Pantheon
Il Pantheon si trova in Piazza della Rotonda, 00186 Roma RM, e dal 609 è anche la basilica di Santa Maria ad Martyres: un monumento statale e una chiesa aperta al culto nello stesso edificio. Gli orari pubblicati oggi dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma sono lunedì-domenica 9:00-19:00, con biglietteria che chiude alle 18:00 e ultimo ingresso individuale alle 18:30. I giorni di chiusura sono due soli in tutto l'anno: 25 dicembre e 1 gennaio. Il biglietto è il punto in cui le fonti ufficiali oggi non dicono la stessa cosa, e te lo scrivo subito perché è l'informazione che ti serve prima di partire: la scheda del Ministero della Cultura su cultura.gov.it indica intero 7,00 euro e ridotto 2,00 euro; la pagina della Direzione Musei nazionali della città di Roma riporta ancora nella tabella tariffe intero 5,00 euro e ridotto 2,00 euro, ma nello stesso momento pubblica l'avviso che, in attuazione dell'accordo tra Ministero della Cultura e Diocesi di Roma firmato il 10 aprile 2026, dal 1 luglio 2026 il biglietto di ingresso del Pantheon passa da 5,00 euro a 7,00 euro; il sito della basilica, pantheonroma.org, indica invece ancora 5,00 euro. Non scelgo io quale abbia ragione: ti riporto le tre versioni e ti dico di controllare l'importo esatto al momento dell'acquisto sul portale ufficiale.
Pantheon: accesso rapido + audioguida
Dentro ci sono sempre due o tre gradi in meno che in piazza, ed è a due passi da tutto il centro.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Le gratuità e le riduzioni, invece, sono coerenti tra le fonti ufficiali lette oggi: ingresso gratuito per gli under 18, per i residenti a Roma e nella prima domenica del mese; biglietto ridotto a 2,00 euro per i cittadini dell'Unione Europea tra 18 e 25 anni. L'acquisto si fa online solo sul portale ufficiale Musei Italiani, oppure sulla app, oppure sul posto alle casse e ai totem. La pagina ufficiale del Pantheon è esplicita su un punto che vale la pena leggere due volte: non sono previste opzioni cosiddette saltafila. Chiunque ti venda una corsia preferenziale ti sta vendendo qualcosa che il Pantheon non emette. Il telefono è +39 06 68300230, attivo tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00, la mail è dms-rm.pantheon@cultura.gov.it. Le linee di superficie e le fermate esatte per arrivare in Piazza della Rotonda non le ho verificate oggi su una fonte ufficiale di trasporto, quindi le lascio a n/d: controllale sul portale del gestore prima di muoverti, perché la piazza è pedonale e il punto in cui scendi cambia molto la camminata.
Ultima cosa pratica, e non è un dettaglio: il Pantheon è una basilica aperta al culto e il regolamento di accesso lo tratta come tale. Servono spalle coperte, niente pantaloncini o gonne troppo corti, niente indumenti scollati o trasparenti. Non si entra con cibo e bevande, non si fuma, gli animali non sono ammessi tranne i cani di assistenza, i dispositivi elettronici vanno tenuti silenziosi. Ho visto respingere gente in canottiera a luglio: non è un capriccio del personale, è scritto nero su bianco nelle regole di accesso pubblicate dal Ministero della Cultura. Se stai costruendo un giro a piedi del centro, il Pantheon si incastra naturalmente con Piazza Navona e con la Fontana di Trevi, e trovi altre idee nella pagina attrazioni turistiche.

Una curiosità su Pantheon
La curiosità che preferisco sul Pantheon non riguarda la cupola, riguarda il pavimento. Al centro della rotonda ci sono ventidue fori di scolo, e ci sono perché dall'oculo la pioggia entra davvero. Il pavimento non è piatto: è leggermente convesso verso i lati, con il punto più alto spostato di circa due metri verso nord-ovest rispetto al centro e sopraelevato di circa trenta centimetri, mentre al centro diventa concavo proprio per far confluire l'acqua verso quei ventidue fori. La Direzione Musei nazionali della città di Roma conferma i ventidue fori di scolo al centro del pavimento. Quindi la leggenda romana secondo cui nel Pantheon non piove è falsa, e la spiegazione classica dell'effetto camino, cioè la corrente calda prodotta dalle candele che nebulizzava le gocce, resta una tradizione orale non dimostrabile con fonti certe. Al massimo, in passato, la miriade di candele accese poteva rendere meno percepibile l'ingresso dell'acqua. Oggi no: quando piove forte sul Pantheon, dentro il Pantheon piove, e il personale transenna la zona bagnata.
C'è una seconda curiosità che si vede solo se ci vai nel giorno giusto. Grazie all'oculo, largo circa nove metri secondo il dato ufficiale del Ministero della Cultura, dentro il Pantheon si osservano fenomeni di luce che hanno spinto qualche studioso a definirlo un tempio solare. Il 21 aprile, Natale di Roma, a mezzogiorno, il raggio che scende dall'oculo colpisce il portale di accesso. Non è un effetto scenografico allestito da qualcuno: è geometria antica che continua a funzionare. Se capiti a Roma il 21 aprile e vuoi vedere una cosa sola, vai al Pantheon a mezzogiorno e mettiti dove vedi la porta.
Terza curiosità, quella che di solito fa alzare le sopracciglia: il peso. Le lastre di marmo e i blocchi impiegati arrivano fino a novanta tonnellate l'una secondo il testo storico che questo listing già riportava, materiale che duemila anni fa viaggiava dall'Egitto fino al Campo Marzio. Sulla provenienza egiziana dei fusti di granito le fonti ufficiali lette oggi confermano granito grigio e rosa per le sedici colonne corinzie del pronao. Sul valore esatto delle novanta tonnellate non ho trovato oggi conferma su fonte ufficiale, quindi te lo do per quello che è: un dato che circola da tempo su questo monumento e che non ho potuto verificare.
Una cosa che non ti dice nessuno su Pantheon
Quello che quasi nessuna guida ti dice del Pantheon è che il monumento che stai visitando non è il Pantheon di Agrippa. L'iscrizione sul fregio, M AGRIPPA L F COS TERTIVM FECIT, cioè lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, è l'iscrizione originale della dedica del 27 a.C., ricopiata sulla ricostruzione successiva. Il terzo consolato di Agrippa cade appunto nel 27 a.C. Ma l'edificio in cui entri è la ricostruzione di età adrianea, e la lettura ufficiale del Ministero della Cultura la colloca tra il 118 e il 125 d.C., dopo i danni degli incendi dell'80 e del 110 d.C. Qui devo segnalarti una discordanza: il testo storico di questo stesso listing, prima di questa revisione, indicava la ricostruzione adrianea ora tra il 112-115 e il 124, ora nel 128 d.C., mentre la fonte ufficiale letta oggi dice 118-125. Te le metto tutte e tre davanti perché tu sappia che su questa datazione la discussione esiste.
La seconda cosa che non ti dice nessuno riguarda l'orientamento. Il Pantheon di Agrippa era rivolto a sud, quello adrianeo guarda a nord: l'orientamento è stato letteralmente ribaltato. Il primo tempio aveva pianta rettangolare, misurava 43,76 per 19,82 metri, aveva la cella disposta trasversalmente, più larga che lunga, come il tempio della Concordia nel Foro Romano e il piccolo tempio di Veiove sul Campidoglio, ed era costruito in blocchi di travertino rivestiti di lastre di marmo. I suoi resti stanno a circa 2,50 metri sotto il pavimento attuale e furono trovati alla fine del Ottocento. Il pronao antico misurava 21,26 metri di larghezza. Il dettaglio che mi piace di più: la profondità totale dell'edificio augusteo coincide con la profondità del pronao adrianeo, e la larghezza della vecchia cella era uguale al diametro interno della rotonda di oggi. Il Pantheon nuovo ha inglobato le misure del vecchio.
Terza cosa poco raccontata: il Pantheon non è mai stato un museo asciutto. È una basilica minore, ed è l'unica basilica di Roma oltre a quelle patriarcali ad avere ancora un capitolo. Il sito della basilica di Santa Maria ad Martyres lo dice senza giri di parole: dal 609 questo edificio è usato per la lode di Dio. Il che significa che se ci entri di domenica mattina alle 10:30 non trovi una fila di turisti, trovi una messa. Ne riparlo più avanti, con gli orari letti oggi sul sito delle celebrazioni.
Il consiglio che ti do per visitare Pantheon
Il consiglio più utile che ti do per il Pantheon è contro-intuitivo: non entrare per primo. La maggior parte dei visitatori arriva in Piazza della Rotonda, si mette in fila, entra, gira attorno alla rotonda in otto minuti e esce. Fai il contrario. Arriva in piazza, resta fuori, guarda il pronao dal basso per qualche minuto e conta le colonne: sedici, otto in facciata e due gruppi di quattro dietro. Guarda l'ultima colonna del lato orientale e quella all'estremità orientale della facciata: sono sostituzioni. La prima manca dal Quattrocento e fu rimpiazzata con un fusto di granito grigio sotto papa Alessandro VII, la seconda fu sostituita sotto papa Urbano VIII con un fusto di granito rosso, e le nuove colonne vengono entrambe dalle Terme Neroniane. Il dato ufficiale della Direzione Musei nazionali della città di Roma parla di tre colonne del lato sinistro sostituite nel Seicento da Urbano VIII e Alessandro VII. Anche qui le due letture non coincidono del tutto e te lo segnalo. Il punto è che l'alternanza originale dei colori nel pronao del Pantheon oggi è alterata, e una volta che lo sai la vedi.
Secondo consiglio, sul quando. Se puoi, entra al Pantheon nella prima ora, quindi alle 9:00, oppure nell'ultima, quindi tra le 18:00 e le 18:30 quando la biglietteria ha già chiuso ma l'ultimo ingresso è ancora concesso. In mezzo, tra le 11 e le 16, il Pantheon è semplicemente pieno. E ricordati che non esistono biglietti saltafila: la pagina ufficiale lo dice esplicitamente, quindi l'unica leva che hai davvero è l'orario e l'acquisto anticipato sul portale Musei Italiani.
Terzo consiglio, quello che nessuno ti dà. Il Pantheon si capisce meglio se lo visiti dopo aver visto un altro edificio adrianeo. Se hai una giornata in più, vai a Villa Adriana a Tivoli: l'effetto sorpresa nel varcare una soglia e trovarsi in uno spazio che non ti aspettavi è tipico dell'architettura di età adrianea e lì lo ritrovi in decine di ambienti. Torni al Pantheon e il colpo d'occhio della rotonda ti sembra la versione definitiva di un'idea che quell'imperatore ha inseguito per tutta la vita. Se invece hai solo due ore, resta in zona: la Basilica di Santa Maria sopra Minerva è a meno di duecento metri dal Pantheon ed è la chiesa gotica di Roma, un contrasto che vale il tragitto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la cupola del Pantheon è enorme. Quasi nessuno cita il numero che la rende ancora oggi un problema di ingegneria: lo spessore variabile. La muratura si rastrema dall'alto verso il basso passando da 5,90 metri alla base della calotta a circa 1,50 metri nella fascia intorno all'oculo, e sopra la calotta corre uno strato di rivestimento sigillante di quindici centimetri. Non è un dettaglio estetico: è la ragione per cui la cupola sta ancora su. E non finisce lì. Il calcestruzzo cambia composizione salendo. In basso, nel muro della rotonda fino alla prima cornice esterna, il calcestruzzo contiene scaglie di tufo e travertino. Tra la prima e la seconda cornice si passa a tufo e mattoni. Sopra la seconda cornice e nel primo anello della cupola si usa calcestruzzo con mattoni frantumati. Il secondo anello mescola tufo e mattoni frantumati. La calotta finale usa pomice granulare e tufo, cioè il materiale più leggero disponibile, messo esattamente dove il peso è più pericoloso.
Il fatto risaputo e poco citato, quindi, è che il Pantheon non è un edificio: è una stratigrafia. Ogni fascia che vedi dall'esterno, e sono tre cornici con mensole ad altezze diverse, in corrispondenza della trabeazione del primo ordine interno, lungo la linea di imposta della cupola e sul coronamento, corrisponde a un materiale diverso. Prima fascia: calcestruzzo alternato a scaglie di travertino e tufo. Seconda fascia: calcestruzzo con scaglie di tufo e mattoni. Terza fascia: calcestruzzo con sole scaglie di mattoni. I costruttori romani hanno risolto il problema statico con due strumenti, la scelta dei materiali più idonei e il controllo dell'orientamento delle spinte, e li hanno applicati contemporaneamente.
C'è poi un dato che quasi nessuno riporta e che il Ministero della Cultura mette in evidenza: il muro cilindrico della rotonda è spesso più di sei metri. Sei metri di muro per reggere la più grande volta non armata mai costruita, che la stessa fonte ufficiale misura in 43,30 metri di diametro. Anche su questa misura devo segnalarti una divergenza, perché il testo storico di questo listing riportava 44,30 metri in un punto e 43,44 metri in un altro, citando anche la lettura di 43,30 metri secondo Cinti e Coarelli. La fonte ufficiale letta oggi dice 43,30 metri di diametro e altrettanti di altezza per l'aula circolare. Tre numeri diversi per la stessa cupola: te li lascio tutti e tre.

La foto giusta da fare a Pantheon
La foto sbagliata del Pantheon è quella che fanno tutti: il pronao frontale dal centro della piazza, con la fontana in primo piano e il timpano tagliato dal grandangolo. Viene piatta, viene sovraesposta e non racconta niente. La foto giusta al Pantheon è un'altra, e ne ho tre da proporti.
La prima è dall'interno, verso l'alto, con il disco di luce dell'oculo che cade su una porzione di cassettoni. Dentro la cupola del Pantheon ci sono cinque ordini di ventotto cassettoni ciascuno, di misura decrescente man mano che si sale, e vicino all'oculo si apre una fascia liscia senza cassettoni. Se aspetti il momento in cui il disco di sole si posa a cavallo tra la fascia liscia e l'ultimo ordine di cassettoni, hai una fotografia che spiega da sola la geometria dell'edificio. Punta l'esposizione sul cassettone, non sul cielo, altrimenti bruci tutto.
La seconda è il taglio di luce sulla parete. Nel corso della giornata l'ovale di sole scivola sulle pareti rivestite di marmi colorati e sull'ordine superiore in opus sectile, e quando attraversa una delle sei nicchie, alternativamente rettangolari, in realtà trapezoidali, e semicircolari, ti dà un contrasto che nessuna luce artificiale replica. Metti una persona in controluce sotto il taglio e hai la scala umana.
La terza è la foto di piazza, ma dalla parte opposta a quella che ti aspetti: mettiti sotto il portico, dentro il pronao del Pantheon, e fotografa la piazza incorniciata tra due colonne di granito. Il pronao è pavimentato in lastre di marmi colorati disposte secondo un disegno geometrico di cerchi e quadrati, e se abbassi l'inquadratura di quindici gradi entra anche il pavimento. Ultima nota tecnica, e vale ovunque a Roma: sul Pantheon il tramonto lavora meglio dell'alba, perché la facciata guarda a nord e all'alba resta in ombra piatta.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione. Il Pantheon nasce tra il 27 e il 25 a.C. per volontà di Marco Vipsanio Agrippa, arpinate, amico e genero di Augusto, dentro il programma di monumentalizzazione del Campo Marzio. La realizzazione fu affidata a Lucio Cocceio Aucto. Il tempio sorgeva tra i Saepta Iulia e la basilica di Nettuno, su un'area di proprietà dello stesso Agrippa, dove da sud a nord si allineavano le terme di Agrippa, la basilica di Nettuno e il Pantheon. La scheda ufficiale del Ministero della Cultura data la fondazione al 27-25 a.C. e la attribuisce ad Agrippa, quindi su questo le fonti concordano.
Il secondo avvenimento è la distruzione, anzi le distruzioni. Nell'80 d.C. un incendio distrugge il Pantheon di Agrippa. Domiziano lo fa restaurare. Nel 110 d.C., sotto Traiano, un fulmine lo colpisce di nuovo. La Direzione Musei nazionali della città di Roma registra danni nell'80 e nel 110 d.C. Il terzo avvenimento è la ricostruzione adrianea, che secondo la fonte ufficiale letta oggi avviene tra il 118 e il 125 d.C. Alcune ricostruzioni storiche parlano di un cantiere iniziato sotto Traiano, ripreso da Adriano alla morte di quello, interrotto e poi completato con varianti, tra cui la riduzione dell'altezza dei fusti del pronao da cinquanta a quaranta piedi. I bolli laterizi, cioè i marchi di fabbrica annuali sui mattoni, appartengono agli anni 115-127, e c'è chi attribuisce il progetto ad Apollodoro di Damasco.
Quarto avvenimento: i restauri antichi. Le fonti ricordano un restauro sotto Antonino Pio e uno sotto Settimio Severo e Caracalla nel 202 d.C., quest'ultimo attestato dalla seconda iscrizione, in caratteri più piccoli, incisa sull'architrave sotto quella di Agrippa. Fu un intervento di portata per lo più marginale, ma quella riga di bronzo è ancora lì sopra la tua testa quando entri nel Pantheon.
Quinto avvenimento, e forse il più decisivo di tutti: la conversione in chiesa. L'imperatore bizantino Foca dona l'edificio a papa Bonifacio IV, e nel 609 il Pantheon diventa la chiesa cristiana di Sancta Maria ad Martyres, consacrata con una solenne processione di clero e di popolo. La data del 609 è confermata sia dalla scheda del Ministero della Cultura sia dal sito della basilica. Il titolo viene dalle reliquie di anonimi martiri cristiani traslate dalle catacombe. Giuseppe Vasi, nel suo Itinerario istruttivo per ritrovare le antiche e moderne magnificenze di Roma del 1763, scriveva che Bonifacio IV fece trasportare da vari cimiteri diciotto carri di ossa di santi martiri e le fece collocare sotto l'altare maggiore, e datava l'operazione al 607. La discordanza tra il 607 di Vasi e il 609 delle fonti odierne è nel testo antico, non è un mio errore. Fu comunque il primo caso di un tempio pagano trasposto al culto cristiano, e questo rende il Pantheon il solo edificio dell'antica Roma rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso per scopo religioso dalla fondazione.
Sesto avvenimento: le spoliazioni. Le tegole di bronzo dorato che rivestivano la cupola furono asportate per ordine di Costante II, imperatore d'Oriente. Sulla data il testo storico di questo listing dava due anni diversi in due punti, il 655 e il 663, e sulla sostituzione con una copertura in piombo dava due versioni, il ripristino di papa Gregorio III nell'ottavo secolo e la data del 735. Non ho trovato oggi una fonte ufficiale che risolva la contraddizione, quindi la lascio dichiarata e i due anni li scrivo entrambi. Restauri successivi della copertura furono eseguiti dai papi Niccolò V e Gregorio XVI. Dopo l'anno Mille la chiesa prende il nome di Santa Maria Rotunda, da cui viene il nome della piazza. Papa Eugenio IV, tra il 1431 e il 1447, fa restaurare il Pantheon e lo libera delle botteghe che gli si erano addossate intorno.
Settimo avvenimento: il 1625 e il bronzo. Ne parlo diffusamente più avanti, ma va messo qui in cronologia perché è il momento in cui i romani si arrabbiano con il papa per il Pantheon. Ottavo avvenimento: il 1786, quando Goethe visita il Pantheon e ne esce scrivendo che la grandiosità della Rotonda, sia all'esterno che all'interno, aveva suscitato in lui un gioioso senso di reverenza. Nono avvenimento: il 17 gennaio 1878, quando la salma di Vittorio Emanuele II viene esposta nel Pantheon, e il 16 febbraio dello stesso anno, giorno dei solenni funerali di Stato. Decimo avvenimento: il 1883, quando i due campanili berniniani vengono eliminati su iniziativa del ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, dentro un ciclo di lavori che vide anche la demolizione degli edifici addossati al monumento e il ripristino della scritta in lettere di bronzo sul frontale.
Undicesimo avvenimento, ed è di oggi: il 10 aprile 2026 il Ministero della Cultura e la Diocesi di Roma firmano una nuova convenzione sul Pantheon. Il comunicato ufficiale del Ministero stabilisce che dal 1 luglio 2026 il biglietto passa da 5 a 7 euro, che restano invariate la gratuità per i cittadini romani e la riduzione a 2 euro per la fascia 18-25 anni, e che i 2 euro di aumento su ogni biglietto sono destinati alle azioni del Piano Olivetti per la Cultura, con attenzione alle biblioteche di prossimità delle zone disagiate e delle aree interne. Nel comunicato compaiono il ministro Alessandro Giuli, il cardinale Baldassarre Reina, vicario generale della Diocesi di Roma, monsignor Daniele Micheletti, arciprete rettore del Capitolo, e Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione culturale.
Chi è passato da Pantheon
Dal Pantheon è passato mezzo mondo, e una parte di quel mondo non è più uscita. Comincio dai vivi. Agrippa lo fondò e ci fece mettere, all'esterno nel pronao, una statua di Ottaviano e una di sé stesso, mentre all'interno collocò una statua del Divo Giulio, cioè di Cesare divinizzato. Cassio Dione racconta che l'intenzione iniziale di Agrippa era diversa: voleva un luogo di culto dinastico dedicato agli dei protettori della gens Iulia, Marte e Venere, con dentro una statua di Ottaviano Augusto, e dal nome di Augusto sarebbe derivato il nome dell'edificio. Augusto si oppose a entrambe le cose, e Agrippa ripiegò. Plinio il Vecchio vide il Pantheon di Agrippa di persona e nella sua Naturalis Historia riporta che i capitelli erano in bronzo siracusano e che la decorazione comprendeva cariatidi e statue frontonali; le cariatidi furono scolpite dall'artista neoattico Diogenes di Atene.
Poi ci sono gli imperatori: Domiziano che restaura, Traiano sotto cui il Pantheon brucia una seconda volta, Adriano che lo ricostruisce e che Marguerite Yourcenar, nelle Memorie di Adriano, fa parlare così: volli che questo santuario di tutti gli dei rappresentasse il globo terrestre e la sfera celeste, un globo entro il quale sono racchiusi i semi del fuoco eterno, tutti contenuti nella sfera cava. Antonino Pio, Settimio Severo e Caracalla che restaurano. Foca che lo regala al papa. Costante II che gli porta via il bronzo della cupola.
Poi i papi: Bonifacio IV che lo consacra nel 609, Gregorio III che rifà la copertura in piombo, Niccolò V e Gregorio XVI che restaurano, Eugenio IV che lo libera dalle botteghe, Urbano VIII e Alessandro VII che sostituiscono le colonne del pronao, Benedetto XIV che nel Settecento fa rifare l'ordine superiore interno. Sulla data di quest'ultimo intervento le fonti divergono: il testo storico di questo listing indicava il 1747 con l'architetto Paolo Posi su indicazione di Benedetto XIV, mentre la Direzione Musei nazionali della città di Roma parla del motivo dell'attico creato da Paolo Posi nel 1757. Dieci anni di differenza, stesso architetto: te la segnalo e non scelgo.
Poi gli architetti e gli artisti che ci hanno lavorato o che ci sono finiti sepolti: Carlo Maderno, direttore dei lavori del bronzo dal 1625 al 1632, con aiutante quel Francesco Castelli che sarebbe passato alla storia come Borromini; Gian Lorenzo Bernini, autore dei due campanili poi chiamati orecchie d'asino; Giuseppe Sacconi, che disegna la tomba di Umberto I ed è lo stesso architetto del Vittoriano e della Cappella Espiatoria di Monza; la fonderia di Alessandro Nelli, che fuse la gigantesca placca funeraria con l'epigrafe Vittorio Emanuele II Padre della Patria usando il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci nelle guerre del 1848, del 1849 e del 1859. E poi Melozzo da Forlì, di cui il Pantheon conserva un'Annunciazione nella prima cappella a destra di chi entra, già presente nel Quattrocento.
Poi gli scrittori. Goethe nel 1786, che ne esce scosso. Stendhal, che nelle Passeggiate romane scrive che il più bel resto dell'antichità romana è senza dubbio il Pantheon, un tempio che ha così poco sofferto da apparirci come dovettero vederlo i romani alla loro epoca. Giuseppe Vasi nel 1763. Il magistero letterario su questo edificio è lungo quanto il monumento.
E infine i morti, che al Pantheon sono la parte più visitata. Ci sono le tombe dei pittori Raffaello Sanzio e Annibale Carracci, dell'architetto Baldassarre Peruzzi, del musicista Arcangelo Corelli. E ci sono i re: Vittorio Emanuele II e Umberto I, con la regina Margherita. Ne parlo in dettaglio più avanti. Se vuoi mettere il Pantheon dentro un itinerario di sepolture illustri del centro, la Basilica di Santa Maria sopra Minerva e la Chiesa di San Luigi dei Francesi sono i due passi successivi naturali.
Pantheon a Roma: che cosa vedi davvero quando entri
Il Pantheon è composto da una struttura circolare unita a un portico con colonne corinzie, otto frontali e due gruppi di quattro in seconda e terza fila, che sorreggono un frontone. La grande cella circolare, che i romani chiamano rotonda, è cinta da spesse pareti in muratura e da otto grandi piloni su cui si ripartisce il peso della cupola emisferica in calcestruzzo. All'apice della cupola si apre l'oculo, l'apertura circolare che illumina tutto l'ambiente interno. L'altezza dell'edificio calcolata all'oculo è pari al diametro della rotonda, e questa uguaglianza non è un caso: rispecchia i criteri classici dell'architettura equilibrata e armoniosa. La Direzione Musei nazionali della città di Roma lo scrive nello stesso modo: aula circolare di 43,30 metri di diametro e altrettanti di altezza.
A quasi due millenni dalla costruzione, la cupola intradossata del Pantheon resta una delle più grandi cupole del mondo e la più grande mai costruita in calcestruzzo romano. La fonte ufficiale la definisce la più grande volta non armata mai realizzata. Ai livelli inferiori della rotonda si aprono sei ampie nicchie distile, cioè con due colonne sul fronte, a pianta alternativamente rettangolare, in realtà trapezoidale, e semicircolare, più la nicchia dell'ingresso e l'abside. Il primo livello è inquadrato da un ordine architettonico con colonne in corrispondenza delle nicchie e lesene nei tratti di parete intermedi, tutte a sorreggere una trabeazione continua. Solo l'abside opposta all'ingresso è fiancheggiata da due colonne sporgenti dalla parete; la trabeazione continua prosegue nell'abside e su di essa poggia il catino absidale a semicupola. Tra le lesene, negli spazi tra le nicchie, stanno otto piccole edicole su alto basamento, con frontoncini alternativamente triangolari e curvilinei.
Il Pantheon fu convertito in basilica cristiana all'inizio del settimo secolo con il nome di Santa Maria della Rotonda o Santa Maria ad Martyres, e questa conversione gli ha permesso di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni che i papi inflissero agli edifici della Roma classica. Gode del rango di basilica minore ed è l'unica basilica di Roma, oltre a quelle patriarcali, ad avere ancora un capitolo. I romani lo chiamavano popolarmente la Rotonna, cioè la Rotonda, e da lì vengono i nomi della piazza e della via antistanti.
Sulla proprietà e sulla gestione aggiorno il dato, perché il testo precedente era fermo al dicembre 2019. Il Pantheon è proprietà demaniale dello Stato italiano. Dal dicembre 2014 il ministero competente lo ha gestito tramite il Polo museale del Lazio, poi dal dicembre 2019 tramite la Direzione Musei statali di Roma. Oggi la struttura che pubblica orari e biglietti del Pantheon si chiama Direzione Musei nazionali della città di Roma, e il Pantheon compare accorpato con Castel Sant'Angelo nella denominazione dell'istituto.
Aggiorno anche i visitatori, perché il dato precedente era quello del 2019, 8.955.569 ingressi, che si riferiva a un periodo in cui l'accesso era gratuito. L'ultima classifica ufficiale pubblicata dal Ministero della Cultura che ho potuto leggere oggi è la top 30 dei luoghi della cultura statali relativa al 2024: il Pantheon è quarto con 4.086.947 visitatori e 14.712.752 euro di incassi, dietro il Parco archeologico del Colosseo con 14.733.395 visitatori, le Gallerie degli Uffizi con 5.294.968 e il Parco archeologico di Pompei con 4.267.233. Il comunicato annota che il 2024 è stato il primo anno in cui il Pantheon è stato a pagamento per tutti e dodici i mesi. La classifica relativa al 2025 non risulta pubblicata tra i comunicati che ho potuto consultare oggi, quindi il dato 2025 resta n/d.
Leggende popolari e curiosità sul Pantheon
Attorno al Pantheon girano più leggende che turisti, e alcune sono bellissime anche se sono false. La prima riguarda il fossato che gira intorno al tempio. Una leggenda di origine medievale racconta che il mago Pietro Bailardo si fosse assicurato il possesso del libro del comando, consegnatogli dal Diavolo in cambio dell'anima. Pentito, Bailardo usò le sue arti magiche per compiere in un solo giorno il pellegrinaggio a Gerusalemme, poi a Santiago di Compostela e infine al Pantheon. Qui si imbatté nel diavolo, che gli chiese l'anima come pattuito; ma Bailardo gli diede un pugno di noci e si rifugiò rapidissimo dentro la chiesa, mettendosi a pregare sinceramente pentito. Così si salvò. Il diavolo, inferocito, girò più volte attorno al tempio sfogando il suo furore, e corse con tanta rabbia che scavò il fossato ancora oggi visibile intorno al Pantheon.
Seconda leggenda: l'oculo del Pantheon sarebbe stato creato dal diavolo in fuga dal tempio di Dio, che avrebbe sfondato la cupola per uscire. Terza leggenda: l'oculo sarebbe in origine un'apertura prevista per ospitare la grande pigna di bronzo che oggi sta in Vaticano, nell'omonimo cortile della Pigna. Quarta leggenda, la più dura a morire: nel Pantheon non entra la pioggia grazie a un sistema di correnti d'aria. Falso, e la prova sono i ventidue fori di scolo nel pavimento. La versione storica della stessa credenza è più interessante: quando nella chiesa ardevano centinaia di candele, la corrente d'aria calda che saliva incontrava le gocce e le nebulizzava, riducendo la percezione dell'acqua che entrava. Ma anche questo non è comprovato da fonti certe e resta materia di tradizione.
Quinta curiosità, la più concreta: il numero ventotto. I cassettoni della cupola del Pantheon sono disposti in cinque ordini da ventotto, e ventotto era per gli antichi un numero perfetto perché è la somma di 1 più 2 più 3 più 4 più 5 più 6 più 7, e il sette indica perfezione, essendo sette i pianeti visibili a occhio nudo. Sesta curiosità: la fascia liscia. I cassettoni si rimpiccioliscono salendo e scompaiono del tutto nell'ampia fascia liscia vicina all'oculo zenitale, che misura circa nove metri di diametro. L'oculo è circondato da una cornice di tegoloni fasciati in bronzo fissati alla cupola, che forse proseguiva internamente fino alla fila più alta di cassettoni. Quel bronzo è l'unico rimasto in situ dopo le spoliazioni.
Settima curiosità, per chi ama i confronti: la cupola del Pantheon, se si esclude la copertura del CNIT di Parigi che tecnicamente è una volta a crociera e non una cupola, resta la cupola più grande del mondo per diametro. Supera la cupola di San Pietro, 42,52 metri, la cupola del Brunelleschi a Firenze, diagonale minore 41,47 metri, e Santa Sofia a Costantinopoli, diametro maggiore 31,24 metri. Tra le cupole in calcestruzzo, il Pantheon è insuperato. Il peso complessivo della cupola supera le cinquemila tonnellate.
Etimologia: perché il Pantheon si chiama così
La parola Pantheon è un prestito greco che l'italiano ha ereditato attraverso il latino. In greco antico to pantheion è un aggettivo sostantivato che indica la totalità degli dei e nella maggior parte dei casi sottintende il sostantivo hieron, cioè tempio. Dal greco Pantheion hieron, il tempio di tutti gli dei, deriva il calco latino Pantheon, usato da Plinio il Vecchio, che ha consegnato la parola alla lingua italiana. In latino classico si trova anche la forma Pantheum.
Cassio Dione, senatore romano che scriveva in greco, ipotizzava che il nome derivasse dalle numerose statue di dei collocate lungo le pareti dell'edificio, oppure dalla somiglianza della cupola alla volta celeste. La sua incertezza fa pensare che Pantheon, o Pantheum, fosse soltanto un soprannome e non il nome ufficiale dell'edificio. In effetti l'idea stessa che potesse esistere un tempio dedicato a tutti gli dei è opinabile. L'unico pantheon effettivamente tale registrato dalle fonti prima di quello di Agrippa si trovava ad Antiochia in Siria, ed è citato da una sola fonte del sesto secolo d.C. Ziegler provò a raccogliere prove sull'esistenza di panthea, ma la sua lista si riduce a semplici dediche del tipo a tutti gli dei o ai dodici dei, formule che non implicano necessariamente veri templi in cui si praticasse il culto di tutte le divinità.
C'è anche una lettura più politica che vale la pena tenere presente quando visiti il Pantheon: Ziolkowski ha ipotizzato che in origine l'edificio fosse il tempio di Marte in Campo Marzio. Se il Pantheon e la basilica di Nettuno erano sacra privata, cioè edifici privati a uso sacro di Agrippa, e non aedes publicae, cioè templi pubblici, si spiega perché la memoria del nome originario e della funzione si sia persa così presto e così facilmente. Un tempio privato non entra nei registri pubblici, e cento anni dopo nessuno si ricorda più come si chiamasse.
Il Pantheon di Agrippa
Il primo Pantheon fu costruito tra il 27 e il 25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, che ne affidò la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto. L'iscrizione originale di dedica, ricopiata sulla successiva ricostruzione adrianea, recita M AGRIPPA L F COS TERTIVM FECIT, cioè Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit, lo costruì Marco Agrippa figlio di Lucio, console per la terza volta. Il riferimento è il CIL VI, 896. Il terzo consolato di Agrippa cade nel 27 a.C., ma Cassio Dione elenca il Pantheon insieme alla basilica di Nettuno e al Gymnasium Laconiano tra le opere di Agrippa terminate nel 25 a.C. Di qui la forbice tra il 27 e il 25 a.C. che trovi in tutte le schede, compresa quella ufficiale del Ministero della Cultura.
Dai resti rinvenuti a circa 2,50 metri sotto l'edificio attuale, alla fine dell'Ottocento, sappiamo che il primo tempio aveva pianta rettangolare di 43,76 per 19,82 metri, con la cella disposta trasversalmente, più larga che lunga, secondo uno schema che ritrovi nel tempio della Concordia nel Foro Romano e nel piccolo tempio di Veiove sul Campidoglio. Era costruito in blocchi di travertino rivestiti da lastre di marmo, era rivolto verso sud, in senso opposto alla ricostruzione adrianea, ed era preceduto da un pronao sul lato lungo che misurava 21,26 metri di larghezza.
Davanti al tempio si apriva un'area scoperta circolare, una specie di piazza che lo separava dalla basilica di Nettuno, recintata da un muretto in opera reticolata e pavimentata con lastre di travertino. Sopra quelle lastre ne furono poi posate altre di marmo, forse durante il restauro di età domizianea. Il tempio di Agrippa aveva l'asse centrale coincidente con quello dell'edificio più recente, e la larghezza della sua cella era uguale al diametro interno della rotonda che vedi oggi. L'intera profondità dell'edificio augusteo coincide inoltre con la profondità del pronao adrianeo. Sono coincidenze che raccontano una scelta precisa: chi ricostruì il Pantheon non ripartì da zero, ripartì dalle misure di Agrippa.
Sulle decorazioni del Pantheon di Agrippa l'unica fonte antica è Plinio il Vecchio, che lo vide di persona: capitelli in bronzo siracusano, cariatidi collocate sulle colonne del tempio e scolpite dal neoattico Diogenes di Atene, statue frontonali. Poi, nell'80 d.C., il fuoco. Restauro sotto Domiziano. Nel 110 d.C., sotto Traiano, un fulmine e la seconda distruzione. Se ti interessa il contesto del Campo Marzio augusteo, il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis sono a venti minuti a piedi dal Pantheon e completano il quadro; la Crypta Balbi ti mostra invece come quel quartiere si è stratificato nei secoli successivi.
Il Pantheon adrianeo
Sotto Adriano il Pantheon venne interamente ricostruito. La datazione ufficiale letta oggi sulla Direzione Musei nazionali della città di Roma è 118-125 d.C. La ricostruzione storica riportata in precedenza in questo listing indicava invece un cantiere tra il 112-115 e il 124, con un'ipotesi precedente che collocava i lavori tra il 118 e il 128, e la possibilità che il tempio sia stato dedicato dall'imperatore durante la sua permanenza nella capitale tra il 125 e il 127. I bolli laterizi appartengono agli anni 115-127. Secondo alcuni il progetto, redatto subito dopo la distruzione di età traianea, sarebbe attribuibile ad Apollodoro di Damasco. Considerazioni sulle irregolarità e le peculiarità della costruzione lasciano ipotizzare che l'edificazione sia stata iniziata sotto Traiano, ripresa alla sua morte da Adriano, interrotta per qualche tempo e poi completata con alcune variazioni rispetto al progetto iniziale, in particolare la riduzione dell'altezza delle colonne del pronao da cinquanta a quaranta piedi.
L'edificio adrianeo è costituito da un pronao collegato a una vasta cella rotonda per mezzo di una struttura rettangolare intermedia, l'avancorpo. Rispetto all'edificio precedente l'orientamento fu invertito, con l'affaccio verso nord. Il grande pronao e l'avancorpo occupano l'intero spazio del tempio precedente, mentre la rotonda fu costruita quasi facendola coincidere con la piazza augustea circolare recintata che divideva il Pantheon dalla basilica di Nettuno. Il tempio era preceduto da una piazza porticata su tre lati e pavimentata con lastre di travertino. La rotonda poggia su una fondazione formata da un anello in calcestruzzo spesso 7,3 metri e profondo 4,5 metri. L'ordine dei lavori fu questo: prima la cella circolare, poi l'avancorpo, infine il pronao.
Il pronao del Pantheon
Il pronao del Pantheon è ottastilo e conta sedici colonne. Il Ministero della Cultura le descrive come sedici colonne corinzie di granito grigio e rosa. Il testo storico di questo listing indicava otto colonne di granito grigio provenienti dall'Isola d'Elba e otto di granito rosa dalla cava di Mons Claudianus in Egitto, salvo poi affermare, poche righe più avanti, che i fusti grigi e rosa provenivano dalle cave egiziane di Assuan. Le due affermazioni non stanno insieme, e la contraddizione era già dentro il testo precedente: non ho trovato oggi una fonte ufficiale che dirima la provenienza dei fusti grigi, quindi ti riporto entrambe le versioni e lascio il dato come non risolto.
Le misure. Il pronao misura 34,20 per 15,62 metri ed era innalzato di 1,32 metri sul livello della piazza, per cui vi si accedeva salendo cinque gradini. L'altezza totale dell'ordine è di 14,15 metri e i fusti hanno 1,48 metri di diametro alla base. All'interno del pronao, quattro file di due colonne, poste in corrispondenza della prima, terza, sesta e ottava colonna della prima fila, dividono lo spazio in tre navate: quella centrale, più ampia, porta alla grande porta della cella, mentre le due laterali terminano in ampie nicchie che dovevano ospitare le statue di Augusto e di Agrippa, trasferite qui dall'edificio augusteo. I capitelli corinzi, le basi e gli elementi della trabeazione sono in marmo bianco pentelico proveniente dalla Grecia.
Sulla facciata, il fregio riporta l'iscrizione di Agrippa in lettere di bronzo; sotto, sull'architrave, una seconda iscrizione in caratteri più piccoli ricorda il modesto restauro compiuto nel 202 d.C. da Settimio Severo e Caracalla. Il frontone doveva essere decorato con figure in bronzo, fissate al fondo con perni di cui restano le sedi nel marmo. Il timpano, che non è calibrato secondo la proporzione canonica greca, oggi è liscio proprio perché la decorazione bronzea è scomparsa, ma dalla posizione dei fori rimasti si ritiene che rappresentasse un'aquila con una corona. Il tetto a doppio spiovente è sorretto da capriate lignee, sostenute da muri in blocchi con archi che poggiano sopra le file di colonne interne.
La copertura bronzea della travatura lignea del pronao fu asportata nel 1625, o secondo altre letture nel 1632, sotto papa Urbano VIII, per realizzare ottanta cannoni di Castel Sant'Angelo e forse in parte minima per il Baldacchino di San Pietro di Gian Lorenzo Bernini. Da qui la pasquinata rimasta famosa: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Il pavimento del pronao è in lastre di marmi colorati disposte secondo un disegno geometrico di cerchi e quadrati, e anche i lati del pronao sono rivestiti in marmo. Sulle colonne sostituite, il testo precedente indicava l'ultima colonna del lato orientale, mancante già dal Quattrocento e rimpiazzata sotto Alessandro VII con un fusto di granito grigio, e la colonna all'estremità orientale della facciata, sostituita sotto Urbano VIII con un fusto di granito rosso, entrambe provenienti dalle Terme Neroniane; la scheda ufficiale parla invece di tre colonne del lato sinistro sostituite nel Seicento dai due papi. Anche questa divergenza te la lascio dichiarata.
L'avancorpo del Pantheon
La struttura intermedia che collega il pronao alla cella è un avancorpo in opera laterizia, cioè in mattoni, costituito da due massicci pilastri che si appoggiano alla rotonda e sono collegati da una volta che proseguiva senza soluzione di continuità l'originaria volta sospesa in bronzo della parte centrale del pronao. Dentro i pilastri corrono le scale di accesso alla parte superiore della rotonda: quando sei nel Pantheon e ti chiedi come facciano a salire sulla cupola, la risposta è dentro quei due pilastri.
La parete dell'avancorpo è rivestita con lastre di marmo pentelico e decorata, all'esterno e ai lati della porta della cella, da un ordine di lesene che prosegue l'ordine del pronao. Tra le lesene sono inseriti pannelli decorativi con ghirlande, simboli sacerdotali e strumenti sacrificali. All'esterno la struttura ha la stessa altezza del cilindro della rotonda e doveva, come quello, avere un rivestimento in stucco e intonaco, poi scomparso. Sulla facciata dell'avancorpo un frontone in laterizio ripete quello del pronao a un'altezza maggiore e si rapporta alle divisioni delle cornici marcapiano presenti sulla rotonda, che proseguono senza interruzione sulle pareti esterne della struttura rettangolare al di sopra dell'ordine di lesene. Quel frontone è nascosto dal pronao e doveva essere visibile solo da grande distanza.
La differenza di livello tra i due frontoni ha fatto ipotizzare che il pronao del Pantheon fosse stato previsto in origine di dimensioni maggiori, con fusti da cinquanta piedi, cioè 14,80 metri, invece che da quaranta piedi, cioè 11,84 metri, e che le cave di granito egiziane, già impegnate per i fusti del monumentale ingresso settentrionale del Foro di Traiano, non fossero in grado di fornire altri monoliti di quelle dimensioni eccezionali: il progetto dovette quindi essere ridotto e modificato in corso d'opera. È una delle poche occasioni in cui l'architettura imperiale romana ammette pubblicamente un ripiego.
La porta in bronzo del Pantheon è la più antica e la più imponente tra quelle ancora in uso a Roma. Sulle misure c'è uno scarto tra le fonti: il testo storico di questo listing indicava 4,45 metri di larghezza per 7,53 metri di altezza, mentre la Direzione Musei nazionali della città di Roma indica una porta alta 7,53 metri e larga circa 4,90 metri, con battenti bronzei da sette tonnellate ciascuno. L'altezza coincide, la larghezza no: te lo segnalo e non correggo d'ufficio nessuna delle due.

L'esterno della rotonda e l'interno della cella
L'esterno della rotonda del Pantheon nasconde la cupola per un terzo, perché il corpo cilindrico che vedi da fuori altro non è che la continuazione in verticale del tamburo. Tra cupola e muro esterno resta così racchiusa un'ampia intercapedine, dentro la quale è stato ricavato un doppio sistema di camere finestrate organizzate su un corridoio anulare, che serve anche ad alleggerire il peso delle volte. Anticamente il corpo esteriore della rotonda, esclusa la cupola, non era visibile perché nascosto da altri edifici contigui, e per questo non presenta decorazioni particolari, a parte tre cornici con mensole poste ad altezze diverse: in corrispondenza della trabeazione del primo ordine interno, lungo la linea di imposta della cupola e sul coronamento.
A ciascuna di queste tre fasce corrispondono materiali diversi, sempre più leggeri salendo. Prima fascia: strati di calcestruzzo alternati a scaglie di travertino e tufo. Seconda fascia: strati di calcestruzzo alternati a scaglie di tufo e mattoni. Terza fascia: strati di calcestruzzo con sole scaglie di mattoni. È la stessa logica che governa la cupola, applicata al muro.
Lo spazio interno della cella rotonda è un cilindro coperto da una semisfera. Il cilindro ha altezza uguale al raggio, 21,72 metri, e l'altezza totale dell'interno è uguale al diametro, che il testo precedente dava in 43,44 metri e che la fonte ufficiale letta oggi dà in 43,30 metri. L'ordine superiore, in opus sectile, aveva lesene in porfido che inquadravano finestre e un rivestimento in lastre di marmi colorati; quelle finestre si affacciano sul primo corridoio anulare interno di alleggerimento. La decorazione romana originale di questa fascia fu sostituita dall'architetto Paolo Posi su indicazione di papa Benedetto XIV, nel 1747 secondo il testo precedente e nel 1757 secondo la scheda ufficiale. Nel settore sud-occidentale una parte dell'originario aspetto romano di questo livello fu restaurata negli anni Trenta del Novecento, in modo però non del tutto preciso.
Il pavimento della rotonda non è l'originale: fu rifatto nel 1873, ma l'effetto è quello di età adrianea. È leggermente convesso verso i lati, con la parte più alta spostata di circa due metri verso nord-ovest rispetto al centro e sopraelevata di circa trenta centimetri, mentre è concavo al centro per far defluire verso i ventidue fori di scolo la pioggia che scende dall'oculo. Il rivestimento è in lastre con un disegno di quadrati in cui sono inscritti alternativamente cerchi o quadrati più piccoli, e i materiali usati sono il porfido, il giallo antico, il granito e il pavonazzetto.
La cupola del Pantheon
La cupola del Pantheon pesa più di cinquemila tonnellate ed è l'archetipo di tutte le cupole costruite nei secoli successivi in Europa e nel Mediterraneo, tanto nelle chiese cristiane quanto nelle moschee. Sul diametro, come ti ho già detto, hai tre numeri in circolazione: 43,44 metri e 44,30 metri nel testo storico di questo listing, 43,30 metri secondo Cinti e Coarelli e secondo la scheda ufficiale della Direzione Musei nazionali della città di Roma. Qualunque sia il valore esatto, resta la cupola più grande del mondo se non si considera come cupola la copertura del CNIT di Parigi, che tecnicamente è una volta a crociera, e tra le cupole in calcestruzzo è insuperata.
All'interno la cupola è decorata da cinque ordini di ventotto cassettoni, di misura decrescente verso l'alto, assenti nella fascia liscia vicina all'oculo. L'oculo misura circa nove metri di diametro ed è l'unica finestra dell'edificio: dal punto di vista illuminotecnico permette il ricadere zenitale della luce e quindi un gioco di chiaroscuro che si sposta durante tutta la giornata. Attorno all'oculo corre una cornice di tegoloni fasciati in bronzo fissati alla cupola, che forse proseguiva internamente fino alla fila più alta di cassettoni.
La realizzazione fu resa possibile da una serie di espedienti che alleggeriscono la struttura: i cassettoni, che tolgono materiale dove non serve, e i materiali progressivamente più leggeri salendo. Nello strato più vicino al tamburo cilindrico si trova calcestruzzo con scaglie di mattoni; salendo, calcestruzzo con scaglie di tufo; nella parte superiore, vicino all'oculo, calcestruzzo miscelato a lapilli vulcanici. La cupola fu realizzata in un unico getto sopra una enorme centina in legno, e lo spessore della muratura si rastrema da 5,90 metri alla base a 1,50 metri intorno all'oculo.
All'esterno la cupola del Pantheon è nascosta inferiormente da una sopraelevazione del muro della rotonda ed è articolata in sette anelli sovrapposti; l'anello più basso conserva ancora il rivestimento in lastre di marmo. La parte restante era coperta da tegole in bronzo dorato, asportate dall'imperatore bizantino Costante II, nel 655 secondo un punto del testo precedente e nel 663 secondo un altro punto dello stesso testo. Sopravvissero solo le tegole intorno all'oculo, tuttora in situ. La copertura fu poi ripristinata in piombo, da papa Gregorio III nell'ottavo secolo secondo una versione e nel 735 secondo un'altra, e restaurata più tardi dai papi Niccolò V e Gregorio XVI.
La struttura e i materiali del Pantheon
Per resistere a tutti i tipi di spinta, la struttura interna del corpo centrale del Pantheon, cioè rotonda e cupola insieme, deve compensare contemporaneamente la spinta verticale alla sommità della volta e le forze che si scaricano alla base della cupola. I costruttori romani hanno risolto il problema in due modi, che vanno letti insieme: la ricerca dei materiali più idonei e il controllo dell'orientamento delle spinte.
Sulla scelta dei materiali, l'uso massiccio di calcestruzzo, opus caementicium, gettato tra paramenti di mattoni, opus latericium, fa sì che l'edificio costituisca un blocco coerente la cui rigidità assicura buona resistenza alle forze di deformazione. A seconda della quota, il calcestruzzo impiegato contiene un inerte granulare differente, scelto secondo l'esigenza prevalente: resistenza in basso, leggerezza in alto. Dal basso si contano cinque diversi tipi di calcestruzzo nel Pantheon. Il muro della rotonda fino alla prima cornice esterna è fatto di calcestruzzo con scaglie di tufo e travertino. Tra prima e seconda cornice, calcestruzzo composto da tufo e mattoni. Il muro sopra la seconda cornice e il primo anello della cupola sono in calcestruzzo con mattoni frantumati. Il secondo anello della cupola contiene tufo e mattoni frantumati. La calotta è stata realizzata con calcestruzzo contenente pomice granulare e tufo, con spessore progressivamente decrescente da 5,90 metri alla base fino a 1,5 metri al livello dell'oculo, poi ricoperta da uno strato di rivestimento sigillante di quindici centimetri.
La malta del calcestruzzo romano è una miscela di sabbia e calce che con il tempo tende a calcificarsi sempre di più: è questa progressiva calcificazione ad assicurargli un'eccellente tenuta nel corso dei secoli. Detto in modo brutale, il Pantheon è un edificio che invecchiando diventa più solido. Non è un modo di dire poetico, è chimica dei leganti.
Il ri-orientamento delle spinte
Le spinte statiche nel Pantheon sono molteplici. La base della cupola tende a spingere verso l'esterno il muro che la sostiene. Ma quel cilindro non è pieno: è scavato dalle sette esedre, dall'ingresso e anche dalle sezioni vuote del livello superiore. Il peso della cupola è quindi sorretto dagli otto pilastri massicci in muratura che separano questi spazi vuoti. Bisognava dunque fare due cose insieme: compensare le spinte centrifughe e orientare le spinte verticali sugli otto pilastri.
Per ottenere questo risultato i costruttori del Pantheon adottarono più soluzioni contemporaneamente. Prima soluzione: il muro esterno supera di 8,40 metri il piede della cupola e agisce da contrafforte. Seconda soluzione: alla base della cupola è sovrapposta una serie di sette anelli di calcestruzzo disposti a gradoni, visibili dall'esterno, che aumentano la componente di spinta verticale rispetto a quella orizzontale centrifuga. Terza soluzione: nello spessore della rotonda sono inclusi grandi archi di scarico in bipedali, cioè mattoni quadrati di due piedi di lato, che indirizzano le spinte sui pilastri; altri archi di mattoni inclusi nel muro della rotonda, oggi visibili dall'esterno perché l'intonaco di rivestimento è scomparso, reindirizzano anch'essi le spinte verso i pilastri. Quarta soluzione: la parte portante della parete cilindrica è rinforzata da una serie di piccoli archi radiali compresi tra i livelli superiori della parete interna e di quella esterna.
La costruzione del Pantheon fu un capolavoro di ingegneria in cui l'idea architettonica venne interpretata con un approccio tecnico empirico: i cedimenti e le incrinature verificatisi subito dopo la costruzione furono prontamente rimediati. Non c'è calcolo strutturale, c'è correzione in corsa. La spazialità perfettamente sferica regala all'osservatore una sensazione di armonia immota e avvolgente, che nasce dai rapporti equilibrati tra le membrature e dagli effetti articolati di luce e ombra nelle cassettonature, nelle nicchie e nelle edicole.
Va detto che l'inserimento di un'ampia sala rotonda alle spalle del pronao di un tempio classico non ha precedenti nel mondo antico, almeno tra le architetture giunte fino a noi o note dalle fonti letterarie. Un precedente romano forse esiste, in scala molto più modesta e di tarda epoca repubblicana: il tempio B del largo di Torre Argentina, che oggi puoi vedere nell'area sacra di Largo Argentina, a pochi minuti dal Pantheon. La fusione tra un modello classicista, il pronao colonnato, e un edificio dalla spazialità tipicamente romana, la rotonda, fu una sorta di compromesso tra l'architettura greca, attenta soprattutto all'esterno, e quella romana, centrata sugli spazi interni. La cosa suscitò varie critiche, ma si trattava di un ovvio tributo al dominante classicismo della cultura di Roma, e quel tributo si manifestò durevolmente anche nei secoli successivi.
Il modello dello spazio circolare coperto da una cupola emisferica con oculo alla sommità era già applicato in un tipo di sala termale chiamata laconicum, per esempio nelle grandi sale termali imperiali di Baia, dove il cosiddetto tempio di Mercurio era una sala circolare di 21,55 metri di diametro realizzata tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C., coperta da una volta emisferica realizzata per la prima volta in calcestruzzo e usata come piscina per immersioni terapeutiche, e anche a Roma. Lo stesso schema compare in caenationes di forma circolare, come l'aula principale del corpo centrale della Domus Aurea. Fu invece una novità assoluta usare questo tipo di copertura per un edificio templare. L'effetto sorpresa nel varcare la porta della cella doveva essere notevole, ed è caratteristico dell'architettura di età adrianea: lo ritrovi in molte parti della villa privata dell'imperatore a Tivoli. Un ulteriore elemento di novità fu l'introduzione di fusti monolitici lisci di marmo colorato per le colonne di un tempio, al posto dei tradizionali fusti scanalati in marmo bianco.
La storia successiva del Pantheon
Le fonti antiche ci parlano di un restauro sotto Antonino Pio, mentre l'iscrizione incisa sulla trabeazione della fronte ricorda i restauri di Settimio Severo nel 202, di portata per lo più marginale. Il Pantheon si salvò dalle distruzioni dell'alto Medioevo perché già nel 608 l'imperatore bizantino Foca lo aveva donato a papa Bonifacio IV, pontefice dal 608 al 615, che nel 609 lo trasformò in chiesa cristiana con il nome di Sancta Maria ad Martyres, consacrandola con una solenne processione di clero e di popolo. L'intitolazione viene dalle reliquie di anonimi martiri cristiani traslate dalle catacombe nei sotterranei del Pantheon.
Giuseppe Vasi, nel 1763, riassumeva così la vicenda: questo maraviglioso tempio, secondo il sentimento comune, si disse Panteon perché era dedicato a tutti li Dei immaginati da Gentili; nella parte superiore erano collocate le statue delli Dei celesti, e nel basso i terrestri, stando in mezzo quella di Cibele; e nella parte di sotto, che ora è coperta dal pavimento, erano distribuite le statue delli dei penati; Bonifazio IV, per cancellare quelle scioccherie e sozze superstizioni, l'anno 607 purgatolo d'ogni falsità gentilesca, consagrollo al vero Iddio in onore della Santissima Vergine e di tutti i santi Martiri, perciò fece trasportare da varj cimiteri diciotto carri di ossa di Santi Martiri e fecele collocare sotto l'altare maggiore, onde fu detto santa Maria ad Martyres.
Fu il primo caso di un tempio pagano trasposto al culto cristiano, e questo rende il Pantheon il solo edificio dell'antica Roma rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso per scopo religioso fin dalla fondazione. Le tegole di bronzo dorato della cupola furono asportate per ordine di Costante II, imperatore d'Oriente, e sostituite da una copertura in piombo, con le due datazioni discordanti che ti ho già segnalato. Dopo l'anno Mille la chiesa prese il nome di Santa Maria Rotunda, da cui deriva il nome della piazza antistante. Papa Eugenio IV, pontefice dal 1431 al 1447, lo fece restaurare liberandolo anche delle botteghe che negli anni gli si erano costruite intorno.
Il bronzo del Pantheon
Nell'agosto del 1625 si diffonde tra i romani la notizia che papa Urbano VIII Barberini ha deciso di far fondere i giunti in bronzo delle travi del Pantheon per farne cannoni per Castel Sant'Angelo. Un cronista dell'epoca annota che il popolo, che andava curiosamente a vedere disfare una tanta opera, non poteva far di meno di sentir dispiacere e dolersi che una sì bella antichità veramente eterna fosse ora disfatta. Particolarmente indignata era la borghesia romana, che nell'azione del papa vedeva una sopraffazione del diritto tradizionale secondo cui la custodia degli antichi monumenti romani spettava direttamente al popolo. Sentendosi sminuita nella sua dignità, quella borghesia si appellava al papa scrivendo che a molti buoni e pii era doluto grandissimamente che quel santissimo tempio Vostra Beatitudine l'avesse rovinato e disimbellito per convertire quei metalli in artiglieria, conciossiacosaché non ebbero principio con quei metalli le ricchezze della Chiesa, né l'autorità dei papi con la forza delle armi e delle artiglierie.
Direttore dei lavori, che durarono fino al 1632, fu nominato Carlo Maderno, con aiutante quel Francesco Castelli che avrebbe preso il soprannome di Borromini. In quei giorni cominciò a circolare una pasquinata rimasta famosa per la sua icastica laconicità, attribuita a Carlo Castelli o addirittura al medico del papa Giulio Mancini, noto cultore dell'arte classica: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini, quel che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini.
Urbano VIII, avvertito del malumore popolare, non desistette. Fece portare il bronzo del Pantheon alle fonderie papali e contemporaneamente fece diffondere la voce, tramite gli avvisi affissi sui muri della città, che quel bronzo sarebbe servito soprattutto per le colonne tortili del baldacchino berniniano nella basilica di San Pietro e solo in piccola parte per i cannoni. Il testo dell'avviso, riproposto nel portico del Pantheon, recita URBANUS VIII PONT MAX VETUSTAS AHENEI LACUNARIS RELIQUIAS IN VATICANAS COLUMNAS ET BELLICA TORMENTA CONFLAVIT UT DECORA INUTILIA ET IPSI PROPE FAMAE IGNOTA FIERENT IN VATICANO TEMPLO APOSTOLICI SEPULCHRI ORNAMENTA IN HADRIANA ARCE INSTRUMENTA PUBLICAE SECURITATIS ANNO DOMINI MDCXXXII PONTIF IX.
La realtà documentaria è un'altra. Dalle carte dell'Archivio della Fabbrica di San Pietro risulta che il 98,2 per cento del bronzo delle travi del Pantheon fu usato per i cannoni, e solo l'1,8 per cento fu consegnato a Bernini, che per giunta, diffidando della validità della lega usata dai romani, lo restituì alle fonderie papali. Del resto Bernini non aveva bisogno di quel bronzo: aveva il rame preso dalla copertura della cupola di San Pietro e aveva lo stagno che, proveniente dalle miniere della Cornovaglia, veniva sbarcato a Livorno e non a Civitavecchia, dove alle navi protestanti inglesi era proibito attraccare. La versione ufficiale del 1632, insomma, era propaganda, e i conti della Fabbrica la smentiscono.
Nello stesso periodo furono aggiunti ai lati del frontone del Pantheon due campanili disegnati da Gian Lorenzo Bernini, criticatissimi fin da subito e presto ribattezzati con il dispregiativo orecchie d'asino. Furono eliminati nel 1883 su iniziativa dell'allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, dentro un ampio ciclo di lavori di risanamento che vide anche la demolizione degli edifici addossati al monumento e il ripristino della scritta in lettere di bronzo sul frontale del tempio. Nel 1786 Goethe visita il Pantheon e ne trae un tale effetto emotivo da scrivere, nel Viaggio in Italia, che la grandiosità della Rotonda, sia all'esterno che all'interno, aveva suscitato in lui un gioioso senso di reverenza.
Le illustri sepolture nel Pantheon
Già nel Quattrocento il Pantheon si arricchisce di affreschi: il più noto è probabilmente l'Annunciazione di Melozzo da Forlì, collocata nella prima cappella a destra di chi entra. La chiesa fu poi scelta ufficialmente come sede della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, il fronte accademico dell'associazione professionale degli artisti che sarebbe poi diventata l'Accademia nazionale di San Luca. Non è un dettaglio burocratico: è la ragione per cui, a partire dal Rinascimento, nel Pantheon come in tutte le chiese si realizzarono sepolture, e qui in particolare sepolture di artisti illustri.
Ancora oggi il Pantheon conserva, tra le altre, le tombe dei pittori Raffaello Sanzio e Annibale Carracci, dell'architetto Baldassarre Peruzzi e del musicista Arcangelo Corelli. La tomba di Raffaello è quella davanti a cui si ferma quasi tutto il flusso di visitatori, ed è anche l'unico punto del Pantheon in cui, di solito, si crea una piccola coda interna. Se ti interessa questo filone, ti segnalo che nel raggio di cinquecento metri dal Pantheon trovi altre chiese con sepolture e cappelle di primissimo piano: la Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola con la volta del Pozzo e Palazzo Altemps per la scultura antica.
Le tombe dei re d'Italia nel Pantheon
Il Pantheon conserva le tombe dei primi due re d'Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I. La tomba di Vittorio Emanuele II si trova nella cappella centrale a destra. La destinazione della salma fu oggetto di una discussione accesa: molti volevano che il re fosse inumato nella basilica di Superga, luogo tradizionale di sepoltura dei Savoia, ma alla fine prevalse la volontà del presidente del Consiglio Agostino Depretis e del ministro dell'Interno Francesco Crispi. La salma fu esposta nel Pantheon il 17 gennaio 1878 e il 16 febbraio si tennero i solenni funerali di Stato, per i quali l'edificio fu addobbato con grande solennità. La gigantesca placca funeraria con l'epigrafe Vittorio Emanuele II Padre della Patria, temporaneamente sovrapposta al fregio, fu fusa dalla fonderia di Alessandro Nelli con il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre del 1848, del 1849 e del 1859.
La presenza della tomba del sovrano elesse il Pantheon a uno dei massimi sacrari di casa Savoia, e questo si lega alla futura costruzione del Vittoriano: il Pantheon diventa allora uno dei simboli della cosiddetta Terza Roma. Proprio in quanto sacrario sabaudo, nel 1882 si levarono proteste immediate per impedire che nel Pantheon venisse inumata la salma di Giuseppe Garibaldi. Sul lato opposto della rotonda si trova la tomba di re Umberto I e della consorte, la regina Margherita, disegnata da Giuseppe Sacconi, lo stesso architetto del Vittoriano e della Cappella Espiatoria di Monza, il memoriale eretto nel luogo dell'omicidio del re. La tomba del Pantheon è costituita da un'urna di porfido con quattro protomi leonine.
Le tombe reali sono mantenute in ordine da volontari delle organizzazioni monarchiche e il servizio di guardia d'onore è reso dai volontari dell'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon. Il sito dell'Istituto, letto oggi, conferma che nel Pantheon riposano attualmente Vittorio Emanuele II, 1820-1878, primo re d'Italia detto Padre della Patria, Umberto I, 1844-1900, secondo re d'Italia chiamato il Re buono, e Margherita di Savoia, 1851-1926, prima regina d'Italia. Lo stesso sito precisa che altri quattro reali, Vittorio Emanuele III, Elena, Umberto II e Maria José, sono destinati a essere sepolti nel Pantheon ma oggi riposano altrove, tre nel santuario di Vicoforte in Piemonte e due nell'abbazia reale di Altacomba in Francia. Gli orari e i giorni del servizio di guardia d'onore non sono indicati sulla pagina che ho letto, quindi restano n/d.
Persone inumate nel Pantheon
All'interno del Pantheon sono state inumate, secondo l'elenco che questo listing riportava e che ho mantenuto integralmente, le seguenti persone: Jacopo Barozzi da Vignola; Annibale Carracci, nella terza edicola, a destra della tomba di Raffaello Sanzio; Arcangelo Corelli, dirimpetto all'altare a destra; Giovanni da Udine; la regina Margherita di Savoia, seconda cappella; Perin del Vaga, in prossimità dell'altare; Baldassarre Peruzzi; Raffaello Sanzio, terza edicola; Maria Antonietta di Bibbiena, nella terza edicola, ricordata con una lapide a destra della tomba di Raffaello Sanzio; il re Umberto I di Savoia, seconda cappella; Flaminio Vacca, in prossimità dell'altare; il re Vittorio Emanuele II di Savoia, sesta cappella; Taddeo Zuccari, in prossimità dell'altare; il cardinale Ercole Consalvi, il cui cuore è tumulato sotto il busto che lo ritrae.
Su questo elenco devo farti due avvertenze oneste. La prima riguarda il nome Maria Antonietta di Bibbiena: non ho trovato oggi una fonte ufficiale che confermi questa forma del nome, quindi la riporto come sta nel testo storico e la segnalo come dato non verificato. La seconda riguarda l'indicazione della cappella per Vittorio Emanuele II: l'elenco parla di sesta cappella mentre la descrizione discorsiva delle tombe reali parla di cappella centrale a destra. Le due indicazioni possono essere compatibili a seconda di come si contano le cappelle, ma non ho una fonte ufficiale letta oggi che le concili, quindi te le lascio entrambe. Nel Pantheon la numerazione delle cappelle cambia da guida a guida, ed è uno dei motivi per cui conviene farsi dare la pianta all'ingresso.
L'organo a canne del Pantheon
L'organo a canne del Pantheon fu ideato e realizzato nel 1926 da Giovanni Tamburini, della omonima ditta Tamburini, in occasione dei restauri del 1925-1933, e fu inaugurato il 23 settembre. Il testo storico diceva il 23 settembre di quello stesso anno, con un riferimento ambiguo tra il 1926 e l'inizio dei restauri: non ho una fonte ufficiale letta oggi che sciolga l'ambiguità, quindi ti do la data del 23 settembre e ti segnalo che l'anno esatto dell'inaugurazione resta da confermare.
Lo strumento è dotato di un somiere di tipo pneumatico a valvole coniche, detto a doppio scompartimento, ed è adatto all'interpretazione della musica romantica. La trasmissione è elettrica, i registri reali sono dieci, posti sopra il somiere a doppio scompartimento e azionati da entrambe le tastiere e dalla pedaliera della consolle. L'insieme delle canne è collocato in cassa espressiva dentro la nicchia dietro la statua che si trova alla sinistra dell'abside maggiore; il testo storico indicava quella statua come statua di Sant'Erasio, ma non ho trovato oggi una fonte ufficiale che confermi questa dedicazione, quindi il nome resta non verificato.
L'organo ha avuto bisogno di un restauro radicale, dovuto anche all'umidità propria del monumento, per tornare alla piena efficienza al servizio della liturgia e delle numerose iniziative musicali che la basilica promuove e ospita ogni anno. Se ti interessa sentire l'organo del Pantheon, il momento naturale è una celebrazione: gli orari te li do nel capitolo dedicato.
Il Pantheon come modello architettonico
Stendhal, nelle Passeggiate romane, scriveva che il più bel resto dell'antichità romana è senza dubbio il Pantheon, un tempio che ha così poco sofferto da apparirci come dovettero vederlo i romani alla loro epoca. Proprio perché è l'esempio meglio conservato dell'architettura monumentale romana, il Pantheon ha avuto un'influenza enorme sugli architetti europei e americani, dal Rinascimento al Neoclassicismo ottocentesco. Un esempio su tutti: Andrea Palladio con la celebre villa La Rotonda a Vicenza. Numerose chiese, sale civiche, università e biblioteche riecheggiano la struttura del Pantheon, portico più cupola.
In Italia si segnalano il Pantheon famedio del cimitero monumentale di Staglieno a Genova, il prospetto del Teatro Massimo di Palermo, la chiesa di San Carlo al Corso a Milano, la basilica di San Francesco di Paola a Napoli, la chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia, il Cisternone di Livorno, il Tempio Canoviano a Possagno, la chiesa della Gran Madre di Dio e il mausoleo della Bela Rosin a Torino. All'estero, il Pantheon di Soufflot a Parigi e, nei paesi anglosassoni, la rotonda del British Museum, la villa di Monticello e la rotonda dell'Università della Virginia volute da Thomas Jefferson attraverso la rilettura palladiana del Pantheon, la Low Memorial Library della Columbia University di New York e il Jefferson Memorial di Pope a Washington. Si segnala anche la chiesa della Santissima Trinità, Trefaldighetskyrkan, a Karlskrona, nel sud della Svezia.
Più in generale, lo schema di fondo del Pantheon, cioè un edificio a pianta centrale con cupola, con l'aggiunta di una facciata ispirata al tempio greco e affacciata su una piazza costruita apposta per l'edificio, si è ritrovato a partire dall'architettura rinascimentale in innumerevoli costruzioni, prima fra tutte la basilica di San Pietro. Quando visiti il Pantheon, quindi, non stai visitando solo un monumento antico: stai visitando il prototipo di un modo di costruire che ha attraversato milleottocento anni.
La basilica viva: messe e celebrazioni al Pantheon
Il Pantheon non è solo un sito museale: è la basilica di Santa Maria ad Martyres e ha un calendario liturgico proprio. Il sito delle celebrazioni della basilica, letto oggi, indica messa il sabato e nei giorni prefestivi alle ore 17,00 e messa la domenica e nei giorni festivi alle ore 10,30. Ci sono poi appuntamenti stagionali: ogni venerdì di Quaresima alle 17:00 la Via Crucis, ogni sabato di maggio alle 16:30 il rosario prima della messa, il venerdì dopo Pasqua, detto in Albis, la stazione pasquale, e il 13 maggio la festa della dedicazione della basilica. Il Canonico Penitenziere resta a disposizione per le confessioni individuali e dispone della facoltà di assolvere dalle censure latae sententiae.
La celebrazione eucaristica al Pantheon ha caratteristiche di internazionalità e viene celebrata in più lingue europee; ai gruppi stranieri viene chiesto di comunicare in anticipo la propria partecipazione. Qui devo segnalarti l'ennesima divergenza tra fonti ufficiali, perché è quella che rischia di farti perdere l'ingresso. Il sito della basilica, pantheonroma.org, indica come orari di accesso feriali 9:00-19:30, domenica 9:00-18:00 e giorni festivi infrasettimanali 9:00-13:00, con biglietto a 5,00 euro; la Direzione Musei nazionali della città di Roma indica invece 9:00-19:00 tutti i giorni. Sono due letture ufficiali diverse dello stesso monumento, e non sta a me decidere quale prevalga: se hai un vincolo di orario stretto, telefona al numero della Direzione, +39 06 68300230, prima di presentarti.
Che cosa vedere intorno al Pantheon
Il Pantheon sta nel punto più denso del Campo Marzio, e questo è il vantaggio principale di una visita: qualunque direzione prendi uscendo dal pronao, in cinque minuti sei davanti a qualcosa di importante. Verso ovest trovi Piazza Navona, che ricalca la forma dello stadio di Domiziano e di cui puoi visitare i sotterranei con lo Stadio di Domiziano. Verso est, in pochi minuti, arrivi a Piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio e a Montecitorio, dove l'obelisco di Psammetico II funzionava da gnomone di un grande orologio solare augusteo.
Verso nord, camminando quindici minuti dal Pantheon, si arriva all'Ara Pacis e al Mausoleo di Augusto, cioè agli altri due pezzi grossi del Campo Marzio augusteo. Verso sud, la Crypta Balbi e l'area sacra di Largo Argentina raccontano la stratificazione del quartiere dall'età repubblicana al Medioevo. A due passi dal Pantheon, poi, ci sono tre chiese che meritano da sole un pomeriggio: la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, la Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola e la Chiesa di San Luigi dei Francesi. Se invece vuoi capire la scultura antica che stava dentro edifici come il Pantheon, Palazzo Altemps è la tappa giusta.
Domande veloci su Pantheon
Quanto costa il biglietto per il Pantheon
Qui le fonti ufficiali oggi non coincidono e te lo dico chiaramente. La scheda del Ministero della Cultura su cultura.gov.it indica intero 7,00 euro e ridotto 2,00 euro. La pagina della Direzione Musei nazionali della città di Roma riporta ancora nella tabella intero 5,00 euro e ridotto 2,00 euro, ma pubblica nello stesso momento l'avviso che dal 1 luglio 2026 il biglietto del Pantheon passa da 5,00 a 7,00 euro. Il sito della basilica indica 5,00 euro. Verifica l'importo al momento dell'acquisto sul portale ufficiale Musei Italiani.
Il Pantheon si paga davvero
Sì. Il Pantheon è a pagamento e il comunicato ufficiale del Ministero della Cultura sulla top 30 dei luoghi della cultura statali del 2024 annota che il 2024 è stato il primo anno in cui il Pantheon è stato a pagamento per tutti e dodici i mesi.
Chi entra gratis al Pantheon
Secondo le fonti ufficiali lette oggi, l'ingresso al Pantheon è gratuito per gli under 18, per i residenti a Roma e per tutti nella prima domenica del mese. Il comunicato della convenzione del 10 aprile 2026 conferma che restano invariate le gratuità esistenti, compresa quella per i cittadini romani.
Chi ha diritto al biglietto ridotto per il Pantheon
I cittadini dell'Unione Europea di età compresa tra 18 e 25 anni pagano 2,00 euro. Questo importo è rimasto invariato anche dopo la convenzione del 10 aprile 2026 tra Ministero della Cultura e Diocesi di Roma.
Quali sono gli orari del Pantheon
La Direzione Musei nazionali della città di Roma indica lunedì-domenica 9:00-19:00, con biglietteria che chiude alle 18:00 e ultimo ingresso individuale alle 18:30. Il sito della basilica indica invece feriali 9:00-19:30, domenica 9:00-18:00 e festivi infrasettimanali 9:00-13:00. Sono due indicazioni ufficiali divergenti e te le riporto entrambe senza sceglierne una.
Quando è chiuso il Pantheon
Il Pantheon chiude due giorni all'anno: il 25 dicembre e il 1 gennaio. Per il resto è aperto tutti i giorni, compresi i lunedì, cosa non scontata tra i musei statali italiani.
Serve prenotare per visitare il Pantheon
L'acquisto si può fare online sul portale ufficiale Musei Italiani, sulla app, oppure in loco alle casse e ai totem. La pagina ufficiale precisa che non sono previste opzioni saltafila: comprare in anticipo ti evita la coda alla biglietteria, non la coda all'ingresso.
Esistono biglietti saltafila per il Pantheon
No. La pagina ufficiale del Pantheon lo scrive esplicitamente: non sono previste opzioni cosiddette saltafila. Se qualcuno te ne vende uno, ti sta vendendo un servizio che il monumento non emette.
Come ci si deve vestire per entrare al Pantheon
Il Pantheon è una basilica aperta al culto e il regolamento richiede abbigliamento consono: spalle coperte, niente pantaloncini o gonne troppo corti, niente indumenti scollati o trasparenti. Non si entra con cibo e bevande, non si fuma, i dispositivi elettronici vanno tenuti silenziosi e gli animali non sono ammessi tranne i cani di assistenza.
Quanto è grande la cupola del Pantheon
La scheda ufficiale del Ministero della Cultura indica un'aula circolare di 43,30 metri di diametro e altrettanti di altezza, e definisce la volta la più grande volta non armata mai costruita. Il testo storico di questo listing riportava anche 43,44 metri e 44,30 metri. Te li do tutti e tre perché la divergenza esiste nelle fonti.
Quanto è grande l'oculo del Pantheon
L'oculo misura circa nove metri di diametro secondo la fonte ufficiale letta oggi. È l'unica apertura dell'edificio e permette il ricadere zenitale della luce dentro la rotonda del Pantheon.
Nel Pantheon entra la pioggia
Sì. La leggenda dell'effetto camino che impedirebbe all'acqua di entrare è falsa, e la prova sta nel pavimento: al centro della rotonda ci sono ventidue fori di scolo, confermati dalla scheda ufficiale, e il piano è concavo al centro proprio per convogliare l'acqua verso quei fori.
Quante colonne ha il pronao del Pantheon
Sedici colonne corinzie, otto in facciata e due gruppi di quattro dietro, in granito grigio e rosa secondo la scheda ufficiale. Il pronao misura 34,20 per 15,62 metri, l'altezza totale dell'ordine è di 14,15 metri e i fusti hanno 1,48 metri di diametro alla base.
Quanto pesa la porta di bronzo del Pantheon
La Direzione Musei nazionali della città di Roma indica battenti bronzei da sette tonnellate ciascuno, per una porta alta 7,53 metri e larga circa 4,90 metri. Il testo storico di questo listing indicava invece 4,45 metri di larghezza per 7,53 metri di altezza: l'altezza coincide, la larghezza no.
Chi ha costruito il Pantheon
Il primo Pantheon fu fondato tra il 27 e il 25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, che ne affidò la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto. L'edificio che vedi oggi è la ricostruzione voluta dall'imperatore Adriano, datata dalla fonte ufficiale tra il 118 e il 125 d.C.
Perché sul Pantheon c'è scritto Agrippa se lo ha costruito Adriano
Perché l'iscrizione originale della dedica, M AGRIPPA L F COS TERTIVM FECIT, fu ricopiata sulla ricostruzione adrianea. È un atto di continuità politica: Adriano rifà il Pantheon da zero e lascia il nome del fondatore sul fregio.
Quando il Pantheon è diventato una chiesa
Nel 609, quando papa Bonifacio IV lo consacrò come Sancta Maria ad Martyres dopo che l'imperatore bizantino Foca gliene aveva fatto dono. La data del 609 è confermata sia dalla scheda del Ministero della Cultura sia dal sito della basilica.
Come si chiama la chiesa dentro il Pantheon
Basilica di Santa Maria ad Martyres, chiamata anche Santa Maria della Rotonda e, dopo l'anno Mille, Santa Maria Rotunda. È una basilica minore ed è l'unica basilica di Roma, oltre a quelle patriarcali, ad avere ancora un capitolo.
Ci sono messe al Pantheon
Sì. Il sito delle celebrazioni indica messa il sabato e nei giorni prefestivi alle ore 17,00 e messa la domenica e nei giorni festivi alle ore 10,30. La celebrazione ha carattere internazionale e viene fatta in più lingue europee.
Ci sono altre celebrazioni particolari al Pantheon
Sì: ogni venerdì di Quaresima alle 17:00 la Via Crucis, ogni sabato di maggio alle 16:30 il rosario prima della messa, il venerdì dopo Pasqua detto in Albis la stazione pasquale, e il 13 maggio la festa della dedicazione della basilica. Il Canonico Penitenziere è disponibile per le confessioni individuali.
Chi è sepolto nel Pantheon
Nel Pantheon riposano Raffaello Sanzio, Annibale Carracci, Baldassarre Peruzzi, Arcangelo Corelli, Jacopo Barozzi da Vignola, Giovanni da Udine, Perin del Vaga, Flaminio Vacca, Taddeo Zuccari e il cardinale Ercole Consalvi, oltre ai re Vittorio Emanuele II e Umberto I e alla regina Margherita di Savoia.
Quali re d'Italia sono sepolti al Pantheon
Secondo il sito dell'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon, letto oggi, riposano nel Pantheon Vittorio Emanuele II, 1820-1878, Umberto I, 1844-1900, e Margherita di Savoia, 1851-1926. Altri quattro reali, Vittorio Emanuele III, Elena, Umberto II e Maria José, sono destinati al Pantheon ma oggi riposano a Vicoforte in Piemonte e ad Altacomba in Francia.
Quanti visitatori ha il Pantheon
L'ultimo dato ufficiale che ho potuto leggere oggi è la top 30 dei luoghi della cultura statali del Ministero della Cultura relativa al 2024: il Pantheon è quarto con 4.086.947 visitatori e 14.712.752 euro di incassi. Il dato relativo al 2025 non risulta tra i comunicati consultabili oggi, quindi resta n/d.
Il Pantheon è il monumento più visitato d'Italia
No, nel 2024 era il quarto. Davanti c'erano il Parco archeologico del Colosseo con 14.733.395 visitatori, le Gallerie degli Uffizi con 5.294.968 e il Parco archeologico di Pompei con 4.267.233.
Perché il biglietto del Pantheon è aumentato
Per effetto della convenzione firmata il 10 aprile 2026 tra Ministero della Cultura e Diocesi di Roma. Il comunicato ufficiale spiega che i 2 euro di aumento su ogni biglietto sono destinati alle azioni del Piano Olivetti per la Cultura, con attenzione alle biblioteche di prossimità delle zone disagiate e delle aree interne.
Chi gestisce il Pantheon
Il Pantheon è proprietà demaniale dello Stato italiano. La gestione è passata dal Polo museale del Lazio, dal dicembre 2014, alla Direzione Musei statali di Roma, dal dicembre 2019, e oggi la struttura che pubblica orari e biglietti si chiama Direzione Musei nazionali della città di Roma, che accorpa nella propria denominazione il Pantheon e Castel Sant'Angelo.
Qual è il numero di telefono del Pantheon
Il numero pubblicato dalle fonti ufficiali è +39 06 68300230, attivo tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00. La mail è dms-rm.pantheon@cultura.gov.it.
Come si arriva al Pantheon
L'indirizzo è Piazza della Rotonda, 00186 Roma RM. Le linee di superficie e le fermate esatte non le ho verificate oggi su una fonte ufficiale di trasporto, quindi le lascio a n/d: controllale sul portale del gestore del trasporto pubblico prima di partire. La piazza è pedonale, quindi in ogni caso l'ultimo tratto lo fai a piedi.
Quanto tempo serve per visitare il Pantheon
Per il giro interno bastano venti minuti, ma se vuoi guardare davvero la cupola, i cassettoni, le sei nicchie, le otto edicole e le tombe reali metti in conto quarantacinque minuti. Se ci vai per la luce, aspetta che il disco dell'oculo si sposti: è il motivo per cui molta gente resta dentro il Pantheon molto più a lungo del previsto.
Qual è il momento migliore per visitare il Pantheon
La prima ora, alle 9:00, oppure l'ultima finestra utile, tra le 18:00 e le 18:30, quando la biglietteria ha già chiuso ma l'ultimo ingresso è ancora ammesso. Tra le 11 e le 16 il Pantheon è pieno e la luce interna, per giunta, è meno interessante.
Cosa vedere vicino al Pantheon
Piazza Navona con i sotterranei dello stadio di Domiziano, Piazza Colonna, Montecitorio, l'Ara Pacis, il Mausoleo di Augusto, la Crypta Balbi, l'area sacra di Largo Argentina, la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, la Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, la Chiesa di San Luigi dei Francesi e Palazzo Altemps. Sono tutte a piedi dal Pantheon.
Il Pantheon è accessibile alle persone con disabilità
Le fonti ufficiali lette oggi non riportano una scheda di accessibilità dettagliata per il Pantheon, quindi questo dato resta n/d. Ti conviene telefonare al +39 06 68300230 e chiedere direttamente prima della visita.
Chiudo con l'opinione mia, che vale quello che vale. Il Pantheon è l'unico monumento di Roma che mi mette a disagio ogni volta, e lo dico come complimento. Al Colosseo capisci subito cosa stai guardando, alle Terme di Caracalla immagini, ai Fori ricostruisci. Nel Pantheon no: entri e sei dentro una cosa finita, integra, che funziona esattamente come funzionava, con la stessa luce che scende dallo stesso buco. Non c'è niente da immaginare e questo, paradossalmente, è più difficile da reggere. Ci sono stato decine di volte, l'ultima con la pioggia, e ti dico che con la pioggia è meglio: vedi l'acqua entrare, vedi le persone spostarsi in cerchio attorno alla macchia bagnata, vedi che l'edificio è stato progettato duemila anni fa anche per quello. Se hai un solo pomeriggio a Roma e devi scegliere un monumento, io scelgo il Pantheon, ci arrivo alle 9 e me ne sto seduto sul bordo per venti minuti prima di guardare qualsiasi tomba. E se stai mettendo in fila le tappe, trovi come organizzarle nella sezione il mio viaggio.
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