Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
Allaperto è la festa all'aria aperta in programma sabato 3 ottobre 2026 dalle 15.00 al Parco degli Acquedotti, con ritrovo in Via Lemonia 256, 00174 Roma, nel quadrante sud-est della città. Il programma annunciato comprende la jam session collettiva di Arborea, diversi dj set e un grande dipinto collettivo; gli organizzatori avvertono che può subire variazioni. L'ingresso è gratuito. Si arriva con la metro A, fermate Giulio Agricola, Lucio Sestio o Subaugusta, che servono il lato di Via Lemonia; il parco è raggiungibile anche dalla stazione ferroviaria di Capannelle. Non serve biglietto né prenotazione: il parco è sempre aperto e l'appuntamento è sul prato.
Allaperto in breve
Allaperto è un pomeriggio di musica e pittura condivise nel parco più fotografato della periferia romana: una jam session in cui chi suona si alterna liberamente, dj set che accompagnano il tramonto, un grande dipinto a cui chiunque può aggiungere un segno.
Che cosa è in programma
Il portale turistico di Roma Capitale e il calendario di Zero presentano l'evento con la stessa formula: gran festa nel Parco degli Acquedotti con la jam session collettiva di Arborea, vari dj set e un grande dipinto collettivo. Zero lo classifica fra clubbing e incontri.
Orario e costo
L'inizio è fissato alle 15.00 di sabato 3 ottobre. L'orario di fine non è stato comunicato. La partecipazione è gratuita.
Dove trovare la festa
Il punto di riferimento indicato dagli organizzatori è Via Lemonia 256, sul lato del parco che guarda la Tuscolana. Il prato è vasto e gli archi si estendono per chilometri: conviene entrare da Via Lemonia e seguire la musica, che nel silenzio del parco si sente da lontano.
Chi può partecipare
Tutti. Una jam session collettiva e un dipinto collettivo sono per definizione aperti: chi ha uno strumento può portarlo, chi non suona può ascoltare, ballare o prendere un pennello. È questo il senso di una festa che si chiama Allaperto.
Che cosa aspettarsi da Allaperto
Allaperto mette insieme tre linguaggi diversi nello stesso pomeriggio: la musica suonata insieme, la musica selezionata dai dj, la pittura fatta a più mani.
La jam session collettiva
Una jam session è un incontro di musicisti che suonano senza una scaletta rigida, partendo da un giro armonico, da un ritmo o da un tema e costruendo il pezzo sul momento. Quella collettiva allarga il cerchio: non un gruppo sul palco, ma un cerchio di persone in cui si entra e si esce. Ad animarla è Arborea, indicata dagli organizzatori come promotrice della jam.
I dj set
I nomi dei dj non sono stati pubblicati. Il formato è quello di una festa diurna: set che accompagnano il pomeriggio e la sera, con il pubblico disteso sul prato più che in pista.
Il dipinto collettivo
Il terzo elemento è un grande dipinto collettivo, una superficie su cui i partecipanti lavorano insieme durante la festa. È l'elemento che rende Allaperto diversa da un semplice dj set nel verde, e che la rende adatta anche alle famiglie.
Il mio giudizio sulla formula
Una festa gratuita, di pomeriggio, in un parco archeologico: è il modo più romano di usare lo spazio pubblico. La condizione è che resti leggera, e che chi partecipa tratti il prato e gli archi come un bene di tutti. Su questo non transigo, e più avanti spiego perché.
Il Parco degli Acquedotti, la sede della festa
Il Parco degli Acquedotti è un parco pubblico di circa 240 ettari nel Municipio VII, parte del Parco regionale dell'Appia Antica, inaugurato nel 1988 e sempre aperto.
Sette acquedotti in un solo parco
Il nome viene dai sette acquedotti romani e papali che attraversano l'area, in superficie o sottoterra: l'Anio Vetus, secondo acquedotto di Roma, qui interrato; la Marcia, il primo acquedotto romano a correre su arcate, la cui acqua era considerata la migliore della città; la Tepula e la Iulia, sovrapposte; il Claudio e l'Anio Novus, anch'essi sovrapposti; e l'acquedotto Felice, costruito da papa Sisto V fra il 1585 e il 1590.
L'Acquedotto Claudio
Le arcate che tutti riconoscono sono quelle del Claudio e dell'Anio Novus, iniziati da Caligola nel 38 e terminati da Claudio nel 52. È il fondale della festa: una fila di archi che taglia il prato e corre verso i Colli Albani.
Il confine del parco
Il parco è compreso fra il quartiere Appio Claudio a nord-est, via delle Capannelle a sud-est e la ferrovia Roma-Cassino-Napoli a ovest. Gli ingressi principali sono in Via Lemonia, in via delle Capannelle e in viale Appio Claudio.
Un paesaggio di Agro Romano
Il parco è ciò che resta di un tratto di Agro Romano che un tempo arrivava senza interruzioni fino ai Colli Albani. Ci sono molti pini, un laghetto alimentato dall'acquedotto Felice, un corso d'acqua con una piccola cascata che ricalca l'antica marrana dell'Acqua Mariana. Vi si pratica ancora l'agricoltura e vi si pascolano le greggi.
Dalla baraccopoli al parco: la storia recente
La storia del Parco degli Acquedotti come parco pubblico è recente e passa da una battaglia civica: senza il comitato di quartiere nato nel 1986, oggi al posto del prato ci sarebbero palazzi.
I borghetti e la Scuola 725
Il piano regolatore del 1965 destinava la zona a verde pubblico. Negli anni Settanta l'area fu espropriata e liberata dalle baraccopoli, i cosiddetti borghetti addossati all'acquedotto Felice, dove don Roberto Sardelli aveva aperto la Scuola 725 per i figli delle famiglie che vivevano nelle baracche.
Il comitato del 1986
Dopo gli espropri e i restauri della Sovrintendenza, l'area rimase a lungo abbandonata e minacciata da nuove costruzioni abusive. Nel 1986 un gruppo di cittadini fondò il Comitato per la salvaguardia del Parco degli Acquedotti e di Roma Vecchia. Con l'appoggio di intellettuali come Lorenzo Quilici, il comitato ottenne nel 1988 l'inserimento dell'area nel Parco regionale dell'Appia Antica.
Gli interventi recenti
Fra gli ultimi lavori ci sono l'eliminazione dei vecchi orti abusivi, il ripristino idrico e paesaggistico della marrana dell'Acqua Mariana e il collegamento ciclopedonale con l'area di Tor Fiscale.
Che cosa vedere nel parco prima della festa
Chi arriva un'ora prima delle 15.00 ha il tempo di vedere alcuni dei resti archeologici sparsi nel Parco degli Acquedotti, tutti raggiungibili a piedi sui sentieri in terra battuta.
La Via Latina
Nel parco è conservato un tratto di basolato della Via Latina, uno dei pochi rimasti. Per secoli fu nascosto perché usato come letto del fosso dell'Acqua Mariana, e fu ritrovato durante recenti lavori di ripulitura.
Il Casale di Roma Vecchia
Il casale, databile al Duecento, ha dato all'area il nome con cui era conosciuta un tempo, Roma Vecchia. Nel primo Ottocento la tenuta fu acquistata da Giovanni Torlonia insieme al relativo marchesato.
Villa delle Vignacce
La villa, attribuita a Quinto Servilio Pudente e dotata di una cisterna, è nota agli archeologi perché documenta l'uso più antico conosciuto delle pignatte, i vasi di terracotta inseriti nelle volte per alleggerirle.
Villa dei Sette Bassi
È la seconda villa per estensione del suburbio romano, attribuita a un console o prefetto di nome Settimio Basso.
Tor Fiscale e il Campo Barbarico
Tor Fiscale è la torre medievale all'incrocio fra gli acquedotti Claudio e Marcio. Il terreno fra i due incroci degli acquedotti è detto Campo Barbarico: nel 537 e 538 vi si accampò Vitige, re dei Goti, durante l'assedio di Roma.
Il Casale del Sellaretto e la Tomba dei Cento Scalini
Il Sellaretto è un'antica casa cantoniera lungo la ferrovia Roma-Ceprano del 1862. La Tomba dei Cento Scalini completa l'elenco dei resti segnalati nel parco, insieme alla chiesa parrocchiale di San Policarpo.
Un set cinematografico a cielo aperto
Il Parco degli Acquedotti è uno dei luoghi più usati dal cinema italiano: gli archi e il prato sono comparsi in La dolce vita, Mamma Roma, Il marchese del Grillo, La grande bellezza e Totò, Peppino e la... malafemmina.
Le serie televisive
Anche la televisione ci è tornata spesso: Roma, I Cesaroni, Distretto di Polizia e Romanzo criminale hanno girato scene nel parco.
Perché piace ai registi
La ragione è evidente appena si arriva: in pochi altri punti di Roma si ha l'antichità in primo piano, la campagna al centro e i Castelli sullo sfondo, senza un palazzo nell'inquadratura. Il cinema all'aperto estivo, con la sua arena gratuita, ha rafforzato questo legame fra il parco e le immagini: ne abbiamo parlato nella scheda di Roma Cinema Arena al Parco degli Acquedotti.
Allaperto e le regole del buon ospite in un parco archeologico
Una festa gratuita in un parco archeologico funziona se ciascuno si comporta da ospite. Il Parco degli Acquedotti è insieme parco pubblico, area agricola e sito archeologico, e ognuna di queste anime ha le sue regole.
Il parco come area agricola
Nel parco si pascolano ancora le greggi e si coltivano i campi. Recinzioni, cancelli e animali vanno rispettati: niente scavalcamenti, niente cani lasciati liberi vicino alle pecore, niente bottiglie di vetro abbandonate sull'erba.
Il parco come sito archeologico
Gli archi, il basolato della Via Latina, i resti delle ville non sono arredi. Ci si può sedere all'ombra delle arcate, ma non arrampicarsi, non appoggiarvi casse o strumenti, non usarli come supporto per il dipinto. Le strutture sono state restaurate dalla Sovrintendenza e restano fragili.
Il parco come spazio pubblico
Il sabato pomeriggio il parco è frequentato da chi corre, da chi va in bicicletta, da famiglie che non partecipano alla festa. Lasciare liberi i sentieri principali e tenere il volume dentro l'area della festa è la forma più semplice di rispetto.
Perché un dipinto collettivo sotto gli archi
Il dipinto collettivo di Allaperto è l'elemento che trasforma i presenti da pubblico in partecipanti: una grande superficie su cui chiunque può lasciare un segno durante il pomeriggio.
Come partecipare
Non servono doti particolari. Chi dipinge insieme ad altri impara presto a guardare prima di intervenire, a raccordare il proprio segno a quello del vicino, a lasciare spazio. È lo stesso principio della jam session, tradotto in colore: ascoltare, poi aggiungere.
Il senso del luogo
Dipingere sotto un acquedotto costruito da migliaia di mani anonime ha una logica precisa. Gli archi del Claudio sono l'opera collettiva per eccellenza, e un dipinto a più mani che nasce ai loro piedi ne è una versione minima e temporanea. Il mio consiglio è di tornare al dipinto a fine giornata e confrontarlo con com'era alle tre: è il modo migliore per capire che cosa è successo nel pomeriggio.
Una curiosità su Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
La festa si svolge sotto una delle rotte di avvicinamento all'aeroporto di Ciampino. Gli aerei in fase di atterraggio passano a bassa quota sopra il parco, e chi ci viene per la prima volta resta sorpreso dal contrasto: arcate del primo secolo, pecore al pascolo e la pancia di un aereo a poche centinaia di metri. Durante una jam session l'effetto è ancora più curioso, perché il rombo dei motori diventa per qualche secondo parte della musica.
La seconda curiosità riguarda l'acqua. Il laghetto e la piccola cascata che si vedono nel parco sono alimentati dall'acquedotto Felice, costruito da Sisto V alla fine del Cinquecento, e ricalcano la marrana dell'Acqua Mariana, un fosso artificiale fatto scavare da papa Callisto II nel 1122. Un canale di novecento anni fa, in altre parole, scorre ancora a pochi metri dal prato dove si balla.
La terza: fra le acque che passavano di qui, quella dell'Aqua Marcia era considerata dai romani la migliore della città. Un buon argomento per ricordare che il parco è nato come infrastruttura, prima che come paesaggio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
Il Parco degli Acquedotti non ha servizi da parco urbano attrezzato: niente chioschi diffusi, pochi punti d'ombra lontano dai pini, sentieri in terra battuta che dopo una pioggia diventano fango. Chi viene per la festa deve arrivare organizzato: acqua, qualcosa da mangiare, un telo, una giacca per quando il sole scende dietro gli archi.
La seconda cosa che nessuno dice: il parco è anche un'area agricola. Le greggi pascolano ancora, e i prati non sono giardini all'inglese ma campi. Una festa di qualche centinaio di persone lascia un segno se ognuno non si porta via i propri rifiuti. La storia del parco, strappato alle baracche e alla speculazione da un comitato di cittadini, è una buona ragione per lasciarlo come lo si è trovato.
Terza cosa: gli archi sono monumenti, non tribune. Salirci sopra o appoggiarci strumenti e casse è una pessima idea, per rispetto e per sicurezza. Il posto giusto per la jam è il prato, con gli archi alle spalle. Chi arriva con uno strumento acustico porti anche una custodia robusta: la terra battuta non perdona.
Il consiglio che ti do per visitare Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
Arriva presto e fai prima un giro del parco. Alle 15.00 di un sabato di inizio ottobre la luce è ancora alta: hai un'ora abbondante per camminare lungo l'Acquedotto Claudio fino a Tor Fiscale e tornare, vedere il tratto di Via Latina e il Casale di Roma Vecchia. Poi siediti sul prato quando la jam comincia a prendere forma.
Se suoni, porta uno strumento acustico e leggero: una chitarra, un tamburo a cornice, un'armonica. Una jam collettiva funziona quando chi entra ascolta prima di suonare. Se non suoni, il dipinto collettivo è il tuo modo di partecipare: bastano dieci minuti e un segno onesto.
Resta fino al tramonto. È il momento in cui il parco dà il meglio: il sole scende verso la città, i Colli Albani si colorano, gli archi diventano sagome scure. Con i dj set a fare da colonna sonora, è la mezz'ora per cui vale la pena venire fin qui.
Per il ritorno, tieni conto che dopo il tramonto i sentieri non sono illuminati. Una piccola torcia o la luce del telefono servono per arrivare all'uscita di Via Lemonia senza inciampare.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Parco degli Acquedotti è un set cinematografico. Molti sanno che vi furono girate scene di La dolce vita e di La grande bellezza, i due film che hanno raccontato Roma a distanza di mezzo secolo. Meno spesso si ricorda che qui fu girato anche Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, e che la presenza del parco nel cinema passa dalla Roma delle borgate, non soltanto da quella mondana.
È un filo che lega il cinema alla storia sociale del luogo. Negli anni in cui Pasolini raccontava le periferie, ai piedi dell'acquedotto Felice si allungavano i borghetti, le baracche in cui vivevano famiglie arrivate a Roma in cerca di lavoro. Don Roberto Sardelli vi aprì la Scuola 725, una scuola per i ragazzi delle baracche, raccontata ancora oggi come una delle esperienze educative più radicali della Roma di quegli anni.
Il parco che oggi ospita una festa gratuita nasce da quella storia: gli espropri degli anni Settanta, la mobilitazione del 1986, l'ingresso nel Parco dell'Appia Antica nel 1988. Ricordarlo, mentre si balla sotto gli archi, non guasta la festa.
La foto giusta da fare a Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
La foto classica del Parco degli Acquedotti è quella degli archi dell'Acquedotto Claudio in controluce al tramonto, con il cielo arancione e le arcate come una fila di finestre. Per farla bene serve mettersi sul lato della città e guardare verso i Colli Albani quando il sole è basso alle spalle, oppure dal lato opposto per avere il sole dentro gli archi.
Durante Allaperto la foto giusta è un'altra: il cerchio della jam session con gli archi sullo sfondo. Scatta da basso, seduto sul prato, in modo che i musicisti si stagliano contro le arcate. Chiedi prima a chi è nell'inquadratura: in una festa collettiva il rispetto vale anche per l'obiettivo.
La terza immagine è il dipinto collettivo, meglio a fine giornata, quando è pieno di segni diversi. Un dettaglio stretto, con le mani di qualcuno che dipinge e un pezzo di arco sfocato dietro, racconta la festa meglio di qualsiasi panoramica.
Un consiglio tecnico: se passa un aereo in atterraggio sopra gli archi, non perdere l'occasione. È l'immagine più romana e meno cartolina che il parco possa offrire.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 38 dopo Cristo Caligola avvia la costruzione degli acquedotti Claudio e Anio Novus, completati da Claudio nel 52: sono le arcate che dominano il parco.
Fra il 537 e il 538 Vitige, re dei Goti, assedia Roma e pone il suo accampamento nel terreno chiuso fra i due incroci degli acquedotti Claudio e Marcio, il Campo Barbarico. Gli archi degli acquedotti, murati, diventano fortificazione.
Nel 1122 papa Callisto II fa scavare la marrana dell'Acqua Mariana, il fosso artificiale che per secoli porta acqua ai mulini e agli orti della città. Nel Duecento sorge il Casale di Roma Vecchia. Fra il 1585 e il 1590 Sisto V costruisce l'acquedotto Felice, sacrificando parte dell'antico acquedotto Marcio.
Nel 1862 la ferrovia Roma-Ceprano attraversa l'area, e lungo i binari sorge il Casale del Sellaretto. Nel Novecento i borghetti occupano il piede dell'acquedotto Felice; negli anni Settanta arrivano gli espropri. Nel 1986 nasce il comitato di salvaguardia, e nel 1988 il parco entra nel Parco regionale dell'Appia Antica.
Chi è passato da Allaperto al Parco degli Acquedotti — 3 ottobre 2026
Fra gli imperatori, Caligola e Claudio, costruttori delle arcate più celebri. Fra i papi, Callisto II, che fece scavare la marrana, e Sisto V, che costruì l'acquedotto Felice portando di nuovo acqua abbondante sui colli di Roma. Fra i nemici della città, Vitige, re dei Goti, accampato qui con il suo esercito durante l'assedio del VI secolo.
Nell'Ottocento la tenuta di Roma Vecchia passò a Giovanni Torlonia, il banchiere che acquistò anche le terre della Villa di Massenzio sull'Appia. Nel Novecento, fra le baracche addossate all'acquedotto Felice, lavorò don Roberto Sardelli con la sua Scuola 725. Nel 1986 si mobilitarono i cittadini del comitato di salvaguardia, sostenuti da studiosi come l'archeologo Lorenzo Quilici.
E poi il cinema: Federico Fellini con La dolce vita, Pier Paolo Pasolini con Mamma Roma, Mario Monicelli con Il marchese del Grillo, Paolo Sorrentino con La grande bellezza, Totò e Peppino De Filippo con Totò, Peppino e la... malafemmina. Il 3 ottobre 2026 si aggiungono i musicisti della jam di Arborea, i dj e chiunque prenda un pennello per il dipinto collettivo.
Come arrivare ad Allaperto
Allaperto si tiene al Parco degli Acquedotti con ritrovo in Via Lemonia 256; il parco è raggiungibile dalle fermate della metro A Cinecittà, Subaugusta, Giulio Agricola e Lucio Sestio e dalla stazione ferroviaria di Capannelle.
In metro
La metro A è il mezzo migliore. Via Lemonia corre parallela alla Tuscolana sul lato del parco: le fermate Giulio Agricola e Lucio Sestio sono le più comode per l'ingresso della festa, Subaugusta per l'ingresso più a nord. Da Termini si arriva in circa venti minuti.
In treno
La stazione di Capannelle serve il lato sud-est del parco, verso via delle Capannelle. È una soluzione utile per chi arriva dai Castelli Romani, ma lascia lontani dall'ingresso di Via Lemonia.
In bicicletta
Il parco ha lunghi percorsi in terra battuta per corsa e mountain bike, ed è collegato con un percorso ciclopedonale all'area di Tor Fiscale. Per chi abita nel quadrante sud-est è il modo più piacevole di arrivare.
In auto
Il parcheggio nelle strade del quartiere intorno a Via Lemonia è possibile ma, in un sabato con evento, affollato. La metro resta la scelta più sensata, anche per il ritorno.
Accessibilità, bambini e animali
Il Parco degli Acquedotti ha sentieri in terra battuta e prati irregolari: per le sedie a rotelle e i passeggini il terreno è praticabile con asciutto, difficile dopo la pioggia.
Con i bambini
Allaperto è una festa diurna, gratuita, con un dipinto collettivo: per le famiglie è una delle proposte più adatte del fine settimana. I bambini possono dipingere, correre sul prato, vedere gli archi. Serve solo tenere d'occhio i più piccoli vicino ai dj set, dove il volume è più alto, e vicino alla marrana.
Con il cane
Il parco è frequentato ogni giorno da chi porta a spasso il cane. Durante una festa con musica amplificata conviene valutare se il proprio animale sopporta il rumore, e tenerlo al guinzaglio vicino alle greggi.
Servizi
Non ci sono servizi igienici pubblici diffusi nel parco. Meglio organizzarsi prima, nei bar del quartiere lungo la Tuscolana.
Cosa c'è intorno al Parco degli Acquedotti
Il Parco degli Acquedotti è al centro di un quadrante ricco di storia e di cinema, fra la Tuscolana, l'Appia Antica e Cinecittà.
Cinecittà
A poche fermate di metro ci sono gli studi di Cinecittà, la fabbrica del cinema italiano, visitabili con percorsi dedicati. Dopo una festa in un parco che è stato set, è un abbinamento naturale per la domenica.
Il Quadraro
Dall'altro lato della Tuscolana c'è il Quadraro, quartiere popolare con una lunga storia di borgata, da scoprire a piedi dopo la festa.
L'Appia Antica
Il Parco degli Acquedotti fa parte dello stesso sistema dell'Appia Antica. Lo stesso fine settimana dell'Appia Day, il 3 e 4 ottobre, sono in programma visite guidate a Villa di Massenzio e a Sant'Urbano alla Caffarella. Più a sud c'è la Villa dei Quintili.
Il Parco della Caffarella
Fra l'Appia e la città si apre il Parco della Caffarella, l'altra grande valle verde del quadrante, per chi vuole un'altra camminata il giorno dopo.
Dove mangiare vicino al Parco degli Acquedotti
Dentro il Parco degli Acquedotti non ci sono ristoranti, e la soluzione più semplice per il pomeriggio è il picnic portato da casa.
Prima della festa
Lungo la Tuscolana, fra Subaugusta e Lucio Sestio, ci sono bar, forni e pizzerie al taglio da quartiere residenziale: è il posto per comprare pane, pizza bianca e acqua prima di entrare nel parco.
Dopo la festa
Per cena conviene restare nel quartiere, fra Via Lemonia e le strade intorno alla Tuscolana, dove ci sono trattorie e pizzerie frequentate soprattutto da chi ci abita. Chi preferisce il centro ha la metro A diretta fino a San Giovanni o a Termini.
Il picnic giusto
Un telo, acqua in abbondanza, frutta, qualcosa di salato, un sacchetto per i rifiuti. Il resto lo fa il prato.
Come organizzare il pomeriggio di Allaperto
Il pomeriggio ideale di Allaperto dura circa cinque ore: arrivo alle 14.00, giro del parco, festa dalle 15.00, tramonto, ritorno in metro.
Che cosa portare
Telo o plaid, acqua, spuntino, giacca leggera, scarpe chiuse, una torcia per il ritorno. Se suoni, uno strumento acustico con custodia. Se vuoi dipingere, vestiti che puoi sporcare.
Se piove
Allaperto è una festa all'aperto e il programma può subire variazioni. In caso di maltempo conviene controllare gli aggiornamenti sul portale turistico di Roma Capitale prima di partire.
Il meteo di inizio ottobre
A Roma i primi giorni di ottobre sono di solito miti, con pomeriggi tiepidi e serate fresche. Il sole tramonta intorno alle sette di sera: dalle 15.00 al tramonto c'è il tempo per godersi la festa con la luce.
Domande frequenti su Allaperto
Quando si tiene Allaperto al Parco degli Acquedotti?
Allaperto si tiene sabato 3 ottobre 2026 al Parco degli Acquedotti di Roma, con inizio alle 15.00. L'orario di fine non è stato comunicato. Gli organizzatori avvertono che il programma può subire variazioni, quindi conviene controllare gli aggiornamenti il giorno stesso.
Allaperto è gratuito?
Sì, Allaperto è a partecipazione gratuita. Non ci sono biglietti né prenotazioni: il Parco degli Acquedotti è un parco pubblico sempre aperto e basta presentarsi all'ingresso di Via Lemonia 256 dalle 15.00 di sabato 3 ottobre 2026.
Che cosa c'è in programma ad Allaperto?
Il programma di Allaperto comprende una jam session collettiva animata da Arborea, diversi dj set e un grande dipinto collettivo a cui possono partecipare i presenti. I nomi dei dj non sono stati pubblicati. È una festa pensata per stare sul prato, ascoltare, suonare e dipingere insieme.
Come si arriva ad Allaperto con i mezzi?
Per Allaperto la soluzione migliore è la metro A: le fermate Giulio Agricola e Lucio Sestio sono comode per l'ingresso di Via Lemonia, mentre Subaugusta e Cinecittà servono altri lati del parco. Il Parco degli Acquedotti è raggiungibile anche dalla stazione ferroviaria di Capannelle.
Posso portare il mio strumento ad Allaperto?
La jam session di Allaperto è presentata come collettiva, quindi è pensata per chi vuole partecipare. Conviene portare strumenti acustici e leggeri, con una custodia robusta per il terreno in terra battuta, e ascoltare prima di entrare nel cerchio.
Allaperto è adatto ai bambini?
Allaperto è una festa diurna e gratuita con un dipinto collettivo, quindi adatta anche alle famiglie. Nel Parco degli Acquedotti i bambini hanno spazio per muoversi; serve solo attenzione vicino ai dj set, dove il volume è alto, e vicino al corso d'acqua della marrana.
Ci sono bar o servizi nel Parco degli Acquedotti?
Il Parco degli Acquedotti non ha servizi diffusi al suo interno: meglio portare acqua e cibo da casa o comprarli nei negozi lungo la Tuscolana, vicino alle fermate della metro A. Anche i servizi igienici vanno cercati nei bar del quartiere prima di entrare.
Il mio consiglio su Allaperto
Il Parco degli Acquedotti va visto di mattina, con la luce buona sugli archi, e viene voglia di tornarci con calma. Allaperto è la scusa giusta per farlo: un pomeriggio intero, gratuito, sotto l'Acquedotto Claudio, con musica e pennelli. Vieni presto, fai il giro di Tor Fiscale, siediti sul prato alle tre e resta fino al tramonto. E quando vai via, porta con te i tuoi rifiuti: questo parco l'hanno salvato i cittadini, e va trattato di conseguenza.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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