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Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

Domenica 4 ottobre 2026 alle 11:00 la Cava Fabretti, in via di Tor Carbone 97/b (Municipio VIII), ospita Arcadia Felix, un walkabout con Carlo Infante e Giorgio Fabretti organizzato da Urban Experience in collaborazione con Appia Day: la partecipazione è gratuita, con prenotazione consigliata. La cava si raggiunge con l'autobus 765, che collega la metro A (Arco di Travertino) e la metro B (Laurentina) e ferma a pochi metri dal cancello su via di Tor Carbone; servono la zona anche le linee L06 e L60. Si arriva anche in auto o a piedi. Non ci sono biglietti: si prenota scrivendo all'indirizzo email di Urban Experience o con un messaggio WhatsApp al numero indicato sul portale ufficiale Culture di Roma Capitale e sul sito dell'associazione. L'appuntamento fa parte di Paesaggi Umani di Roma Plurale, progetto vincitore dell'avviso pubblico Roma Creativa 365 in collaborazione con Zètema.

L'Appia Antica merita una visita in ogni stagione. La Cava Fabretti non è sul percorso di nessun gruppo organizzato, e proprio per questo vale la mattina. È un luogo di archeologia industriale a poche centinaia di metri dalla Regina Viarum, da cui per decenni si è estratta la pietra dei sampietrini, e che la famiglia Fabretti chiama Arcadia Felix. Il walkabout la attraversa conversando: di vulcani, di pietre, di un antiquario del Seicento che salvò le epigrafi dell'Appia dalle fornaci, e del rapporto tra natura e cultura.

Arcadia Felix alla Cava Fabretti: la mattina del 4 ottobre

Arcadia Felix è un walkabout, cioè una passeggiata conversata, in programma domenica 4 ottobre 2026 alle 11:00 alla Cava Fabretti. La conducono Carlo Infante, curatore di Paesaggi Umani, e Giorgio Fabretti, studioso di filosofia e antropologia e discendente di Raffaele Fabretti, l'antiquario seicentesco a cui la cava deve idealmente il nome.

Cosa si fa

Il portale Culture di Roma Capitale descrive l'incontro come una conversazione peripatetica: si cammina, si ascolta, si parla. Si esplora la cava, da cui per decenni si sono estratti pozzolana, tufo e selci, e si ragiona di Antropocene, cioè dell'impronta umana sul paesaggio, e di come riequilibrare il rapporto perduto tra natura e cultura.

Ingresso e prenotazione

L'ingresso è libero, con prenotazione consigliata. L'organizzazione, Urban Experience, raccoglie le prenotazioni per email e con messaggi WhatsApp al numero pubblicato sul suo sito e sul portale Culture. Il programma, avverte il portale, può subire variazioni: conviene confermare qualche giorno prima.

Per chi è

Il programma ufficiale di Paesaggi Umani indica il pubblico di riferimento come tutti. Non serve alcuna preparazione: servono scarpe adatte a un terreno sterrato e voglia di camminare parlando. È un appuntamento adatto a chi conosce già l'Appia Antica e vuole vederne un lato diverso.

Arcadia Felix dentro Paesaggi Umani di Roma Plurale

Arcadia Felix è una tappa della seconda edizione di Paesaggi Umani di Roma Plurale, un progetto di Urban Experience per Roma Capitale curato da Carlo Infante, in corso dal 18 settembre al 21 ottobre 2026. Il sottotitolo è Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa.

Un progetto che cammina per la città

Paesaggi Umani lavora sulla memoria dei territori romani con camminate conversate, i walkabout, e con i geopodcast, registrazioni audio collocate su una mappa digitale che l'organizzazione chiama mappa parlante. Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, ed è vincitore dell'avviso pubblico Roma Creativa 365, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

La seconda edizione

La prima edizione si è conclusa nel dicembre 2025 con un appuntamento al Pigneto per il solstizio d'inverno. La seconda tocca il Tuscolano e Villa Fiorelli, il Tevere a Tordinona, Ostia, il Mandrione con Ascanio Celestini, la Centrale Montemartini, Decima Malafede. L'Appia Antica, con Appia Day, è uno dei fuochi del progetto.

La giornata sull'Appia

Il 4 ottobre il programma di Paesaggi Umani non si ferma alla cava. Alle 19:00, dal complesso di Capo di Bove in via Appia Antica 222, parte un secondo walkabout con videoproiezioni al crepuscolo, Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia, curato da NuvolaProject con Appia Day. Chi vuole può fare dell'intera domenica una giornata sull'Appia.

Carlo Infante e Urban Experience: chi conduce il walkabout

Carlo Infante è il curatore di Paesaggi Umani e l'animatore di Urban Experience, l'associazione che da quasi vent'anni porta a Roma la formula del walkabout. Il suo lavoro mette insieme teatro, radio e nuovi media, in quella che l'associazione chiama performing media.

Il walkabout

Il walkabout di Urban Experience è una camminata conversata, spesso con i partecipanti collegati in radiocuffia, in cui il paesaggio diventa il testo da leggere insieme. Non è una visita guidata tradizionale: chi conduce apre temi, gli ospiti intervengono, il gruppo si ferma dove il luogo suggerisce una storia.

I geopodcast e le mappe parlanti

Urban Experience ricorda di aver sviluppato le prime mappe sul web con la piattaforma prototipo glocalmap.to, nell'ambito delle Olimpiadi di Torino 2006, prima di Google Maps. Da quell'esperienza nasce il geopodcast: racconti e testimonianze registrati sul campo e collocati sulla mappa, da riascoltare nei luoghi dove sono stati raccolti.

La memoria dell'avanguardia

Nel programma 2026 Infante tiene anche un talk all'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi sulla memoria dell'avanguardia, dal videoteatro degli anni Ottanta al festival di Narni fino ai geopodcast di oggi. È il filo lungo del suo lavoro: dal teatro sperimentale alla camminata in una cava abbandonata, la stessa domanda su come si guarda un luogo.

La cava come luogo di casa

Urban Experience definisce la Cava Fabretti un luogo importante per l'associazione. Negli anni vi ha portato walkabout durante l'Ottobrata romana, una transumanza con un gregge di capre e pecore per Appia Day, incontri per l'Estate Romana del 2018. Il 4 ottobre 2026 non è una prima visita: è il ritorno in un luogo che il gruppo conosce bene.

Giorgio Fabretti e l'eredità di Raffaele Fabretti

Giorgio Fabretti, studioso di filosofia e antropologia, è l'altro protagonista del walkabout. Il portale Culture lo presenta come discendente di Raffaele Fabretti, detto Principe delle romane antichità, ispiratore dell'Accademia dell'Arcadia a metà del Seicento e consigliere culturale di tre papi.

Il nome Arcadia Felix

Secondo Urban Experience, il nome Arcadia Felix per la cava si deve a Marsilio Fabretti, che lo scelse nello spirito dell'antenato. L'Arcadia è l'accademia letteraria nata a Roma alla fine del Seicento, che ha la sua sede storica nel Bosco Parrasio sul Gianicolo. Chiamare Arcadia una cava abbandonata è un gesto preciso: vedere un paesaggio pastorale e poetico dentro un luogo di lavoro industriale.

Una famiglia e una cava

Nei testi di Urban Experience la cava è legata al nome della famiglia Fabretti e a un progetto, per ora sospeso, di centro studi dedicato a Giorgio e Raffaele Fabretti. Il walkabout è quindi anche il racconto di una famiglia che da secoli lega il proprio nome all'antichità romana e al paesaggio dell'Appia.

Natura e cultura

Il tema che Giorgio Fabretti porta nel walkabout è l'Antropocene: come l'attività umana ha trasformato questo pezzo di campagna, prima con la cava, poi con l'abbandono, e come il paesaggio selvatico si è ripreso lo spazio. È una conversazione filosofica fatta camminando, nella tradizione peripatetica.

Raffaele Fabretti, il Principe delle romane antichità

Raffaele Fabretti, o Raffaello, nacque a Urbino nel 1618 e morì a Roma il 7 gennaio 1700. Fu uno dei grandi antiquari del Seicento, studioso di iscrizioni, acquedotti e monumenti della Campagna romana. Conoscerne la storia prima del walkabout rende la mattina molto più ricca.

Dalla legge all'antiquaria

Secondo la voce di Wikipedia a lui dedicata, Fabretti studiò legge a Cagli e a Urbino e si addottorò a diciotto anni. A Roma entrò al servizio del cardinale Lorenzo Imperiali, che lo portò per tredici anni in Spagna con la legazione pontificia. Sulla via del ritorno osservò i monumenti di Spagna, Francia e Italia. Fu poi giudice d'appello in Campidoglio e uditore della legazione di Urbino.

A cavallo per la Campagna romana

Tornato a Roma su invito del cardinale Gaspare Carpegna, vicario di papa Innocenzo XI, si dedicò allo studio dei monumenti e delle iscrizioni della Campagna. Andava sempre a cavallo, e gli amici avevano soprannominato il suo cavallo Marco Polo, come il viaggiatore veneziano. Innocenzo XII lo nominò custode dell'archivio di Castel Sant'Angelo, incarico che tenne fino alla morte.

Le opere

Le sue opere principali sono il De aquis et aquaeductibus veteris Romae del 1680, sugli acquedotti antichi, il De Columna Traiani syntagma del 1683, dedicato alla Colonna Traiana, e l'Inscriptionum antiquarum explicatio del 1699, sulle iscrizioni. Nel libro sulla Colonna Traiana si trova anche la sua spiegazione di una delle Tabulae Iliacae, il bassorilievo con la guerra di Troia oggi in Campidoglio.

Iasitheus, il nome in Arcadia

Fabretti ebbe una celebre polemica con il filologo Gronovius sull'interpretazione di alcuni passi di Livio. In quella disputa usò lo pseudonimo Iasitheus, che poi prese come nome pastorale nell'Accademia dell'Arcadia. È il filo che lega un antiquario del Seicento al nome di una cava sull'Appia.

Il salvatore delle epigrafi

Il portale Culture e Urban Experience descrivono Fabretti come un sovrintendente dell'Appia Antica ante litteram, che salvò dalle fornaci disseminate lungo la strada molte epigrafi antiche, destinate a diventare calce. La sua collezione di iscrizioni e monumenti fu acquistata dal cardinale Giovanni Francesco Stoppani e collocata nel Palazzo Ducale di Urbino, dove si trova ancora.

La Cava Fabretti: pozzolana, tufo e sampietrini

La Cava Fabretti è una tenuta di circa dieci ettari tra via di Tor Carbone e la Villa dei Quintili, al quinto miglio dell'Appia Antica, a circa cinque chilometri dal Foro Romano. Per decenni vi si sono estratti pozzolana, tufo e selci.

Un'eruzione di centinaia di migliaia di anni fa

La pietra della cava è il frutto di una colata prodotta dall'eruzione del Vulcano Laziale, il sistema dei Colli Albani. Il portale Culture la data a 280.000 anni fa; altri testi di Urban Experience indicano cifre diverse, tra 200.000 e 260.000 anni. Le datazioni geologiche sono sempre approssimative: quello che conta è che la pietra sotto i piedi viene dai vulcani che oggi vediamo come colline verdi a sud di Roma.

Il sampietrino, che basalto non è

Dalla cava si estraeva la selce dei sampietrini, i cubetti di pietra delle strade romane. Il portale Culture precisa un dettaglio che quasi nessuno conosce: non si tratta propriamente di basalto, come si dice di solito, ma di leucitite, una roccia vulcanica diversa. Secondo Urban Experience, i sampietrini di questa zona hanno pavimentato piazze e strade come piazza del Colosseo, via dei Fori, via della Conciliazione, piazza del Popolo e piazza San Pietro.

Un'archeologia industriale piranesiana

Urban Experience descrive la cava con le rovine degli impianti per la pozzolana e la leucite, che appaiono con un'imponenza piranesiana. Ci sono gallerie scavate nella roccia e un piazzale che si trova ventidue metri sotto il livello originario della campagna. È un paesaggio che non si vede altrove sull'Appia: non rovine romane, ma rovine del lavoro del Novecento.

Un'enclave selvatica

Abbandonata l'attività estrattiva, la cava si è trasformata in quello che il portale Culture chiama un'enclave selvatica. La vegetazione ha ripreso le pareti, gli animali sono tornati. Urban Experience parla di quinto paesaggio: il paesaggio dell'abbandono, che la natura rielabora a modo suo.

Un progetto sospeso

Urban Experience ha immaginato per la cava un futuro come Porta del Parco dell'Appia Antica, con un museo-laboratorio del sampietrino, un teatro all'aperto e percorsi pedonali verso l'Appia; l'associazione stessa scrive però che il progetto è sospeso nell'indeterminatezza. Oggi la cava si visita in occasioni come questa.

Come arrivare alla Cava Fabretti per Arcadia Felix

La Cava Fabretti si raggiunge con l'autobus 765, che ha i capolinea alla metro A Arco di Travertino e alla metro B Laurentina e ferma su via di Tor Carbone a pochi metri dal cancello. Il portale Culture indica anche le linee L06 e L60.

Dalla metro A

Chi arriva dal centro prende la metro A fino ad Arco di Travertino e da lì l'autobus 765 in direzione Laurentina, scendendo su via di Tor Carbone. È la soluzione più semplice per chi alloggia vicino a Termini o a San Giovanni.

Dalla metro B

Chi arriva dalla zona dell'EUR o dalla linea B scende a Laurentina e prende il 765 nella direzione opposta. Anche in questo caso la fermata utile è su via di Tor Carbone.

In auto

Il portale Culture indica l'accesso possibile in auto. Via di Tor Carbone è una strada di collegamento tra l'Ardeatina e l'Appia Nuova, fuori dalla ZTL. La domenica mattina il traffico è in genere scorrevole.

A piedi o in bicicletta dall'Appia

Chi ama camminare può arrivare dall'Appia Antica. La domenica il tratto monumentale dell'Appia è frequentato soprattutto da chi cammina e pedala, e la passeggiata dalla zona di Cecilia Metella verso il quinto miglio è una delle più belle di Roma. Il sentiero diretto dalla cava all'Appia fa parte del progetto sospeso: per arrivare conviene calcolare il percorso stradale.

Come prepararsi al walkabout alla Cava Fabretti

Un walkabout in una cava non è una passeggiata in un parco urbano. Qualche indicazione pratica aiuta a godersi la mattina.

Scarpe e abbigliamento

Servono scarpe chiuse, con suola che tenga su sterrato, ghiaia e terreno irregolare. A inizio ottobre la mattina può essere fresca e il mezzogiorno caldo: meglio vestirsi a strati. Un cappello e una borraccia d'acqua sono utili.

Auricolari

Nelle passate edizioni di Paesaggi Umani l'organizzazione consigliava di portare i propri auricolari con jack standard, per ascoltare in radiocuffia durante i walkabout. Conviene chiedere prenotando se vale anche per questo appuntamento.

Tempo

La durata del walkabout non è pubblicata. Considera l'intera mattina, e lascia libero il primo pomeriggio: chi vuole può proseguire verso l'Appia Antica o fermarsi a pranzo in zona.

Accessibilità, bambini e informazioni pratiche

Il portale Culture indica che il luogo è accessibile in auto e a piedi; non indica l'accessibilità in sedia a ruote, a differenza di altri appuntamenti del programma. Chi ha esigenze di mobilità ridotta deve chiedere all'organizzazione prima di partire.

Con i bambini

Un bambino curioso può trovare la cava straordinaria: pareti di roccia, gallerie, piante selvatiche, e la storia di un vulcano. Il ritmo del walkabout però è quello della conversazione adulta. Il consiglio: portarli se sono abituati a camminare e ad ascoltare, e prepararli con la storia dei sampietrini, che si possono poi cercare per strada tornando in centro.

Sicurezza

Una cava abbandonata ha pareti, dislivelli e terreno instabile. Si segue il gruppo, si resta sui percorsi indicati da chi conduce, non si entra da soli nelle gallerie. Sono regole di buon senso, che valgono il doppio con i ragazzi.

Contatti

Per informazioni e prenotazioni Urban Experience indica l'indirizzo info@urbanexperience.it e il numero WhatsApp pubblicato sul suo sito, solo per messaggi.

Dove mangiare dopo il walkabout

La zona di Tor Carbone non è un quartiere di ristoranti come il centro, ma l'Appia Antica e le strade vicine offrono diverse possibilità per il pranzo della domenica.

Lungo l'Appia Antica

Lungo l'Appia Antica e nelle sue traverse ci sono trattorie e ristoranti di cucina romana frequentati la domenica dalle famiglie. È la scelta classica per chi passa la giornata nel parco. La domenica conviene prenotare.

Verso l'Appia Nuova e l'Ardeatina

Sul lato opposto, verso l'Appia Nuova e l'Ardeatina, i quartieri residenziali offrono pizzerie e locali di quartiere, più semplici e più rapidi. Per chi torna in metro, la zona di Arco di Travertino è un buon punto di sosta.

Il picnic

Nel Parco dell'Appia Antica e nel Parco della Caffarella molti romani la domenica pranzano sul prato. Portare qualcosa da casa e mangiare all'aperto dopo il walkabout è una soluzione coerente con lo spirito della mattina.

L'Ottobrata romana: il momento giusto per l'Appia

Inizio ottobre a Roma è il tempo dell'Ottobrata, le giornate miti e luminose che i romani usavano un tempo per le gite fuori porta. È il momento migliore dell'anno per camminare all'aperto sull'Appia.

Il clima

Le mattine di inizio ottobre sono in genere fresche e luminose, i mezzogiorni ancora caldi. La luce è più bassa che d'estate e più calda: ideale per un paesaggio di pietra. Può piovere, e una cava con la pioggia diventa scivolosa: in caso di maltempo, conviene sentire l'organizzazione.

Un walkabout in piena Ottobrata

Urban Experience ha già portato un walkabout alla cava in piena Ottobrata, in un'edizione precedente, conversando di Arcadia. È una tradizione giovane, ma coerente: l'Ottobrata era la festa della campagna romana, e la cava è uno dei pochi luoghi dove quella campagna si vede ancora.

Una curiosità su Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

La curiosità più bella riguarda il cavallo di Raffaele Fabretti. L'antiquario di Urbino studiava i monumenti e le iscrizioni della Campagna romana andando sempre a cavallo, e i suoi amici avevano soprannominato l'animale Marco Polo, come il viaggiatore veneziano. È un dettaglio che la voce di Wikipedia dedicata a Fabretti riprende dall'Enciclopedia Britannica del 1911, e che restituisce l'immagine di un uomo che conosceva la Campagna palmo a palmo, fermandosi davanti a ogni sepolcro e a ogni lapide.

Pensarci camminando nella Cava Fabretti cambia la prospettiva. Tre secoli fa, lungo l'Appia e le sue traverse, c'erano fornaci che bruciavano marmi antichi per farne calce: le epigrafi romane, per i costruttori, erano materia prima. Fabretti, a cavallo, cercava di arrivare prima delle fornaci. Il portale Culture lo definisce di fatto un sovrintendente dell'Appia Antica: un ruolo che allora non esisteva, esercitato da un privato con una passione.

La seconda curiosità riguarda il nome in Arcadia. Fabretti usò lo pseudonimo Iasitheus in una polemica feroce con il filologo olandese Gronovius, che lo chiamava con disprezzo Faber Rusticus; poi scelse lo stesso nome come nome pastorale nell'Accademia dell'Arcadia. Una disputa erudita che diventa un'identità poetica: il tipo di storia che rende il Seicento romano così vivace.

Una cosa che non ti dice nessuno su Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

Quello che nessuno ti dice è che i sampietrini non sono di basalto. Lo si legge ovunque, lo ripetono le guide, lo dicono i romani. Il portale Culture, nella presentazione del walkabout, lo corregge: la pietra estratta dalla Cava Fabretti per i sampietrini è leucitite, una roccia vulcanica diversa dal basalto. Un dettaglio da geologi, si dirà; ma è il genere di dettaglio che cambia il modo in cui si cammina per Roma.

La seconda cosa che nessuno dice è che le piazze più famose della città hanno un pezzo di questa campagna sotto i piedi. Secondo Urban Experience, i sampietrini estratti in questa zona hanno pavimentato piazza San Pietro, via della Conciliazione, via dei Fori, piazza del Colosseo e piazza del Popolo. Milioni di turisti ogni anno camminano su pietre venute da una cava che quasi nessuno di loro vedrà mai.

La terza riguarda la distanza. La Cava Fabretti è a circa cinque chilometri dal Foro Romano: un'ora di cammino. Eppure sembra un altro mondo, un pezzo di campagna selvatica con le rovine di un'industria. Roma è piena di questi luoghi di confine, dove la città finisce senza avvisare. La cava è uno dei più sorprendenti, e senza un walkabout come questo è difficile anche solo sapere che esiste.

Il consiglio che ti do per visitare Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

Conviene fare del 4 ottobre una giornata intera sull'Appia, dalla mattina alla sera. Alle 11:00 il walkabout alla Cava Fabretti; poi pranzo lungo l'Appia o sul prato; nel pomeriggio una passeggiata sul tratto monumentale della strada, fino al Mausoleo di Cecilia Metella; alle 19:00, a Capo di Bove, il secondo appuntamento di Paesaggi Umani, con le videoproiezioni al crepuscolo curate da NuvolaProject.

Prenota entrambi gli appuntamenti con un unico messaggio all'organizzazione. Chiedi la durata del walkabout del mattino, per organizzare il pranzo, e se servono gli auricolari. Porta scarpe da campagna, acqua e una giacca leggera per la sera, quando sull'Appia l'aria cambia in fretta.

E prima di andare, guarda un sampietrino. Uno qualsiasi, sotto casa o in piazza. Poi alla cava vedrai da dove viene, e tornando in centro non riuscirai più a camminare su una strada romana senza pensarci. È la cosa più preziosa che un walkabout possa lasciare: uno sguardo diverso sulle cose che si danno per scontate.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la via Appia fosse lastricata di grandi pietre lo sanno tutti: le foto dei basoli dell'Appia sono tra le immagini più note di Roma antica. Che quelle pietre venissero dalla stessa colata vulcanica dei sampietrini, lo si ricorda poco. Il programma di Paesaggi Umani della prima edizione lo spiegava citando Livio: la via Appia fu lastricata inizialmente in tufo, e nel 189 avanti Cristo la pavimentazione fu sostituita con la selce, la stessa leucitite che poi sarebbe diventata il sampietrino.

La pietra si estraeva lungo il tracciato. Dalle Frattocchie di Marino fino alla tomba di Cecilia Metella si stende per oltre dieci chilometri la cosiddetta colata di Capo di Bove, una lava leucitica del Vulcano Laziale. La strada, in un certo senso, è stata costruita con la pietra su cui corre.

Messo insieme, questo fatto dà alla Cava Fabretti un posto preciso nella storia di Roma. Non è un luogo isolato: è l'ultimo capitolo di una storia cominciata più di duemila anni fa, quando i Romani capirono che la pietra dei vulcani laziali era la migliore per le loro strade. Dai basoli dell'Appia ai sampietrini di piazza San Pietro, è la stessa roccia, estratta nello stesso territorio, per ventidue secoli.

La foto giusta da fare a Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

La foto giusta alla Cava Fabretti è quella che mette insieme la roccia e il lavoro. Cerca un punto da cui si vedano le pareti di pietra tagliate dall'uomo e, davanti, i resti degli impianti industriali: ferro, cemento, binari se ci sono. È l'immagine che Urban Experience descrive come piranesiana, e ha ragione: Piranesi disegnava le rovine di Roma antica con la stessa grandiosità malinconica.

La seconda foto è un dettaglio: una parete della cava da vicino, dove si legge la tessitura della roccia vulcanica. Mettila accanto, sul telefono, a una foto di un sampietrino di piazza San Pietro fatta nei giorni successivi. Due immagini, la stessa pietra: il miglior ricordo di questa mattina.

La terza è la natura che ha ripreso la cava: piante che crescono sulle pareti, alberi nel piazzale, la vegetazione spontanea che Urban Experience chiama quinto paesaggio. Con la luce di ottobre, a fine mattina, i colori sono caldi e il contrasto con la pietra grigia è netto.

Durante il walkabout, fotografa con discrezione: chi parla sta costruendo un discorso, e il gruppo ascolta. Le foto si fanno nelle pause, quando il gruppo si sposta.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo luogo comincia con un'eruzione. Il Vulcano Laziale, il sistema dei Colli Albani, produsse centinaia di migliaia di anni fa le colate da cui nasce la pietra della cava: il portale Culture indica 280.000 anni fa. È l'avvenimento che ha dato forma a tutto il territorio a sud di Roma, compresa la via Appia.

Nel 189 avanti Cristo, secondo Livio citato da Urban Experience, la via Appia fu lastricata con la selce leucitica al posto del tufo. È la prima volta che a Roma si usano i basoli di pietra vulcanica, poi diventati la pavimentazione tipica di tutte le strade romane. La cava sorge in un territorio che ha fornito questa pietra per secoli.

Nel Seicento Raffaele Fabretti percorreva a cavallo la Campagna romana, studiando le iscrizioni e salvando dalle fornaci le epigrafi dell'Appia. Nel 1699 pubblicò la sua raccolta di iscrizioni antiche; morì a Roma il 7 gennaio 1700. La sua collezione è oggi nel Palazzo Ducale di Urbino.

Nel Novecento la cava fu un luogo di lavoro: per decenni vi si estrassero pozzolana, tufo e selci, con impianti industriali di cui restano le rovine. Secondo Urban Experience, i sampietrini di questa zona pavimentarono piazze e strade del centro, compresa via della Conciliazione, i cui lavori cominciarono negli anni Trenta. Poi venne l'abbandono. Nel 2002, ricorda l'associazione, il Piano di Assetto del parco indicava questa zona come possibile Porta del Parco dell'Appia Antica; il progetto non è stato realizzato.

Chi è passato da Arcadia Felix alla Cava Fabretti — 4 ottobre 2026

Il primo nome è quello di Raffaele Fabretti. Non sappiamo se l'antiquario abbia mai messo piede in questo punto preciso della Campagna; sappiamo che la percorse a cavallo per anni, studiandone monumenti e iscrizioni, e che la sua famiglia ha legato il suo nome a questa cava. Con lui passano idealmente i cardinali che lo protessero, Lorenzo Imperiali e Gaspare Carpegna, e i papi che lo impiegarono, da Innocenzo XI a Innocenzo XII.

Poi ci sono i cavatori. Per decenni uomini di cui non conosciamo i nomi hanno lavorato qui, estraendo la pietra che oggi calpestiamo in piazza San Pietro e sui Fori. Sono i veri protagonisti di questo luogo, e il walkabout di Paesaggi Umani, dedicato alla memoria dei territori, è anche un modo di ricordarli.

In anni più recenti la cava ha visto passare i gruppi di Urban Experience: walkabout durante l'Ottobrata, per l'Estate Romana del 2018, per Appia Day, compresa una transumanza con capre e pecore. Carlo Infante vi ha portato più volte il suo pubblico. Il 4 ottobre 2026 passano da qui Giorgio Fabretti, discendente dell'antiquario, e chiunque abbia prenotato: un piccolo gruppo di persone che, per una mattina, guardano una cava abbandonata e ci vedono un'Arcadia.

Cosa vedere intorno alla Cava Fabretti

La cava è al margine del Parco dell'Appia Antica, uno dei grandi parchi archeologici del mondo. Una mattina alla cava si completa bene con un pomeriggio sull'Appia.

La Villa dei Quintili

La Villa dei Quintili, al quinto miglio, è il confine ideale della tenuta della cava secondo Urban Experience. È una delle più grandi ville suburbane di Roma antica, con terme e resti monumentali.

Capo di Bove e Cecilia Metella

Il complesso di Capo di Bove, dove la sera del 4 ottobre si tiene il secondo walkabout, e il Mausoleo di Cecilia Metella sono i punti più noti del tratto monumentale. Il nome Capo di Bove viene proprio dai bucrani scolpiti sul mausoleo.

Le catacombe e la Villa di Massenzio

Più verso Roma si trovano le Catacombe di San Callisto e la Villa di Massenzio, con il circo e il mausoleo. Chi ha tempo può dedicare loro un'altra mattina.

Le Fosse Ardeatine

Sulla via Ardeatina, non lontano, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine ricorda l'eccidio del 1944, avvenuto in un'altra cava di pozzolana. È un luogo che, dopo una mattina dedicata alle cave e alla memoria, acquista un peso particolare.

Domande frequenti su Arcadia Felix alla Cava Fabretti

Quando si svolge Arcadia Felix alla Cava Fabretti?

Arcadia Felix si svolge alla Cava Fabretti domenica 4 ottobre 2026 alle 11:00. È un walkabout di Paesaggi Umani di Roma Plurale, condotto da Carlo Infante con Giorgio Fabretti in collaborazione con Appia Day. Il programma, avverte il portale ufficiale, può subire variazioni.

Quanto costa partecipare ad Arcadia Felix?

La partecipazione ad Arcadia Felix è gratuita, con prenotazione consigliata, come indicano il portale Culture di Roma Capitale e il sito di Urban Experience. Si prenota per email all'indirizzo info@urbanexperience.it o con un messaggio WhatsApp al numero pubblicato dall'organizzazione.

Dove si trova la Cava Fabretti?

La Cava Fabretti si trova in via di Tor Carbone 97/b, nel Municipio VIII, al margine del Parco dell'Appia Antica, tra via di Tor Carbone e la Villa dei Quintili. Si raggiunge con l'autobus 765 dalla metro A Arco di Travertino o dalla metro B Laurentina, e con le linee L06 e L60.

Cos'è un walkabout di Urban Experience?

Il walkabout di Urban Experience è una camminata conversata, spesso con radiocuffie, in cui il paesaggio diventa il tema della conversazione. È la formula con cui Carlo Infante conduce da anni esplorazioni dei territori romani, affiancandole ai geopodcast pubblicati su una mappa digitale.

Chi era Raffaele Fabretti?

Raffaele Fabretti era un antiquario nato a Urbino nel 1618 e morto a Roma nel 1700, studioso di iscrizioni e acquedotti antichi, autore del De aquis et aquaeductibus veteris Romae. Fu custode dell'archivio di Castel Sant'Angelo sotto Innocenzo XII ed ebbe il nome pastorale di Iasitheus nell'Accademia dell'Arcadia.

È vero che i sampietrini vengono dalla Cava Fabretti?

Secondo il portale Culture, dalla Cava Fabretti si sono estratti per decenni pozzolana, tufo e selci, cioè i sampietrini, che sono di leucitite e non propriamente di basalto. Urban Experience ricorda che pietre di questa zona hanno pavimentato, tra le altre, piazza San Pietro e via della Conciliazione.

Cosa c'è da fare sull'Appia la sera del 4 ottobre?

La sera del 4 ottobre, alle 19:00, Paesaggi Umani propone un secondo walkabout dal complesso di Capo di Bove, in via Appia Antica 222, con videoproiezioni curate da NuvolaProject in collaborazione con Appia Day. Anche questo appuntamento è gratuito con prenotazione consigliata.

In chiusura

Consiglio Arcadia Felix a chi conosce già l'Appia Antica delle cartoline e vuole vederne il retro: la cava, il lavoro, la pietra, l'abbandono. Non è una visita comoda né spettacolare, e proprio per questo resta. Prenota, porta scarpe da campagna, arriva con un sampietrino in mente. Tornando in città, guarderai le strade di Roma con occhi diversi.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento4 Ottobre 2026 11:00
IndirizzoCava Fabretti, Via di Tor Carbone 97/b, 00178 Roma Ardeatino, Roma, Roma Città

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