Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all’Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
Il Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet suona mercoledì 7 ottobre 2026 all'Alexanderplatz Jazz Club, in via Ostia 9, nel quartiere Prati, con la serata in calendario dalle 20 a mezzanotte. Il club si raggiunge con la metro A, fermate Ottaviano o Cipro, entrambe a pochi minuti a piedi. Il prezzo non è pubblicato sulla pagina dell'evento: si prenota sul sito ufficiale del club, per telefono allo 06 86781296 o via WhatsApp al numero +39 349 977 0309, e al momento della prenotazione si chiedono costi e formula con cena. È una serata di jazz manouche, lo swing nato in Francia negli anni Trenta attorno alla chitarra di Django Reinhardt, affidata a uno dei chitarristi che a Roma tengono viva questa tradizione.
Daniele Corvasce all'Alexanderplatz: la serata del 7 ottobre
La data è mercoledì 7 ottobre 2026. Il calendario ufficiale dell'Alexanderplatz colloca l'evento fra le 20 e la mezzanotte; l'ora precisa in cui comincia la musica conviene chiederla al momento della prenotazione, perché nei jazz club la cena precede di solito il primo set.
Come si prenota
L'Alexanderplatz lavora su prenotazione. I canali indicati dal club sono il telefono, 06 86781296, il WhatsApp +39 349 977 0309, la mail per le prenotazioni pubblicata sul sito e il pulsante di risposta presente sulla pagina dell'evento. Il consiglio è prenotare con qualche giorno di anticipo e specificare se si desidera cenare.
Il prezzo
La pagina ufficiale dell'evento non riporta il costo dell'ingresso né quello della cena. Sono informazioni da chiedere direttamente al club prenotando, insieme alla disponibilità dei tavoli vicini al palco.
Un mercoledì di swing
Il mercoledì sera è il giorno ideale per un jazz club: sala meno affollata che nel fine settimana, atmosfera raccolta, pubblico di appassionati. Per il jazz manouche, musica acustica fatta di chitarre, contrabbasso e spesso violino, è la cornice migliore.
Perché andarci
Il jazz manouche dal vivo si ascolta raramente nei grandi auditorium: la sua casa naturale è il club, con i tavoli vicini e gli strumenti acustici a pochi metri. Una serata così, a Roma, capita meno spesso di quanto si pensi, e il fatto che sia l'Alexanderplatz a ospitarla le dà un peso particolare. Chi ama lo swing, chi suona la chitarra, chi cerca una sera di musica senza la fatica del concerto in piedi trova qui la risposta giusta. È anche un buon modo per portare al jazz amici che non lo frequentano: il manouche conquista al primo ascolto.
Chi è Daniele Corvasce: la chitarra manouche a Roma
Daniele Corvasce è un chitarrista attivo a Roma, specializzato nel jazz manouche, e guida formazioni che vanno dal trio al quartetto. Il sito italiano dedicato al genere, jazz-manouche.it, lo ha indicato come leader di una formazione romana che porta nella capitale la tradizione del gypsy jazz.
Lo stile
Nella recensione del suo album, il chitarrista e divulgatore Alain Bonelli ne ha descritto l'approccio come autentico e rispettoso del linguaggio di Django Reinhardt: assoli eleganti, che evitano volutamente gli influssi moderni presenti in molti chitarristi manouche contemporanei, e un suono che rende omaggio al passato. È una scelta di campo precisa, e condivisibile: nel manouche la tentazione del virtuosismo fine a se stesso è forte, e chi la evita suona quasi sempre meglio.
Il repertorio di Django
Corvasce frequenta il repertorio di Reinhardt in profondità. Accanto ai brani più celebri, come Minor Swing e Nuages, sceglie spesso pezzi meno noti del chitarrista belga, un aspetto che la critica specializzata ha apprezzato per originalità e coraggio. Nelle serate in trio, per esempio al Gatsby Cafè dell'Esquilino, ha presentato programmi dichiaratamente dedicati a Django, dai classici alle gemme nascoste del suo catalogo.
Le formazioni
Il nome di Corvasce compare su diversi palchi romani con formazioni diverse. Nel trio che ha suonato al Gatsby Cafè nel maggio 2025, con lui c'erano Daniele Gai alla chitarra ritmica e Lorenzo Guidi al contrabbasso. Nel quartetto con cui ha inciso il disco, oltre a Guidi, suonavano Mauro Gregori alla chitarra ritmica e Marjolein Mutsaerts al violino e alla voce. La formazione del 4tet per la serata dell'Alexanderplatz non è pubblicata sulla pagina dell'evento.
Gypsy Impressions, l'album del Daniele Corvasce Gipsy Quartet
Gypsy Impressions è l'album del Daniele Corvasce Gipsy Quartet, recensito nel settembre 2024 da jazz-manouche.it come un omaggio fedele alla tradizione del jazz manouche, suonato con passione, rispetto e grande tecnica.
I musicisti
Nel disco Corvasce suona la chitarra solista, Mauro Gregori la chitarra ritmica, Marjolein Mutsaerts il violino e la voce, Lorenzo Guidi il contrabbasso. Come ospiti compaiono Emanuele Urso al clarinetto e Alfredo Pumilia al violino. È l'organico classico del genere, con l'aggiunta dei fiati che rimanda al lato più swing del repertorio.
I brani
L'album si apre con Tiger Rag, un classico dello swing con radici negli anni Venti, e attraversa la canzone francese con Si tu vois ma mère, il brano di Sidney Bechet, e La Foule, portata al successo da Édith Piaf, entrambe cantate da Mutsaerts. La recensione segnala anche una versione riflessiva di Songe d'automne e la scelta di pezzi meno noti di Django.
La sezione ritmica
Nel manouche la chitarra ritmica non accompagna: spinge. La tecnica della pompe, il colpo secco e percussivo sulla chitarra acustica, sostituisce di fatto la batteria. La recensione di Gypsy Impressions loda proprio la precisione di Gregori e Guidi, che lasciano spazio agli assoli di chitarra, violino e clarinetto. Chi ascolta dal vivo capisce subito che il motore del gruppo è lì.
Che cos'è il jazz manouche
Il jazz manouche, chiamato anche gypsy jazz o swing gitano, è lo stile nato in Francia negli anni Trenta dall'incontro fra lo swing americano e la tradizione musicale dei manouches, i sinti francesi.
Django Reinhardt
Il padre del genere è Django Reinhardt, chitarrista nato in Belgio nel 1910 in una famiglia manouche e morto in Francia nel 1953. Da giovane, un incendio nel carrozzone in cui viveva gli lesionò due dita della mano sinistra: sviluppò una tecnica tutta sua, con le dita rimaste, che ancora oggi i chitarristi studiano. Brani come Minor Swing e Nuages sono diventati standard suonati in tutto il mondo.
Il Quintette du Hot Club de France
Con il violinista Stéphane Grappelli, Reinhardt fondò negli anni Trenta il Quintette du Hot Club de France, un gruppo senza batteria e senza fiati, fatto di chitarre, violino e contrabbasso. È da quell'organico che discendono le formazioni manouche di oggi, compreso il quartetto di Corvasce, dove il violino di Mutsaerts ricorda il ruolo di Grappelli.
Il manouche in Italia
In Italia il genere ha una comunità appassionata di musicisti, festival e scuole. Il sito jazz-manouche.it, curato da Alain Bonelli, ne è uno dei punti di riferimento, con lezioni, recensioni e un calendario di eventi. Roma ha una scena piccola ma costante, che vive soprattutto nei club e nei locali con musica dal vivo.
Come ascoltare il jazz manouche: una piccola guida per chi comincia
Il jazz manouche è forse la porta d'ingresso più facile al jazz: melodie cantabili, ritmo costante, niente dissonanze aspre. Qualche indicazione aiuta però a goderlo di più.
Seguire la ritmica
Il primo consiglio è ascoltare la chitarra ritmica prima del solista. La pompe batte sul secondo e sul quarto tempo con un colpo breve e asciutto, e tiene insieme tutto il gruppo. Quando la si riconosce, si capisce perché questa musica faccia muovere i piedi anche a chi non conosce il jazz.
Riconoscere il tema
Ogni brano comincia con il tema, cioè la melodia, suonato dalla chitarra solista o dal violino. Poi i musicisti improvvisano a turno sulla stessa struttura di accordi, e alla fine il tema ritorna. Tenerlo a mente permette di capire dove si trova il brano e quanto l'improvvisazione si allontana dalla melodia di partenza.
Il dialogo fra gli strumenti
Nel manouche gli assoli non sono monologhi: spesso chitarra e violino si rispondono, si scambiano frasi brevi, si rincorrono. È in quei momenti che una formazione affiatata mostra il suo valore, ed è lì che il pubblico esperto applaude.
L'Alexanderplatz Jazz Club, la sede della serata
L'Alexanderplatz Jazz Club si trova in via Ostia 9, nel quartiere Prati, a poche centinaia di metri dalle mura vaticane. Il club è un progetto dell'Associazione Culturale Sound&Image; il fondatore è Giampiero Rubei, la direzione artistica è di Eugenio Rubei, che presiede anche l'associazione. Sul proprio sito si definisce il più prestigioso e antico jazz club d'Italia.
La sala
L'Alexanderplatz è un club nel senso pieno del termine: tavoli per la cena, palco raccolto, pubblico a pochi metri dai musicisti. Per una musica acustica come il manouche è l'ideale: le chitarre e il violino arrivano quasi senza filtro, e si sentono il legno degli strumenti e il colpo della pompe.
Sound&Image e l'Estate Romana
L'associazione che gestisce il club ha organizzato dal 1995 al 2015 il festival estivo Sound&Image, legato all'Estate Romana. Fra il 2011 e il 2015 ha diretto la Casa del Jazz, e porta avanti il festival Jazz&Wine di Montalcino, con il Castello Banfi. Per le informazioni generali rimando alla nostra scheda dell'Alexanderplatz Jazz Club.
Una curiosità su Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all'Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
La curiosità più bella di questa serata riguarda la parola che compare nel nome del gruppo: gipsy. Il jazz che Corvasce suona ha molti nomi, e ognuno racconta una parte della sua storia. In Francia lo si chiama jazz manouche, dal nome con cui si designano i sinti francesi, la comunità da cui proveniva Django Reinhardt. Nel mondo anglosassone è gypsy jazz; in Italia si sente spesso swing gitano. La grafia stessa oscilla: il quartetto di Corvasce compare come Gipsy Quartet nella recensione del disco, il trio come Gypsy Jazz Trio nei programmi dei locali, il 4tet dell'Alexanderplatz di nuovo come Gipsy.
La seconda curiosità riguarda gli strumenti. Le chitarre usate nel manouche sono di solito strumenti acustici con una buca di forma particolare, ovale o a D, costruiti sul modello di quelli che la liuteria francese produsse negli anni Trenta. Il suono è secco, brillante, con molto attacco: perfetto per farsi sentire senza amplificazione accanto a un violino. Chi si siede vicino al palco lo nota subito.
Terza curiosità: Minor Swing, il brano più celebre del genere, è costruito su un giro di accordi minori semplice e ipnotico, ed è per questo che i chitarristi manouche di tutto il mondo lo usano come terreno comune quando si incontrano per suonare insieme.
Prati e il Vaticano: il quartiere intorno all'Alexanderplatz
Via Ostia si trova nella parte di Prati più vicina al Vaticano, fra viale Giulio Cesare e le mura leonine. È il quartiere umbertino dei grandi isolati e delle strade dritte, costruito dopo il 1870 accanto alla città dei papi.
A due passi dai Musei Vaticani
L'ingresso dei Musei Vaticani si raggiunge a piedi in pochi minuti. Una giornata vaticana può chiudersi qui: mattina ai Musei e alla Cappella Sistina, pomeriggio in piazza San Pietro e nella basilica, sera al club.
Il Prati umbertino
Le strade di Prati portano nomi dell'antichità romana e del Risorgimento; via Ostia ricorda il porto della Roma antica. Per una passeggiata ordinata, la nostra guida Prati e Borgo: cosa vedere indica i punti principali del quartiere e del Borgo.
Come arrivare all'Alexanderplatz Jazz Club
L'Alexanderplatz si raggiunge con la metro A: le fermate Ottaviano e Cipro sono entrambe a pochi minuti a piedi da via Ostia 9.
In metropolitana
Da Termini la linea A in direzione Battistini porta a Ottaviano in circa un quarto d'ora; da lì si cammina verso le mura vaticane fino a via Ostia. Da Cipro il percorso è simile, dall'altro lato. Al ritorno, visto che la serata arriva a mezzanotte, l'orario dell'ultima corsa va controllato sul sito di ATAC prima di uscire.
In autobus e tram
Viale Giulio Cesare e piazza del Risorgimento sono snodi di molte linee di superficie, fra cui il tram 19, che ha il capolinea a piazza del Risorgimento. Per il percorso preciso il calcolatore di ATAC resta lo strumento più affidabile.
In auto e in taxi
Prati è fuori dalla ZTL del centro storico, ma la sera il parcheggio in zona può richiedere tempo. Per il rientro dopo mezzanotte il taxi è la soluzione più pratica.
A piedi dal centro
Da piazza Navona si arriva in via Ostia in una quarantina di minuti, attraversando il Tevere su ponte Sant'Angelo e passando davanti a Castel Sant'Angelo: una bella camminata serale prima del concerto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all'Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
Quello che quasi nessuno dice è che il jazz manouche, fra tutti gli stili di jazz, è quello che soffre di più in una sala rumorosa. Non c'è batteria, non ci sono fiati amplificati: il volume lo fanno due chitarre acustiche, un contrabbasso e un violino. In un club con cena, il tintinnio delle posate e le conversazioni ai tavoli possono coprire i passaggi più delicati.
La conseguenza pratica è semplice. Se tenete alla musica, chiedete un tavolo vicino al palco e ordinate prima che cominci il set, così da non dover chiamare il personale durante i brani. E se siete in compagnia, rimandate le chiacchiere agli applausi: i musicisti se ne accorgono, e suonano meglio.
La seconda cosa che non si dice è che il manouche dal vivo è molto diverso dal disco. In studio le versioni sono rifinite e compatte; sul palco i brani si allungano, gli assoli si passano da uno strumento all'altro, e il chitarrista ritmico diventa protagonista quanto il solista. Chi conosce Minor Swing solo da una registrazione scoprirà quanto possa cambiare in una sera.
Terzo punto: il pubblico di queste serate è spesso fatto di musicisti. Non stupitevi di vedere ai tavoli chitarristi che osservano le mani del solista con attenzione quasi scientifica.
Il consiglio che ti do per visitare Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all'Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
Il consiglio è di vivere la serata come si viveva un tempo il jazz club: cena, musica, conversazione negli intervalli. Prenotate il tavolo per le 20, all'apertura, e chiedete di sedervi vicino al palco, possibilmente dal lato della chitarra solista. In un concerto manouche la cosa più bella da guardare sono le mani: la destra che batte la pompe, la sinistra che corre sul manico negli assoli.
Prima di uscire, ascoltate due o tre brani di Django Reinhardt e Stéphane Grappelli, magari proprio Minor Swing e Nuages. Poi ascoltate qualcosa da Gypsy Impressions. Arriverete al club sapendo da dove viene questa musica e dove l'ha portata Corvasce.
Se amate lo swing e non siete mai stati all'Alexanderplatz, questa è la serata giusta per cominciare: musica acustica, ritmo trascinante, nessuna difficoltà d'ascolto. Chi pensa che il jazz sia complicato cambierà idea dopo il primo brano.
Infine, il ritorno: controllate l'ultima metro, oppure mettete in conto il taxi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Django Reinhardt è stato il primo grande solista europeo del jazz, capace di influenzare anche i musicisti americani. Meno spesso si ricorda che la sua musica è nata in un contesto molto lontano dai club eleganti: Reinhardt crebbe in una famiglia manouche che viveva in carrozzone, e si formò suonando nelle sale da ballo popolari parigine prima di scoprire il jazz americano attraverso i dischi.
Il secondo fatto poco citato riguarda l'Italia. Il repertorio manouche ha sempre avuto un legame forte con la canzone francese, come mostrano le versioni di Si tu vois ma mère e La Foule nell'album di Corvasce, e in Italia ha oggi una comunità di musicisti e appassionati con festival, corsi e perfino un sito divulgativo interamente dedicato al genere. Una serata all'Alexanderplatz fa parte di questa storia.
C'è infine un fatto che riguarda il club. L'associazione Sound&Image, che lo gestisce, è stata inserita nella storia dell'Estate Romana, la manifestazione che dà il nome anche al nostro sito: dal 1995 al 2015 il suo festival estivo ha portato il jazz all'aperto per vent'anni. Il jazz club d'inverno e il festival d'estate sono due facce dello stesso progetto.
La foto giusta da fare a Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all'Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
La foto giusta, in una serata manouche, è quella delle mani sulla chitarra. Se avete un tavolo vicino al palco, aspettate un assolo e inquadrate il manico dello strumento con la mano del chitarrista in movimento: è l'immagine che racconta meglio questa musica, fatta di velocità e precisione.
La seconda foto è quella d'insieme: il quartetto sul palco raccolto del club, con il contrabbasso in piedi e i musicisti vicini, come in una fotografia degli anni Trenta. Scattate da un lato della sala, in modo da avere i quattro strumenti nella stessa inquadratura.
Niente flash: in una sala piccola disturba i musicisti e il pubblico, e rovina l'atmosfera delle luci calde. Due o tre scatti, poi il telefono in tasca.
Per un ricordo fuori dal concerto, l'insegna dell'Alexanderplatz in via Ostia, di sera, è una foto che in molti appassionati di jazz romani conservano.
Come organizzare la serata al club
Una serata all'Alexanderplatz dura quattro ore e va organizzata come una cena fuori con musica: prenotazione, arrivo all'apertura, ascolto seduti.
Cena o solo musica
Il club propone la cena prima e durante la musica. Chi vuole solo ascoltare può chiedere se esiste una formula di solo ingresso e quanto costa. Meglio cenare lì: il tavolo diventa il proprio posto per tutta la sera.
Il galateo del jazz club
In un jazz club si parla a bassa voce durante i brani e si applaude alla fine degli assoli. Nel manouche gli assoli si susseguono rapidi: seguite il pubblico, che di solito sa quando applaudire.
Dove mangiare prima o dopo il concerto
La soluzione più semplice è la cena al club, prenotando il tavolo. Chi preferisce mangiare altrove trova in Prati un'offerta molto ampia: via Cola di Rienzo e le strade vicine sono piene di trattorie, pizzerie e ristoranti di ogni fascia di prezzo, mentre la zona fra viale Giulio Cesare e via Candia offre locali di quartiere frequentati soprattutto da romani. Per chi arriva nel pomeriggio, il Mercato Trionfale di via Andrea Doria dà un'idea della Roma quotidiana, ma chiude nel primo pomeriggio.
Accessibilità, età e informazioni pratiche
Il sito dell'Alexanderplatz non pubblica informazioni sull'accessibilità della sala: chi ha esigenze di mobilità ridotta deve chiedere, prenotando, come si accede e quali tavoli sono raggiungibili senza scale.
Con i bambini e i ragazzi
Una serata fino a mezzanotte in un club con cena non è pensata per i bambini piccoli. Un ragazzo che studia chitarra, invece, potrebbe trovarla più utile di molte lezioni: vedere da vicino la tecnica manouche è un'esperienza rara.
Cosa portare
La conferma della prenotazione e un documento. A inizio ottobre la sera è ancora mite, ma una giacca leggera per il ritorno è utile.
Tempi della serata
Calcolate quattro ore in tutto, dall'arrivo alle 20 alla fine verso mezzanotte. Se il giorno dopo si lavora, conviene scegliere un tavolo facile da lasciare e avvisare il personale se si pensa di uscire prima della fine dell'ultimo set.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di un club si misura nei riconoscimenti e negli eventi che lo hanno attraversato. Il sito ufficiale dell'Alexanderplatz ricorda che DownBeat, la più nota rivista di jazz al mondo, ha inserito il club fra i cento jazz club più importanti del pianeta, unico in Italia. Il club segnala anche una menzione legata al Django d'Or, il premio che porta proprio il nome di Django Reinhardt: un legame che rende la serata del 7 ottobre particolarmente coerente con la storia della sala.
Negli anni recenti il club ha rivendicato un ruolo nella ripresa della musica dal vivo dopo la pandemia, con concerti all'aperto come Jazz&Image al Parco del Celio nel 2021 e la presenza al Festival Jazz dell'Aquila con la formula Jazz is Back, sostenuta dalla piattaforma I-Jazz. L'associazione ha diretto la Casa del Jazz dal 2011 al 2015.
La storia più ampia del quartiere è fatta d'altro. Prati nasce dopo il 1870 sulle terre agricole fra il Vaticano e il Tevere, con strade dritte disegnate per la nuova capitale. Un jazz club a poche centinaia di metri dalle mura vaticane è, a suo modo, un frutto di quel progetto: la città moderna accanto a quella antica.
Chi è passato da Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet all'Alexanderplatz Jazz Club — 7 ottobre 2026
Il club non pubblica un elenco completo dei musicisti ospitati nella sua storia, e non ne ricostruisco uno a memoria. Il calendario ufficiale mostra però una programmazione quotidiana di jazz e musica nera, con formazioni romane e ospiti: solo nella prima settimana di ottobre 2026 passano da qui, fra gli altri, la Fulvio Tomaino Band, il 2 ottobre, e il pianista Domenico Sanna, che nel 2026 ha suonato all'Alexanderplatz anche per Piano City Roma.
Attorno a Daniele Corvasce, invece, sono passati i musicisti che hanno condiviso con lui i palchi romani e lo studio di registrazione: Mauro Gregori e Daniele Gai alla chitarra ritmica, Lorenzo Guidi al contrabbasso, Marjolein Mutsaerts al violino e alla voce, e gli ospiti di Gypsy Impressions, Emanuele Urso al clarinetto e Alfredo Pumilia al violino.
E passa, idealmente, Django Reinhardt. Tutto il lavoro di Corvasce è un omaggio al chitarrista manouche, e in un club che ha ricevuto una menzione legata al premio che porta il suo nome, la sua presenza si sentirà a ogni brano.
Cosa vedere intorno all'Alexanderplatz il giorno del concerto
Il club è una base ideale per una giornata fra il Vaticano e Prati, da fare interamente a piedi.
Musei Vaticani e Cappella Sistina
La visita richiede almeno tre ore e va prenotata. L'ingresso di viale Vaticano è a pochi minuti da via Ostia: si può uscire dai Musei nel tardo pomeriggio, riposare e tornare nel quartiere per la cena al club.
San Pietro
Piazza San Pietro è a una ventina di minuti a piedi. Al tramonto la piazza si svuota e la luce sul colonnato del Bernini è la migliore della giornata.
Castel Sant'Angelo e il Tevere
Scendendo verso il fiume si arriva a Castel Sant'Angelo, il mausoleo di Adriano diventato fortezza dei papi. Dal ponte davanti al castello si vede la cupola di San Pietro al tramonto: è la passeggiata giusta per arrivare al club con calma.
Giardini Vaticani
Chi ha tempo può aggiungere i Giardini Vaticani, visitabili solo con visita guidata prenotata con largo anticipo.
Ottobre a Roma: la stagione dei club
Ottobre è il mese in cui la musica dal vivo romana torna al chiuso. Finiti i festival estivi nei parchi e nelle arene, riaprono i club, e la prima settimana del mese offre un calendario fitto. Le serate sono ancora miti, la città si svuota della folla di agosto e settembre, e passeggiare in Prati dopo il concerto è piacevole. Per chi arriva da fuori, una sera di jazz a pochi passi dal Vaticano è il modo migliore per chiudere una giornata di musei.
Domande frequenti su Daniele Corvasce all'Alexanderplatz
Quando suona Daniele Corvasce all'Alexanderplatz?
Il Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet suona all'Alexanderplatz Jazz Club mercoledì 7 ottobre 2026. Il calendario ufficiale del club colloca la serata fra le 20 e la mezzanotte; l'ora d'inizio della musica conviene chiederla prenotando il tavolo.
Dove si trova l'Alexanderplatz Jazz Club?
L'Alexanderplatz Jazz Club si trova in via Ostia 9, nel quartiere Prati, a pochi minuti dai Musei Vaticani. Le fermate della metro A più vicine sono Ottaviano e Cipro, entrambe raggiungibili a piedi in pochi minuti.
Come si prenota un tavolo all'Alexanderplatz?
All'Alexanderplatz Jazz Club si prenota per telefono allo 06 86781296, via WhatsApp al +39 349 977 0309, per email all'indirizzo delle prenotazioni pubblicato sul sito o dalla pagina dell'evento. Conviene indicare se si desidera cenare e chiedere un tavolo vicino al palco.
Quanto costa la serata di Daniele Corvasce?
Il prezzo della serata di Daniele Corvasce all'Alexanderplatz non è indicato sulla pagina ufficiale dell'evento. Costo dell'ingresso e della cena si chiedono al club al momento della prenotazione, per telefono o via WhatsApp.
Che musica suona Daniele Corvasce?
Daniele Corvasce suona jazz manouche, lo swing gitano nato in Francia negli anni Trenta attorno a Django Reinhardt. Il suo repertorio comprende classici come Minor Swing e Nuages, brani meno noti di Django e canzoni francesi come La Foule, presenti nel suo album Gypsy Impressions.
Chi suona nel quartetto di Daniele Corvasce?
La formazione del Daniele Corvasce Gipsy Jazz 4tet per il 7 ottobre non è pubblicata dal club. Nel disco Gypsy Impressions il quartetto era composto da Corvasce, Mauro Gregori alla chitarra ritmica, Marjolein Mutsaerts al violino e voce e Lorenzo Guidi al contrabbasso.
La serata all'Alexanderplatz è adatta ai ragazzi?
La serata di Daniele Corvasce all'Alexanderplatz dura fino a mezzanotte in un club con cena, poco adatta ai bambini piccoli. Per un ragazzo che studia chitarra o ama lo swing può invece essere un'occasione preziosa di ascolto ravvicinato.
In chiusura
Nei jazz club romani le serate che restano non sono quelle dei grandi nomi, ma quelle in cui la musica e la sala si somigliano. Il manouche acustico di Daniele Corvasce, in un club raccolto che porta nella sua storia un legame con il premio intitolato a Django, è una di queste. Prenotate presto, sedetevi vicino al palco, guardate le mani dei chitarristi: in due ore capirete perché questa musica, nata quasi un secolo fa, continua a trovare nuovi ascoltatori.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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