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Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

Under the Shade of a Coolabah Tree, la seconda mostra personale della pittrice belga Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery, è aperta dal 26 settembre al 7 novembre 2026 nella sede romana della galleria, TVLG Roma, a Palazzo Donarelli Ricci, via Giulia 98, 00186 Roma. La galleria è aperta dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 18.00; domenica e lunedì è chiusa. Via Giulia corre parallela al Tevere nel rione Ponte: dal lungotevere e da corso Vittorio Emanuele II passano le linee di autobus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, e dalla fermata si arriva a piedi in pochi minuti; per il percorso esatto dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso ATAC. Le condizioni di visita e ogni variazione di orario sono comunicate dalla galleria sul proprio sito ufficiale e all'indirizzo info@timvanlaeregallery.com; il numero della sede romana è +39 06 97603423.

Palazzo Donarelli Ricci in via Giulia, sede romana della Tim Van Laere Gallery
Palazzo Donarelli Ricci in via Giulia, sede romana della Tim Van Laere Gallery Foto: Foto: Peter1936F, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery: date, orari e informazioni

La mostra di Eline Vansteenkiste resta aperta sei settimane, dal 26 settembre al 7 novembre 2026, negli spazi di via Giulia 98. È una personale di pittura su tavola, di piccolo e medio formato, che si guarda da vicino e con calma: il tipo di mostra che in un'ora si attraversa bene, ma che ripaga chi si ferma davanti ai singoli quadri.

Le date

Apertura sabato 26 settembre 2026, chiusura sabato 7 novembre 2026. Le date sono quelle pubblicate dalla galleria nella pagina ufficiale della mostra.

Gli orari della sede romana

TVLG Roma è aperta dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 18.00. Sono gli stessi orari della sede di Anversa. Domenica e lunedì la galleria è chiusa: chi programma la visita nel fine settimana deve quindi puntare sul sabato pomeriggio.

Contatti

Per informazioni la galleria indica l'indirizzo info@timvanlaeregallery.com e, per la sede di Roma, il numero +39 06 97603423. Il sito ufficiale pubblica il testo critico della mostra in inglese e in italiano, le immagini delle opere e le vedute dell'allestimento.

Chi organizza

La mostra è prodotta dalla Tim Van Laere Gallery, galleria d'arte contemporanea con due sedi: TVLG Antwerp, in Jos Smolderenstraat 50 ad Anversa, e TVLG Roma, in via Giulia 98. Vansteenkiste fa parte degli artisti rappresentati dalla galleria.

Under the Shade of a Coolabah Tree: che cosa si vede

Under the Shade of a Coolabah Tree è un ciclo di dipinti a olio su tavola, tutti datati 2026, in cui Eline Vansteenkiste porta lo spettatore dentro paesaggi immaginari fatti di foreste, temporali, animali e figure in cammino. La galleria presenta la mostra come la prosecuzione della personale precedente, nella quale l'artista aveva costruito una propria Mappa Mundi, una raccolta di paesaggi appartenenti a un mondo immaginario e composito.

Dal paesaggio visto al paesaggio attraversato

La differenza con il ciclo precedente, spiega il testo della galleria, è nella posizione di chi guarda. Prima lo spettatore sembrava scivolare accanto ai paesaggi, come da un punto di vista alto e lontano. Ora Vansteenkiste si addentra negli spazi tra gli alberi, nella foresta oscura, sotto la terra. In un'opera come Landscape with Holstein Cow l'occhio passa tra i tronchi e scopre scene diverse che sembrano continuare oltre i bordi della tavola. È un cambio di regia prima ancora che di soggetto: lo sguardo entra, non sorvola.

Il titolo e Waltzing Matilda

Il titolo viene dall'interpretazione di Waltzing Matilda di Slim Dusty, e la galleria lo lega a un senso di vagabondaggio che attraversa tutti i dipinti. Da lì la mostra prende l'idea del vagare: gruppi di donne, figure solitarie e animali si muovono in ambienti vasti e mutevoli, e la loro destinazione resta spesso incerta. Conta il movimento, conta l'incontro imprevisto lungo la strada.

Un metodo lento

Vansteenkiste non parte da una composizione fissata né da un racconto prestabilito. I quadri crescono per gradi, spesso a partire dal lavoro prolungato sugli alberi. Poi entrano immagini prese dalla storia dell'arte, dai libri, dal cinema, dagli articoli di giornale, dalle fotografie di famiglia, dai ricordi, dagli incontri casuali durante una passeggiata. I frammenti vengono assorbiti, trasformati, ricombinati, fino a diventare lingua personale.

Artemide e la natura non idilliaca

Una presenza ritorna con insistenza in questo ciclo: Artemide, la dea greca della caccia, degli animali e della natura selvaggia. La natura, del resto, qui non è mai un idillio. Attraversare una foresta dà meraviglia e paura insieme: gli alberi diventano presenze monumentali, le nuvole si addensano, i temporali incombono, animali invisibili sembrano abitare il buio oltre il sentiero. E accanto, momenti di bellezza improvvisa: un uccello, la luce che filtra tra le chiome, il colore che cambia sulle foglie. I dipinti abitano esattamente questa zona instabile.

Il tempo, il meteo, la luce

Nel nuovo ciclo il clima e il passare del tempo contano più di prima. Una raffica di vento, il cielo che cambia, le stagioni che si succedono, il passaggio dal giorno alla notte. La galleria indica una fonte precisa per questa dilatazione del tempo: le Très Riches Heures du Duc de Berry dei fratelli Limbourg, il codice miniato in cui mesi, stagioni, condizioni del cielo e lavori umani sono descritti con minuzia. Chi conosce quelle miniature riconoscerà l'idea del calendario dipinto, del paesaggio come misura del tempo.

Il linguaggio del cinema

La struttura dei quadri, sempre secondo la presentazione della mostra, si avvicina al linguaggio cinematografico. Alcune tavole sono affollate di eventi simultanei, altre isolano una sola figura o un solo incontro. A Sudden Gust of Wind, in cui una figura solitaria prosegue nel paesaggio con il suo cavallo, è l'esempio più concentrato. In Selva Oscura l'artista ricorre al tenebrismo, l'uso drammatico di luce e ombra associato a Caravaggio: parti della scena emergono, il resto resta nel buio. È la tensione che regge tutta la mostra, la sensazione che ogni paesaggio contenga qualcosa oltre ciò che si vede subito.

Le opere di Eline Vansteenkiste in mostra a via Giulia

La galleria pubblica le schede di sette dipinti del ciclo, tutti a olio su tavola e tutti del 2026. Sono formati piccoli, alcuni sotto i quaranta centimetri di lato: quadri da guardare a mezzo metro di distanza, non dal fondo della sala.

Frightened by Lightning

Olio su tavola, 39,6 per 33,5 centimetri. È l'immagine che apre la serie delle opere nella pagina ufficiale: un cielo notturno quasi uniforme, una nuvola chiara squarciata dai fulmini, sotto una striscia di mare e una collina verde punteggiata di alberi e piccoli animali. La proporzione fra il vuoto scuro e la vita minuta in basso dice molto del modo di lavorare dell'artista.

Farewell to the Mountains Covered with Snow

Olio su tavola, 54,1 per 68,9 centimetri, uno dei formati più grandi della serie. Il titolo, come quello del quadro gemello Farewell to the Torrents and Loud Pouring Floods (44,3 per 40 centimetri), ha il suono di un congedo, di un addio a un paesaggio che si lascia alle spalle.

Clay Kickers e New Morning

Clay Kickers misura 61 per 57,8 centimetri; New Morning 44,3 per 32,2. Due titoli lontanissimi, il primo legato al lavoro manuale nel sottosuolo, il secondo alla luce del mattino: la mostra passa continuamente dalla terra al cielo, dal buio al chiaro.

A Sudden Gust of Wind e The Bloody Sun

A Sudden Gust of Wind è una tavola stretta e verticale, 39,5 per 21 centimetri, con la figura e il cavallo spinti dal vento. The Bloody Sun, 24,5 per 33,7 centimetri, è il formato più piccolo fra quelli pubblicati: un sole rosso sangue, un presagio.

Chi è Eline Vansteenkiste: la biografia

Eline Vansteenkiste è una pittrice belga nata a Gand nel 1991; vive e lavora a Courtrai, in Fiandra occidentale. La scheda d'artista della Tim Van Laere Gallery riporta questi dati essenziali, e la galleria la rappresenta nelle sue due sedi di Anversa e Roma.

La prima personale con la galleria

Nel presentare la prima personale dell'artista, la galleria aveva descritto il suo lavoro come un punto d'incontro fra la costruzione di mondi di gusto medievale, l'immaginazione cartografica, il racconto fantastico e la composizione del paesaggio di tipo cinematografico. Quella mostra era costruita come una Mappa Mundi: una collezione di paesaggi di un mondo immaginario e composito, osservati da lontano.

La genealogia visiva

Il testo della mostra romana elenca in modo esplicito i riferimenti: Patinir e Henri met de Bles; Bruegel; Goya; Hokusai; Géricault; Caravaggio. E, fra i registi, Andrei Tarkovsky e Werner Herzog. Mitologia greca, pittura di storia, manoscritti, scultura, cinema, letteratura ed esperienza personale convivono nello stesso universo pittorico.

Perché conta vederla a Roma

Vansteenkiste riprende quella genealogia con strumenti di oggi e con una sensibilità da montaggio cinematografico: il paesaggio è il vero protagonista, le figure sono piccole, il racconto si scopre avvicinandosi. Vederla in una via rinascimentale come via Giulia, in un palazzo ristrutturato nel Seicento, aggiunge un cortocircuito piacevole fra pittura di oggi e architettura antica.

La Tim Van Laere Gallery e la sede di Palazzo Donarelli Ricci

La Tim Van Laere Gallery ha due sedi: ad Anversa, in Jos Smolderenstraat 50, e a Roma, a Palazzo Donarelli Ricci in via Giulia 98. Entrambe sono aperte dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 18.00, e la galleria non accetta candidature spontanee di artisti.

Palazzo Ricci Donarelli

Il palazzo che ospita la sede romana è descritto dalla voce enciclopedica dedicata a via Giulia come un complesso ai numeri 99-105 della strada, di fronte a Palazzo Sacchetti. In origine era un gruppo di edifici residenziali appartenuti prima alla famiglia Ricci e poi alla famiglia Donarelli; il complesso fu ristrutturato nel 1663, forse da Carlo Rainaldi. La galleria indica il proprio indirizzo al civico 98.

Di fronte a Palazzo Sacchetti

Palazzo Sacchetti, al civico 66, fu costruito da Antonio da Sangallo il Giovane. Chi esce dalla galleria se lo trova praticamente davanti: è uno dei palazzi che danno a via Giulia la sua aria severa e aristocratica.

Una galleria contemporanea in una strada del Cinquecento

Via Giulia oggi ospita gallerie d'arte, e la presenza di una galleria belga di arte contemporanea in un palazzo del Seicento è parte della rinascita della strada iniziata a metà Novecento. Chi viene per la mostra deve mettere in conto almeno mezz'ora in più per la strada stessa.

Una curiosità su Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

Il titolo di una mostra di pittura belga contemporanea, in un palazzo romano del Seicento, viene da una canzone australiana. Eline Vansteenkiste ha scelto Waltzing Matilda nell'interpretazione di Slim Dusty, e la galleria lo dichiara apertamente nel testo di presentazione: il titolo evoca un senso di vagabondaggio che attraversa l'intero ciclo.

La scelta ha una sua logica profonda. Tutta la mostra parla di persone e animali che si muovono senza una meta chiara, di incontri che accadono lungo la strada, del cammino più che dell'arrivo. L'ombra di un albero, evocata dal titolo, diventa così l'unico punto fermo in un territorio che cambia di continuo.

C'è anche un'ironia sottile. La pittura di Vansteenkiste guarda a Patinir, a Bruegel, alle miniature dei Limbourg: una tradizione europea, fiamminga e francese, di paesaggi densi e minuziosi. Il titolo invece la porta dall'altra parte del mondo. È un modo di dire che il paesaggio dell'artista non è un luogo reale ma un montaggio: un pezzo di Fiandre, un pezzo di mito greco, un verso di una canzone australiana, un'inquadratura di Herzog. Chi entra in galleria con questa chiave legge i quadri in un altro modo, cercando le giunture fra un frammento e l'altro.

Via Giulia, la strada di Bramante

Via Giulia è una strada lunga circa 950 metri, lastricata di sampietrini, che corre fra i rioni Regola e Ponte da piazza San Vincenzo Pallotti a piazza dell'Oro. Porta il nome di papa Giulio II della Rovere, che nel 1508 ne affidò il progetto a Donato Bramante.

Tre scopi, un rettilineo

L'apertura della strada rispondeva a tre obiettivi: creare un'arteria di scorrimento dentro un nuovo sistema di strade sovrapposto al dedalo di vicoli medievali; costruire un grande viale fiancheggiato da edifici sontuosi, a testimoniare la grandezza rinnovata della Chiesa; fondare un nuovo centro amministrativo e bancario vicino al Vaticano e lontano dal Campidoglio, dominato dalle famiglie baronali avversarie del papato.

I nomi della strada

Prima di chiamarsi via Giulia la strada era conosciuta come via Magistrale; un altro nome, via Recta, ne descrive la caratteristica più evidente, il lungo rettilineo che ancora oggi colpisce chi la percorre per la prima volta.

Rinascimento e Barocco

Nonostante l'interruzione del progetto nel 1511 e la morte del papa due anni dopo, la strada divenne subito uno dei centri del Rinascimento romano. Palazzi e chiese furono costruiti dai maggiori architetti del tempo, come Raffaello e Antonio da Sangallo il Giovane, che spesso scelsero di abitarvi. Nel Seicento lavorarono qui Francesco Borromini, Carlo Maderno e Pietro da Cortona, e la strada, indirizzo preferito della nobiltà, divenne teatro di tornei, feste e sfilate di carnevale.

Il declino e la rinascita

Dalla metà del Settecento lo spostamento del centro cittadino verso il Campo Marzio portò alla fine dell'attività edilizia e all'abbandono della strada da parte della nobiltà, sostituita da una popolazione di artigiani con le loro botteghe. Via Giulia assunse allora l'aspetto solitario e solenne che avrebbe mantenuto per due secoli, prima della rinascita cominciata a metà Novecento.

Una cosa che non ti dice nessuno su Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

La cosa che nessuno dice è che questi quadri sono piccoli. Nelle riproduzioni online, ingrandite sullo schermo del telefono, le tavole di Eline Vansteenkiste sembrano grandi paesaggi da museo; nella realtà molte stanno sotto i quaranta centimetri. A Sudden Gust of Wind misura 39,5 per 21 centimetri, The Bloody Sun 24,5 per 33,7, Frightened by Lightning 39,6 per 33,5. I più grandi fra quelli pubblicati, Farewell to the Mountains Covered with Snow e Clay Kickers, non arrivano ai settanta centimetri di lato.

Questo cambia completamente il modo di visitare la mostra. Una pittura così minuta, piena di figure minuscole, animali, alberi dipinti uno per uno, chiede di avvicinarsi, di chinarsi, di tornare indietro e poi ancora avanti. È un'esperienza simile a quella che si fa davanti ai maestri che l'artista cita fra i suoi riferimenti: da lontano si vede il paesaggio, da vicino si scopre che dentro ci sono decine di storie. Chi entra in galleria di corsa e guarda i quadri dal centro della stanza perde metà della mostra.

C'è un secondo aspetto, meno evidente. Le tavole hanno spesso bordi irregolari, arrotondati, non perfettamente rettangolari, come si vede nella riproduzione di Frightened by Lightning. Il supporto stesso ha qualcosa di antico, di oggetto trovato, e la forma della tavola partecipa al paesaggio. È un dettaglio che in fotografia si perde facilmente e che dal vivo salta agli occhi. Il consiglio è di dedicare almeno un minuto intero a ogni quadro e di guardare anche i bordi.

Il consiglio che ti do per visitare Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

Il consiglio è semplice: arrivate a via Giulia a piedi, dal fondo della strada, e tenete la galleria come metà della passeggiata, non come meta unica. La mostra si vede bene in tre quarti d'ora; via Giulia merita almeno altrettanto. Partite da piazza dell'Oro, dove sorge la basilica di San Giovanni dei Fiorentini, e scendete lungo il rettilineo guardando i palazzi a destra e a sinistra. Palazzo Sacchetti, di Antonio da Sangallo il Giovane, è l'avviso che siete arrivati: la galleria è di fronte.

Scegliete il momento giusto. La galleria apre alle 13.00 e chiude alle 18.00, dal martedì al sabato. Il primo pomeriggio è l'ora più tranquilla, con la luce che entra ancora obliqua nella strada; il sabato è il giorno più comodo per chi lavora ma anche quello in cui via Giulia è più frequentata. Evitate lunedì e domenica, quando la galleria è chiusa.

Portate uno sguardo da museo, non da vetrina. I quadri sono piccoli e densi, e ogni tavola contiene più scene. Se avete tempo, prima di entrare cercate un'immagine delle Très Riches Heures du Duc de Berry dei fratelli Limbourg, che la galleria indica come una fonte importante del ciclo: vi aiuterà a leggere i paesaggi come calendari, con il cielo, la stagione e il lavoro umano che cambiano insieme. E se siete in gruppo, entrate in due o tre per volta: in una galleria privata lo spazio è raccolto, e la pittura di Vansteenkiste chiede silenzio.

Come arrivare alla Tim Van Laere Gallery in via Giulia

La Tim Van Laere Gallery si trova in via Giulia 98, nel rione Ponte, a pochi passi dal Tevere e dalla basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Il modo più semplice di arrivarci è l'autobus fino al lungotevere o a corso Vittorio Emanuele II, poi a piedi.

In autobus

Nella zona di San Giovanni dei Fiorentini, all'imbocco di via Giulia, passano le linee 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, con fermate sul lungotevere e su corso Vittorio Emanuele II. Dalla fermata si raggiunge la galleria a piedi percorrendo via Giulia. Orari e percorsi aggiornati sono sul calcolatore di percorso ATAC.

A piedi dal centro

Da Campo de' Fiori si arriva in pochi minuti passando per le strade che scendono verso il fiume; da piazza Navona si attraversa corso Vittorio Emanuele II e si prende una delle traverse che portano a via Giulia. È il modo migliore di arrivare, perché la strada si scopre camminando.

In auto

La zona è vicina alla zona a traffico limitato del centro storico e i parcheggi sono pochi, per lo più sul lungotevere. Meglio lasciare l'auto altrove e proseguire con i mezzi o in taxi.

Da Castel Sant'Angelo e dal Vaticano

Chi arriva dalla sponda vaticana può attraversare il fiume e scendere lungo il lungotevere fino a San Giovanni dei Fiorentini, dove comincia via Giulia: una passeggiata che collega bene una visita a Castel Sant'Angelo con la mostra.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che via Giulia è una strada rinascimentale voluta da Giulio II. Meno spesso si ricorda che fu progettata anche come quartiere degli affari: il nuovo centro amministrativo e bancario del papato, vicino al Vaticano e lontano dal Campidoglio delle famiglie baronali. Il progetto di Bramante prevedeva lungo la strada il grande Palazzo dei Tribunali, e la chiesa di San Biagio degli Armeni, che si trova sulla via, doveva essere inglobata in quell'edificio. Il palazzo non fu mai completato, e il progetto si interruppe nel 1511.

La vocazione mercantile della zona però rimase. Pochi passi più in là, via dei Banchi Vecchi deve il nome ai banchi di credito, e per un breve periodo, nella prima metà del Quattrocento, ospitò anche la Zecca. È un quartiere nato per il denaro e la burocrazia, prima ancora che per l'arte.

Il collegamento con la mostra è meno forzato di quanto sembri. Una galleria d'arte contemporanea è, fra le altre cose, un luogo di mercato, e in via Giulia oggi le gallerie occupano spazi in palazzi costruiti per famiglie nobili e prelati. Il cerchio si chiude: la strada del denaro papale è diventata una strada del mercato dell'arte. Guardando i quadri di Vansteenkiste, pieni di viandanti senza meta, viene da pensare che il contrasto con i propositi ordinati di Bramante non potrebbe essere più netto.

La foto giusta da fare a Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

La foto giusta non è dentro la galleria. In una galleria privata conviene chiedere prima di fotografare le opere, e comunque i quadri di Vansteenkiste, piccoli e scuri, rendono poco con il telefono. La foto da portare a casa è quella di via Giulia vista in prospettiva, il lungo rettilineo che dà il nome di via Recta alla strada.

Il punto migliore è in mezzo alla strada, in un momento senza auto, con l'obiettivo puntato lungo l'asse. Da un lato e dall'altro scorrono le facciate dei palazzi, e in fondo, verso piazza dell'Oro, la massa di San Giovanni dei Fiorentini con la sua cupola. È un'inquadratura quasi da pittura prospettica rinascimentale, ed è esattamente l'effetto che Bramante voleva ottenere.

Il primo pomeriggio, all'orario di apertura della galleria, la luce cade di traverso sulle facciate e i sampietrini prendono rilievo. D'autunno, verso le 17.00, il sole è già basso e la strada si riempie di ombre lunghe: è la luce giusta per una foto in bianco e nero, severa come la strada stessa. Se volete un legame con la mostra, fotografate l'ingresso della galleria con la targa di Palazzo Donarelli Ricci e, alle spalle, la facciata di Palazzo Sacchetti. Due secoli di architettura romana e un'insegna di galleria contemporanea nello stesso scatto.

Intorno a via Giulia: cosa vedere prima e dopo la mostra

La galleria di via Giulia è a pochi minuti a piedi da alcuni dei luoghi più belli del centro storico. Una visita alla mostra si combina facilmente con una passeggiata nel rione Ponte e nella Regola.

San Giovanni dei Fiorentini

La basilica di San Giovanni dei Fiorentini chiude via Giulia verso il Vaticano. Il progetto passò per le mani di Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo, Giacomo Della Porta; la cupola è di Carlo Maderno, l'abside di Borromini, la facciata di Alessandro Galilei, realizzata fra il 1734 e il 1738.

Campo de' Fiori e piazza Navona

A pochi minuti ci sono Campo de' Fiori, con il mercato del mattino, e piazza Navona. Chi arriva dopo le 13.00 può fare il giro al contrario: pranzo in zona, mostra nel primo pomeriggio, passeggiata a Navona al tramonto.

Castel Sant'Angelo

Dall'altra parte del fiume, Castel Sant'Angelo si raggiunge a piedi in un quarto d'ora. È un abbinamento naturale per una giornata dedicata al rione Ponte e alla sponda vaticana.

Trastevere e la Farnesina

Scendendo verso il fondo di via Giulia e attraversando il ponte Sisto si entra a Trastevere. A breve distanza c'è la Villa Farnesina, la villa rinascimentale affrescata da Raffaello e dalla sua bottega.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Via Giulia nasce con una data precisa: il 1508, quando Giulio II della Rovere affida a Donato Bramante il progetto di una nuova strada rettilinea, pensata come asse di un nuovo quartiere amministrativo e bancario vicino al Vaticano. Il cantiere si interrompe nel 1511, e due anni dopo muore il papa; ma la strada è già diventata un indirizzo ambito, e nei decenni successivi vi costruiscono i maggiori architetti del Rinascimento.

Il Cinquecento porta anche le chiese delle nazioni. Le comunità straniere e le città stato italiane scelgono di costruire le proprie chiese lungo la via o nelle vicinanze; la più grande è San Giovanni dei Fiorentini, il cui cantiere, affidato dopo un concorso a Jacopo Sansovino, prende avvio nel secondo decennio del secolo. L'abside della chiesa sorge nel letto del Tevere, e le difficili sostruzioni saranno risolte da Antonio da Sangallo il Giovane.

Nel 1663 il complesso di case delle famiglie Ricci e Donarelli, dove oggi ha sede la galleria, viene ristrutturato, forse da Carlo Rainaldi. Nel Seicento via Giulia è la strada preferita della nobiltà romana e ospita tornei, feste e sfilate di carnevale. Fra il 1734 e il 1738 Alessandro Galilei completa la facciata di San Giovanni dei Fiorentini.

Poi il lungo silenzio: dalla metà del Settecento il centro della città si sposta verso il Campo Marzio, la nobiltà abbandona la strada, arrivano artigiani e botteghe. Via Giulia resta per due secoli solitaria e solenne. La rinascita comincia a metà Novecento, e oggi la strada è di nuovo uno degli indirizzi più eleganti di Roma, con gallerie d'arte. Il 7 maggio 2013 San Giovanni dei Fiorentini ha ospitato i funerali di Giulio Andreotti.

Chi è passato da Under the Shade of a Coolabah Tree di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery — dal 26 settembre al 7 novembre 2026

Via Giulia è una delle strade di Roma con la più alta densità di grandi nomi per metro quadrato. Donato Bramante ne disegnò il tracciato per Giulio II. Raffaello Sanzio e Antonio da Sangallo il Giovane, fra gli architetti che vi costruirono palazzi e chiese, scelsero spesso di abitarvi; Sangallo firmò Palazzo Sacchetti, che oggi guarda dritto sull'ingresso della galleria.

Nel Seicento arrivarono Francesco Borromini, Carlo Maderno e Pietro da Cortona. Maderno e Borromini hanno anche un legame più intimo con la strada: sono sepolti entrambi in San Giovanni dei Fiorentini, la chiesa che chiude via Giulia verso il Vaticano. Nella stessa chiesa fu rettore san Filippo Neri, che vi fondò la Congregazione dell'Oratorio, e secondo la tradizione Cesare Baronio, suo discepolo, lasciò la scritta Caesar Baronius cocuus perpetuus sul camino dell'ospedale annesso, demolito negli anni Quaranta. L'archivio dell'Arciconfraternita dei Fiorentini conserva perfino il verbale della cacciata di Leonardo da Vinci, che non aveva pagato la tassa d'ingresso.

Più di recente, nel 2013, la stessa basilica ha visto i funerali di Giulio Andreotti. E ogni autunno la strada si riempie dei visitatori delle gallerie, fra cui gli appassionati che vengono a vedere gli artisti della Tim Van Laere Gallery. Eline Vansteenkiste, pittrice di Gand che lavora a Courtrai, è l'ultima arrivata in questa lunga fila: una pittrice di paesaggi immaginari in una strada disegnata da Bramante.

Accessibilità e visita con i bambini

La Tim Van Laere Gallery di Roma occupa il piano terra di un palazzo storico; per informazioni sull'accesso con sedia a rotelle o passeggino conviene scrivere prima alla galleria all'indirizzo info@timvanlaeregallery.com. Via Giulia è lastricata di sampietrini, piuttosto sconnessi in alcuni tratti: con carrozzine e passeggini è bene procedere con attenzione.

Con i bambini

I quadri di Vansteenkiste, pieni di animali, temporali, alberi e piccole figure, si prestano a un gioco semplice con i bambini: cercare in ogni tavola il cavallo, la mucca, l'uccello, il fulmine. Una galleria privata non è un museo per famiglie, ma una visita breve e concentrata funziona anche con i più piccoli.

Durata della visita

Per la mostra bastano trenta o quaranta minuti; con la passeggiata in via Giulia e una sosta a San Giovanni dei Fiorentini si arriva facilmente a due ore.

Come organizzare la visita alla mostra di Eline Vansteenkiste

Una visita alla mostra di via Giulia si organizza bene in un pomeriggio feriale o di sabato, sfruttando l'apertura della galleria dalle 13.00 alle 18.00.

Dove mangiare

Il rione Ponte e la Regola offrono trattorie romane, enoteche e forni, soprattutto nelle strade fra via Giulia, via dei Banchi Vecchi e Campo de' Fiori. Per un pranzo prima dell'apertura della galleria la zona di Campo de' Fiori è la più comoda; per un aperitivo dopo la chiusura, le strade intorno a piazza Navona e via dei Banchi Vecchi.

Ottobre a Roma

La mostra attraversa tutto l'autunno romano, da fine settembre ai primi di novembre. Le giornate sono ancora miti, ma il sole cala presto: chi vuole combinare la galleria con una passeggiata lungo il Tevere fa bene a uscire dalla mostra prima del tramonto, che in autunno arriva presto.

Un percorso di arte contemporanea

Via Giulia e le strade vicine ospitano altre gallerie; chi ama l'arte contemporanea può costruire un piccolo itinerario fra le mostre del rione, tenendo presente che le gallerie private hanno orari diversi e spesso chiudono la domenica e il lunedì.

In gruppo

Per gruppi organizzati conviene scrivere alla galleria prima della visita: gli spazi sono raccolti e una visita concordata permette di godere dei quadri senza affollamento.

Domande frequenti su Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery

Quando è aperta la mostra di Eline Vansteenkiste a Roma?

La mostra di Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery è aperta dal 26 settembre al 7 novembre 2026. La galleria di via Giulia 98 riceve il pubblico dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 18.00; la domenica e il lunedì è chiusa, quindi il sabato pomeriggio è l'unica finestra nel fine settimana.

Dove si trova la Tim Van Laere Gallery a Roma?

La Tim Van Laere Gallery di Roma si trova a Palazzo Donarelli Ricci, in via Giulia 98, 00186 Roma, nel rione Ponte, di fronte a Palazzo Sacchetti e a pochi passi da San Giovanni dei Fiorentini. La galleria ha una seconda sede ad Anversa, in Belgio.

Che cosa si vede in Under the Shade of a Coolabah Tree?

Under the Shade of a Coolabah Tree presenta dipinti a olio su tavola del 2026 di Eline Vansteenkiste: paesaggi immaginari con foreste, temporali, animali e figure in cammino. Fra le opere pubblicate dalla galleria ci sono Frightened by Lightning, A Sudden Gust of Wind, Clay Kickers e The Bloody Sun.

Chi è Eline Vansteenkiste?

Eline Vansteenkiste è una pittrice belga nata a Gand nel 1991, che vive e lavora a Courtrai. La Tim Van Laere Gallery la rappresenta e le dedica con questa mostra la seconda personale; i suoi riferimenti vanno da Patinir, Bruegel e Caravaggio a Hokusai e ai film di Tarkovsky e Herzog.

Da dove viene il titolo della mostra?

Il titolo della mostra di Eline Vansteenkiste viene da Waltzing Matilda nell'interpretazione di Slim Dusty, la canzone australiana del vagabondo che sosta all'ombra di un albero di coolabah. L'idea del vagare, senza una meta chiara, attraversa tutti i dipinti del ciclo.

Come si arriva in via Giulia con i mezzi pubblici?

Per arrivare alla Tim Van Laere Gallery in via Giulia si usano gli autobus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, che passano sul lungotevere e su corso Vittorio Emanuele II vicino a San Giovanni dei Fiorentini. Dalla fermata si prosegue a piedi; per il percorso esatto serve il calcolatore ATAC.

Quanto tempo serve per vedere la mostra?

La mostra di Eline Vansteenkiste si vede in trenta o quaranta minuti, perché i quadri sono pochi e di piccolo formato. Conviene però guardarli da vicino e con calma, e aggiungere almeno mezz'ora per la passeggiata in via Giulia.

Il consiglio finale su Eline Vansteenkiste alla Tim Van Laere Gallery

Conviene andarci in un pomeriggio feriale, entrando in via Giulia dal lato di San Giovanni dei Fiorentini e percorrendola tutta a piedi. Una mostra di paesaggi immaginari, dipinti da un'artista che guarda a Patinir e a Bruegel, trova in questa strada la cornice più adatta: fuori il rettilineo ordinato di Bramante, dentro foreste, temporali e viandanti che hanno perso la strada. È un contrasto che vale la visita da solo. E guardate i quadri da vicino: la pittura di Vansteenkiste si capisce a mezzo metro, non da lontano.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Contact Information

Data Evento26 Settembre 2026 13:00 — 7 Novembre 2026
IndirizzoTim Van Laere Gallery, Palazzo Donarelli Ricci, Via Giulia 98, 00186 Roma Roma Città
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