del mese, giornata a ingresso gratuito nei musei statali: la Galleria rende disponibili i biglietti per le giornate gratuite dieci giorni prima e chiede comunque il pagamento della prenotazione.

Orari e turni

Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con l'ultimo ingresso alle 17.45. La biglietteria apre alle 8.30 e chiude un'ora prima del museo. Gli ingressi avvengono a turni, all'inizio di ogni ora, e ogni turno dura due ore, a eccezione di quello delle 17.45. Per ragioni di sicurezza legate all'edificio storico, il numero di persone per turno è limitato, e a fine turno l'uscita è obbligatoria.

Quanto costa

Il biglietto intero costa 16 euro, 11 euro per l'ultimo turno. Il ridotto costa 2 euro ed è riservato ai giovani dai 18 ai 25 anni; sotto i 18 anni l'ingresso è gratuito. A tutti, compresi i gratuiti, si aggiunge la prenotazione obbligatoria da 2 euro. La Galleria precisa che durante le mostre temporanee il costo del biglietto può subire incrementi. Il museo rientra nel circuito Roma Pass 48 e 72 ore, sempre con prenotazione.

Niente salta fila

La Galleria scrive a chiare lettere che non esistono formule salta fila e invita a diffidare dei rivenditori non autorizzati. È un avviso da prendere sul serio: l'unico canale sicuro è quello indicato dal sito ufficiale.

Metamorfosi. Ovidio e le arti: che cosa si vede

La mostra parte dal poema di Ovidio per raccontare la metamorfosi come principio universale, una chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. I curatori hanno costruito un percorso in cui dei, uomini e natura condividono un destino di trasformazione continua.

Due sedi, una ricerca comune

Il progetto è nato dalla collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam: la prima tappa si è tenuta in Olanda, chiusa il 25 maggio, e la tappa romana è stata pensata in una configurazione autonoma e originale, adatta agli spazi della villa. Non si tratta quindi di una mostra itinerante trasportata da una città all'altra, ma di due mostre sorelle nate da un dialogo scientifico condiviso fra i due musei.

Gli artisti

Il museo indica, fra i nomi in mostra, Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin e, venendo verso l'età moderna, Gerôme, Rodin e Brancusi. Il ventaglio è ampio: dal Rinascimento al Barocco fino alla scultura moderna, a dimostrare che il repertorio ovidiano non si è esaurito con il Seicento. Brancusi accanto a Bernini è una scelta che a molti farà alzare un sopracciglio; a nostro giudizio è la scommessa più interessante della mostra.

I temi del percorso

Accanto ai grandi temi ovidiani, l'Amore, l'Aldilà, la creazione del mondo, la mostra affronta l'Ovide moralisé, la riscrittura medievale del poema che ha influenzato le rappresentazioni dei miti nel Rinascimento. Sul sito del museo sono presentati anche approfondimenti dedicati a singoli nuclei: Caos e creazione; il poeta e il libro, con il primo amore di Apollo; il rapimento di Proserpina e il mondo sotterraneo; Aracne e la tessitura delle storie; Leda e il cigno; il mito di Pigmalione; il mito di Perseo; il potere dell'amore con Venere, Cupido e Narciso.

Bernini al centro

Il perno della mostra sono due capolavori che non si muovono dalla Galleria: Apollo e Dafne e il Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini. Intorno a loro, e agli altri capolavori mitologici della collezione, la mostra costruisce la propria riflessione sull'attualità del mito. È la ragione per cui questa mostra non avrebbe potuto esistere altrove nella stessa forma.

Isaac Julien e il catalogo

Fra i contenuti collegati alla mostra il museo presenta All That Changes You. Metamorphosis di Isaac Julien, un lavoro contemporaneo che porta il tema nel linguaggio dell'immagine in movimento. Il catalogo, prodotto con il Rijksmuseum e disponibile in italiano, inglese e olandese, presenta tutte le opere delle due sedi con saggi di studiosi italiani e olandesi. La mostra è sostenuta da Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia, e da Webuild.

Chi era Ovidio, l'autore delle Metamorfosi

Publio Ovidio Nasone nacque a Sulmona il 20 marzo del 43 avanti Cristo e morì a Tomi, sul Mar Nero, nel 17 o 18 dopo Cristo. È uno dei principali poeti della letteratura latina e uno dei maggiori esponenti della poesia elegiaca.

Le opere d'amore

La prima fase della sua produzione, fra il 23 avanti Cristo e il 2 dopo Cristo, è quella delle elegie di argomento amoroso: gli Amores, le Heroides, cioè le lettere immaginarie delle eroine del mito ai loro amanti lontani, e il ciclo delle elegie erotico didascaliche. È l'Ovidio brillante e mondano della Roma di Augusto, il poeta che scrive di amore come di un'arte da imparare.

Il poema delle trasformazioni

Le Metamorfosi sono un poema epico mitologico in quindici libri, ultimato poco prima dell'esilio dell'8 dopo Cristo. Ovidio vi raccoglie in versi le più celebri storie della mitologia antica, legate da un unico filo: il cambiamento di forma. Dal caos primordiale alla divinizzazione di Cesare, il poema attraversa centinaia di miti e li lega uno all'altro con passaggi di straordinaria abilità narrativa.

L'esilio

Nell'8 dopo Cristo Ovidio fu allontanato da Roma e relegato a Tomi, sulla costa del Mar Nero. Da lì scrisse i Tristia, nei quali sostiene che le Metamorfosi non erano ancora state ultimate e che le copie in circolazione erano abbozzi da bruciare. Il poema, per fortuna, è arrivato completo fino a oggi. Ovidio non tornò più a Roma.

La fortuna del libro

Le Metamorfosi sono state lette per tutto il Medioevo, anche attraverso riscritture moralizzate come l'Ovide moralisé che la mostra racconta. L'editio princeps fu stampata a Bologna nel 1471 da Baldassarre Azzoguidi, e la prima edizione italiana risale al 1497. Da quel momento il poema diventa il manuale di mitologia di pittori e scultori: chi voleva dipingere Dafne, Perseo o Narciso lo apriva e trovava la scena già costruita.

I curatori: Francesca Cappelletti e Frits Scholten

La mostra porta la firma di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, e di Frits Scholten, studioso del Rijksmuseum di Amsterdam, il museo partner del progetto.

Francesca Cappelletti

Nata a Roma nel 1964, Francesca Cappelletti è una storica dell'arte. Si è laureata e ha conseguito il dottorato alla Sapienza con una tesi sulla pittura romana del tardo Quattrocento, e ha proseguito gli studi al Warburg Institute di Londra e al Collège de France di Parigi. È professoressa ordinaria all'Università di Ferrara, direttrice scientifica della Fondazione Ermitage Italia e, dal novembre 2020, direttrice della Galleria Borghese.

Caravaggio e il collezionismo

Il centro delle sue ricerche è il collezionismo italiano dal Rinascimento all'Ottocento, con attenzione particolare al Barocco. Il suo nome è legato a una scoperta documentaria importante: con la studiosa Laura Testa ha condotto le ricerche d'archivio che hanno permesso di attribuire a Caravaggio la Cattura di Cristo oggi alla National Gallery of Ireland di Dublino. Ha studiato anche Zurbarán, Paul Bril e Daniel Seiter.

Perché conta chi cura

Una mostra su Ovidio curata dalla direttrice di un museo che nasce dal collezionismo del cardinale Scipione non è un dettaglio burocratico. Cappelletti conosce la storia della collezione e dei suoi allestimenti come pochi, e la mostra lo dimostra: il discorso parte dall'architettura della villa, dagli allestimenti settecenteschi, dalle volte dipinte. Il rapporto con il Rijksmuseum porta invece lo sguardo nordico, e in particolare la tradizione olandese della scultura e delle arti decorative.

Una curiosità sulle Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all'11 ottobre 2026

La curiosità più bella della mostra è scritta sui soffitti, e quasi nessuno alza la testa per leggerla. Nella Sala II, quella del David di Bernini, la volta affrescata da Francesco Caccianiga racconta la caduta di Fetonte, il ragazzo incapace di guidare il carro del Sole e fulminato da Giove: è un episodio delle Metamorfosi. Nella Sala XVI la volta dipinta da Domenico De Angelis raffigura Flora come madre della natura, e il soggetto viene dai Fasti, l'altro grande poema di Ovidio. La Sala III prende il nome da Apollo e Dafne, e lo stesso soggetto è ripreso sul soffitto, dipinto alla fine del Settecento.

Questi soffitti non sono un caso. Nel 1770 il principe Marcantonio IV Borghese affidò all'architetto Antonio Asprucci il rinnovamento degli interni, e Asprucci riorganizzò gli spazi mettendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato proprio alle Metamorfosi. Il museo stesso lo scrive: la presenza di Ovidio nella villa è strutturale e pervasiva. Il consiglio pratico è semplice: in ogni sala, prima di guardare le opere della mostra, guardate in alto. Molto spesso la volta racconta la stessa storia che avete davanti agli occhi, o la storia che la precede nel poema.

La Galleria Borghese: la collezione intorno alla mostra

La Galleria Borghese conserva sculture, bassorilievi e mosaici antichi e dipinti e sculture dal XV al XIX secolo, esposti in venti sale affrescate, nel portico e nel Salone d'ingresso. Il nucleo più importante risale al collezionismo del cardinale Scipione Borghese (1579-1633), nipote di papa Paolo V.

Bernini

La Galleria è unica al mondo per numero e importanza delle sculture di Gian Lorenzo Bernini: il David del 1623-1624, Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina nella Sala degli Imperatori, Enea, Anchise e Ascanio, la Verità, la Capra Amaltea, i due busti del cardinale Scipione nella Loggia di Lanfranco. Per la mostra Bernini è il padrone di casa: tre delle sue opere sono illustrazioni in marmo di episodi ovidiani o comunque mitologici.

Caravaggio e i pittori

Nella Sala VIII, quella del Sileno, sono esposti sei dipinti di Caravaggio: il Fanciullo con canestro di frutta, il Bacchino malato, la Madonna dei Palafrenieri, il David con la testa di Golia, il San Girolamo e il San Giovanni Battista. Nelle altre sale si incontrano Raffaello con la Deposizione Baglioni e la Dama col liocorno, Tiziano con Amor sacro e Amor profano, la Danae di Correggio, Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Rubens.

Canova e la Paolina

Nella Sala I si trova la Paolina Borghese come Venere vincitrice di Antonio Canova, che richiama le Storie di Venere e di Enea dipinte sulla volta da Domenico De Angelis nel 1779. Anche qui il mito è di casa, e la scultura neoclassica dialoga con la tradizione mitologica del resto della villa.

I Depositi

Oltre 260 dipinti sono conservati nei Depositi, sopra il piano della Pinacoteca, allestiti come una quadreria e visitabili su prenotazione. Chi torna alla Borghese dopo la mostra ha un buon motivo per chiedere quella visita.

Una cosa che non ti dice nessuno sulle Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all'11 ottobre 2026

La cosa che nessuno dice è che il tempo è il vero limite della visita, e con una mostra in corso lo diventa ancora di più. La Galleria organizza gli ingressi a turni ogni ora, e ogni turno dura due ore, con uscita obbligatoria alla fine. Due ore per venti sale con Bernini, Caravaggio, Raffaello, Tiziano e in più le opere arrivate per Ovidio sono poche. Molti visitatori se ne accorgono a metà percorso, quando il personale comincia ad accompagnare verso l'uscita.

La seconda cosa riguarda l'ultimo turno. Il biglietto dell'ultimo turno costa meno, 11 euro invece di 16, ma il museo precisa che la regola delle due ore vale per tutti i turni tranne quello delle 17.45: con la chiusura alle 19.00, chi entra all'ultimo turno ha a disposizione un'ora e un quarto. Per una visita normale può bastare a chi conosce già il museo; per la mostra su Ovidio è troppo poco.

Il consiglio è di scegliere il primo turno della mattina e di decidere prima di entrare dove passare il tempo. Cominciate dal piano terra, dove sono le sculture di Bernini che fanno da perno alla mostra, e salite alla Pinacoteca solo dopo. Se avete già visto la Galleria in passato, dedicate l'intero turno alla mostra e ai soffitti: è l'occasione per guardare il museo con un'altra testa.

La storia della villa del cardinale Scipione

Alla fine del Cinquecento i Borghese, famiglia di origine senese, acquistarono terreni a nord di Roma, fuori Porta Pinciana. Con l'elezione di Camillo Borghese al soglio pontificio nel 1605, con il nome di Paolo V, la famiglia cominciò a costruire una villa nel parco.

Il cantiere del Seicento

Il progetto partì nel 1607 con l'architetto Flaminio Ponzio; alla sua morte, nel 1613, i lavori passarono a Giovanni Vasanzio, mentre i giardini, opera di Carlo Rainaldi, proseguirono fino al 1620. Già nel marzo 1613 le prime opere della collezione del cardinale Scipione furono trasferite nella villa. La facciata era ornata da 144 bassorilievi e 70 busti, e le finestre e la distribuzione delle stanze furono pensate per vedere bene le opere.

Il Casino come dispositivo

Il museo descrive la villa fuori Porta Pinciana come un luogo le cui radici affondano nell'universo simbolico delle Metamorfosi: Scipione fece costruire il Casino nobile per ospitare parte della sua collezione, concependo l'architettura come uno strumento capace di intrecciare mito, arte e autorappresentazione. Non era una casa da abitare, ma una casa da mostrare.

Il Settecento di Asprucci

Nel 1770 Marcantonio IV Borghese chiamò Antonio Asprucci a rinnovare gli interni, e gli ambienti che si vedono oggi, con gli affreschi, gli stucchi e i marmi policromi, sono in gran parte frutto di quella campagna. Molti dipinti raccontano la storia della famiglia, dal mitico Marco Furio Camillo fino ai Borghese dell'epoca.

Da villa a museo

Nel 1891 i dipinti della quadreria di Palazzo Borghese, in via di Ripetta, furono portati nella villa. Nel 1902 lo Stato acquistò le raccolte del Fidecommisso Borghese e la villa diventò museo: il prezzo pagato, tre milioni e seicentomila lire comprensivi di villa, parco e opere, è ricordato ancora come un affare straordinario. Primo direttore fu Giovanni Piancastelli, seguito nel 1906 da Giulio Cantalamessa.

Il consiglio che ti do per visitare le Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all'11 ottobre 2026

Il consiglio è di prepararsi leggendo. Non un saggio, ma tre o quattro episodi delle Metamorfosi, quelli che troverete in sala: Apollo e Dafne, il ratto di Proserpina, Aracne, Pigmalione. Sono pagine brevi, si leggono in mezz'ora in qualunque traduzione, e cambiano completamente la visita. Davanti all'Apollo e Dafne di Bernini chi ha appena letto Ovidio vede il momento esatto in cui la corteccia sale sulle gambe della ninfa e le dita diventano foglie; chi non l'ha letto vede una bella statua.

Il secondo consiglio riguarda il giorno. Le ultime due settimane di una mostra prorogata sono sempre le più affollate, perché arrivano insieme i ritardatari e chi ha scoperto la proroga all'ultimo. Evitate il sabato e la domenica, e soprattutto domenica 4 ottobre, giornata gratuita, a meno che non abbiate già il biglietto. Un martedì o un mercoledì alle 9.00 sono la scelta migliore.

Terzo consiglio: prenotate subito. I turni sono contingentati e le fasce della mattina nei giorni di fine mostra si esauriscono presto. Se non trovate posto, provate a telefonare al numero della biglietteria indicato dal museo, attivo dal lunedì al venerdì. Alla Borghese conviene sempre entrare con un orario certo in tasca.

Orari, biglietti e prenotazione della Galleria Borghese

La Galleria Borghese si visita solo con prenotazione, anche nelle giornate gratuite e anche per chi ha diritto alla gratuità. Il biglietto intero costa 16 euro, il ridotto 2 euro dai 18 ai 25 anni, più 2 euro di prenotazione.

Chi entra gratis

Sono gratuiti i minori di 18 anni, gli studenti e i docenti di architettura, beni culturali, scienze della formazione, lettere a indirizzo archeologico o storico artistico, gli studenti e docenti delle Accademie di belle arti, i dipendenti del Ministero della Cultura, i membri ICOM, i gruppi scolastici dell'Unione Europea con i loro insegnanti e il personale docente della scuola italiana. La gratuità non esonera dalla prenotazione.

Esonerati dai 2 euro di prenotazione

Non pagano la prenotazione, pur dovendola fare, le persone con disabilità e un accompagnatore, le guide turistiche dell'Unione Europea con licenza, i giornalisti iscritti all'ordine, i bambini fino a 5 anni compiuti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che la Galleria Borghese è uno dei musei più famosi di Roma. Meno citato è il fatto che per quattordici anni è stata chiusa. Nel 1983 il museo chiuse per un restauro completo, che durò fino al giugno del 1997 e riportò l'esterno dell'edificio all'aspetto originario, con gli intonaci, le statue e la scalinata a due rampe. Un'intera generazione di romani è cresciuta senza poter entrare in queste sale, e molti turisti degli anni Ottanta e Novanta hanno visto la villa solo da fuori.

Da quel restauro nasce anche il sistema dei turni che oggi tanti visitatori trovano scomodo. La conformazione dell'edificio storico impone un numero limitato di persone per volta, e la Galleria lo spiega come una ragione di sicurezza, non di marketing. Il risultato, per chi ama guardare con calma, è un vantaggio: anche nei giorni di punta le sale non sono mai affollate come quelle dei grandi musei senza contingentamento.

Un secondo fatto poco citato riguarda le mostre. Dal 2006 la Galleria ha avviato il progetto Dieci Grandi Mostre, dieci monografiche in dieci anni che portavano a Roma prestiti internazionali per affiancarli a capolavori che non possono viaggiare: Raffaello nel 2006, Canova nel 2007, Correggio nel 2008, Caravaggio e Bacon fra il 2009 e il 2010, Cranach, i Borghese e l'Antico, Tiziano, Dosso Dossi, Domenichino, fino a Bernini nel 2015. Metamorfosi raccoglie quell'eredità: la mostra si costruisce intorno a ciò che non si può spostare.

La foto giusta da fare alle Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all'11 ottobre 2026

La foto giusta è quella che il museo ha già messo in mostra senza dirlo: una scultura di Bernini con sopra la volta che racconta lo stesso mito. Nella Sala III, Apollo e Dafne è sotto un soffitto che riprende lo stesso soggetto. Mettetevi in un angolo della sala, abbassatevi un poco e inquadrate in verticale: in basso il marmo, con la mano di Dafne che diventa ramo, in alto l'affresco. È l'immagine che riassume l'idea della mostra, la villa costruita intorno alle Metamorfosi.

Se preferite un dettaglio, avvicinatevi alle mani e ai piedi di Dafne: la corteccia che sale sulle gambe e le foglie che nascono dalle dita sono il punto in cui il marmo si trasforma sotto i vostri occhi. Con la luce del mattino il bianco tiene bene anche con il telefono. Prima di scattare, chiedete al personale le regole per le fotografie nelle sale della mostra: le opere in prestito possono avere condizioni diverse da quelle della collezione.

La terza foto è fuori. Uscite dal portico e voltatevi verso la facciata con la scalinata a due rampe restaurata negli anni Novanta: in una giornata limpida di ottobre, con le ombre corte di mezzogiorno, la villa appare come la vedevano gli ospiti del cardinale. A nostro giudizio vale più di qualunque scatto rubato in sala.

Come arrivare alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese si trova in piazzale Scipione Borghese 5, dentro il parco di Villa Borghese, sul lato verso via Pinciana. Per scegliere la linea di autobus o di tram più comoda dal vostro punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso ATAC, indicando come destinazione piazzale Scipione Borghese.

A piedi dal parco

Il modo più piacevole di arrivare è attraversare il parco a piedi. Da Villa Giulia e da Valle Giulia si risale nel verde verso la Galleria; chi viene dal centro può entrare a Villa Borghese e seguire i viali fino al piazzale. Calcolate un margine: i turni partono all'inizio di ogni ora.

In taxi

Il taxi è la soluzione più semplice per chi arriva al primo turno del mattino o ha difficoltà a camminare. Basta indicare la Galleria Borghese.

Intorno alla Galleria Borghese: Villa Borghese e i suoi musei

La Galleria è al centro di uno dei complessi museali più ricchi di Roma. Una mattina alla mostra si combina facilmente con altre visite nel parco di Villa Borghese.

I Giardini Segreti

Accanto al Casino si trovano i Giardini Segreti della Galleria Borghese, il sistema di giardini recintati voluto dai Borghese. Sono il complemento naturale della visita, perché mostrano la villa per quello che era: un luogo di delizie, oltre che di collezione.

Museo Carlo Bilotti e Museo Canonica

Nell'Aranciera di Villa Borghese si trova il Museo Carlo Bilotti, con la collezione di arte del Novecento; poco lontano, il Museo Pietro Canonica, casa e studio dello scultore. Sono due visite brevi che si aggiungono bene a una mattina alla Borghese.

Villa Giulia

Scendendo verso Valle Giulia si arriva al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove è in corso la mostra Il Ritorno degli Eroi con gli affreschi della tomba François. Dal mito greco di Ovidio al mito greco dipinto dagli Etruschi di Vulci: la combinazione, in una stessa giornata, ha una sua logica precisa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1605: Camillo Borghese diventa papa con il nome di Paolo V, e la famiglia comincia a progettare la villa fuori Porta Pinciana.

1607: parte il cantiere affidato a Flaminio Ponzio. Nel 1613, alla sua morte, subentra Giovanni Vasanzio; nel marzo dello stesso anno le prime opere della collezione del cardinale Scipione arrivano nella villa. I giardini di Carlo Rainaldi proseguono fino al 1620.

1623-1624: Gian Lorenzo Bernini scolpisce il David, oggi al centro della Sala II, sotto la volta con la caduta di Fetonte.

1770: Marcantonio IV Borghese affida ad Antonio Asprucci il rinnovamento degli interni. Asprucci pone le sculture al centro delle sale e costruisce intorno a esse un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi. Nel 1779 Domenico De Angelis dipinge le Storie di Venere e di Enea nella Sala I.

1891: i dipinti della quadreria di Palazzo Borghese in via di Ripetta vengono trasferiti nella villa.

1902: lo Stato acquista le raccolte del Fidecommisso Borghese e la villa diventa museo; primo direttore è Giovanni Piancastelli, cui succede nel 1906 Giulio Cantalamessa.

1983-1997: il museo chiude per un restauro completo di quattordici anni e riapre nel giugno 1997.

2006-2015: il ciclo Dieci Grandi Mostre porta a Roma dieci monografiche, da Raffaello a Bernini.

2014: la Galleria diventa uno degli istituti museali dotati di autonomia speciale.

Novembre 2020: Francesca Cappelletti assume la direzione.

23 giugno 2026: apre Metamorfosi. Ovidio e le arti, in collaborazione con il Rijksmuseum. La chiusura, fissata al 20 settembre, viene prorogata all'11 ottobre.

Metamorfosi alla Galleria Borghese con i bambini

I minori di 18 anni entrano gratis, pagando solo la prenotazione, e i bambini fino a 5 anni compiuti sono esonerati anche da quella. Il costo, per una famiglia, è quindi basso.

Perché Ovidio funziona con i ragazzi

Le Metamorfosi sono, prima di tutto, una raccolta di storie straordinarie: una ragazza che diventa albero, una tessitrice trasformata in ragno, uno scultore che si innamora della sua statua e la vede prendere vita. Raccontate ai bambini la storia prima di entrare in sala, e poi chiedete loro di trovarla nella scultura o nel dipinto. Funziona dagli otto anni in su.

Come dosare le due ore

Con i bambini due ore sono lunghe. Concentratevi sul piano terra, dove sono le sculture di Bernini, e scegliete tre opere al massimo. Poi uscite nei Giardini Segreti o nel parco: Villa Borghese offre spazi per correre a pochi passi dal museo.

Passeggini e borse

Chiedete in biglietteria, al momento della prenotazione o all'arrivo, le indicazioni per passeggini, zaini e borse: in un edificio con turni contingentati è meglio saperlo prima.

Accessibilità alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese ha una sezione dedicata all'accessibilità sul sito ufficiale, alla quale conviene fare riferimento prima della visita.

Prenotazione e accompagnatori

Le persone con disabilità e un loro familiare o accompagnatore sono esonerate dal pagamento dei 2 euro di prenotazione, che resta comunque obbligatoria. Conviene segnalare le proprie esigenze al momento della prenotazione telefonica, al numero indicato dal museo.

L'edificio storico

La villa è un edificio del Seicento, con la scalinata esterna restaurata negli anni Novanta e due piani espositivi. Chi ha difficoltà motorie chieda all'ingresso i percorsi alternativi prima di cominciare, e tenga conto che il turno di due ore comprende anche gli spostamenti fra i piani.

Chi è passato dalle Metamorfosi. Ovidio e le arti alla Galleria Borghese — fino all'11 ottobre 2026

La villa è stata costruita per un solo uomo, il cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, e il primo elenco di chi è passato di qui coincide con l'elenco degli artisti che lavorarono per lui. Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio costruirono il Casino, Carlo Rainaldi disegnò i giardini. Gian Lorenzo Bernini scolpì per il cardinale il David, l'Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina, e nella Loggia di Lanfranco sono esposti i due busti del cardinale, il busto di Paolo V e i suoi autoritratti dipinti. Giovanni Lanfranco affrescò il Consiglio degli Dei nella loggia che porta il suo nome.

Nel Settecento passò per la villa Antonio Asprucci, chiamato da Marcantonio IV a rinnovare gli interni, e con lui i pittori delle volte, fra i quali Francesco Caccianiga e Domenico De Angelis; al Salone d'ingresso resta legato il nome di Mariano Rossi, e una piccola sala porta le decorazioni di Felice Giani. Poi arrivò la Paolina Borghese di Antonio Canova, che dà il nome alla Sala I.

Nel Novecento la villa è passata allo Stato, e da allora i visitatori si contano a centinaia di migliaia: il Ministero ne ha registrati oltre 590 mila nel 2023. Fra le persone che hanno contato di più per il museo moderno ci sono i suoi direttori, da Giovanni Piancastelli e Giulio Cantalamessa a Anna Coliva e Francesca Cappelletti. Per Metamorfosi sono arrivati dall'Olanda Frits Scholten e i colleghi del Rijksmuseum, e con le loro opere in prestito sono passati per queste sale, in forma di marmo e di tela, Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, Gerôme, Rodin e Brancusi.

Come organizzare la mattina alla Borghese

La Galleria apre alle 9.00, e il primo turno è il più tranquillo. Ecco come conviene organizzare la mattina.

Prima della visita

Arrivate con almeno venti minuti di anticipo: il turno parte all'inizio dell'ora e non aspetta i ritardatari. Se arrivate da lontano, prendetevi un caffè prima di entrare nella villa: dentro il parco le soste sono poche.

Durante il turno

Dedicate la prima ora al piano terra e alle sculture, la seconda alla Pinacoteca. Guardate i soffitti. Non cercate di vedere tutto: le due ore finiscono prima di quanto si pensi.

Dopo la visita

Uscite nei Giardini Segreti, poi scendete verso Villa Giulia o verso piazza del Popolo. Una mattina alla Borghese si chiude bene con una passeggiata nel parco, soprattutto nelle giornate limpide d'ottobre.

Dove mangiare vicino alla Galleria Borghese

Dentro Villa Borghese le possibilità di mangiare sono limitate, e conviene programmare il pranzo fuori dal parco.

Il Pinciano e via Veneto

Uscendo verso via Pinciana si entra nel quartiere Pinciano, con bar, tavole calde e ristoranti di quartiere frequentati da chi lavora in zona. Scendendo verso Porta Pinciana e via Veneto l'offerta si fa più turistica e più cara.

Piazza del Popolo

Attraversando il parco verso il Pincio si scende a piazza del Popolo e al Tridente, dove l'offerta è ampia, con i prezzi del centro storico.

Roma a inizio ottobre: il periodo della mostra

Le ultime settimane della mostra cadono nel momento migliore dell'anno per visitare Villa Borghese. Le giornate di inizio ottobre sono ancora lunghe e spesso miti, la luce è bassa e dorata nel pomeriggio, e il parco torna a riempirsi di romani dopo l'estate. È anche il periodo in cui molte mostre autunnali aprono in città, mentre quelle estive chiudono: Metamorfosi è una delle ultime grandi mostre della stagione estiva ancora aperte. Chi può scegliere, scelga un giorno feriale della settimana dal 6 al 9 ottobre: meno gente del fine settimana finale, stessa luce.

Domande frequenti su Metamorfosi alla Galleria Borghese

Fino a quando è aperta la mostra Metamorfosi alla Galleria Borghese?

Metamorfosi. Ovidio e le arti è aperta alla Galleria Borghese fino a domenica 11 ottobre 2026. La chiusura prevista era il 20 settembre, ma il museo ha annunciato una proroga straordinaria. La Galleria è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 17.45; il lunedì è chiusa.

Quanto costa il biglietto per Metamorfosi alla Galleria Borghese?

La mostra alla Galleria Borghese si vede con il biglietto del museo: il prezzo ordinario è 16 euro intero, 11 euro l'ultimo turno, 2 euro dai 18 ai 25 anni, gratuito sotto i 18, più 2 euro di prenotazione obbligatoria. Il museo avverte che durante le mostre temporanee il prezzo può aumentare: la cifra esatta compare al momento dell'acquisto.

Serve prenotare per entrare alla Galleria Borghese?

Sì, alla Galleria Borghese la prenotazione è obbligatoria per tutti, anche per chi entra gratis e nelle prime domeniche del mese. Gli ingressi avvengono a turni ogni ora e ogni turno dura due ore, con uscita obbligatoria alla fine. I biglietti si comprano sul sito ufficiale o per telefono.

Quali artisti ci sono nella mostra Metamorfosi?

La mostra Metamorfosi alla Galleria Borghese riunisce, fra gli altri, Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, Gerôme, Rodin e Brancusi, intorno all'Apollo e Dafne e al Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini e agli altri capolavori mitologici della collezione.

Chi ha curato Metamorfosi. Ovidio e le arti?

Metamorfosi. Ovidio e le arti è curata da Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese dal 2020, e da Frits Scholten. La mostra nasce dalla collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, che ne ha ospitato una prima tappa chiusa il 25 maggio 2026, in una configurazione diversa da quella romana.

Quanto dura la visita alla Galleria Borghese con la mostra?

Alla Galleria Borghese ogni turno di visita dura due ore, con uscita obbligatoria alla fine, tranne l'ultimo turno delle 17.45, che termina alla chiusura delle 19.00. Per vedere la mostra su Ovidio e la collezione conviene usare l'intero turno e scegliere un orario del mattino.

La prima domenica di ottobre la Galleria Borghese è gratuita?

La Galleria Borghese partecipa alle giornate gratuite dei musei statali, fra cui le prime domeniche del mese: domenica 4 ottobre 2026 rientra in questo calendario. I biglietti per queste giornate si prenotano dieci giorni prima e resta dovuto il diritto di prenotazione.

Il consiglio finale sulle Metamorfosi alla Galleria Borghese

Il consiglio è di prenotare subito un turno del mattino in un giorno feriale, leggere la sera prima la storia di Apollo e Dafne e, in ogni sala, alzare gli occhi verso la volta. Metamorfosi è una di quelle mostre che non si ripetono: chiude l'11 ottobre e non tornerà in questa forma. A nostro giudizio merita la visita chiunque ami Roma, anche chi alla Borghese è già stato tre volte.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento23 Giugno 2026 — 11 Ottobre 2026
IndirizzoGalleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma Pinciano, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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