Csoa Corto Circuito
Csoa Corto Circuito si trova a Roma in via Francesco Baracca, nel settore che i romani continuano a chiamare Cinecittà anche quando l’anagrafe urbanistica parla di Lucrezia Romana, nel Municipio VII. La sigla che precede il nome va letta per intero: centro sociale occupato autogestito, cioè uno spazio nato dall’occupazione di un immobile inutilizzato e gestito in forma assembleare da chi lo frequenta, senza la separazione fra chi organizza e chi partecipa che regola un locale commerciale. Chi arriva aspettandosi l’accoglienza di un club con biglietteria e personale in divisa trova una cosa diversa: uno stabile di periferia riportato all’uso pubblico, con un cortile, una sala grande e una serie di stanze destinate ad attività che cambiano nel corso della settimana e dell’anno.
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✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Vale la pena dirlo subito, perché chi legge la descrizione di un centro sociale spesso cerca fra le righe una collocazione politica. Uno spazio autogestito è un soggetto politico oltre che culturale, e nessuna pagina informativa può fingere il contrario. Quello che segue descrive che cosa c’è in questo indirizzo, dove si trova, come ci si arriva e in che contesto di quartiere si colloca, senza sposare né attaccare posizioni. Chi cerca una presa di posizione la trova direttamente sui canali del centro, che parlano per conto proprio e non hanno bisogno di intermediari. Sulle date precise di nascita, sulle vicende di occupazione e su eventuali passaggi giudiziari le fonti pubbliche disponibili non sempre concordano fra loro, e questa pagina riporta solo ciò che risulta stabile attraverso più fonti, lasciando agli organi ufficiali del centro sociale il compito di raccontare la propria storia nel dettaglio.
Dove si trova Csoa Corto Circuito e come ci si arriva davvero
L’indirizzo è via Francesco Baracca, nella zona urbanistica di Lucrezia Romana, un cuneo compreso fra la via Tuscolana, il Grande Raccordo Anulare, la via Lucrezia Romana e la via delle Capannelle. Non è un quartiere nel senso classico del termine, con una piazza e un asse commerciale riconoscibile, ma un settore residenziale cresciuto negli ultimi decenni del Novecento attorno alla via Tuscolana, nel punto in cui Roma smette gradualmente di essere città compatta e comincia a diradarsi verso la campagna dei Castelli. Il nome popolare della zona, Cinecittà, deriva dagli stabilimenti cinematografici che sorgono poco più a nord lungo la stessa arteria e che hanno finito per dare il proprio nome anche ai quartieri circostanti, compresi quelli che tecnicamente ne restano distinti.
Il perimetro amministrativo appartiene al Municipio VII, che comprende oltre a Lucrezia Romana i quartieri di Don Bosco e Appio Claudio, parti del Tuscolano e del Prenestino Labicano, e le zone urbanistiche di Capannelle, Torre Gaia e Casal Morena verso l’esterno. È un municipio esteso, che tiene insieme un settore urbano denso vicino al centro e un settore più rado e periferico oltre il raccordo, e via Francesco Baracca si trova in questa seconda porzione, a ridosso della cerchia autostradale.
In metropolitana
La linea A della metropolitana corre lungo la via Tuscolana con una sequenza di stazioni che serve tutto il quadrante sud orientale: dopo Porta Furba Quadraro e Numidio Quadrato si incontrano Lucio Sestio, Giulio Agricola, Subaugusta, Cinecittà e infine Anagnina, capolinea della linea. Per chi si dirige verso Lucrezia Romana le fermate più utili sono Subaugusta e Cinecittà, da cui si prosegue a piedi o con un breve tratto di autobus fino a via Francesco Baracca. Il tempo di percorrenza a piedi dipende dal punto esatto della via in cui si è diretti, ma va messo in conto un quarto d’ora abbondante dalla stazione più vicina.
Chi rientra a tarda sera deve considerare gli orari di chiusura del servizio, che nei giorni feriali si fermano più presto rispetto al fine settimana, quando la linea A prolunga l’esercizio. Un evento che finisce oltre mezzanotte in un giorno feriale può lasciare fuori dalla metropolitana chi non ha controllato in anticipo l’ultima corsa utile.
In autobus
La via Tuscolana è la direttrice principale delle linee di superficie che collegano il quadrante al centro e alla periferia esterna, con corse che risalgono verso San Giovanni e altre che proseguono verso Anagnina e i Castelli Romani. Alcune linee minori entrano nelle strade interne della zona di Lucrezia Romana e avvicinano ulteriormente chi arriva senza automobile, ma vanno verificate di volta in volta perché i percorsi delle linee periferiche cambiano più spesso di quelli delle direttrici principali.
In treno
La zona non ha una stazione ferroviaria propria nelle immediate vicinanze. Chi arriva da fuori Roma con il treno regionale conviene che scenda a Roma Termini e prosegua con la metropolitana, oppure che valuti le fermate della ferrovia regionale sulla direttrice dei Castelli Romani, più utili però per chi arriva da sud est che per chi arriva dal resto della regione.
In auto e in motorino
La vicinanza al Grande Raccordo Anulare rende questa zona comoda per chi arriva in auto da fuori città o da altri settori di Roma, con l’uscita dedicata alla via Tuscolana a pochi minuti da via Francesco Baracca. All’interno della zona la sosta è generalmente meno complicata rispetto ai quartieri centrali, perché il tessuto urbano è più rado e le strade più larghe, ma nelle sere di iniziativa pubblica la disponibilità di posti liberi nelle strade immediatamente adiacenti si riduce comunque, ed è buona norma non lasciare l’auto in doppia fila.
Il motorino resta comunque la soluzione più rapida per chi si muove all’interno della città. Chi arriva in bicicletta trova un percorso pianeggiante lungo la Tuscolana, meno confortevole nei tratti a più alta densità di traffico vicino alle stazioni della metropolitana.
A piedi, dal quartiere
Come per ogni spazio nato dentro un tessuto residenziale, una parte importante del pubblico di Corto Circuito arriva a piedi da Lucrezia Romana e dalle zone limitrofe di Cinecittà Est e Osteria del Curato. Per chi non abita nei dintorni, il modo migliore di orientarsi resta percorrere a piedi il tratto fra la stazione della metropolitana e via Francesco Baracca almeno una volta, così da fissare i punti di riferimento della zona prima di tornarci di sera.
Orientarsi nella zona
Chi non conosce questo settore di Roma fa fatica, la prima volta, a capire dove finisce un quartiere e dove ne comincia un altro, perché la toponomastica ufficiale e il modo in cui i romani chiamano le cose non coincidono quasi mai. Lucrezia Romana, Cinecittà Est, Osteria del Curato e Quarto Miglio sono zone urbanistiche distinte sulla cartografia comunale, ma nella lingua parlata vengono spesso raccolte tutte sotto l’etichetta generica di Cinecittà, con buona pace della precisione amministrativa. Il consiglio pratico, per chi usa un navigatore satellitare o un’applicazione di trasporto pubblico, è di digitare direttamente via Francesco Baracca, evitando di affidarsi al nome del quartiere, che può restituire risultati fuorvianti o troppo ampi.
Un punto di riferimento utile per orientarsi, visibile anche da lontano lungo la via Tuscolana, resta il complesso degli stabilimenti di Cinecittà, che segna il limite settentrionale di questo settore urbano. Chi arriva in auto dal raccordo anulare, invece, ha come riferimento immediato lo svincolo dedicato alla via Tuscolana, da cui in pochi minuti si raggiunge il tessuto residenziale in cui si trova via Francesco Baracca.
Che cosa è davvero Csoa Corto Circuito: uno spazio autogestito, non un locale
La confusione più comune riguarda la natura organizzativa del posto. Un centro sociale occupato autogestito non ha una direzione artistica, un titolare o un orario di apertura fisso come un locale con licenza di pubblico spettacolo. Le decisioni si prendono in assemblea, la partecipazione è aperta a chi frequenta lo spazio con continuità, e la distinzione fra chi organizza e chi partecipa resta volutamente sfumata: chi allestisce il banco una sera può occuparsi della programmazione quella successiva e sistemare la sala la mattina dopo.
Il modello dei centri sociali occupati e autogestiti nasce in Italia a partire dalla metà degli anni Settanta e si diffonde nelle grandi città fra la fine di quel decennio e gli anni Ottanta, con una seconda ondata di occupazioni negli anni Novanta che tocca anche i quartieri più periferici della capitale, compreso il quadrante che va da Cinecittà verso il raccordo anulare. È in questo contesto storico più ampio che va collocato Corto Circuito, come uno degli spazi che nella periferia sud orientale di Roma hanno portato l’esperienza dell’autogestione fuori dai quartieri centrali dove il fenomeno era nato.
Le fonti pubbliche disponibili non permettono di fissare con certezza una data esatta di occupazione dell’immobile di via Francesco Baracca, né di ricostruire nel dettaglio eventuali vicende amministrative o giudiziarie legate allo stabile: chi cerca questo livello di precisione trova le informazioni più aggiornate direttamente sui canali del centro sociale, che sono anche la fonte corretta per sapere se in un determinato momento lo spazio stia portando avanti un’attività continuativa oppure no.
Sul piano economico, il tratto che accomuna praticamente tutti gli spazi di questo tipo è la rinuncia alla logica commerciale ordinaria: non c’è un listino prezzi paragonabile a quello di un locale con licenza, e le eventuali quote richieste per partecipare a un’iniziativa o per sostenere lo spazio hanno solitamente la forma di un contributo volontario o di una tessera associativa, pensata più per coprire i costi vivi della gestione che per generare un profitto. Anche su questo aspetto, come sugli orari e sul calendario, la fonte corretta resta il canale diretto del centro, perché le cifre indicate altrove, comprese quelle che circolano nei forum o nei gruppi social dedicati alla vita notturna romana, tendono a invecchiare rapidamente e a non riflettere la situazione reale del momento in cui si legge.
Il quartiere intorno a via Francesco Baracca: Cinecittà, Lucrezia Romana e il Municipio VII
Il nome Cinecittà, con cui la maggior parte dei romani indica l’intero settore, nasce dagli stabilimenti cinematografici fatti costruire negli anni Trenta lungo la via Tuscolana, poco più a nord dell’area di cui si parla qui. Da quel nucleo produttivo, che ha attraversato tutta la storia del cinema italiano del dopoguerra, è derivato per estensione il nome con cui viene chiamata l’intera zona che si sviluppa attorno alla stazione della metropolitana omonima, compresi i quartieri residenziali sorti più tardi verso il raccordo anulare.
Lucrezia Romana, in senso stretto, è la zona urbanistica che si sviluppa fra la via Tuscolana, il Grande Raccordo Anulare, la via Lucrezia Romana e la via delle Capannelle: un’area cresciuta soprattutto nella seconda metà del Novecento, con un tessuto di edilizia residenziale e servizi di quartiere che si è consolidato negli ultimi decenni, anche grazie ai ritrovamenti archeologici che hanno portato all’apertura di un piccolo antiquarium dedicato ai reperti preistorici emersi dagli scavi nella zona. Il territorio confina con Osteria del Curato a nord, con la zona di Gregna a est, con Quarto Miglio a sud ovest e con Appio Claudio a ovest, un mosaico di zone urbanistiche periferiche che condividono lo stesso destino: nate lontano dal centro, servite spesso in ritardo dai trasporti pubblici e conosciute più da chi ci abita che da chi visita Roma da turista.
A poca distanza, verso ovest, si trova il quartiere del Quadraro, uno dei nuclei storici più densi di identità popolare dell’intero settore sud orientale della città. È qui che il 17 aprile 1944 si consuma uno degli episodi più duri dell’occupazione tedesca di Roma: il rastrellamento passato alla storia con il nome in codice dell’operazione, con oltre novecento uomini deportati in Germania, dei quali solo la metà fece ritorno. Il 17 aprile 2004 il Quadraro ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile per quella vicenda, e ogni anno la ricorrenza porta nel quartiere iniziative pubbliche di memoria. Il Quadraro non è la stessa zona di Lucrezia Romana, ma la storia dei centri sociali di questo intero settore urbano è la storia di un territorio che ha sempre coltivato una forte identità popolare, e che nella memoria del 1944 trova uno dei suoi riferimenti più condivisi.
Il territorio del Municipio VII conserva inoltre importanti tracce archeologiche precedenti, a partire dal fatto che gli antichi acquedotti romani attraversavano proprio questo quadrante per portare l’acqua verso la città: l’Acquedotto Claudio e l’Acquedotto Felice corrono a poca distanza, definendo il grande parco che porta il loro nome e che resta uno dei paesaggi più riconoscibili della periferia sud est di Roma.
Un altro riferimento archeologico rilevante per capire il territorio è la Villa dei Sette Bassi, un complesso residenziale di età romana i cui resti si estendono nella parte più orientale della zona urbanistica, fra Lucrezia Romana e Osteria del Curato. Il sito, oggetto negli anni di campagne di studio e di un progetto di valorizzazione come parco archeologico, testimonia quanto questo settore della periferia romana, oggi percepito come puramente residenziale e privo di storia, custodisca in realtà una stratificazione antica di primo piano, semplicemente meno raccontata rispetto ai grandi siti del centro.
Il Grande Raccordo Anulare stesso, che segna il confine occidentale di Lucrezia Romana, è un’infrastruttura che ha cambiato la forma della città a partire dagli anni Cinquanta, quando venne progettato e in parte realizzato come anello di collegamento fra le vie consolari. Il suo tracciato ha finito per diventare, nel tempo, una sorta di confine simbolico fra la Roma costruita nella prima metà del Novecento e quella cresciuta nei decenni successivi verso l’esterno, ed è esattamente in questa seconda fascia, a ridosso del raccordo, che si colloca il quartiere in cui si trova Corto Circuito.
Una curiosità su Csoa Corto Circuito
Il nome scelto per uno spazio autogestito racconta quasi sempre qualcosa del modo in cui chi lo ha occupato intendeva la propria funzione, e Corto Circuito non fa eccezione: l’immagine tecnica dell’interruzione improvvisa di un percorso previsto rimanda all’idea di uno spazio che interrompe la normale destinazione d’uso di un immobile abbandonato per restituirlo a un uso collettivo diverso da quello immaginato in origine. È un tipo di scelta lessicale ricorrente fra i centri sociali romani, che spesso preferiscono nomi evocativi o ironici a nomi geografici o celebrativi, distinguendosi così anche nel modo in cui si presentano prima ancora di essere frequentati.
Un’altra curiosità riguarda la collocazione geografica: Corto Circuito si trova in uno dei pochi tratti della periferia romana in cui un centro sociale nasce a ridosso diretto del Grande Raccordo Anulare, e non dentro un tessuto urbano denso come accade per la maggior parte degli spazi analoghi della città, storicamente concentrati in quartieri come San Lorenzo, il Pigneto, il Quadraro o la Garbatella. Questa posizione, più simile a un margine urbano che a un centro di quartiere, condiziona in parte anche il tipo di pubblico che raggiunge lo spazio: meno passanti occasionali, più frequentatori che arrivano volutamente, spesso in auto o in motorino.
Che cosa ci si fa dentro: attività, sportelli e iniziative di quartiere
Il repertorio di attività tipico di un centro sociale occupato autogestito di periferia comprende, secondo un modello ricorrente in tutta la città, concerti dal vivo di generi diversi, iniziative di sport popolare aperte a chi non frequenta le palestre commerciali, sportelli di orientamento e assistenza rivolti agli abitanti del quartiere, attività di doposcuola per i più giovani e momenti di socialità legati al calendario dell’anno, dalle cene sociali alle feste di quartiere. Questo è lo schema di funzionamento che accomuna gli spazi analoghi del quadrante sud est della città, da Spartaco nel Quadraro a La Strada alla Garbatella, e in cui si inserisce anche Corto Circuito.
Per conoscere nel dettaglio il calendario effettivo delle attività in corso, con gli orari e le modalità di partecipazione aggiornate, la fonte corretta restano i canali diretti del centro sociale: come per la gran parte degli spazi autogestiti romani, il programma cambia nel corso della settimana e dell’anno, con periodi di attività più intensa e periodi di rallentamento, e nessuna pagina informativa esterna può sostituirsi a un controllo diretto prima di organizzare una visita.
Un elemento che accomuna quasi tutti gli spazi di sport popolare nati dentro i centri sociali romani è la scelta di discipline meno legate al mercato delle palestre commerciali: pesistica, arti marziali, ginnastica a corpo libero, in alcuni casi discipline di squadra praticate in forma amatoriale. L’obiettivo dichiarato di questo tipo di iniziative, comune a tutta la rete degli spazi autogestiti romani, è offrire un accesso allo sport svincolato dal costo degli abbonamenti commerciali, in particolare per chi nel quartiere non potrebbe altrimenti permetterselo. Anche i doposcuola popolari, dove presenti, seguono la stessa logica: un servizio gratuito o quasi gratuito, gestito da volontari, rivolto ai ragazzi del quartiere che non hanno accesso a un supporto scolastico privato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Csoa Corto Circuito
La cosa che raramente viene raccontata a chi arriva da fuori è che uno spazio come questo, nato ai margini della città consolidata, non funziona come punto di passaggio ma come punto di destinazione. Non esiste, in questa parte di Roma, il passeggio casuale che porta a scoprire un locale camminando: chi arriva a Corto Circuito lo fa perché ha deciso di venirci, spesso dopo aver saputo di un’iniziativa specifica attraverso il passaparola o i canali social del centro. Questo significa che il pubblico che si trova sul posto è quasi sempre un pubblico consapevole, con un livello di partecipazione più alto rispetto a un locale qualunque, ma significa anche che chi capita per caso, senza sapere nulla del programma della serata, rischia di trovare porte chiuse o un’attività riservata a un gruppo specifico.
Un altro aspetto poco raccontato riguarda il rapporto fra lo spazio e il quartiere che lo circonda. Lucrezia Romana non è un quartiere con un’identità visibile e riconoscibile come il Quadraro o la Garbatella: è un tessuto residenziale più recente, meno raccontato dalla stampa cittadina, meno presente nell’immaginario di chi non ci abita. Per questo un centro sociale che opera in questa zona ha una funzione diversa rispetto agli spazi analoghi nati nei quartieri storici: qui l’autogestione arriva in un contesto dove le occasioni di socialità autonoma, non organizzate dal mercato o dalle istituzioni, sono più rare, e il valore aggiunto per chi ci abita è, se possibile, ancora maggiore.
Un terzo elemento poco raccontato riguarda la fragilità intrinseca di ogni spazio nato da un’occupazione. A differenza di un locale con un contratto di affitto regolare, uno spazio occupato vive dentro una condizione giuridica che può cambiare nel tempo, in un senso o nell’altro, a seconda delle vicende dell’immobile su cui insiste e dei rapporti che il centro riesce a costruire con la proprietà o con le istituzioni. Questo non significa che uno spazio nato dall’occupazione sia meno solido di un locale regolare: molti dei centri sociali romani più longevi contano decenni di attività continuativa proprio in condizione di occupazione. Significa però che chi frequenta questi spazi, in particolare chi arriva da fuori e non ha una relazione consolidata con la scena, farebbe bene a non dare mai per scontata la continuità nel tempo di un’esperienza di questo genere, e a verificare sempre, prima di muoversi, che l’attività sia effettivamente in corso.
Il consiglio che ti do per visitare Csoa Corto Circuito
Il consiglio più utile è di non presentarsi mai senza aver prima controllato i canali ufficiali del centro sociale nei giorni immediatamente precedenti alla visita. A differenza di un locale con un orario fisso pubblicato online, uno spazio autogestito comunica il proprio programma attraverso i propri canali diretti, e le informazioni raccolte da fonti terze o da esperienze passate possono risultare superate anche a distanza di poche settimane.
Vale anche la pena arrivare con un margine di tempo maggiore rispetto a quello che si dedicherebbe a un locale commerciale. Trattandosi di uno spazio periferico, servito con meno frequenza dai mezzi pubblici rispetto al centro, un ritardo dovuto a un autobus saltato o a una coincidenza mancata pesa di più che in altre parti della città. Calcolare qualche minuto in più, soprattutto per chi arriva da zone lontane della città o da fuori Roma, evita l’imprevisto più comune per chi si muove in questo quadrante.
Il secondo consiglio riguarda il modo di arrivare. Data la posizione a ridosso del Grande Raccordo Anulare, in una zona meno servita dal trasporto pubblico rispetto ai quartieri più centrali, conviene organizzare in anticipo il ritorno, specialmente se la serata prevede un evento che finisce dopo la chiusura della metropolitana. Muoversi in gruppo o organizzare un passaggio condiviso resta la soluzione più semplice per chi non vuole affidarsi solo ai mezzi pubblici notturni.
Il terzo consiglio, valido per qualunque centro sociale occupato autogestito, riguarda l’atteggiamento da tenere: si entra come si entrerebbe in un circolo di quartiere che non si conosce, chiedendo quando serve, senza fotografare le persone senza permesso e senza pretendere il tipo di servizio che si troverebbe in un locale commerciale.
Il modello dei centri sociali occupati autogestiti a Roma
Roma ospita, da oltre quarant’anni, uno dei tessuti più fitti d’Italia di spazi nati dall’occupazione di immobili pubblici o privati inutilizzati e trasformati in centri sociali autogestiti. Il fenomeno attraversa più generazioni e più zone della città, dai quartieri centrali come San Lorenzo e il Pigneto ai quartieri popolari come la Garbatella e il Quadraro, fino alle periferie più esterne, dove spazi come Corto Circuito hanno portato lo stesso modello organizzativo in contesti urbani più recenti e meno strutturati.
Ogni spazio ha una sua storia specifica, un suo calendario di attività e un suo grado di radicamento nel territorio in cui si trova, ma tutti condividono alcuni elementi di fondo: l’assemblea come organo decisionale, l’assenza di una gerarchia formale fra chi organizza e chi partecipa, la scelta di offrire spazi e attività a prezzi popolari o gratuiti, e una funzione sociale che va oltre l’intrattenimento, includendo spesso sportelli di assistenza, attività sportive popolari e iniziative rivolte a chi nel quartiere non trova altrove un punto di riferimento simile.
Sul piano nazionale, il modello romano dei centri sociali occupati e autogestiti si inserisce in un fenomeno più ampio che ha attraversato quasi tutte le grandi città italiane a partire dagli anni Settanta: Milano con il Leoncavallo, Torino con Askatasuna, Napoli con Officina 99, Bologna con esperienze come il Livello 57, per citare solo alcuni dei nomi più noti fuori dai confini cittadini. Roma, per estensione e per numero di abitanti, è la città che nel corso dei decenni ha sviluppato la rete più fitta di spazi di questo tipo, distribuita in modo non uniforme sul territorio: più concentrata nei quartieri storici a ridosso del centro, più rada ma comunque presente nelle periferie più esterne, dove il fabbisogno di spazi di socialità autonoma è spesso ancora più marcato che nei quartieri centrali, proprio per la minore offerta di alternative culturali e sportive a basso costo.
Il rapporto fra centro sociale e quartiere
Uno degli aspetti più difficili da comunicare a chi guarda questi spazi dall’esterno riguarda il tipo di legame che si costruisce, negli anni, fra un centro sociale e il quartiere che lo ospita. Non è un legame automatico né scontato: richiede tempo, continuità e una capacità di rispondere a bisogni reali del territorio, che vanno dalla socialità giovanile all’assistenza per chi si trova in difficoltà economica, fino alla semplice disponibilità di uno spazio coperto e gratuito in cui organizzare un’attività collettiva. Nei quartieri più centrali, dove l’offerta culturale e sociale è comunque ampia, il centro sociale si affianca ad altre realtà. Nei quartieri più periferici, come quelli che si sviluppano attorno alla via Tuscolana verso il raccordo anulare, la funzione di presidio sociale che uno spazio autogestito può svolgere tende invece a essere più centrale, semplicemente perché le alternative sono meno numerose.
Questo non significa che il rapporto sia sempre semplice o privo di tensioni. La storia dei centri sociali romani racconta anche fasi di conflitto con le istituzioni locali, momenti di trattativa per la regolarizzazione degli immobili occupati e, in alcuni casi, vicende di sgombero seguite da nuove occupazioni altrove. Sono dinamiche che riguardano l’intera rete degli spazi autogestiti della città, con esiti diversi da caso a caso, e che per essere raccontate con precisione su un singolo indirizzo richiedono fonti dirette e verificabili, non ricostruzioni generiche.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Un fatto ben noto a chi frequenta la scena degli spazi autogestiti romani, ma raramente citato nelle descrizioni turistiche della città, è che la rete dei centri sociali occupati costituisce da decenni uno dei principali circuiti di musica dal vivo indipendente della capitale, capace di ospitare formazioni emergenti del territorio insieme a nomi affermati della scena punk, hardcore, reggae ed elettronica, con una programmazione che spesso anticipa tendenze musicali che arrivano più tardi nei locali commerciali. Questo circuito non compare quasi mai nelle guide turistiche convenzionali, che tendono a concentrarsi sui grandi teatri e sulle sale da concerto ufficiali, eppure resta uno dei tratti distintivi della vita culturale della città per chi la vive dall’interno.
Un secondo fatto, meno noto a chi non abita in questo settore della città, è che il quadrante compreso fra Cinecittà, Lucrezia Romana e il Quadraro custodisce insieme due strati di memoria molto diversi fra loro: quello antico degli acquedotti romani, che qui attraversavano la campagna per portare l’acqua verso la città consolidata, e quello novecentesco della Resistenza e delle occupazioni popolari del secondo dopoguerra. I due strati raramente vengono raccontati insieme, ma chi percorre questa parte di Roma li incontra entrambi nel giro di pochi chilometri.
La foto giusta da fare a Csoa Corto Circuito
La foto che racconta meglio uno spazio come questo non è quella dell’insegna, che spesso è ridotta a una scritta murale o a uno striscione, ma quella del cortile o della sala durante un’iniziativa in corso, con la luce delle serate estive che filtra attraverso gli alberi o le strutture di fortuna montate per l’occasione. È in quel momento, più che in qualunque scatto architettonico, che si vede la differenza fra uno spazio pensato per essere fotografato e uno spazio pensato per essere vissuto.
Chi vuole invece una foto che racconti il contesto urbano può allontanarsi di pochi metri e riprendere lo skyline basso e regolare delle palazzine residenziali che circondano via Francesco Baracca, con il traffico del Grande Raccordo Anulare sullo sfondo: è l’immagine più onesta di che cosa significhi abitare, e organizzare autogestione, in una periferia romana degli ultimi decenni del Novecento, lontana dalle cartoline del centro storico ma non per questo meno parte della città.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il termine va inteso in senso ampio, perché la storia specifica dello spazio occupato di via Francesco Baracca si inserisce in una vicenda territoriale più lunga, che vale la pena distinguere su più piani cronologici.
Il piano antico
Il settore attraversato dalla via Tuscolana e compreso fra Cinecittà e il raccordo anulare è parte del grande sistema degli acquedotti romani, che qui correvano per portare l’acqua dalle sorgenti dei Colli Albani verso la città. L’Acquedotto Claudio e l’Acquedotto Felice attraversano ancora oggi il paesaggio poco a ovest di questa zona, definendo il profilo del Parco degli Acquedotti, uno dei paesaggi più fotografati e più riconoscibili dell’intera periferia romana. Anche il territorio più prossimo a Lucrezia Romana ha restituito, in anni recenti, tracce di frequentazione preistorica, documentate dai reperti conservati nel piccolo antiquarium locale aperto nel secondo decennio degli anni Duemila.
Il piano novecentesco
Il secondo piano riguarda la trasformazione del quadrante nel corso del Novecento, con la costruzione degli stabilimenti di Cinecittà negli anni Trenta e la successiva crescita dei quartieri residenziali che ne hanno preso il nome. Il 17 aprile 1944, nel vicino Quadraro, si consuma il rastrellamento che porta alla deportazione in Germania di centinaia di uomini, un episodio che segna in profondità la memoria collettiva di tutto questo settore della città e che ancora oggi viene ricordato ogni anno con iniziative pubbliche. Nel dopoguerra la crescita edilizia si estende progressivamente verso il raccordo anulare, dando forma ai quartieri più recenti come Lucrezia Romana, costruiti in gran parte nella seconda metà del secolo per rispondere alla domanda abitativa di una città in rapida espansione.
Il piano recente
Il terzo piano è quello più vicino nel tempo, ed è quello in cui si inserisce la nascita di Corto Circuito come spazio occupato e autogestito. Le fonti pubbliche disponibili non permettono di fissare con certezza la data esatta di occupazione dell’immobile, ma collocano l’esperienza dentro la stagione di diffusione dei centri sociali romani verso le periferie più esterne della città, un fenomeno che si consolida a partire dagli anni Novanta e che continua, con alterne vicende, nei decenni successivi. In questo stesso periodo si intensifica anche la trasformazione culturale del vicino Quadraro, diventato uno dei poli romani della pittura murale e delle iniziative legate alla memoria del 1944, un processo che ha portato pubblico e attenzione mediatica su tutto il quadrante sud orientale della città, compresa la zona di Cinecittà e Lucrezia Romana.
Nello stesso arco di tempo, la Cinecittà propriamente detta, cioè gli stabilimenti cinematografici a poca distanza da qui, attraversa una fase di trasformazione profonda: dal ruolo di grande fabbrica del cinema italiano del secondo dopoguerra, quando negli studi si giravano contemporaneamente decine di produzioni e la zona ospitava un indotto fatto di comparse, costumisti, tecnici e maestranze di ogni tipo, si passa progressivamente a un modello più diversificato, che include produzioni internazionali, serie televisive e un percorso museale aperto ai visitatori. Questa trasformazione ha cambiato negli anni anche il tipo di popolazione che abita i quartieri limitrofi, con un progressivo ricambio generazionale che ha coinvolto famiglie di lavoratori del settore cinematografico insieme a nuovi residenti attratti dai prezzi più accessibili rispetto ai quartieri centrali.
Sul fronte delle infrastrutture, la costruzione del tratto meridionale del Grande Raccordo Anulare e la successiva estensione della linea A della metropolitana fino ad Anagnina, capolinea aperto negli anni Ottanta, hanno cambiato in modo permanente l’accessibilità di questo settore della città, rendendolo per la prima volta ben collegato al centro pur restando fisicamente ai margini dell’area urbana consolidata. È in questo contesto di quartiere di recente formazione, ben collegato ma privo di un centro storico riconoscibile, che uno spazio come Corto Circuito ha trovato la propria funzione specifica.
Chi è passato da Csoa Corto Circuito
Va detto con chiarezza che uno spazio autogestito non tiene un archivio pubblico e verificabile del proprio cartellone come farebbe un teatro con biglietteria, e che le ricostruzioni che circolano online sono spesso incomplete o imprecise. Elencare nomi di artisti o di ospiti senza una fonte diretta che li colleghi con certezza a questo indirizzo significherebbe costruire un elenco inventato, cosa che non serve a chi legge. Quello che si può dire con ragionevole certezza riguarda le categorie di persone che uno spazio di questo tipo attraversa nel tempo, ed è un’informazione più utile di un elenco di nomi.
I musicisti
Il pubblico dei concerti in un centro sociale di periferia è composto in larga parte da formazioni del territorio, gruppi nati nelle sale prova della zona sud est di Roma, progetti che qui trovano una delle poche occasioni di suonare dal vivo davanti a un pubblico reale prima di affrontare palchi più grandi. Su questa base si innestano, quando il calendario lo prevede, formazioni di provenienza più ampia, coerenti con i generi che il circuito dei centri sociali romani ha sempre ospitato: punk, hardcore, reggae, rap indipendente, elettronica.
Gli sportivi
Le iniziative di sport popolare, quando presenti in uno spazio di questo tipo, portano un pubblico diverso da quello dei concerti: persone che cercano un’alternativa alle palestre commerciali, spesso a prezzi più accessibili, e che frequentano lo spazio con una continuità settimanale diversa da quella di chi viene solo per un evento occasionale. Questa componente, tipica di molti centri sociali romani, contribuisce a rendere lo spazio un punto di riferimento quotidiano più che un luogo di eventi sporadici.
I gruppi e le associazioni di quartiere
La categoria numericamente più consistente, e meno visibile dall’esterno, è quella dei collettivi di quartiere, dei gruppi di volontariato e delle realtà associative che usano lo spazio per riunirsi, organizzare iniziative e portare avanti sportelli di assistenza rivolti agli abitanti della zona. È questa la componente che, in ogni centro sociale duraturo, determina il carattere dello spazio più di qualsiasi evento singolo.
Gli abitanti
L’ultima categoria è la più semplice da descrivere e la più decisiva per la sopravvivenza dello spazio: gli abitanti di Lucrezia Romana e delle zone limitrofe che, nel corso degli anni, si sono avvicendati nella frequentazione e, in parte, nella gestione del centro. Come per ogni spazio autogestito di lunga durata, la continuità dipende da questo ricambio generazionale: quando si interrompe, lo spazio rischia di chiudere.
Quando andare a Csoa Corto Circuito e quando lasciar perdere
Il calendario di un centro sociale occupato autogestito non segue quello di un locale commerciale. Le stagioni più attive restano generalmente l’autunno e la primavera, periodi in cui le attività continuative riprendono dopo la pausa estiva e il calendario degli eventi torna a essere pieno. L’estate romana, con il caldo e lo svuotamento della città, riduce spesso l’attività al minimo, in particolare nelle settimane centrali di agosto.
Vale la pena andare quando si ha già in mano l’informazione precisa su un’iniziativa in programma, verificata sui canali ufficiali del centro nei giorni immediatamente precedenti. Vale la pena lasciar perdere, invece, per chi cerca un locale con formula prevedibile, servizio ai tavoli e atmosfera neutra: in città esistono centinaia di alternative più adatte a quel tipo di serata. Chi passa da Roma per pochi giorni e vuole vedere il massimo numero di cose in poco tempo farebbe meglio a dedicare quelle ore ad altro, perché questo indirizzo richiede una scelta consapevole e restituisce qualcosa solo a chi arriva sapendo perché ci va.
Cosa c’è intorno a Csoa Corto Circuito
Il quadrante fra Cinecittà, Lucrezia Romana e il Quadraro offre, nel raggio di pochi chilometri, una concentrazione di luoghi che il visitatore medio di Roma raramente considera.
A poca distanza
Risalendo la via Tuscolana verso il centro si arriva agli stabilimenti di Cinecittà Studios, la fabbrica del cinema italiano che dagli anni Trenta continua a produrre film e serie televisive e che oggi accoglie anche un percorso museale aperto al pubblico. Proseguendo verso ovest si raggiunge il Parco degli Acquedotti, uno dei paesaggi più riconoscibili dell’intera periferia romana, con gli archi dell’Acquedotto Claudio e dell’Acquedotto Felice che attraversano un grande prato aperto. Chi cerca uno spazio verde più raccolto, più vicino al quadrante di Appio Claudio, trova il Parco Appio.
Gli altri spazi autogestiti del quadrante
Il settore sud est di Roma ospita altri centri sociali occupati autogestiti che condividono con Corto Circuito lo stesso modello organizzativo, pur avendo storie e collocazioni diverse: CSOA Spartaco nel Quadraro, attivo dal 1999, e Csoa La Strada alla Garbatella, nato nel 1994. Confrontare le tre esperienze aiuta a capire quanto vari, da quartiere a quartiere, il modo in cui lo stesso modello di autogestione si adatta al contesto urbano in cui nasce.
Sport e tempo libero
Chi si muove in questo quadrante con un interesse per lo sport di quartiere trova punti di riferimento come l’Appio Claudio Tennis Club e realtà legate al basket popolare come Cinecittà Basketball Polaris, esempi di come la pratica sportiva di prossimità, non necessariamente legata ai grandi impianti cittadini, sia parte integrante della vita di questi quartieri periferici tanto quanto lo sono i centri sociali.
Archeologia diffusa
Chi ha un interesse specifico per l’archeologia trova, in questo stesso quadrante, i resti della Villa dei Sette Bassi, un complesso residenziale di età romana che si estende fra Lucrezia Romana e Osteria del Curato, oggetto di un progetto di valorizzazione come futuro parco archeologico. Il sito, meno noto rispetto alle grandi aree archeologiche del centro storico, restituisce comunque una testimonianza importante della campagna romana che circondava la città in età imperiale, prima che le arterie del Novecento e la successiva espansione urbana ne cambiassero radicalmente il paesaggio.
Per una giornata più ampia
Chi ha tempo può costruire un itinerario che dal quadrante di Cinecittà scende verso il Quadraro, con i suoi murales e la memoria del rastrellamento del 1944, e prosegue fino al Parco degli Acquedotti, attraversando in poche ore un pezzo di città che tiene insieme la periferia industriale del cinema, la storia popolare del Novecento e uno dei paesaggi archeologici più suggestivi di Roma. Chi preferisce restare più vicino può limitarsi a un giro fra Lucrezia Romana e Appio Claudio, scoprendo un settore di città che raramente compare nelle guide turistiche ma che racconta, forse meglio di altri, come si è formata la Roma degli ultimi cinquant’anni.
Domande veloci su Csoa Corto Circuito
Dove si trova esattamente?
In via Francesco Baracca, a Roma, nella zona di Lucrezia Romana, popolarmente indicata come Cinecittà, nel Municipio VII.
Da quando esiste?
Le fonti pubbliche disponibili non permettono di stabilire con certezza una data esatta di occupazione dell’immobile. L’esperienza si colloca nella stagione di diffusione dei centri sociali romani verso le periferie più esterne della città.
Come si arriva?
Le stazioni della linea A più vicine sono Subaugusta e Cinecittà, entrambe sulla via Tuscolana, da cui si prosegue a piedi o con un breve tratto di autobus. Per chi arriva in auto, l’uscita della via Tuscolana sul Grande Raccordo Anulare si trova a pochi minuti dallo spazio.
Si paga per entrare?
Le modalità di accesso agli spazi autogestiti variano da iniziativa a iniziativa e possono cambiare nel tempo. Eventuali tessere, contributi o quote associative vanno chiesti direttamente ai canali ufficiali del centro prima di presentarsi, perché qualsiasi indicazione raccolta altrove rischia di risultare superata.
Quali sono gli orari?
Uno spazio autogestito non ha un orario continuativo di apertura come un locale commerciale. L’apertura dipende dalle attività in programma, che cambiano nel corso della settimana e dell’anno, e la verifica sui canali ufficiali resta indispensabile prima di organizzare una visita.
Che musica si ascolta?
Il ventaglio dei generi ospitati nei centri sociali romani comprende tipicamente punk, hardcore, reggae e dub, rap indipendente, ska ed elettronica. Il calendario specifico si costruisce di volta in volta e si consulta sui canali ufficiali dello spazio.
Ci sono attività diverse dai concerti?
Sì. Il modello tipico dei centri sociali occupati autogestiti di periferia comprende sport popolare, sportelli di orientamento per gli abitanti del quartiere, attività di doposcuola e iniziative di socialità legate al calendario dell’anno. La composizione esatta del programma va verificata sui canali diretti del centro.
È adatto a chi non ha mai messo piede in un centro sociale?
Sì, a condizione di scegliere per il primo contatto un’iniziativa pubblica ampia e di comportarsi come ci si comporterebbe entrando in un circolo di quartiere che non si conosce: si osserva, si chiede quando serve, non si fotografano le persone senza permesso.
Si mangia?
Nelle serate di iniziativa gli spazi autogestiti attivano di norma un banco con cibo e bevande gestito dai volontari, a prezzi popolari. La presenza e la formula variano però da serata a serata e non corrispondono a un servizio di ristorazione con orari fissi.
È accessibile alle persone con difficoltà motorie?
Gli immobili recuperati in autogestione presentano soluzioni di accesso molto variabili, perché nascono da edifici non progettati per quell’uso specifico. Conviene contattare il centro in anticipo e chiedere esplicitamente della presenza di gradini, della larghezza degli accessi e dei servizi disponibili.
Lo spazio è ancora attivo?
Gli spazi occupati romani hanno vicende che possono cambiare nel tempo per ragioni diverse, e la verifica sui canali ufficiali prima di mettersi in strada resta la precauzione più sensata, soprattutto per chi arriva da fuori quartiere o da fuori città. Un controllo di pochi minuti evita un viaggio a vuoto.
Che cosa si vede nei dintorni?
Nell’ordine: gli stabilimenti di Cinecittà Studios lungo la via Tuscolana, il Parco degli Acquedotti con gli archi dell’Acquedotto Claudio e dell’Acquedotto Felice, il Quadraro con i suoi murales e la memoria del rastrellamento del 1944, e il Parco Appio verso il quadrante di Appio Claudio.
Serve conoscere qualcuno per entrare?
No. Le iniziative pubbliche sono aperte e chi arriva da solo non incontra ostacoli particolari. La soglia percepita è più una questione di codici non familiari che di accesso reale: uno spazio costruito sul passaparola appare più chiuso di quanto sia in pratica.
Che differenza c’è rispetto a un centro culturale comunale?
La differenza principale è organizzativa e giuridica. Un centro culturale comunale nasce da una gestione pubblica o da un affidamento regolare a un’associazione, con un bilancio tracciabile e un orario di apertura pubblicato. Un centro sociale occupato autogestito nasce invece dall’occupazione di un immobile e si autogoverna attraverso l’assemblea, senza una gestione formalizzata nello stesso modo. Le due formule possono convivere nello stesso quartiere e possono anche, in alcuni casi, incontrarsi in percorsi di regolarizzazione, ma restano modelli distinti anche quando l’offerta culturale che propongono si somiglia.
Ci sono parcheggi nelle vicinanze?
La zona di Lucrezia Romana, essendo un tessuto residenziale relativamente recente, ha strade più larghe rispetto ai quartieri storici del centro e in generale una disponibilità di sosta migliore. Nelle sere di iniziativa pubblica, tuttavia, la richiesta locale di posti auto aumenta, e conviene mettere in conto qualche minuto di cammino dall’auto parcheggiata fino all’ingresso.
Si può portare un gruppo di scuola o un’associazione a visitarlo?
Le visite guidate o le presentazioni rivolte a gruppi organizzati, quando previste, seguono modalità che vanno concordate direttamente con il centro, che decide caso per caso in base al tipo di richiesta e al calendario delle attività in corso. Non esiste un servizio di prenotazione standardizzato paragonabile a quello di un museo o di un centro culturale con apertura regolare.
Domande frequenti su Csoa Corto Circuito
Dove si trova il Csoa Corto Circuito?
Il Csoa Corto Circuito si trova in via Francesco Baracca, nella zona di Lucrezia Romana, un'area compresa fra la via Tuscolana, il Grande Raccordo Anulare, la via Lucrezia Romana e la via delle Capannelle, nel Municipio VII di Roma, nella zona popolarmente indicata come Cinecittà.
Che cos'è il Csoa Corto Circuito?
Il Csoa Corto Circuito è uno spazio autogestito, non un locale con una direzione artistica o un titolare: le decisioni si prendono in assemblea e la partecipazione è aperta a chi frequenta lo spazio con continuità, secondo il modello dei centri sociali occupati autogestiti diffuso a Roma da oltre quarant'anni.
Da quando esiste il Csoa Corto Circuito?
Le fonti pubbliche disponibili non permettono di stabilire con certezza una data esatta di occupazione dell'immobile. L'esperienza si colloca nella stagione di diffusione dei centri sociali romani verso le periferie più esterne della città.
Che attività si svolgono al Csoa Corto Circuito?
Il repertorio tipico di uno spazio autogestito come questo comprende concerti dal vivo di generi diversi, iniziative di sport popolare aperte a chi non frequenta le palestre commerciali, sportelli di orientamento e assistenza per gli abitanti del quartiere e attività di doposcuola per i più giovani.
Perché lo spazio si chiama Corto Circuito?
Il nome richiama l'immagine tecnica dell'interruzione improvvisa di un percorso previsto, un'idea che rimanda a uno spazio che interrompe la normale destinazione d'uso di un immobile abbandonato per restituirlo a un uso collettivo diverso.
Come ci si informa sugli eventi del Csoa Corto Circuito?
A differenza di un locale con un orario fisso pubblicato online, uno spazio autogestito come il Csoa Corto Circuito comunica il proprio programma attraverso i propri canali diretti: conviene controllarli nei giorni immediatamente precedenti alla visita, perché le informazioni raccolte da fonti terze possono risultare superate.
Quando è più probabile trovare eventi al Csoa Corto Circuito?
Le stagioni più attive per un centro sociale occupato autogestito come questo restano generalmente l'autunno e la primavera, periodi in cui le attività continuative riprendono dopo la pausa estiva. L'estate romana, con il caldo e lo svuotamento della città, riduce spesso l'attività al minimo.
Cosa c'è vicino al Csoa Corto Circuito?
Risalendo la via Tuscolana verso il centro si arriva agli stabilimenti di Cinecittà Studios, la fabbrica del cinema italiano che dagli anni Trenta continua a produrre film e serie televisive. Il quadrante fra Cinecittà, Lucrezia Romana e il Quadraro offre inoltre altri punti di interesse legati alla storia popolare della zona.
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