I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
I 4 desideri di Santu Martinu, lo spettacolo della compagnia calabrese Scena Verticale con Dario De Luca e Gianfranco De Franco, va in scena sabato 3 ottobre 2026 alle 20.30 a Villa Bonelli, in Via Camillo Montalcini 1, nel Municipio XI, sotto il tendone del Festival Sciapitò, il Circo del Teatro. La biglietteria apre alle 18.30 insieme alle attività collaterali, e la serata si chiude alle 23.00, orario che coincide con la chiusura della villa. Si arriva con la ferrovia regionale FL1, fermata Villa Bonelli, a pochi passi dal parco, dove fermano anche autobus urbani ATAC. I prezzi sono comunicati dall'organizzazione al momento della prenotazione; sono previsti biglietti agevolati e convenzioni per i residenti del Municipio XI. Si prenota al telefono 392 2546174, per email all'indirizzo consorzioapi+sciapito@gmail.com oppure sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
I 4 desideri di Santu Martinu: che cosa si vede in scena
I 4 desideri di Santu Martinu è una riscrittura in dialetto calabrese di alcuni fabliaux anonimi del Medioevo, recitata e suonata da due soli interpreti nelle vesti di un trovatore e di un musico.
Il punto di partenza è la letteratura popolare oscena del XII e del XIII secolo, quella che circolava fra piazze, taverne e fiere prima che la novellistica colta la raccogliesse e la nobilitasse. Dario De Luca e Gianfranco De Franco, dice la presentazione ufficiale del festival, prestano corpo e fiati a un racconto folle e divertente. La parola fiati non è scelta a caso: in questo spettacolo la musica non accompagna, racconta.
Lo spunto: desideri concessi e sprecati
Lo spunto narrativo è uno dei più antichi e diffusi: i desideri concessi per volontà soprannaturale e poi sprecati per stupidità o per cattiveria. È un motivo presente in tutte le letterature, dalla fiaba popolare europea ai racconti orientali, e ha una sua logica spietata: chi riceve un dono troppo grande di solito non sa che farsene. Qui a concedere i desideri è un santo, San Martino, e chi li spreca è una coppia di contadini.
Una favola boccaccesca
La compagnia definisce lo spettacolo una favola boccaccesca per celebrare l'amore e le sue gioie durature: il desiderio di una donna e di un uomo portato a vette parossistiche, con il gioco dell'abnorme e dell'assurdo usato come deformazione fantastica della realtà. Chi conosce il Decameron sa che cosa aspettarsi: il sesso raccontato senza pudori e senza volgarità gratuita, con la risata come misura di tutte le cose.
Il dialetto come strumento
La scelta del calabrese è la cifra di Scena Verticale da trent'anni. Il dialetto di Castrovillari e del Pollino non è colore locale: è una lingua teatrale piena, capace di passare dalla bestemmia alla tenerezza in una battuta. Per chi non è calabrese la comprensione è quasi totale, perché il gesto, il ritmo e la musica fanno il resto, come succedeva nelle piazze medievali davanti ai giullari.
Chi firma cosa
La riscrittura originale, lo spazio scenico, il disegno luci e la regia sono di Dario De Luca; le musiche originali e le sonorizzazioni di Gianfranco De Franco. La produzione è di Scena Verticale, compagnia che la presentazione del festival ricorda come pluripremiata ai premi Ubu. Secondo la teatrografia della compagnia, lo spettacolo è del 2022.
I fabliaux: la letteratura medievale che rideva di tutto
I fabliaux sono brevi racconti comici in versi nati nella Francia settentrionale fra il XII e il XIV secolo, quasi sempre anonimi, spesso osceni, costruiti per essere recitati ad alta voce.
Il loro mondo è quello dei contadini, dei mercanti, dei preti di campagna e delle mogli astute. Non ci sono cavalieri né dame, o se ci sono fanno una pessima figura. La morale, quando c'è, è rovesciata: vince il più furbo, non il più virtuoso. È la stessa materia che Boccaccio avrebbe raccolto nel Decameron e Chaucer nei Racconti di Canterbury, due secoli dopo, dandole la dignità della letteratura d'autore.
San Martino e i suoi desideri
Fra i fabliaux francesi ce n'è uno intitolato proprio ai quattro desideri di San Martino: un contadino devoto riceve dal santo quattro desideri, e la coppia li brucia uno dopo l'altro in una catena di errori che precipita in un finale scabroso. De Luca parte da quella traccia e la intreccia con altri racconti anonimi, fino a costruire una commedia autonoma.
Perché proprio San Martino
San Martino, nella cultura contadina di tutta Europa, è il santo dell'autunno, del vino nuovo, della fine dei lavori nei campi e dei contratti agrari che scadevano l'11 novembre. È un santo di festa e di abbondanza, e nel Sud Italia è anche, per una lunga tradizione popolare, il santo dei mariti traditi. Metterlo al centro di una storia di desideri coniugali è una scelta che il pubblico calabrese coglie al volo.
Il trovatore e il musico
La forma scelta dalla compagnia rimanda ai giullari che recitavano i fabliaux: un narratore che dà voce a tutti i personaggi e un musicista che commenta, sottolinea, prende in giro. È teatro povero nel senso migliore: due corpi, qualche strumento, la luce, e la capacità di far vedere al pubblico quello che non c'è.
Scena Verticale: trent'anni di teatro da Castrovillari
Scena Verticale è una compagnia teatrale fondata a Castrovillari, in provincia di Cosenza, nel 1992 da Dario De Luca e Saverio La Ruina; dal 2001 è guidata dai due fondatori insieme all'organizzatore Settimio Pisano.
In tre decenni la compagnia ha costruito un percorso raro nel teatro italiano: restare in un piccolo centro del Sud e da lì arrivare ai maggiori teatri e festival del paese. Il suo lavoro, secondo le fonti biografiche, punta da sempre a un'analisi della sottocultura meridionale e delle sue contraddizioni, passando anche per una rilettura caustica e grottesca dei grandi classici.
Primavera dei Teatri
Dal 1999 Scena Verticale organizza a Castrovillari Primavera dei Teatri, festival dedicato ai nuovi linguaggi della scena contemporanea, con la direzione artistica di Saverio La Ruina e Dario De Luca e quella organizzativa di Settimio Pisano. Nel 2009 il festival ha ricevuto il Premio speciale Ubu, con una motivazione che ne lodava l'attenzione ai giovani gruppi, in particolare meridionali, e la partecipazione del pubblico cittadino di ogni ceto.
I premi della compagnia
Nel 2001 Scena Verticale ha vinto il Premio Bartolucci per una realtà nuova e nel 2003 il Premio della Critica teatrale assegnato dall'Associazione nazionale dei critici di teatro. Diversi spettacoli della compagnia hanno ricevuto il Premio Ubu: Dissonorata. Delitto d'onore in Calabria, La Borto, Italianesi e Via del Popolo, tutti legati al lavoro di Saverio La Ruina come autore e interprete.
Gli spettacoli
La teatrografia comincia con La stanza della memoria nel 1996 e prosegue con de-viados, Hardore di Otello, Amleto ovvero Cara mammina, La Famiglia, Kitsch Hamlet, Elettra. Tre variazioni sul mito, Luigi Sturzo. Le tre male bestie, U Tingiutu. Un Aiace di Calabria, Morir sì giovane e in andropausa, Va pensiero che io ancora ti copro le spalle, Polvere, Il Vangelo secondo Antonio, Masculu e Fìammina, Il diario di Adamo ed Eva e Re Pipuzzu fattu a manu, un melologo calabrese. I 4 desideri di Santu Martinu arriva nel 2022, lo stesso anno di Via del Popolo.
Dario De Luca: biografia
Dario De Luca è nato a Cosenza nel 1968 ed è attore, regista, drammaturgo e pedagogo teatrale, cofondatore di Scena Verticale e condirettore artistico di Primavera dei Teatri.
Si è formato nei corsi di formazione professionale della Regione Calabria e poi con maestri come Alfonso Santagata, Laura Curino e Armando Punzo, e ha lavorato con Remondi e Caporossi. Dal 1992 la sua attività coincide quasi del tutto con quella della compagnia, dentro la quale ha sviluppato un metodo di scrittura scenica personale.
I lavori da autore e regista
Fra i titoli che portano la sua firma ci sono Il mondo di Arlecchino, una lezione spettacolo sulla Commedia dell'Arte, La stanza della memoria, Hardore di Otello, Kitsch Hamlet, segnalato nel 2005 al Premio Ugo Betti, Elettra, Luigi Sturzo, U Tingiutu, finalista al Premio Riccione per il Teatro nel 2009, Il suono delle farfalle, Il vangelo secondo Antonio, Il diario di Adamo ed Eva, Lo psicopompo con Milvia Marigliano e Re Pipuzzu fattu a manu.
I riconoscimenti
Nel 2011 ha vinto il Premio Antonio Landieri Teatro d'Impegno Civile come migliore attore per U Tingiutu. Nel 2013, con Saverio La Ruina e Settimio Pisano, ha ricevuto il Premio Kilowatt Titivillus per la direzione di Primavera dei Teatri. Nel 2017 Il vangelo secondo Antonio ha vinto il primo premio per la regia al Premio Tragos Ernesto Calindri, e nel 2019 Lo psicopompo ha portato a Hubert Westkemper il Premio Ubu per il miglior progetto sonoro.
Il teatro canzone
Dal 2011 De Luca lavora con Giuseppe Vincenzi su progetti di teatro canzone, il genere inventato da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, cercando una cifra propria. Nel 2012 fonda la Omissis Mini Orchestra, di cui è frontman, e vince il Premio Musica contro le mafie con il brano Il male minore; Morir sì giovane e in andropausa, costruito con quella formazione, ha vinto nel 2013 il Premio RomaR.I.P.arte come miglior spettacolo di teatro canzone e teatro politico.
Il lavoro con i ragazzi
C'è un lato meno visibile del suo lavoro: dal 1999 conduce laboratori permanenti di educazione all'espressività con ragazzi con disabilità, e lavora con gli studenti delle scuole e con progetti rivolti a persone in condizioni di svantaggio. Dal 2013, con la compagnia, cura la residenza teatrale Progetto More al Teatro Morelli di Cosenza.
Gianfranco De Franco, il musico
Gianfranco De Franco firma le musiche originali e le sonorizzazioni dello spettacolo ed è in scena accanto a De Luca nel ruolo del musico.
Nella tradizione dei giullari il musico è il complice del narratore: introduce le scene, fa da contrappunto alle battute, sostituisce con un suono una parola che non si può dire. In I 4 desideri di Santu Martinu questo ruolo è centrale, perché la presentazione parla esplicitamente di fiati prestati al racconto: le sonorizzazioni non sono un tappeto, ma un secondo personaggio.
Musica e parola
Il sodalizio fra un attore autore e un musicista in scena è una delle forme più antiche del teatro popolare italiano, dai cantastorie siciliani ai cuntisti calabresi. Scena Verticale la riprende senza nostalgia, con la stessa attenzione al suono che nel 2019 aveva portato Lo psicopompo al Premio Ubu per il progetto sonoro.
Il Festival Sciapitò a Villa Bonelli
Sciapitò, il Circo del Teatro, è un festival di drammaturgia contemporanea che nel 2026 arriva alla quarta edizione e si svolge dal 23 settembre all'11 ottobre dentro uno chapiteau da circo montato nel parco di Villa Bonelli.
Lo cura il Consorzio Altre Produzioni Indipendenti, con la direzione artistica di Dario Aggioli e la direzione organizzativa di Diana Cagnizi. Il cartellone riunisce nomi storici e giovani della scena indipendente: Ascanio Celestini, Daniele Timpano, Elvira Frosini, Andrea Cosentino, Valerio Malorni, Ivan Talarico, Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, Scena Verticale, Lucia Raffaella Mariani, Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Pietro Maccabei, Romeo Matteo Zanaboni.
Le serate intorno al 3 ottobre
Il 3 ottobre di Scena Verticale arriva dopo Radio Clandestina del 30 settembre, 35040 del 1° ottobre e Primi passi sulla luna di Andrea Cosentino il 2. Domenica 4 ottobre alle 18 c'è lo spettacolo per famiglie L'Ottotomolo e altre creature fantastiche; poi MOR, Storia per le mie Madri il 7, La scoperta dell'America l'8, Molto dolore per nulla il 9, Garrincha, l'angelo dalle gambe storte il 10, e il concerto di Sunomi l'11 alle 19.30 a chiudere il festival.
Punto ristoro e laboratori
Il festival ha un punto ristoro aperto al pubblico e agli abitanti del quartiere, curato dall'azienda agricola Organica con proposte naturali e biologiche. Con l'associazione di promozione sociale Il Cerchio organizza laboratori e attività gratuite per le famiglie.
Il bando per le periferie
Sciapitò è sostenuto dalla Regione Lazio e dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo, ed è vincitore dell'avviso pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro 2026 di Roma Capitale, in collaborazione con la SIAE. È un bando che porta il teatro nei municipi lontani dal centro storico, e portare Scena Verticale al Portuense è esattamente il senso dell'operazione.
Villa Bonelli, il parco sul colle del Portuense
Villa Bonelli è una villa ottocentesca con un parco di circa 4,5 ettari sulla sommità del quartiere Portuense; è sede del Municipio XI e parco pubblico aperto dalle 7 al tramonto.
Le origini ottocentesche
Secondo i documenti d'archivio citati dalla Sovrintendenza Capitolina, già nel 1839 esisteva un corpo di fabbrica a forma di L nel punto in cui sorge l'edificio principale. Dal 1906 il complesso compare con il nome di Villa Balzani, dal cognome della famiglia proprietaria. Era una casa di campagna fuori porta, in un territorio agricolo lungo la direttrice della Via Portuense.
L'ingegnere Bonelli
Nel 1925 la tenuta fu acquistata dall'ingegnere piemontese Michelangelo Bonelli, nato nel 1869 e morto nel 1961. Bonelli aveva sperimentato in Umbria nuovi sistemi agricoli che gli erano valsi, nel 1910, la nomina a Cavaliere del Lavoro da parte di Vittorio Emanuele III. Scelse un angolo della campagna romana allora marginale e ancora insidiato dalla malaria per applicarli di nuovo, piantando frutteti e vigneti pregiati.
La villa e il giardino
Bonelli ingrandì la casa, le diede il suo nome, costruì una serra per fiori e piante esotiche e trasformò il giardino in un parco con percorsi, fontane e gradinate, disegnati per aprire prospettive successive sulla campagna. L'edificio principale è organizzato attorno a una torre angolare con piano terreno, primo e secondo piano e un mezzanino, alla quale sono addossati due corpi, uno dei quali era appunto la serra.
Dal Comune al restauro
Negli anni Ottanta la villa è passata al Comune di Roma ed è diventata sede dell'XI Municipio; nel 2004 è stata restaurata. Oggi la campagna non c'è più, sostituita dal quartiere, ma dalla sommità del parco la vista sulla città resta la ragione per cui i romani salgono fin qui.
Come arrivare a Villa Bonelli per I 4 desideri di Santu Martinu
Per arrivare a Villa Bonelli il mezzo più comodo è la ferrovia regionale FL1, fermata Villa Bonelli, sulla linea Roma Fiumicino fra Magliana e Roma Trastevere.
In treno con la FL1
La fermata è stata attivata nel 1996 e prende il nome dal parco. Nei giorni feriali, nelle ore di punta, passa un treno ogni 15 minuti in direzione Fiumicino Aeroporto e Fara Sabina; nei festivi le frequenze si dimezzano, e il 3 ottobre è sabato, quindi conviene controllare l'orario prima di uscire. Da Roma Trastevere è una sola fermata; chi arriva da Ostiense o Tiburtina trova la FL1 nelle rispettive stazioni.
In autobus
Alla stazione di Villa Bonelli c'è una fermata di autobus urbani ATAC. Per il ritorno dopo le 23 conviene verificare in anticipo linee e orari serali sul sito dell'azienda, perché nel fine settimana le corse si diradano.
In auto e in taxi
Il Portuense è un quartiere residenziale con parcheggio su strada, più facile da trovare la sera che di giorno. Per chi abita nel quadrante sudovest l'auto è ragionevole; per chi viene dal centro, treno all'andata e taxi al ritorno è la combinazione più pratica.
Gli ingressi
Il parco ha due ingressi, in Via Camillo Montalcini 1 e in Via Domenico Lupatelli. L'indirizzo indicato dal festival è quello di Via Montalcini.
Una curiosità su I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
La curiosità più gustosa riguarda il santo del titolo. San Martino di Tours, il soldato romano che tagliò il mantello per darne metà a un povero, è celebrato l'11 novembre, giorno che per secoli ha segnato nel calendario contadino la fine dell'annata agraria, l'apertura delle botti di vino nuovo e la scadenza dei contratti di affitto delle terre. È il santo più laico del calendario: si festeggia bevendo.
Nell'Italia meridionale, e in Calabria in particolare, a questa tradizione se ne aggiunge un'altra, ironica e popolare: San Martino è il protettore dei mariti traditi, e la sua festa diventava occasione di scherzi e di sfottò. Un fabliau medievale che mette San Martino a distribuire desideri a una coppia di contadini, e li vede sprecati nel modo più scabroso possibile, trova in Calabria un pubblico che ne coglie ogni sottinteso.
C'è poi una curiosità di calendario. Lo spettacolo arriva a Villa Bonelli il 3 ottobre, in pieno periodo di vendemmia e poche settimane prima dell'estate di San Martino, quei giorni di tepore che a Roma arrivano spesso a novembre. Il parco di Bonelli, che un secolo fa era pieno di vigneti pregiati, fa da cornice a una storia che profuma di mosto e di campagna.
Una cosa che non ti dice nessuno su I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
Quello che nessuno dice apertamente è che I 4 desideri di Santu Martinu è uno spettacolo esplicito. Nasce dalla letteratura oscena medievale e non la addomestica: il desiderio fra un uomo e una donna è portato, parole della compagnia, a vette parossistiche. È divertente, colto, mai volgare per il gusto di esserlo, ma non è uno spettacolo per bambini. Chi pensa di portare i figli piccoli perché la parola favola compare nella presentazione faccia un'altra scelta: il giorno dopo, alle 18, il festival ha uno spettacolo pensato per le famiglie.
La seconda cosa riguarda il luogo. Villa Bonelli di norma chiude al tramonto, e all'inizio di ottobre il sole cala verso le sette. L'apertura serale è eccezionale e legata al festival; la serata finisce alle 23, orario di chiusura della villa, quindi non c'è margine per restare nel parco dopo gli applausi.
Terza cosa: lo chapiteau non è una sala teatrale. La temperatura dipende dalla serata e sul colle del Portuense un po' di vento arriva sempre. Una giacca leggera è sufficiente, ma va portata.
Il consiglio che ti do per visitare I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
Il consiglio è arrivare alle 18.30, all'apertura della biglietteria, e non a ridosso dell'inizio. Il sabato sera il treno passa meno spesso, e con un'ora di margine si evita la corsa. Soprattutto, con la luce del tardo pomeriggio si vede il panorama per cui la villa è nota: la Sovrintendenza Capitolina la descrive come un ottimo punto di osservazione sulla città, e le gradinate volute da Bonelli sono state pensate proprio per guardare lontano.
Secondo consiglio: mangiate al punto ristoro del festival, curato dall'azienda agricola Organica. È la soluzione più comoda per cenare senza uscire dalla villa, e con uno spettacolo che parla di vino nuovo e di campagna un bicchiere prima di entrare è quasi un dovere.
Terzo: prenotate. Scena Verticale a Roma non passa spesso, e lo chapiteau ha una capienza limitata. Chi vive nel Municipio XI chieda al telefono le agevolazioni per i residenti. Per i gruppi che vogliono costruire una giornata nella Roma meno turistica, dal Portuense a Trastevere, può essere utile rivolgersi a Tour Leader Pro.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che il Decameron di Boccaccio attinge a una grande quantità di racconti popolari preesistenti. Meno citato è quanto di quella materia venga proprio dai fabliaux francesi: storie di mogli furbe, mariti sciocchi, preti lussuriosi e contadini ingenui che circolavano oralmente e in versi un secolo prima che Boccaccio le mettesse in prosa. Quando la presentazione di Scena Verticale parla di favola boccaccesca, indica una parentela reale, non un'etichetta di comodo.
Un secondo fatto noto agli addetti ai lavori e poco raccontato al pubblico: Scena Verticale è una delle poche compagnie italiane che hanno scelto di restare nel luogo in cui sono nate. Castrovillari è una cittadina ai piedi del Pollino, e da oltre venticinque anni ospita un festival che il Premio Ubu ha riconosciuto come uno dei più importanti del paese. È un modello che molte città più grandi non sono riuscite a replicare.
Terzo fatto, sulla villa: l'ingegnere Michelangelo Bonelli era già Cavaliere del Lavoro da quindici anni quando comprò la tenuta del Portuense. Arrivò a Roma con una reputazione costruita nell'agricoltura sperimentale umbra, e fece del parco il suo ultimo laboratorio.
La foto giusta da fare a I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
La foto giusta a Villa Bonelli va fatta prima dello spettacolo, fra le 18.30 e il tramonto, dalla sommità del parco verso la città. Il panorama sul Portuense e sui quartieri che scendono verso il Tevere è il motivo per cui la villa compare in ogni descrizione ufficiale, e con la luce di inizio ottobre il cielo si scalda presto.
La seconda inquadratura è la villa con la sua torre angolare, presa dal basso delle gradinate. È l'immagine che racconta meglio il progetto di Bonelli: una casa di campagna ottocentesca trasformata in residenza di un gentiluomo agricoltore, con il parco che sale verso l'edificio.
La terza è lo chapiteau illuminato al buio, con il pubblico in fila all'ingresso. Durante lo spettacolo niente telefoni: in scena ci sono due interpreti e il loro lavoro vive di attenzione e di complicità con la sala. Una luce accesa in platea rompe il gioco per tutti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia documentata di Villa Bonelli comincia nel 1839, quando le carte d'archivio registrano un edificio a L nel punto dell'attuale corpo principale. Per quasi un secolo è una casa di campagna in un territorio agricolo fuori dalle mura, lungo la direttrice della Via Portuense, la strada che in età romana portava al porto di Claudio e Traiano.
Dal 1906 i documenti la chiamano Villa Balzani. Nel 1925 arriva la svolta: Michelangelo Bonelli compra la tenuta, ingrandisce la casa, costruisce la serra, pianta frutteti e vigneti, disegna il parco con fontane e scalinate. La campagna intorno, ancora insidiata dalla malaria, diventa il suo campo di sperimentazione.
Bonelli muore nel 1961. Negli anni Ottanta la villa passa al Comune di Roma e diventa sede dell'XI Municipio, mentre la campagna viene interamente edificata. Nel 1996 si attiva la fermata ferroviaria che porta il nome della villa, sulla linea per Fiumicino. Nel 2004 il complesso è restaurato. Con il Festival Sciapitò il parco è diventato anche un luogo di teatro, e nel 2026 la quarta edizione porta qui, fra gli altri, la compagnia calabrese premiata con l'Ubu.
Chi è passato da I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli — 3 ottobre 2026
Il primo nome legato alla villa è quello della famiglia Balzani, che le diede il nome all'inizio del Novecento. Poi l'ingegnere Michelangelo Bonelli, piemontese, nato nel 1869, Cavaliere del Lavoro per nomina di Vittorio Emanuele III nel 1910, che dal 1925 fece della tenuta un'azienda agricola modello e le diede il nome che porta ancora oggi.
Da quando la villa è sede municipale ci passano ogni giorno cittadini, amministratori e impiegati del Municipio XI. Con il Festival Sciapitò ci passa invece la scena teatrale indipendente: nell'edizione 2026 Ascanio Celestini, Daniele Timpano, Elvira Frosini, Andrea Cosentino, Valerio Malorni, Ivan Talarico, Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, Lucia Raffaella Mariani, Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Pietro Maccabei e Romeo Matteo Zanaboni, oltre al direttore artistico Dario Aggioli.
E il 3 ottobre ci passano Dario De Luca, fondatore di Scena Verticale e condirettore di Primavera dei Teatri, e Gianfranco De Franco, con uno spettacolo che porta a Roma il dialetto del Pollino e trent'anni di teatro fatto in provincia e arrivato ovunque.
Cosa vedere intorno a Villa Bonelli
Villa Bonelli è nel quadrante sudovest di Roma, fra Portuense, Magliana e la riva destra del Tevere, una zona che il turismo ignora ma che ha tappe di vero interesse.
Santa Passera
Vicino alla stazione, sulla riva del Tevere, la chiesa di Santa Passera è una piccola chiesa costruita sopra un sepolcro romano, una delle sorprese più belle della Roma periferica.
La necropoli di Via Portuense
Verso il centro, la necropoli di Via Portuense ricorda che questa era una strada funeraria, come tutte le vie consolari fuori dalle mura.
Trastevere e Porta Portese
Con una fermata di treno si arriva a Roma Trastevere, da cui si raggiungono Porta Portese e il rione di Trastevere. La domenica mattina dopo lo spettacolo il mercato di Porta Portese è un buon modo per chiudere il fine settimana.
Ostiense e San Paolo
Sull'altra riva del Tevere, il quartiere Ostiense con la Basilica di San Paolo fuori le Mura e la street art dell'Ostiense completa un fine settimana nella Roma sud.
Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo
La soluzione più semplice è il punto ristoro del festival dentro Villa Bonelli, curato dall'azienda agricola Organica con proposte naturali e biologiche, aperto dall'apertura della biglietteria.
Nel quartiere
Portuense e Magliana sono quartieri residenziali con pizzerie, trattorie di cucina romana e bar di quartiere, frequentati quasi solo da romani. Prezzi contenuti, poche pretese, qualità spesso onesta: è la Roma che i turisti non vedono.
Dopo le 23
Chi vuole cenare tardi trova più scelta a Trastevere o a Testaccio, entrambi a pochi minuti d'auto. Il sabato sera, in quei rioni, conviene prenotare anche per un tavolo alle undici.
Accessibilità e informazioni per il pubblico
Il parco di Villa Bonelli è costruito su un pendio, con gradinate e percorsi in salita, e lo spettacolo si svolge sotto un tendone da circo.
Mobilità ridotta
Chi ha difficoltà motorie deve contattare l'organizzazione al 392 2546174 o per email prima della serata, per sapere quale ingresso usare e come è organizzato l'accesso allo chapiteau.
A chi è adatto
I 4 desideri di Santu Martinu è uno spettacolo per adulti: la materia è la letteratura oscena medievale e il linguaggio è diretto. Adolescenti grandi e studenti di letteratura lo apprezzeranno; per i bambini il festival propone domenica 4 ottobre alle 18 L'Ottotomolo e altre creature fantastiche e i laboratori gratuiti con l'associazione Il Cerchio.
La lingua
Lo spettacolo è in dialetto calabrese. Chi non lo parla capisce comunque quasi tutto: i fabliaux sono storie semplici, la recitazione è fisica e la musica guida il racconto.
Domande frequenti su I 4 desideri di Santu Martinu a Villa Bonelli
Quando va in scena I 4 desideri di Santu Martinu a Roma?
I 4 desideri di Santu Martinu va in scena a Villa Bonelli sabato 3 ottobre 2026 alle 20.30, nel Festival Sciapitò, il Circo del Teatro. La biglietteria e le attività collaterali aprono alle 18.30 e la serata si chiude alle 23.00, orario di chiusura della villa.
Dove si trova Villa Bonelli e come ci si arriva?
Villa Bonelli si trova in Via Camillo Montalcini 1, nel quartiere Portuense, Municipio XI. Si raggiunge con la ferrovia regionale FL1, fermata Villa Bonelli, una sola fermata dopo Roma Trastevere; alla stazione fermano anche autobus ATAC. Un secondo ingresso è in Via Domenico Lupatelli.
Come si prenota lo spettacolo di Scena Verticale?
Per I 4 desideri di Santu Martinu si prenota al numero 392 2546174, per email a consorzioapi+sciapito@gmail.com o sul circuito di prevendita autorizzato dal festival. Sono previsti biglietti agevolati e convenzioni per chi risiede nel Municipio XI.
Di cosa parla I 4 desideri di Santu Martinu?
I 4 desideri di Santu Martinu è una riscrittura in dialetto calabrese di fabliaux medievali anonimi: San Martino concede dei desideri a una coppia che li spreca per stupidità o cattiveria. È una favola boccaccesca sull'amore e sul desiderio, raccontata da un trovatore e da un musico.
Chi sono gli interpreti?
In scena ci sono Dario De Luca, autore della riscrittura, regista e interprete, cofondatore di Scena Verticale nel 1992 con Saverio La Ruina, e Gianfranco De Franco, autore delle musiche originali e delle sonorizzazioni. La produzione è di Scena Verticale.
Lo spettacolo è adatto ai bambini?
No, I 4 desideri di Santu Martinu è pensato per un pubblico adulto: nasce dalla letteratura popolare oscena del XII e XIII secolo. Per le famiglie il Festival Sciapitò propone domenica 4 ottobre alle 18 lo spettacolo L'Ottotomolo e altre creature fantastiche.
Si capisce il dialetto calabrese?
Sì, I 4 desideri di Santu Martinu si segue bene anche senza conoscere il calabrese. Le storie dei fabliaux sono semplici, la recitazione di De Luca è molto fisica e la musica dal vivo di De Franco accompagna e chiarisce ogni passaggio.
Che cos'è il Festival Sciapitò?
Il Festival Sciapitò, il Circo del Teatro, è un festival di drammaturgia contemporanea alla quarta edizione, dal 23 settembre all'11 ottobre 2026, dentro un tendone da circo a Villa Bonelli. Lo organizza il Consorzio Altre Produzioni Indipendenti con la direzione artistica di Dario Aggioli.
Il giudizio della redazione
È raro vedere a Roma una compagnia del Sud che recita nella propria lingua senza chiedere scusa a nessuno. Scena Verticale lo fa da trent'anni, con una coerenza che il Premio Ubu ha riconosciuto più volte. Un fabliau medievale in calabrese, sotto un tendone, in un parco di periferia che un secolo fa era una vigna: è il teatro come dovrebbe essere, popolare e colto insieme. Andateci da adulti, arrivate con la luce, e lasciate i bambini a casa per una sera.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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