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Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

Evento concluso · si è chiuso il 4 Ottobre 2026. Guarda gli eventi in programma a Roma →

In breve. Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia è un walkabout serale con videoproiezioni nomadi di NuvolaProject, domenica 4 ottobre 2026 alle ore 19, con ritrovo al Complesso di Capo di Bove, in via Appia Antica 222, nel Municipio VIII.

Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia è un walkabout serale con videoproiezioni nomadi di NuvolaProject, domenica 4 ottobre 2026 alle ore 19, con ritrovo al Complesso di Capo di Bove, in via Appia Antica 222, nel Municipio VIII. Conduce Carlo Infante di Urban Experience, in collaborazione con NuvolaProject e Appia Day. L'ingresso è libero, con prenotazione consigliata al numero 340 6688246 o all'indirizzo info@urbanexperience.it. Si arriva con il bus 118 dal centro, oppure con la metro A fino ad Arco di Travertino e poi il bus 660. L'appuntamento fa parte di Paesaggi Umani di Roma Plurale, la rassegna di Urban Experience in programma dal 18 settembre al 21 ottobre 2026 nell'ambito di Roma Creativa 365.

L'Appia Antica si visita di giorno, a piedi o in bicicletta, fra sepolcri e basoli. Vederla di sera, con le immagini proiettate sulle rovine, è un'altra esperienza, e questa guida serve a prepararla: i dati pratici, cosa succederà, chi la conduce, e soprattutto il luogo, uno dei tratti più densi di storia di tutta la regina viarum.

Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove in breve

Il dato essenziale: una sola serata, domenica 4 ottobre 2026 alle 19, al IV miglio della via Appia Antica, a ingresso libero con prenotazione consigliata. È una performance itinerante, quindi si cammina.

Data, ora e formula

L'appuntamento è alle 19. Il 4 ottobre a Roma il sole tramonta poco prima, e l'orario è scelto con cura: le videoproiezioni hanno bisogno del buio per apparire sulle pietre. La formula è quella del walkabout, una camminata guidata in cui il racconto si sposta insieme al pubblico, di tappa in tappa.

Il punto di ritrovo

Il ritrovo è al Complesso di Capo di Bove, via Appia Antica 222. Va tenuto presente che dal 22 giugno 2026 il complesso è chiuso alle visite ordinarie per consentire i cantieri di restauro della struttura di accoglienza, dei giardini e dell'area delle terme. L'evento è inserito nel programma ufficiale di Roma Capitale; per il punto esatto di raccolta e per eventuali variazioni conviene chiamare l'organizzazione al 340 6688246 nei giorni precedenti.

Ingresso e prenotazione

L'ingresso è libero. La prenotazione è consigliata e si fa contattando Urban Experience al 340 6688246 o scrivendo a info@urbanexperience.it. In una camminata con proiezioni il numero di partecipanti conta: con troppe persone si vede male e si sente peggio.

Accessibilità

Il portale culturale di Roma Capitale indica l'evento come accessibile, raggiungibile in sedia a rotelle, in bicicletta e a piedi. Sull'Appia il fondo è in gran parte di basoli antichi e sterrato: chi si muove in sedia a rotelle farà bene a segnalarlo al momento della prenotazione, per concordare il percorso.

Che cosa succede durante Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia

Il walkabout fa apparire sulle vestigia dell'Appia Antica tre presenze femminili: la ninfa Egeria, le Sibille e Lucrezia Romana. Le immagini, proiettate da NuvolaProject con apparecchi mobili, si posano su muri, sepolcri e rovine lungo il percorso.

La ninfa Egeria fra le rovine

La prima apparizione è quella della ninfa Egeria, che il programma descrive mentre emerge tra le rovine. Egeria appartiene alla Roma delle origini e delle acque sacre, e l'Appia, con i suoi ninfei e le sue sorgenti, è il suo paesaggio naturale. Proiettarla sulle pietre significa riportare un mito nel luogo che lo ha nutrito.

Le Sibille fra arte e intelligenza artificiale

Le Sibille prendono vita grazie a un dialogo fra arte e intelligenza artificiale. È il terreno su cui NuvolaProject lavora da tempo: modelli digitali costruiti con l'IA a partire da opere e iconografie antiche, poi animati e proiettati. Le profetesse del mondo classico, che parlavano per enigmi, diventano figure in movimento sulle pareti di un sepolcro romano.

Lucrezia, un ritratto digitale che racconta

Il cuore della serata è il lamento di Lucrezia Romana, presentata come ritratto digitale performante: una figura che narra la propria storia, quella che la tradizione colloca all'origine della Repubblica Romana, nel VI secolo a.C. È una scelta forte, e la trovo giusta. Lucrezia è una delle donne più citate e meno ascoltate della storia di Roma: il suo nome è diventato un simbolo, la sua voce quasi mai.

Cosa aspettarsi, concretamente

Non è uno spettacolo seduti in platea. Si cammina lentamente, ci si ferma, si ascolta il conduttore, si guardano le immagini sulle superfici scelte. Il ritmo è quello di una visita guidata notturna, con in più la componente visiva e sonora. Le proiezioni nomadi funzionano bene su pietra e muratura antica: il travertino e i laterizi dell'Appia restituiscono la luce in modo caldo e irregolare, e le immagini sembrano uscire dalle rovine invece di posarvisi sopra.

Carlo Infante e Urban Experience, chi conduce la serata

Carlo Infante conduce il walkabout per Urban Experience, l'associazione di promozione sociale romana che da anni lavora sul performing media e sull'esplorazione urbana a piedi. Il motto dell'associazione è piedi per terra e testa nel cloud.

Il metodo di Urban Experience è il walkabout: camminate collettive in cui il racconto dei luoghi si mescola con strumenti digitali, radio in cuffia, podcast geolocalizzati, proiezioni. L'associazione lo chiama Performing Media, e ne ha fatto un modo di leggere la città dal basso, dal dettaglio, dall'anomalia. Nel lessico di Urban Experience i Paesaggi Umani sono le storie inscritte nelle geografie, lette con attenzione alla biodiversità culturale.

Un'attività fitta, fra Roma e l'Italia

Solo nella prima metà del 2026 Urban Experience ha condotto walkabout per l'Iper Festival delle Periferie a Tormarancia, Corviale, Tor Sapienza e Agricoltura Nuova, camminate lungo il Tevere con il Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell'Architettura della Sapienza, le passeggiate de La RadioCheCammina al Mandrione e al MACRO, un walkabout con Walter Tocci nella stazione Colosseo della metro C. Carlo Infante ha tenuto talk sul punto di vita, la sua riflessione sul rapporto fra scena e realtà virtuale, a Palazzo Merulana e alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna. L'associazione fa parte del Comitato Scientifico di Fondazione Symbola.

Il punto di vita

Il concetto con cui Infante lavora da anni è semplice da enunciare: con l'arrivo del virtuale si è scoperto che si può agire dentro la visione, e il punto di vista rinascimentale, quello della prospettiva, lascia spazio a un punto di vita. Applicato all'Appia, significa che il pubblico non guarda le rovine da fuori: ci cammina dentro, mentre le immagini le abitano.

NuvolaProject, le immagini sulle rovine

NuvolaProject firma le videoproiezioni nomadi della serata e i ritratti digitali creati con l'intelligenza artificiale. È il partner visivo con cui Urban Experience costruisce le sue apparizioni.

Da Polimnia a Lucrezia

Per Paesaggi Umani di Roma Plurale NuvolaProject ha lavorato anche su Polimnia, la musa pensante, realizzandone un modello digitale con l'IA a partire dalla statua conservata alla Centrale Montemartini: il progetto prevede di riportarla idealmente sotto Villa Fiorelli, dove fu ritrovata nel 1928. Le Sibille e Lucrezia seguono lo stesso principio: un volto antico ricostruito, animato, restituito al paesaggio.

Proiezioni nomadi

Nomadi significa che le proiezioni si spostano con il gruppo. Non c'è un grande schermo fisso né un videomapping calibrato su una facciata: le immagini cercano di volta in volta la superficie giusta. Il risultato è meno spettacolare di un mapping monumentale e molto più intimo.

Paesaggi Umani di Roma Plurale, la rassegna che ospita il walkabout

Paesaggi Umani di Roma Plurale è alla seconda edizione, dal 18 settembre al 21 ottobre 2026, con il sottotitolo Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa. Le iniziative sono gratuite e si svolgono in vari luoghi della città.

La prima edizione si è conclusa con la Rapsodia del Solstizio d'Inverno al Pigneto e ha lasciato una mappa parlante con i geopodcast dei luoghi attraversati; Urban Experience conta oltre duecento uscite sui media. Il programma 2026 comprende, fra l'altro, la Mandrioneide con Ascanio Celestini da Villa Fiorelli a Porta Furba il 27 settembre e un appuntamento su cibo e memoria ad Agricoltura Nuova il 10 ottobre, con gli gnocchi ispirati a Tabucchi e Mariella Fabbris.

Roma Creativa 365

Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, ed è vincitore dell'Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l'anno, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. È lo stesso strumento che negli ultimi anni ha permesso di portare iniziative culturali gratuite fuori dai mesi estivi.

Appia Day

La serata è costruita in collaborazione con Appia Day, la manifestazione dedicata all'antica strada con visite e percorsi a piedi. La sua presenza dice che il walkabout nasce dentro la rete di chi racconta l'Appia, e non come evento calato dall'esterno.

Il Complesso di Capo di Bove, dove si ritrova Profezie delle Sibille

Il Complesso di Capo di Bove si affaccia sul IV miglio della via Appia Antica, a circa 500 metri dal Mausoleo di Cecilia Metella. È un'area verde di circa 8.600 metri quadrati con un edificio principale su tre livelli e uno minore, oggi parte del Parco Archeologico dell'Appia Antica.

Quando la proprietà fu messa in vendita, nel 2002, la Soprintendenza Archeologica di Roma e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali la acquistarono esercitando il diritto di prelazione, dato l'interesse archeologico già noto dell'area, tutelata da un vincolo specifico. È uno dei rari casi in cui lo Stato ha comprato un pezzo di Appia invece di limitarsi a vietare: una scelta che andrebbe citata più spesso.

Le terme nel giardino

Dopo l'acquisto, gli scavi nel giardino hanno portato alla luce un impianto termale della metà del II secolo d.C., con fasi edilizie fino al IV secolo, e tracce di uso agricolo e produttivo del periodo tardoantico, quando la zona rientrava nel Patrimonium Appiae, una vasta tenuta agricola di proprietà ecclesiastica. Delle terme restano decine di ambienti, pavimenti a mosaico e in marmo colorato, vasche, tubuli in terracotta, l'impianto fognario e porzioni dei rivestimenti in lastre di marmo e intonaco dipinto.

La casa sopra la cisterna

L'edificio principale, nato come abitazione, sorge sopra la cisterna romana che alimentava le terme e presenta una cortina muraria fatta di materiali antichi di recupero, realizzata negli anni Cinquanta del Novecento. La Soprintendenza lo ha adattato a funzioni pubbliche: uffici, una sala conferenze, mostre, incontri didattici. L'edificio minore, un tempo dépendance, è diventato il punto di accoglienza per i visitatori.

L'Archivio di Antonio Cederna

Dal novembre 2008 la villa custodisce l'Archivio e la Biblioteca di Antonio Cederna, il giornalista e ambientalista che più di ogni altro si è battuto per la tutela dell'Appia Antica. Lo compongono corrispondenza, fotografie, appunti, articoli, mappe e documenti inediti dagli anni Quaranta agli anni Novanta, oltre a una biblioteca di circa 4.000 volumi di archeologia, urbanistica, ambiente e storia di Roma.

I cantieri in corso

Dal 22 giugno 2026 il complesso è temporaneamente chiuso al pubblico per il restauro e la valorizzazione della struttura di accoglienza, dei giardini e dell'area delle terme. La data di riapertura sarà comunicata sui canali ufficiali del Parco.

Perché si chiama Capo di Bove

Il nome Capo di Bove viene dai bucrani, le teste di bue scolpite nel fregio del vicino Mausoleo di Cecilia Metella. Dal Medioevo il toponimo ha identificato tutta la località.

Il fregio del mausoleo alterna festoni floreali e bucrani, e corre in alto, sopra l'iscrizione. Nell'Ottocento Capo di Bove era la prima tenuta della campagna romana che si incontrava sull'Appia uscendo dalle vigne fuori porta San Sebastiano. Nel 1797, nelle strettezze dell'erario pontificio, le tenute di Statuario, Arco di Travertino, Capo di Bove, Sette Bassi e Torre Spaccata furono vendute insieme a Giovanni Torlonia per 93.795 scudi.

L'Appia Antica intorno a Capo di Bove

Capo di Bove è al centro del tratto più monumentale dell'Appia Antica. A poche centinaia di metri si trovano il Mausoleo di Cecilia Metella con il Castrum Caetani e, poco prima, il complesso di Massenzio.

Il Mausoleo di Cecilia Metella

Il Mausoleo di Cecilia Metella è un grande sepolcro circolare della seconda metà del I secolo a.C., rivestito di travertino, con un tamburo di circa 30 metri di diametro. L'iscrizione lo dedica a Cecilia Metella, figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico e moglie di un Crasso. Alla fine del Duecento i Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII, lo trasformarono nel torrione di un castello a cavallo della strada, con torri, un borgo e la chiesa di San Nicola, di cui restano i muri.

Villa di Massenzio

La Villa di Massenzio, in via Appia Antica 153, riunisce il palazzo, il circo e il mausoleo fatti costruire dall'imperatore nel IV secolo d.C., con la tomba del figlio Valerio Romolo. Il circo forse non fu mai usato; il suo obelisco oggi si trova a piazza Navona.

Catacombe e ville

Più verso la città si trovano le Catacombe di San Sebastiano e le Catacombe di San Callisto; più verso sud la grandiosa Villa dei Quintili. Per orientarsi nell'intero comprensorio c'è la guida al Parco dell'Appia Antica.

Come arrivare a Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia

Il programma indica i bus 118 e 660. Il Parco dell'Appia Antica suggerisce tre percorsi con i mezzi pubblici per raggiungere Capo di Bove.

Metro A e bus 660

Con la metro A si scende alla fermata Arco di Travertino e si prende il bus 660 verso l'Appia Antica. È il percorso indicato per primo dal Parco Archeologico, e il più rapido per chi arriva da Termini o da San Giovanni.

Metro A e bus 663

In alternativa si scende alla fermata Colli Albani della metro A e si prosegue con il bus 663.

Bus 118 dal centro

Dal centro storico c'è il bus 118, fermata San Gregorio, la linea circolare che collega il centro storico con la Villa dei Quintili passando per l'Appia Antica. È la soluzione più diretta per chi parte dal Colosseo o dal Circo Massimo.

In bicicletta e in auto

La bicicletta è il mezzo ideale per l'Appia, e il programma la cita espressamente. Per il ritorno serale servono luci efficienti: dopo il tramonto la strada è buia. In auto va tenuto presente che i parcheggi lungo l'Appia Antica sono pochi e la carreggiata è stretta; le regole di circolazione della domenica vanno controllate prima sul sito del Parco.

Come organizzare la serata sull'Appia

Un walkabout alle 19 di una domenica di ottobre richiede qualche accortezza pratica: scarpe, luce, abbigliamento.

Scarpe e abbigliamento

Il basolato dell'Appia è irregolare e spesso scivoloso quando c'è umidità. Servono scarpe chiuse con suola robusta, non sandali né tacchi. A inizio ottobre la sera è fresca, specialmente fuori città e vicino ai prati: una giacca leggera è necessaria.

Torcia e telefono

Una piccola torcia, o la luce del telefono, aiuta a guardare dove si mettono i piedi fra una proiezione e l'altra. Va usata con discrezione: la luce bianca rovina l'effetto delle immagini sulle pietre.

Arrivare di giorno

Il consiglio è di arrivare sull'Appia verso le 17, con la luce, e fare a piedi il tratto fra la Villa di Massenzio e Cecilia Metella prima del walkabout. Si vedono di giorno i luoghi che di sera appariranno trasformati, e il confronto rende la serata molto più ricca.

Dove mangiare

Lungo l'Appia Antica, fra il Quo Vadis e Cecilia Metella, ci sono alcuni ristoranti e trattorie storiche con giardino, oltre a un paio di punti ristoro per chi va in bicicletta. Per una cena dopo le 21 conviene tornare verso la città, nella zona di via Appia Nuova o di San Giovanni, dove la scelta è ampia.

Con i bambini

Per i bambini dai sette o otto anni in su la combinazione di buio, rovine e figure che appaiono sulle pietre è di solito entusiasmante. Il limite è la camminata serale: con i più piccoli conviene un passeggino robusto o un marsupio, e una torcia tutta per loro.

Una curiosità su Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

La curiosità è che la casa in cui si trova il punto di ritrovo, la villa di Capo di Bove, è costruita sopra una cisterna romana e ha una facciata fatta di pietre antiche. Negli anni Cinquanta chi la edificò usò materiali di recupero trovati sul posto, con una cortina muraria che mescola frammenti di epoche diverse.

È un gesto che oggi nessuna Soprintendenza permetterebbe e che allora era normale lungo l'Appia: la strada era piena di ville private costruite con i resti dei sepolcri. Proprio contro questa abitudine, e contro le lottizzazioni che rischiavano di coprire la campagna, scriveva Antonio Cederna, il cui archivio è custodito oggi in quella stessa casa. Nessun luogo racconta meglio la storia dell'Appia moderna: una villa costruita con le pietre antiche, comprata dallo Stato e trasformata nella biblioteca dell'uomo che si batteva perché quelle pietre restassero dov'erano.

La sera del 4 ottobre le Sibille e Lucrezia appariranno su pietre che hanno cambiato funzione più volte: sepolcro, cava, muro di villa, rovina protetta. Una profetessa proiettata su un muro fatto di spolia è un'immagine che dice molto su come Roma ricicla continuamente sé stessa.

Una cosa che non ti dice nessuno su Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

Quello che nessuno dice è che, per la maggior parte dei romani, l'Appia Antica di sera è un luogo sconosciuto. La si frequenta la domenica mattina, in bicicletta, con la luce piena; al tramonto si svuota, e dopo il buio restano solo i pochi residenti e qualche auto.

Eppure è di sera che l'Appia mostra il suo carattere più vero. Senza il rumore della città, con i pini che si stagliano sul cielo ancora chiaro e le sagome dei sepolcri che diventano volumi scuri, si capisce perché per secoli viaggiatori e pittori l'abbiano descritta come un paesaggio di malinconia e di memoria. Un walkabout notturno con proiezioni è una delle poche occasioni per viverla così in sicurezza e in compagnia.

Il secondo aspetto poco detto riguarda i cantieri: dal 22 giugno 2026 il complesso di Capo di Bove è chiuso alle visite ordinarie. Chi partecipa alla serata vede un luogo che per qualche mese resterà fuori dai percorsi abituali, e che riaprirà con giardini e area termale restaurati. Vale la pena segnarsi di tornare, di giorno, a lavori finiti.

Il consiglio che ti do per visitare Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

Conviene prenotare, arrivare con la luce e fare un pezzo di Appia a piedi prima dell'inizio. Chiamate il 340 6688246 qualche giorno prima: vi confermano il posto e il punto esatto di ritrovo, cosa utile con il complesso in cantiere.

Poi scegliete il bus 118 o la metro A con il 660, e scendete con un'ora e mezza di anticipo. Camminate da Cecilia Metella verso Capo di Bove guardando il fregio con i bucrani, che dà il nome al luogo; proseguite qualche centinaio di metri oltre il civico 222 per vedere il basolato antico e i sepolcri ai lati. Quando comincia a fare buio tornate al ritrovo.

Durante il walkabout mettetevi nelle prime file ma lasciate spazio ai proiettori: le immagini si formano meglio quando nessuno le attraversa. E non riprendete tutto con il telefono. Una proiezione nomade è pensata per lo sguardo, non per lo schermo: guardatela, e scattate solo quando una figura vi sembra davvero riuscita.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che l'Appia Antica è diventata un parco; molto meno spesso si ricorda quanto sia stata lunga la battaglia per ottenerlo, e che quel parco porta la firma di un giornalista. Antonio Cederna, nato a Milano nel 1921 e laureato in archeologia classica, abbandonò presto gli scavi per scrivere contro la distruzione del patrimonio italiano.

All'Appia Antica dedicò più di 140 articoli, sul Mondo di Pannunzio, sul Corriere della Sera, su Repubblica e sull'Espresso. Nel 1955 fu tra i fondatori di Italia Nostra, poi deputato della Sinistra Indipendente dal 1987 al 1992, quando contribuì alla legge quadro sulle aree protette. Nel 1993 fu nominato presidente dell'Azienda Consortile per il Parco dell'Appia Antica. Morì il 27 agosto 1996; sei mesi dopo, il 9 marzo 1997, si festeggiò la prima domenica a piedi sull'Appia.

Il suo libro più noto, I vandali in casa, uscì nel 1956, lo stesso decennio in cui a Capo di Bove qualcuno costruiva una villa con i resti antichi. Oggi quella villa ospita i suoi appunti e i suoi 4.000 libri. Camminare sull'Appia la sera del 4 ottobre, in una manifestazione gratuita e aperta a tutti, significa godere di un paesaggio che esiste anche grazie a quegli articoli.

La foto giusta da fare a Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

La foto giusta è quella di una figura proiettata su una pietra antica, con un pezzo di cielo scuro sopra e le sagome dei pini ai lati. Serve pazienza e un telefono tenuto fermo.

Le proiezioni sono luminose, il contesto è buio: il rischio è una foto con l'immagine bruciata e tutto il resto nero. Il trucco è toccare sullo schermo la zona della proiezione per esporre su quella, poi abbassare leggermente la luminosità. Appoggiate il telefono a un muretto o tenete i gomiti stretti al corpo; niente flash, che rovina l'effetto e disturba gli altri.

La seconda foto da fare si scatta prima, all'imbrunire: il Mausoleo di Cecilia Metella visto dall'Appia, con l'ultima luce sul travertino e il fregio dei bucrani ancora leggibile. È la foto che spiega il nome del luogo in cui vi trovate. Se volete un'immagine davvero rara, inquadrate il gruppo in cammino sul basolato con il proiettore acceso alle spalle: le ombre lunghe dei partecipanti sulle pietre sono la vera firma di un walkabout.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento documentato del luogo è la costruzione, a metà del II secolo d.C., dell'impianto termale che oggi è riemerso nel giardino di Capo di Bove. Le terme furono usate e trasformate fino al IV secolo; poi, nel periodo tardoantico, l'area servì a usi agricoli e produttivi, dentro il Patrimonium Appiae, la grande tenuta della Chiesa lungo la strada.

Nella seconda metà del I secolo a.C. era sorto poco distante il sepolcro di Cecilia Metella, il cui fregio avrebbe dato il nome alla località. Alla fine del Duecento i Caetani fortificarono il mausoleo e lo inserirono in un castello a cavallo dell'Appia, che controllava il passaggio; il castello passò poi ai Savelli, agli Orsini, ai Colonna, ai Cenci e infine, con le tenute circostanti, ai Torlonia, che nel 1797 acquistarono dallo Stato pontificio le terre di Capo di Bove.

Nel Novecento la storia si fa più vicina. Negli anni Cinquanta sorse la villa privata sopra la cisterna romana. Nel 2002 lo Stato la acquistò esercitando il diritto di prelazione; seguirono gli scavi che rivelarono le terme. Nel novembre 2008 vi fu collocato l'Archivio Antonio Cederna. Dal 22 giugno 2026 il complesso è in restauro.

Chi è passato da Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia a Capo di Bove — 4 ottobre 2026

Da Capo di Bove è passato, in un senso molto concreto, Antonio Cederna: non abitò mai la villa, ma dal 2008 vi è conservato il suo lavoro di mezzo secolo, con la corrispondenza, le fotografie, gli appunti e i libri donati dalla famiglia. Studiosi, giornalisti e urbanisti vengono qui per consultarli.

Sulla strada davanti al civico 222 sono passati prima di tutto i Caetani, che alla fine del Duecento fecero del vicino mausoleo il cuore del loro castello, e dopo di loro Savelli, Orsini, Colonna, Cenci e Torlonia. Nell'Ottocento gli archeologi Antonio Nibby e Antonio Coppi descrissero la tenuta di Capo di Bove e il sepolcro che le dava il nome; Giovanni Battista Piranesi, un secolo prima, aveva inciso il mausoleo nelle sue tavole delle antichità romane.

Nei giorni del festival passano da qui Carlo Infante e gli artisti di NuvolaProject, con il pubblico di Paesaggi Umani di Roma Plurale. E, per una sera, tre figure femminili del mito e della storia di Roma: Egeria, le Sibille, Lucrezia. Non è poco, per un luogo che molti romani non hanno mai visto.

L'Appia Antica a inizio ottobre

Inizio ottobre è uno dei momenti migliori dell'anno per l'Appia Antica. Il caldo estivo è passato, i prati tornano verdi dopo le prime piogge, la luce del tardo pomeriggio è morbida e dorata.

La sera la temperatura scende rapidamente fuori città, e l'umidità dei prati si sente. Chi arriva in bicicletta deve considerare che il rientro avverrà al buio. Per il resto, è la stagione in cui l'Appia si vive meglio: meno affollata della primavera, più fresca dell'estate. Chi vuole restare in zona può abbinare al walkabout altre iniziative serali che negli ultimi anni hanno scelto l'Appia come scenario, come Utopia Open Air in estate.

Domande frequenti su Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia

Quando si svolge Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia?

Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia si svolge domenica 4 ottobre 2026 alle ore 19, con ritrovo al Complesso di Capo di Bove sulla via Appia Antica. È una sola serata, parte della rassegna Paesaggi Umani di Roma Plurale di Urban Experience.

Quanto costa partecipare al walkabout sull'Appia Antica?

Il walkabout Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia è a ingresso libero. La prenotazione è consigliata e si fa contattando Urban Experience al numero 340 6688246 o all'indirizzo info@urbanexperience.it.

Dove si trova il Complesso di Capo di Bove?

Il Complesso di Capo di Bove si trova in via Appia Antica 222, al IV miglio, a circa 500 metri dal Mausoleo di Cecilia Metella. Si raggiunge con il bus 118 dal centro, oppure con la metro A fino ad Arco di Travertino e poi il bus 660.

Il Complesso di Capo di Bove è aperto?

Il Complesso di Capo di Bove è chiuso alle visite ordinarie dal 22 giugno 2026 per lavori di restauro dell'accoglienza, dei giardini e delle terme. Il walkabout del 4 ottobre è in programma sul portale di Roma Capitale; conviene confermare il punto di ritrovo con l'organizzazione.

Che cos'è un walkabout con videoproiezioni nomadi?

Il walkabout di Urban Experience è una camminata guidata in cui il racconto dei luoghi si unisce a strumenti digitali. Nelle Profezie delle Sibille le immagini di NuvolaProject vengono proiettate con apparecchi mobili sulle rovine dell'Appia, spostandosi insieme al pubblico.

Il walkabout sull'Appia è accessibile?

Il portale di Roma Capitale indica Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia come evento accessibile, raggiungibile in sedia a rotelle, in bicicletta e a piedi. Il fondo dell'Appia è irregolare: chi ha esigenze specifiche farà bene a segnalarle alla prenotazione.

Chi è Carlo Infante?

Carlo Infante conduce Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia per Urban Experience, l'associazione romana che promuove walkabout e performing media. Lavora da anni sul rapporto fra scena, città e tecnologie digitali, con camminate, geopodcast e talk in tutta Italia.

Il consiglio finale sulle Profezie delle Sibille

L'Appia si può vedere in tutte le stagioni e a tutte le ore, ma raramente in una sera come quella che promette questo walkabout. Andateci con scarpe buone e con curiosità, arrivate prima del tramonto e lasciatevi guidare. La tecnologia qui è al servizio del luogo, e il luogo è uno dei più belli di Roma.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento4 Ottobre 2026 19:00
IndirizzoComplesso di Capo di Bove, Via Appia Antica 222, 00178 Roma Ardeatino, Roma, Roma Città