Pantheon
Il Pantheon, in greco antico «tempio di tutti gli dei», sta in piazza della Rotonda, in pieno Campo Marzio: è l'edificio della Roma imperiale meglio conservato al mondo, l'unico rimasto praticamente intatto e in uso ininterrotto da duemila anni, prima come tempio e poi, dal 609, come basilica cristiana di Santa Maria ad Martyres. Fondato nel 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa e interamente ricostruito sotto Adriano, custodisce la cupola in calcestruzzo non armato più grande mai realizzata, 43,44 metri di diametro, e le tombe di Raffaello e dei re d'Italia. Le informazioni pratiche subito, aggiornate alle regole ufficiali: aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, ultimo ingresso individuale alle 18.30, biglietteria fino alle 18.00, chiuso solo il 25 dicembre e il 1 gennaio salvo aperture straordinarie. Il biglietto, introdotto il 3 luglio 2023 a 5,00 euro, dal 1 luglio 2026 costa 7,00 euro: i 2 euro in più, secondo la nuova convenzione fra Ministero della Cultura e Diocesi di Roma firmata il 10 aprile 2026, vanno a finanziare le biblioteche di prossimità del Piano Olivetti. Ridotto 2,00 euro per i cittadini UE fra 18 e 25 anni; gratis per gli under 18, per i residenti a Roma, per le guide abilitate e per tutti la prima domenica del mese. Si compra sul portale ufficiale museiitaliani.it, con l'app, oppure in loco a casse e totem automatici: non esistono opzioni «salta la coda» ufficiali, diffidate di chi ve le vende.
Pantheon: accesso rapido + audioguida
Dentro ci sono sempre due o tre gradi in meno che in piazza, ed è a due passi da tutto il centro.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Un dettaglio che quasi nessuna guida dice: il Pantheon è una basilica viva, con le messe il sabato e i prefestivi alle 17.00 e la domenica e i festivi alle 10.30, e durante le celebrazioni l'ingresso per il culto è libero e gratuito. La gestione è della Direzione Musei nazionali della città di Roma, la stessa di Castel Sant'Angelo: i due grandi cilindri di Roma, il tempio e il mausoleo, sotto lo stesso tetto amministrativo. I numeri dicono il resto: nel 2019, a ingresso libero, si contarono 8.955.569 visitatori, il sito museale statale più visitato d'Italia; nel 2025, con il biglietto, circa 4,5 milioni di ingressi e 14,7 milioni di euro di incasso lordo, ripartiti al 70% al Ministero e al 30% alla Diocesi. Il monumento più visitato d'Italia resta lui: e in questa scheda ve lo racconto pietra per pietra, leggende comprese, con vent'anni di visite guidate alle spalle.

Pantheon: leggende popolari e curiosità
Cominciamo dalle storie, perché a Roma il Pantheon è prima di tutto un serbatoio di leggende. La più bella riguarda il fossato che un tempo circondava il tempio: si raccontava che il mago Pietro Bailardo avesse ottenuto dal Diavolo il libro del comando in cambio dell'anima, e che grazie a quel libro fosse riuscito a visitare in un solo giorno Gerusalemme, Santiago di Compostela e il Pantheon. Quando il Diavolo si presentò a riscuotere, Bailardo si rifugiò proprio qui, pregando: al demonio, beffato, restò solo un pugno di noci, e dalla rabbia girò e rigirò attorno al tempio fino a scavare il fossato con le proprie mani. Un'altra leggenda vuole che sia stato il Diavolo in fuga a sfondare la cupola creando l'oculo; una terza, più prosaica, dice che l'apertura fosse prevista per accogliere la grande pigna di bronzo che oggi dà il nome al Cortile della Pigna in Vaticano.
Le curiosità vere non sono da meno. Alcune pietre della costruzione arrivano a pesare 90 tonnellate, e le lastre di marmo vennero portate dall'Egitto più di duemila anni fa. L'oculo, quasi 9 metri di diametro, è l'unica finestra dell'edificio: tutta la luce del Pantheon scende da lì, e il fascio che ruota sulle pareti durante il giorno è metà del fascino del monumento. Sulla pioggia che «non entra» torneremo: vi anticipo che è una leggenda, e che il pavimento ha 22 fori di scolo che lavorano ancora. E il 21 aprile, Natale di Roma, il sole di mezzogiorno compie il prodigio che vi racconto nel capitolo delle curiosità, in fondo alla scheda: il Pantheon è anche una meridiana monumentale.
Pantheon: l'etimologia del nome
Il nome è un prestito greco passato per il latino: Pantheum nella forma classica, dal greco «tò pántheion», aggettivo sostantivato che significa «la totalità degli dei», con sottinteso «hieron», tempio. Il calco latino Pantheon è usato già da Plinio il Vecchio. Ma sul significato reale gli antichi stessi andavano cauti: Cassio Dione, senatore romano che scriveva in greco, riferisce che il nome poteva venire dalle statue di molti dei collocate nell'edificio, oppure dalla somiglianza della cupola con la volta celeste, e conclude che si trattava probabilmente di un soprannome più che di una dedica ufficiale. Prima di quello di Agrippa, l'unico «pantheon» registrato dalle fonti è ad Antiochia di Siria, citato da una fonte del VI secolo d.C.; lo studioso Ziegler raccolse varie dediche «a tutti gli dei» o «ai dodici dei» nel mondo greco, ma nessuna prova che corrispondessero a veri templi. Insomma: il tempio più famoso del mondo porta un nome che nessuno, nemmeno nell'antichità, sapeva spiegare fino in fondo. A me questa cosa è sempre piaciuta moltissimo.
Il Pantheon di Agrippa
Il primo Pantheon fu costruito fra il 27 e il 25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero e braccio destro di Augusto, con la realizzazione affidata a Lucio Cocceio Aucto: era un tassello della grande monumentalizzazione del Campo Marzio, e sorgeva fra i Saepta Iulia e la basilica di Nettuno, in una sequenza che da sud a nord allineava terme di Agrippa, basilica di Nettuno e Pantheon. Con ogni probabilità era un edificio sacro privato, non un tempio pubblico, e lo studioso Ziolkowski ha perfino ipotizzato che fosse in origine il tempio di Marte in Campo Marzio. Sul fregio correva l'iscrizione che leggete ancora oggi, rimontata sul pronao adrianeo: M AGRIPPA L F COS TERTIVM FECIT, «lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta». Il terzo consolato data al 27 a.C.; Cassio Dione però elenca il Pantheon fra le opere terminate nel 25 a.C., insieme alla basilica di Nettuno: le due date convivono nelle fonti, e qui ve le do entrambe.
Di quell'edificio restano le fondazioni, trovate alla fine dell'Ottocento circa 2,50 metri sotto il pavimento attuale: pianta rettangolare di 43,76 per 19,82 metri, con cella trasversale più larga che lunga, come nel tempio della Concordia e nel tempio di Veiove, struttura in travertino rivestita di marmo. Ed era rivolto a sud, il contrario di oggi, con un pronao largo 21,26 metri e davanti un'area scoperta circolare recintata, pavimentata prima in travertino e poi in lastre di marmo, forse con un restauro d'età domizianea. Due coincidenze geometriche legano i due edifici: l'asse centrale è lo stesso, e la larghezza della cella augustea corrisponde al diametro interno della rotonda adrianea. Delle decorazioni sappiamo solo da Plinio il Vecchio: capitelli in bronzo siracusano, statue sul frontone e cariatidi dello scultore neoattico Diogenes di Atene. Cassio Dione aggiunge un retroscena politico: Agrippa avrebbe voluto farne un tempio del culto dinastico della Gens Iulia, con Marte, Venere e una statua di Ottaviano; l'imperatore si oppose, e così dentro finì la statua del Divo Giulio, mentre le statue di Ottaviano e dello stesso Agrippa furono collocate nel pronao. Il seguito è una cronaca di disastri: il Pantheon augusteo fu distrutto dal fuoco nell'80 d.C., restaurato sotto Domiziano, e colpito una seconda volta nel 110 d.C., sotto Traiano, da un fulmine. Da quelle ceneri nasce l'edificio che conosciamo.
Il Pantheon adrianeo
La ricostruzione fu integrale e la data è discussa fra gli studiosi: l'ipotesi oggi prevalente colloca il cantiere fra il 112-115 e il 124 d.C. circa, con dedica forse durante il soggiorno romano di Adriano del 125-127, mentre una datazione più tradizionale diceva 118-128; i bolli laterizi rinvenuti coprono gli anni 115-127. La vecchia versione di questa pagina citava in un punto il solo «128»: le due forchette ve le dichiaro entrambe, perché su questa scheda le date non si scelgono a simpatia. Il progetto è attribuito da molti ad Apollodoro di Damasco, l'architetto di Traiano, e non è escluso che il cantiere fosse iniziato proprio sotto Traiano e ripreso poi da Adriano, con una riduzione delle colonne del pronao da 50 a 40 piedi di cui vi parlo fra poco. La rivoluzione fu doppia: l'orientamento venne invertito, con l'affaccio portato a nord, e lo schema divenne quello che vedete, pronao colonnato, avancorpo rettangolare di raccordo e cella rotonda, con la rotonda quasi coincidente con la vecchia piazza circolare augustea e davanti una piazza porticata su tre lati pavimentata in travertino. Sotto, un anello di fondazione in calcestruzzo spesso 7,3 metri e profondo 4,5. L'ordine di costruzione è accertato: prima la cella circolare, poi l'avancorpo, per ultimo il pronao.
Il pronao del Pantheon
Il pronao è ottastilo, otto colonne in facciata, sedici in tutto con le due file interne: misura 34,20 per 15,62 metri, rialzato di 1,32 metri sulla piazza con cinque gradini. L'ordine è alto 14,15 metri, con fusti monolitici di granito di 1,48 metri di diametro alla base. Sulla provenienza dei graniti la vecchia versione di questa pagina si contraddiceva da sola, citando prima l'Isola d'Elba e poi Assuan: la correzione va dichiarata, ed eccola. I fusti vengono dall'Egitto, dalle due grandi cave imperiali: il granito grigio dal Mons Claudianus, nel deserto orientale, e il granito rosa da Assuan; l'Elba non c'entra. Otto fusti grigi in facciata, otto rosa nelle file retrostanti, un'alternanza cromatica studiata. Sul fregio corre l'iscrizione bronzea di Agrippa, e sull'architrave una seconda iscrizione, più piccola, ricorda il restauro del 202 d.C. di Settimio Severo e Caracalla. Il frontone era decorato con figure in bronzo, perdute: restano i fori dei perni, e la disposizione fa ipotizzare un'aquila con corona. L'interno del pronao è a tre navate, con nicchie che ospitavano le statue di Augusto e di Agrippa; capitelli corinzi, basi e trabeazione sono in marmo bianco pentelico, lo stesso del Partenone.
Due colonne non sono originali: quella mancante dall'estremità orientale già nel Quattrocento fu sostituita sotto Alessandro VII con un fusto grigio, e un'altra sotto Urbano VIII con un fusto rosso, entrambe recuperate dalle Terme Neroniane lì accanto: l'alternanza dei colori ne uscì alterata, e chi ha occhio la nota ancora. Il timpano, poi, non rispetta la proporzione canonica greca: è più schiacciato del dovuto. La spiegazione più accreditata è affascinante e sta nell'avancorpo: il frontone in laterizio dell'avancorpo, visibile dietro quello del pronao, è più alto, segno che il progetto originario prevedeva colonne di 50 piedi, 14,80 metri, e che si dovette ripiegare su fusti di 40 piedi, 11,84 metri, probabilmente perché le cave egiziane, già spremute dal cantiere del Foro di Traiano, non riuscivano a fornire i monoliti maggiori. Il Pantheon perfetto, insomma, nasconde un ridimensionamento di cantiere. Sopra, il tetto a doppio spiovente poggia su capriate lignee: la copertura bronzea della travatura fu asportata sotto Urbano VIII, e a quella ferita dedico un capitolo intero più sotto, pasquinata compresa. Il pronao è pavimentato in marmi colorati a cerchi e quadrati, e da lì si passa la porta in bronzo più antica e imponente ancora in funzione a Roma: 4,45 per 7,53 metri di battenti che girano da venti secoli.
L'avancorpo e l'esterno della rotonda
L'avancorpo è il grande parallelepipedo in laterizio che salda il pronao alla rotonda: due massicci pilastri con le scale che salgono alla parte superiore, rivestimento in marmo pentelico con lesene e pannelli scolpiti con ghirlande, simboli sacerdotali e strumenti sacrificali, la stessa altezza del cilindro. In origine era coperto di stucchi e intonaci, scomparsi. Il cilindro esterno, dal canto suo, gioca a nascondere: la muratura sale tanto da celare la cupola per un terzo, e anticamente l'esterno non si vedeva quasi, soffocato dagli edifici contigui. Tre cornici a mensole segnano tre fasce di materiali via via più leggeri: calcestruzzo con travertino e tufo in basso, tufo e mattoni al centro, soli mattoni in alto. Dentro la muratura, un doppio sistema di camere finestrate su corridoi anulari alleggerisce la massa: il Pantheon è pieno di vuoti, ed è per questo che sta in piedi.
L'interno della cella: il cilindro e la sfera
«Volli che questo santuario di tutti gli dei riproducesse il globo terrestre e la sfera stellare»: le parole che Marguerite Yourcenar mette in bocca ad Adriano nelle Memorie fotografano la geometria reale. L'interno è un cilindro sormontato da una semisfera: l'altezza del cilindro è pari al raggio, 21,72 metri, e l'altezza totale interna è pari al diametro, 43,44 metri. Nella cella si inscrive perfettamente una sfera: chi entra sta, letteralmente, dentro un'idea di cosmo. Lungo il perimetro si aprono sei nicchie incorniciate da due colonne, alternate rettangolari e semicircolari, più l'ingresso e l'abside di fronte, con due colonne sporgenti e catino a semicupola; fra le nicchie, otto edicole con frontoncini alternati triangolari e curvilinei. Le pareti sono rivestite di marmi colorati; l'ordine superiore, un attico in opus sectile con lesene di porfido su cui si aprono le finestre del corridoio anulare, fu sostituito nel 1747 da Paolo Posi per papa Benedetto XIV, e solo una porzione sud-occidentale è stata riportata negli anni Trenta del Novecento a un aspetto simile all'originale, con qualche licenza. Anche il pavimento è un rifacimento del 1873, fedele all'effetto adrianeo: quadrati con cerchi e quadrati inscritti in porfido, giallo antico, granito e pavonazzetto. Ed è un pavimento intelligente: convesso ai lati e concavo al centro, col punto più alto spostato di circa due metri a nord-ovest, sopraelevato di una trentina di centimetri, e 22 fori di scolo che smaltiscono la pioggia dell'oculo. Perché sì: la pioggia entra, ed è uno spettacolo.

La cupola del Pantheon
Eccoci al primato. La cupola del Pantheon misura 43,44 metri di diametro secondo la misura corrente, 43,30 per gli studiosi Cinti e Coarelli: ve le dichiaro entrambe, e vi segnalo che la vecchia versione di questa pagina riportava in un punto anche un «44,30» che era un refuso. Pesa più di 5.000 tonnellate ed è la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai costruita: se si esclude il CNIT di Parigi, che è una volta a crociera e non una cupola, resta la più grande del mondo in assoluto, davanti a San Pietro con 42,52 metri, alla cupola del Brunelleschi a Firenze con 41,47 di diagonale minore e a Santa Sofia con 31,24. Un edificio del II secolo che non è mai stato superato: quando lo dico ai clienti davanti all'oculo, il silenzio arriva da solo.
L'interno della calotta è scavato da cinque ordini di 28 cassettoni decrescenti, che si fermano su una fascia liscia attorno all'oculo di 9 metri, bordato da tegoloni fasciati in bronzo che sono ancora quelli antichi. Il 28 non è un caso: è un numero perfetto, somma dei suoi divisori, 1+2+3+4+5+6+7, e sette erano i pianeti visibili a occhio nudo; la simbologia cosmica del Pantheon passa anche dall'aritmetica. La statica invece passa dai materiali: i cassettoni alleggeriscono, e l'impasto del calcestruzzo cambia salendo, scaglie di mattoni in basso, poi tufo, e presso l'oculo lapilli vulcanici e pomice, i più leggeri. La calotta fu gettata in un'unica colata su un'enorme centina di legno, un azzardo tecnico mai più ripetuto a queste dimensioni; lo spessore murario si rastrema da 5,90 metri alla base a 1,50 presso l'oculo, con uno strato sigillante di 15 centimetri. All'esterno la cupola mostra sette anelli sovrapposti a gradoni, e l'anello inferiore conserva ancora il rivestimento in lastre di marmo.
Sulle coperture, una storia di spoliazioni da dichiarare con le date giuste: le tegole di bronzo dorato furono asportate per ordine dell'imperatore bizantino Costante II, salvo quelle dell'oculo; le fonti oscillano fra il 655 e il 663, la data più accreditata, e la vecchia versione di questa pagina le riportava entrambe senza accorgersene, quindi ve lo dico io: 663 è l'anno del suo famigerato soggiorno romano. Nell'VIII secolo la copertura fu ripristinata con lastre di piombo, intervento legato a papa Gregorio III, con le fonti che citano anche l'anno 735; restauri successivi si devono a Niccolò V e a Gregorio XVI. Il risultato è il tetto grigio che vedete oggi dal Gianicolo: piombo medievale su calcestruzzo adrianeo.
La struttura e il ri-orientamento delle spinte
Il Pantheon è un organismo unico di opus caementicium, calcestruzzo romano, colato fra paramenti di mattoni: non blocchi sovrapposti ma un solo blocco coerente. Le analisi hanno distinto cinque tipi di calcestruzzo dal basso verso l'alto: tufo e travertino nelle fondazioni, tufo e mattoni nel tamburo, mattoni frantumati sopra la seconda cornice e nel primo anello della cupola, tufo e mattoni frantumati nel secondo anello, e la calotta finale in pomice granulare e tufo. La malta di sabbia e calce calcifica col tempo: il Pantheon, tecnicamente, continua a indurire da diciannove secoli.
Ma il capolavoro vero è la gestione delle spinte. Il cilindro non è pieno: è scavato da sette esedre più l'ingresso, e tutto il peso scende su otto piloni. Per tenere la spinta della cupola, i costruttori adrianei giocarono su tre tavoli: il muro esterno che supera di 8,40 metri il piede della calotta e lavora da contrafforte anulare, i sette anelli a gradoni che caricano la base della cupola dove serve, e una rete nascosta di archi di scarico in bipedali, mattoni di due piedi, con piccoli archi radiali che smistano i carichi sopra nicchie e finestre. Il tutto con un approccio empirico: cedimenti e incrinature comparvero già in cantiere e furono subito tamponati. Quanto ai precedenti, la rotonda con pronao non ne aveva di veri: forse il piccolo tempio B di largo di Torre Argentina; il modello tecnico della sala rotonda voltata veniva dalle terme, come il cosiddetto tempio di Mercurio a Baia, una sala circolare di 21,55 metri fra I secolo a.C. e I d.C., prima volta emisferica in calcestruzzo, e come la sala della cenatio rotonda della Domus Aurea di Nerone. La novità adrianea fu doppia: portare la cupola su un tempio, cosa mai vista, e sostituire ai fusti scanalati bianchi della tradizione i monoliti lisci di granito colorato. L'effetto sorpresa, il contrasto fra il pronao greco e il ventre cosmico della rotonda, è la stessa poetica che Adriano sperimentava nella sua villa di Tivoli: il Pantheon è il suo manifesto in centro città.
La storia successiva: da tempio a basilica
Dopo Adriano, il Pantheon ebbe un restauro sotto Antonino Pio e interventi marginali di Settimio Severo nel 202, quelli dell'iscrizione sull'architrave. Poi il mondo antico finì, e il Pantheon fu salvato dalla mossa che ne ha fatto l'unico edificio della Roma imperiale mai andato in rovina: nel 608 l'imperatore bizantino Foca lo donò a papa Bonifacio IV, che nel 609 lo consacrò come chiesa di Sancta Maria ad Martyres con una processione solenne, traslando dalle catacombe le reliquie di moltissimi martiri anonimi. Fu il primo tempio pagano di Roma trasformato in chiesa: da quel giorno il Pantheon non ha mai smesso di essere officiato, ed è questo uso ininterrotto, non il caso, ad averlo tenuto intatto mentre i fori diventavano cave di marmo. Il Settecento ne era già consapevole: Giuseppe Vasi, nel suo Itinerario del 1763, racconta la consacrazione citando i carri di ossa di santi martiri deposti sotto l'altare maggiore. Dopo il Mille il nome popolare divenne Santa Maria Rotunda, la Rotonna dei romani, che ha battezzato piazza e via; papa Eugenio IV, a metà Quattrocento, restaurò l'edificio e fece rimuovere le botteghe che gli si erano addossate. Oggi è basilica minore, l'unica di Roma con un capitolo oltre alle patriarcali, di proprietà demaniale dello Stato: dal dicembre 2014 gestita col Polo museale del Lazio e dal dicembre 2019 dalla Direzione Musei statali di Roma, diventata l'attuale Direzione Musei nazionali della città di Roma.

Il bronzo del Pantheon e i Barberini
Nell'agosto 1625 papa Urbano VIII Barberini decise di fondere il bronzo delle travature del pronao per farne cannoni per Castel Sant'Angelo. Le proteste furono immediate e trasversali, popolo e borghesia: le cronache riportano l'appello al papa in cui si legge che «a molti buoni e pii è doluto grandissimamente» lo spoglio del tempio. Non servì a niente. I lavori, diretti fino al 1632 da Carlo Maderno con un giovane aiutante di nome Francesco Castelli, il futuro Borromini, portarono via la copertura bronzea della travatura; i documenti dell'Archivio della Fabbrica di San Pietro dicono che il 98,2% del bronzo andò ai cannoni, ottanta pezzi, e solo l'1,8% al Bernini per il Baldacchino di San Pietro, che peraltro lo restituì quasi tutto perché diffidava della lega romana: il suo rame veniva dalla cupola di San Pietro e lo stagno dalla Cornovaglia, sbarcato a Livorno perché a Civitavecchia le navi inglesi protestanti non potevano attraccare. La leggenda che il Baldacchino sia fuso col bronzo del Pantheon, insomma, è quasi tutta leggenda: i numeri d'archivio dicono cannoni. Roma rispose con la pasquinata più celebre della sua storia, attribuita a Carlo Castelli o al medico papale Giulio Mancini: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini», quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini. Urbano VIII si giustificò con un avviso tuttora murato nel portico, datato 1632. E i Barberini lasciarono un'altra cicatrice: i due campanili berniniani ai lati del frontone, subito ribattezzati dai romani «orecchie d'asino», rimossi solo nel 1883 dal ministro Guido Baccelli, insieme alla demolizione degli edifici addossati e al ripristino dell'iscrizione in bronzo. Nel frattempo il Pantheon era diventato la meta fissa di ogni viaggiatore: Goethe, che lo visitò nel 1786, scrive nel Viaggio in Italia della grandiosità della Rotonda; Stendhal, nelle Passeggiate romane, lo definisce il più bel resto dell'antichità romana.
Le illustri sepolture del Pantheon
Dal Quattrocento il Pantheon si arricchì di affreschi, fra cui la delicata Annunciazione attribuita a Melozzo da Forlì nella prima cappella a destra di chi entra, e divenne sede della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, legata poi all'Accademia nazionale di San Luca. E soprattutto divenne il cimitero degli artisti: qui riposano Raffaello Sanzio, nella terza edicola, accanto alla lapide della promessa sposa Maria Bibbiena, nipote del cardinale Dovizi da Bibbiena, che la vecchia versione di questa pagina chiamava per errore «Maria Antonietta»; e poi Annibale Carracci alla destra di Raffaello, Baldassarre Peruzzi, il musicista Arcangelo Corelli, Jacopo Barozzi da Vignola, Giovanni da Udine, Perin del Vaga, Taddeo Zuccari, lo scultore Flaminio Vacca, e perfino il cuore del cardinale Ercole Consalvi, custodito sotto il suo busto. Essere sepolti alla Rotonda, per un artista, era la consacrazione suprema: Raffaello lo chiese esplicitamente, e la sua tomba con l'epitaffio di Bembo è ancora oggi la più visitata della basilica.
Le tombe dei re d'Italia
Con l'Unità, il Pantheon assunse l'ultimo dei suoi ruoli: sacrario della nuova nazione. Alla morte di Vittorio Emanuele II si discusse se tumularlo nella basilica di Superga, il pantheon dei Savoia a Torino: prevalse la volontà del presidente del Consiglio Agostino Depretis e del ministro dell'Interno Francesco Crispi, che vollero il primo re d'Italia al centro di Roma, a saldare la Terza Roma sabauda a quella dei Cesari e dei papi. La salma fu esposta al Pantheon il 17 gennaio 1878 e i funerali di Stato si celebrarono il 16 febbraio; la grande placca «Vittorio Emanuele II Padre della Patria», nella cappella centrale a destra, fu fusa dalla fonderia di Alessandro Nelli col bronzo dei cannoni strappati agli austriaci nelle guerre del 1848, 1849 e 1859. Nel 1882 le proteste impedirono che vi fosse inumato anche Garibaldi. Sul lato opposto sta la tomba di Umberto I e della regina Margherita, disegnata da Giuseppe Sacconi, lo stesso architetto del Vittoriano e della Cappella Espiatoria di Monza: un'urna di porfido con quattro protomi leonine. Le tombe reali sono vegliate ancora oggi dai volontari dell'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon: li riconoscete dalla divisa e dal registro delle firme, e sono una delle presenze più singolari del monumento, una guardia d'onore monarchica in una repubblica, dentro un tempio pagano diventato chiesa.
L'organo a canne del Pantheon
La basilica ha anche la sua voce: un organo ideato e realizzato nel 1926 da Giovanni Tamburini, in occasione dei restauri del 1925-1933, e inaugurato il 23 settembre di quell'anno. Strumento a trasmissione elettrica con dieci registri reali, due tastiere e pedaliera, somiere pneumatico a valvole coniche a doppio scompartimento, voce adatta al repertorio romantico; le canne stanno in una cassa espressiva nella nicchia a sinistra dell'abside maggiore. L'umidità della rotonda, quella stessa pioggia dall'oculo che incanta i visitatori, gli è costata nel tempo un radicale restauro: suonare sotto una cupola bucata è un privilegio con manutenzione inclusa. Se capitate a una messa cantata, la combinazione di organo, marmi e luce zenitale vale da sola la visita.
Il Pantheon come modello
Nessun edificio ha fatto più scuola. Il Pantheon è l'archetipo di ogni cupola successiva, a partire dalla Basilica di San Pietro, e il suo schema rotonda più pronao è stato ricopiato per cinque secoli in mezzo mondo. Palladio lo reinterpretò nella villa La Rotonda a Vicenza, e da Palladio la lezione arrivò a Thomas Jefferson, che la portò in America con Monticello e la rotonda dell'Università della Virginia; da lì discendono la Low Memorial Library della Columbia a New York e il Jefferson Memorial di Washington. In Europa: il Panthéon di Soufflot a Parigi, la sala rotonda del British Museum, perfino la Trefaldighetskyrkan di Karlskrona in Svezia. In Italia la filiera è sterminata: il famedio di Staglieno a Genova, il Teatro Massimo di Palermo, San Carlo al Corso a Milano, San Francesco di Paola a Napoli, San Simeon Piccolo a Venezia, il Cisternone di Livorno, il Tempio Canoviano di Possagno, la Gran Madre di Dio e il mausoleo della Bela Rosin a Torino. Quando viaggiate e vi sembra di rivedere il Pantheon, non è suggestione: è proprio lui, fotocopiato con affetto per due millenni.
Una curiosità su Pantheon
Il Pantheon è anche una meridiana monumentale, e il suo giorno di gala è il 21 aprile, Natale di Roma. A mezzogiorno il fascio di sole che scende dall'oculo colpisce esattamente il portale d'ingresso, inondando di luce chi entra: gli studiosi che hanno indagato l'archeoastronomia del monumento vi leggono un allineamento voluto, e immaginano l'imperatore che entrava in quel momento investito dalla luce del cielo davanti alla folla. Se siete a Roma il 21 aprile, piazzatevi dentro poco prima di mezzogiorno e guardate il portale: è il più antico effetto speciale ancora funzionante al mondo, e non richiede biglietto aggiuntivo. Il resto dell'anno accontentatevi di seguire il disco di luce che gira per la rotonda come la lancetta di un orologio: ipnotico comunque.
Una cosa che non ti dice nessuno su Pantheon
Il Pantheon si può visitare gratis anche senza essere romani, ed è tutto scritto nelle regole ufficiali: durante le celebrazioni liturgiche l'ingresso per il culto è libero. La basilica di Santa Maria ad Martyres celebra messa il sabato e i prefestivi alle 17.00 e la domenica e i festivi alle 10.30: chi entra per la messa non paga, perché nessuno fa pagare una chiesa a un fedele. Sia chiaro, e ve lo dico da guida che ci tiene: si entra per pregare, non per fotografare aggirando il biglietto, la biglietteria si ferma un'ora prima delle celebrazioni e durante il rito non si gira per la rotonda. Ma assistere a una messa sotto l'oculo, con l'organo Tamburini che riempie la semisfera di Adriano, è un'esperienza che il turismo a pagamento non replica: il Pantheon usato per quello per cui esiste da quattordici secoli. La domenica delle Pentecoste, poi, qui avviene la pioggia di petali di rose dall'oculo: se ci azzeccate con le date, è il giorno più bello dell'anno alla Rotonda.
Il consiglio che ti do per visitare Pantheon
Andateci due volte, e una delle due quando piove. La prima visita fatela all'apertura, alle 9.00 in punto: la rotonda semivuota, il fascio dell'oculo ancora basso che taglia obliquo la penombra, dieci minuti di Pantheon come lo videro i viaggiatori del Grand Tour. Prenotate il biglietto su museiitaliani.it il giorno prima, saltate la coda della biglietteria fisica e ricordate che la prima domenica del mese è gratis ma affollata come la metro alle otto: se potete scegliere, i 7,00 euro di un martedì mattina comprano un'esperienza dieci volte migliore. La seconda visita, quella che nessuno programma, fatela sotto un acquazzone: la colonna di pioggia che scende dai 9 metri dell'oculo e si sfrangia sul pavimento adrianeo, coi 22 fori di scolo che lavorano come duemila anni fa, è uno degli spettacoli più potenti di Roma, e la rotonda in quei minuti si svuota perché i turisti scappano. Sbagliano loro. Ultima cosa: la piazza vive di sera, ma il monumento chiude alle 19.00; l'aperitivo in piazza della Rotonda pagatelo pure come pedaggio della vista, il caffè invece prendetelo cento metri più in là, dove i prezzi tornano terrestri.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
I residenti a Roma entrano gratis, sempre, per regola ufficiale: basta il documento. A Roma lo sanno tutti e non lo fa quasi nessuno, perché il romano al Pantheon «c'è già stato»; le guide internazionali lo citano di sfuggita e i tour operator, comprensibilmente, non lo pubblicizzano affatto. Eppure è una piccola rivoluzione: quando il biglietto arrivò, nel luglio 2023, la gratuità per i romani fu la condizione politica dell'accordo fra Ministero e Diocesi, ribadita come permanente anche nella convenzione del 2026. Il Pantheon resta l'unico grande monumento romano dove la cittadinanza conserva un diritto di casa. Se siete romani e leggete questa scheda: usatelo, magari un martedì di pioggia alle 9.00, come vi ho appena consigliato. Se non siete romani, sappiate almeno con chi state condividendo la rotonda: quel signore con la borsa della spesa che guarda l'oculo è probabilmente uno di casa.
La foto giusta da fare a Pantheon
Dentro, la foto giusta non è il selfie al centro della rotonda: è il fascio dell'oculo contro la penombra dei cassettoni, che si fotografa al meglio fra metà mattina e mezzogiorno, quando il disco di luce sta sulle pareti; mettetevi sul bordo opposto al fascio, esponete per la luce e lasciate cadere le ombre, e la semisfera esce con la profondità che l'occhio vede. Con la pioggia, la colonna d'acqua retroilluminata dall'oculo è la foto della vita, e serve solo pazienza. Fuori, l'inquadratura classica è dalla fontana di piazza della Rotonda, con l'obelisco a fare da spina alla facciata: funziona all'alba, quando la piazza è dei gabbiani e dei netturbini, o di notte con il pronao illuminato. La variante da intenditori è il fianco: da via della Rotonda o dal retro, su via della Palombella, si vede la ciccia del monumento, il cilindro in laterizio coi suoi archi di scarico e la cupola a gradoni che dalla piazza non esiste: è la foto che spiega come sta in piedi, ed è quella che nessuno ha.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
27-25 a.C.: Agrippa costruisce il primo Pantheon, rivolto a sud. 80 d.C.: l'incendio lo distrugge; Domiziano lo restaura. 110: un fulmine lo brucia di nuovo. 112-124 circa: la ricostruzione integrale adrianea, forse su progetto di Apollodoro di Damasco. 202: restauro di Settimio Severo e Caracalla. 608-609: Foca lo dona a Bonifacio IV, che lo consacra Sancta Maria ad Martyres. 663: Costante II asporta le tegole di bronzo dorato. VIII secolo: la copertura in piombo. Metà Quattrocento: Eugenio IV lo libera dalle botteghe. 1625-1632: Urbano VIII fonde il bronzo del pronao, nasce la pasquinata sui Barberini. 1747: Paolo Posi rifà l'attico interno. 1786: la visita di Goethe. 17 gennaio 1878: la salma di Vittorio Emanuele II esposta alla Rotonda. 1883: Baccelli abbatte i campanili berniniani. 1873: il pavimento rifatto com'era. 1926: l'organo Tamburini. 1925-1933: i grandi restauri novecenteschi. 2019: 8.955.569 visitatori, record italiano. 3 luglio 2023: arriva il biglietto da 5 euro, gratis i romani. 1 luglio 2026: il biglietto sale a 7 euro con la nuova convenzione fra Ministero e Diocesi.
Chi è passato da Pantheon
Agrippa, che ci mise il nome, e Adriano, che ci mise il genio e per modestia lasciò sul frontone il nome dell'altro: secondo Cassio Dione l'imperatore teneva udienza proprio nella rotonda, seduto sotto il cosmo di cassettoni. Poi i costruttori dell'ombra, Lucio Cocceio Aucto e forse Apollodoro di Damasco; l'imperatore Foca e papa Bonifacio IV, che si passarono il testimone fra Bisanzio e Roma; Urbano VIII col suo bronzo, Maderno e il giovane Borromini sui ponteggi, il Bernini dei campanili sbagliati. I sepolti illustri: Raffaello con Maria Bibbiena, Carracci, Peruzzi, Corelli, Vignola, e i tre Savoia con la guardia d'onore che ancora li veglia. I viaggiatori che l'hanno raccontato: Goethe nel 1786, Stendhal con le sue Passeggiate, fino alla Yourcenar che ha prestato ad Adriano le parole più belle mai scritte sulla rotonda. E ogni anno milioni di persone, 4 milioni e mezzo solo nel 2025: nessun edificio antico al mondo è attraversato da più piedi. Il Pantheon li accoglie tutti come ha sempre fatto, con la porta di bronzo aperta e un occhio spalancato sul cielo.
La piazza della Rotonda: la fontana e l'obelisco del Pantheon
La visita al Pantheon comincia e finisce nella sua piazza, e la piazza merita due parole sue. Piazza della Rotonda prende il nome dal soprannome medievale della basilica, la Rotonna, e per secoli fu tutt'altro che monumentale: un mercato fitto e rumoroso, con le bancarelle addossate al pronao, quelle botteghe che papa Eugenio IV cominciò a sfrattare nel Quattrocento e che l'Ottocento di Baccelli finì di cancellare. Al centro sta la fontana della Rotonda, disegnata nel 1575 da Giacomo della Porta, l'architetto delle fontane della Roma di Gregorio XIII; nel 1711 papa Clemente XI la fece rimaneggiare per incoronarla con l'obelisco Macuteo: un obelisco egizio di Ramses II, proveniente dal tempio del sole di Eliopoli e arrivato a Roma per l'Iseo Campense, il santuario di Iside che sorgeva a due passi da qui. Fate caso alla scena che avete davanti quando guardate la facciata con la fontana in primo piano: un tempio di tutti gli dei, un obelisco del faraone, una croce in cima all'obelisco e una piazza intitolata a Maria. Tremila anni di sacro impilati in un colpo d'occhio solo: nessun'altra piazza al mondo tiene insieme tanto tempo in così pochi metri.
E c'è un dettaglio di quota che le guide sorvolano: la piazza è oggi più alta di come la conobbe Adriano, e i cinque gradini su cui il pronao si innalzava sono in parte inghiottiti dal livello stradale cresciuto nei secoli. Il Pantheon originale si guardava dal basso verso l'alto, come un tempio deve essere guardato; oggi ci si entra quasi in piano. È il motivo per cui il fianco su via della Palombella mostra la muratura che affonda: la Roma moderna è salita di quota attorno al monumento, e il monumento, imperturbabile, l'ha lasciata fare. Quando attraversate la piazza all'alba, con i sampietrini bagnati e i gabbiani sull'obelisco, avete la scenografia più densa del centro storico tutta per voi: godetevela prima che apra la biglietteria.
Domande veloci su Pantheon
Quanto costa il biglietto del Pantheon nel 2026?
Intero 7,00 euro dal 1 luglio 2026, quando la nuova convenzione fra Ministero della Cultura e Diocesi di Roma ha alzato il prezzo dai 5,00 euro in vigore dal luglio 2023; ridotto 2,00 euro per i cittadini UE fra 18 e 25 anni. I 2 euro di aumento finanziano le biblioteche del Piano Olivetti.
Chi entra gratis al Pantheon?
Gli under 18, i residenti a Roma con documento, le guide turistiche abilitate, e tutti la prima domenica del mese. Gratuito anche l'ingresso per il culto durante le celebrazioni liturgiche: il Pantheon è una basilica funzionante, Santa Maria ad Martyres.
Quali sono gli orari del Pantheon?
Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, ultimo ingresso individuale alle 18.30, biglietteria fino alle 18.00; chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio salvo aperture straordinarie. Orari ufficiali verificati ad agosto 2026: la biglietteria si ferma un'ora prima delle liturgie, ricontrollate su museiitaliani.it prima di partire.
Dove si compra il biglietto del Pantheon?
Sul portale ufficiale museiitaliani.it, sull'app Musei Italiani, oppure in loco alle casse e ai totem automatici. Non esistono biglietti «salta la coda» ufficiali: chi ve li vende sta rivendendo con sovrapprezzo un ingresso che potete prenotare da soli in due minuti.
Quando si dice messa al Pantheon?
Il sabato e i giorni prefestivi alle 17.00, la domenica e i festivi alle 10.30. Durante le messe l'accesso turistico si interrompe e l'ingresso per il culto è libero: a Pentecoste, dopo la messa, dall'oculo scende la tradizionale pioggia di petali di rosa.
Quanto è grande la cupola del Pantheon?
43,44 metri di diametro interno secondo la misura corrente, 43,30 per gli studi di Cinti e Coarelli, per oltre 5.000 tonnellate: è la cupola in calcestruzzo non armato più grande mai costruita, davanti a San Pietro con 42,52 metri e al Brunelleschi con 41,47. L'altezza interna è identica al diametro: dentro si inscrive una sfera perfetta.
Perché il Pantheon ha un buco nel tetto?
L'oculo di quasi 9 metri è l'unica fonte di luce dell'edificio ed è aperto per progetto: alleggerisce la calotta e trasforma la rotonda in una macchina di luce cosmica. Non è mai stato chiuso e non lo sarà: le leggende sul diavolo in fuga e sulla pigna di bronzo restano leggende.
Quando piove entra l'acqua nel Pantheon?
Sì: la storia della pioggia che non entra per l'effetto camino delle candele è una leggenda. L'acqua scende, il pavimento del 1873, convesso ai lati e concavo al centro, la smaltisce con 22 fori di scolo, e lo spettacolo della colonna di pioggia sotto l'oculo vale da solo la visita.
Chi è sepolto nel Pantheon?
Raffaello Sanzio, con la lapide della promessa sposa Maria Bibbiena, e poi Annibale Carracci, Baldassarre Peruzzi, Arcangelo Corelli, il Vignola, Giovanni da Udine, Perin del Vaga, Taddeo Zuccari, Flaminio Vacca, il cuore del cardinale Consalvi, e i reali d'Italia: Vittorio Emanuele II, Umberto I e la regina Margherita.
Perché il Pantheon si è conservato così bene?
Perché non ha mai smesso di essere usato: nel 609 Bonifacio IV lo consacrò chiesa di Sancta Maria ad Martyres, con le reliquie dei martiri traslate dalle catacombe, e da allora è sempre stato officiato. Le chiese non si smontano: mentre i fori diventavano cave di marmo, la Rotonda restava in servizio.
Cosa significa la scritta sul frontone del Pantheon?
«M AGRIPPA L F COS TERTIVM FECIT»: lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, cioè nel 27 a.C. È l'iscrizione del primo Pantheon, rimontata da Adriano sulla sua ricostruzione: l'imperatore rifece tutto e lasciò la firma del predecessore, un unicum di modestia imperiale.
Quanto dura la visita al Pantheon?
Mezz'ora per il giro essenziale, un'ora abbondante se leggete le tombe, l'organo, i marmi e vi godete il fascio dell'oculo. È un monumento a sala unica: il tempo lo decide la vostra capacità di stare col naso in su. Con l'audioguida o una visita accompagnata si arriva comodamente all'ora e mezza.
Cosa vedere vicino al Pantheon?
Tutto, letteralmente: Piazza Navona a cinque minuti, la Fontana di Trevi a dieci, Campo de' Fiori a otto, e dietro l'abside la basilica di Santa Maria sopra Minerva con l'elefantino del Bernini. Il Pantheon è il perno naturale di ogni giornata nel centro storico.
Che differenza c'è fra il Pantheon di Agrippa e quello di Adriano?
Sono due edifici diversi sullo stesso posto: quello di Agrippa, del 27-25 a.C., era rettangolare e rivolto a sud; quello che visitate è la ricostruzione integrale di Adriano, con l'orientamento capovolto verso nord e la rotonda al posto della cella. Dell'originale restano le fondazioni a due metri e mezzo sotto il pavimento, e l'iscrizione rimontata sul frontone.
Cos'è la pioggia di petali del Pantheon?
La mattina di Pentecoste, al termine della messa, dall'oculo vengono lasciati cadere migliaia di petali di rosa rossa, simbolo della discesa dello Spirito Santo: è un rito antico ripreso in epoca moderna, e i petali che ruotano nel fascio di luce per nove metri di caduta sono uno degli spettacoli più commoventi dell'anno romano. Posti limitati, arrivate prestissimo.
Il Pantheon è una chiesa o un museo?
Tutte e due, ed è la sua unicità amministrativa: basilica minore di Santa Maria ad Martyres, officiata dal suo capitolo, dentro un monumento demaniale gestito dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma. Gli incassi del biglietto si dividono al 70% al Ministero della Cultura e al 30% alla Diocesi di Roma, secondo la convenzione rinnovata nell'aprile 2026.
Serve prenotare il Pantheon in anticipo?
Non è obbligatorio, ma conviene: il biglietto online su museiitaliani.it evita la coda alle casse, e dal 10 marzo 2026 le regole ufficiali permettono una sola modifica del nominativo entro 72 ore dalla visita. In alta stagione la fila per i totem del pomeriggio può mangiarvi mezz'ora buona.
Il Pantheon è accessibile con passeggini e sedie a rotelle?
È uno dei monumenti antichi più accessibili di Roma: si entra praticamente in piano dalla piazza, la rotonda è un unico ambiente senza scale e il pavimento, pur antico d'aspetto, è regolare. I gruppi e le scolaresche hanno l'ultimo ingresso alle 18.00, mezz'ora prima degli individuali.
Quanto sono grandi la porta e le colonne del Pantheon?
La porta di bronzo misura 4,45 per 7,53 metri ed è la più antica ancora in funzione a Roma; le sedici colonne monolitiche del pronao sono alte con l'ordine 14,15 metri, con fusti di granito egiziano di 1,48 metri di diametro. Numeri da cantiere faraonico: e infatti i graniti arrivarono proprio dall'Egitto.
Come arrivare a Pantheon
Il Pantheon sta in piazza della Rotonda, e il centro storico non ha metropolitana sotto casa: le fermate più vicine sono Barberini e Spagna sulla Metro A, venti minuti a piedi di vicoli che sono già visita. In superficie, i bus di corso Vittorio Emanuele II e di corso del Rinascimento, fra cui il 64 e il 40 da Termini, scendono a largo di Torre Argentina, da cui si arriva in cinque minuti per via dei Cestari o via di Torre Argentina. Il mio percorso preferito resta l'avvicinamento da via della Rotonda: si sbuca in piazza e il pronao vi piomba addosso senza preavviso, l'effetto sorpresa che funziona dal 125 d.C. La giornata perfetta del centro: Pantheon alle 9.00, Piazza Navona e Campo de' Fiori in mattinata, pranzo dietro Santa Maria sopra Minerva, pomeriggio verso la Fontana di Trevi e il Quirinale. Il programma si costruisce con Il mio viaggio e le altre mete del centro stanno nella sezione attrazioni turistiche.
Chiudo da romano, dal centro esatto della rotonda: il Pantheon è il posto dove Roma ha smesso di avere paura del tempo. Duemila anni, due incendi, un fulmine, un imperatore bizantino coi camion del bronzo, un papa fonditore, tre re e quattro milioni e mezzo di visitatori l'anno: e la sfera di Adriano è ancora lì, col suo occhio aperto, a farsi piovere dentro quando le va. Pagate i 7 euro senza discutere, entrate alle 9.00, mettetevi sotto l'oculo e state zitti un minuto: è il minuto più antico che Roma possa regalarvi.
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