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Marino (chiamata impropriamente da qualcuno Marino Laziale, Marini in dialetto marinese) è un comune italiano di quasi 45000 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio. Marino, subito prima di Castel Gandolfo [...]
Indirizzo:
Piazza Giacomo Matteotti, 5, 00047 Marino RM, Marino (RM), Borghi e paesini, Vicino Roma
Descrizione:

Marino (chiamata impropriamente da qualcuno Marino LazialeMarini in dialetto marinese) è un comune italiano di quasi 45000 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.

Marino, subito prima di Castel Gandolfo e del lago di Albano arrivando da Roma, è ben nota ai romani come la Città del Vino, famosa per la sua Sagra dell'Uva, la manifestazione più antica in Italia nel suo genere, nella quale il vino doc locale sgorga dalla fontana centrale.

Una gita a li Castelli, anche nota come Nannì, è una famosa canzone romanesca scritta da Franco Silvestri nel 1926 ed interpretata da Ettore Petrolini (e poi da tanti altri nell'ultimo secolo) in cui di Marino cantava: "Lo vedi ecco Marino/La sagra c'è dell'uva/fontane che danno vino/quanta abbondanza c'è"

La Sagra dell'Uva di Marino

Marino (RM) Castelli Romani
Marino (RM) Castelli Romani - sagra del vino

La Sagra dell'uva di Marino ('a Sagra per antonomasia in dialetto marinese) è una nota festa tradizionale, che ricorre ogni prima domenica di ottobre a Marino, cittadina in provincia di Roma.

Fu istituita nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli e da allora è stata puntualmente organizzata ogni anno. L'Opera Nazionale Dopolavoro concesse all'evento il titolo di Sagra, di cui potevano fregiarsi solo pochi altri simili eventi in Italia.

Le sue radici tuttavia affondano in accadimenti storici ben precedenti: in coincidenza con la festa profana si tiene infatti la festa della Madonna del Rosario, celebrata per commemorare la vittoria della Lega Santa contro l'Impero ottomano nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

La produzione vitivinicola nel territorio di Marino affonda le sue radici già in età romana: gli antichi autori infatti conoscevano e apprezzavano buona parte del vino bianco prodotto nell'area dei Colli Albani col nome di Albanum, dal nome dell'antica città di Alba Longa, leggendaria città-madre di Roma che sorgeva appunto sulle sponde del lago Albano.

Durante il Medioevo e poi nell'età moderna la viticoltura rappresentò la principale fonte di occupazione a Marino e nel suo territorio, così come anche in tutti i comuni vicini.

Nel 1536 l'imperatore Carlo V d'Asburgo, in visita a Roma, durante un banchetto ebbe occasione di bere il vino di Marino, e a quanto dicono le cronache espresse apprezzamento al riguardo.

I marinesi erano molto legati alla viticoltura, tanto che in varie occasioni si rivolsero alla protezione della Madonna del Popolo, una miracolosa effigie duecentesca conservata nella Basilica di San Barnaba, perché scampasse le campagne da grandinate o piogge inopportune.

 Addirittura nel 1611 la Comunità in un'assemblea straordinaria il giorno 2 febbraio scelse di adottare come santo patrono "appresso Sua Divina Maestà" San Barnaba, perché proteggesse il feudo da alcune continue grandinate che si erano verificate nei tre anni precedenti.

All'inizio del XX secolo nacque l'idea di creare una festività per sponsorizzare il prodotto delle vigne marinesi ed attirare in città visitatori provenienti da Roma: le comunicazioni erano state notevolmente facilitate grazie al completamento della ferrovia Roma-Albano nel 1889; il completamento progressivo delle Tramvie dei Castelli Romani, che collegavano capillarmente quasi tutte le località castellane con la Capitale, non poté che giovare al tipico turismo fuori porta dei romani.

In seguito ad una grave crisi della produzione, causata da una serie di calamità naturali, l'Amministrazione comunale pensò nel 1904 di attirare l'attenzione sul vino locale con un grande evento: le Feste Castromenie. I festeggiamenti si svolsero tra l'11 settembre ed il 10 ottobre 1904; non risulta che furono riproposti negli anni seguenti, finché il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli non ideò la Sagra dell'Uva, nel 1925.

Il programma della Sagra dell'Uva di Marino è frutto di cent'anni di esperienza, di esperimenti e di cambiamenti.

Generalmente, ormai da diversi anni, si segue un programma prestabilito senza apportare significative variazioni.

Il nucleo centrale della festa è la domenica pomeriggio, con la ricorrenza profana e il "miracolo", tuttavia a seconda dei cambiamenti delle giunte comunali e delle disponibilità economiche, i festeggiamenti possono incominciare un mese prima come non incominciare affatto.

Negli ultimi anni, l'animazione inizia il giovedì o il venerdì e si protrae non oltre il lunedì della "Sagretta", usanza voluta dai marinesi come replica meno affollata della festa tanto amata.

Oltre agli eventi della domenica, ci sono altri eventi fissi stabiliti il sabato della vigilia e il lunedì della "Sagretta".

Nel pomeriggio del sabato della vigilia, generalmente verso le ore 18, per le vie del centro storico si assiste alla rievocazione storica dell'annuncio della vittoria cristiana nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

Un araldo a cavallo, accompagnato da trombettieri, tamburini e sbandieratori, percorre corso Vittoria Colonna e corso Trieste leggendo il proclama che convoca il popolo davanti a Palazzo Colonna.

Quindi, figuranti in costume cinquecentesco che interpretano il governatore e i notabili del feudo si affacciano alla balconata del palazzo che affaccia su piazza della Repubblica e danno l'annuncio della vittoria cristiana e soprattutto della vittoria del feudatario Marcantonio II Colonna, rendendo noto che l'indomani questi rientrerà solennemente nel suo feudo.

Negli ultimi anni, il tono del proclama è stato reso più pacifico, evitando di rimarcare le enormi perdite inflitte al nemico turco e il numero dei prigionieri catturati, che comunque fanno ancora bella mostra di sé, scolpiti nel peperino, legati alla fontana dei Quattrio Mori.

La domenica è il fulcro e la ragion d'essere della Sagra dell'Uva di Marino.

Vi si concentrano tutti gli eventi più importanti ed attesi, dalla processione religioso alla supplica alla Madonna di Pompei, dal corteo storico in costume alla sfilata dei carri allegorici e al "miracolo delle fontane che danno vino".

A Roma già in due occasioni, nel 1644 per l'elezione di papa Innocenzo X e nel 1670 per l'elezione di papa Clemente X, le fontane alla base della scalinata del Campidoglio diedero vino alla folla meravigliata.

In Francia, nella cittadina alsaziana di Wangen, ogni 3 luglio una fontana distribuisce vino.

Tuttavia, il "miracolo" di Marino è il più famoso in Italia ed è, a quanto sembra, rimasto inimitato in Italia (fatta eccezione per la 89esima festa dell'uva e dei vini del territorio di Velletri nel 2019.

Il giorno seguente alla domenica della Sagra vera e propria, è invalsa l'usanza, a partire dal secondo dopoguerra, di replicare il programma della festa profana per un pubblico in genere più ristretto.

Non vengono svolte ovviamente la processione e la supplica alla Madonna di Pompei, ma solo il corteo storico, però senza la partecipazione dei personaggi famosi o dei gruppi forestieri, la sfilata dei carri allegorici e il "miracolo delle fontane che danno vino".

Questa replica della Sagra in versione più dimessa e "familiare" prende nome di "Sagretta", o "Sagra dei marinesi", ed è ormai un appuntamento fisso nel programma di ogni edizione.

La sera del lunedì si svolge un concerto di chiusura, generalmente in piazza San Barnaba, ed a conclusione della festa vengono sparati fuochi d'artificio dallo stadio comunale Domenico Fiore.

«Ivi, d'attorno la fontana de' mori, una battaglia pazza s'è scatenata, con empio rigurgito, verso le cannelle del vino gratis.
Le ondate d'assalto si susseguono ininterrotte contro il muro de' carabinieri trafelati, che munisce la cittadella dello spumante gratuito; sciami di boccali di carta, svolazzando a mezz'aria, pervadono la cupidigia dei raccoglitori; chi, felice, ne ha presi al volo venticinque, chi trenta. Saldamente piantati a gambe larghe ed alti sulla roccaforte propria della fontana, gli avanguardisti la cingono come d'una seconda e interior munizione. Fanno gli onori di casa, prendono vuoto e porgono il bicchiere cartaceo ai primipili delle falangi d'assalto, e dello spumante gratis ne sbròdolano un po' micamale anche in testa ai carabinieri, data la difficoltà del manovrare nella tempesta. Cola il vino nuovo dalle cannelle di rame, vàlica dentro ai bicchieri il panno nero e rosso della forza pubblica, il crinale delle spalline, i galloni d'argento: e finisce tra tosse e starnuti metà in gola, metà nel naso, metà nei calzoni, metà nel gilè tra camicia e pelle alla gente, che beve e s'infradicia, ricacciata da gomitate sature di folklore, con risa e urla gioconde, a ora a ora delusa o felice, secondo che la prende l'onda, o la risacca la dilontana.»
(Carlo Emilio GaddaLa festa dell'uva a Marino, in Il castello di Udine (1934), pp. 151-152.)

Marino (RM) Castelli Romani
Marino (RM) Castelli Romani sagra del vino

Marino | La Storia

Marino | Età antica (900 a.C.-476)

Nel territorio marinese i primi insediamenti umani attestati risalgono al I millennio a.C., nel periodo laziale II A (900 a.C. - 830 a.C.).

Risalgono invece al periodo laziale III (770 a.C. - 730 a.C.) i primi reperti rinvenuti nella necropoli di Riserva Del Truglio, che ha però il suo massimo sviluppo durante il periodo laziale IV A (730 a.C. - 640 a.C.): a questo periodo risalgono circa una trentina di tombe rinvenute nel territorio marinese, che compongono una delle più importanti concentramenti di tombe dei Colli Albani.

È stato anche rinvenuto, presso la stazione ferroviaria di Marino in località Cave di Peperino, il fondale di una capanna risalente a questo periodo, che rappresenta uno dei rari esempi di questo genere nel Lazio.

In età storica pre-romana, diversi abitati sorsero nel territorio marinese:

  • Mugillae, abitato latino ubicato in prossimità della frazione di Santa Maria delle Mole, fu rasa al suolo nel 490 a.C. dai Volsci guidati da Gneo Marcio Coriolano.
  • Bovillae, città latina la cui ubicazione è collocata discutibilmente tra la località Colle Licia e la frazione di Frattocchie; fu rifugio degli abitanti sfollati da Alba Longa dopo la sua distruzione nel 658 a.C., e luogo di origine della Gens Iulia, tanto che l'imperatore Tiberio Claudio Nerone nel 14 istituì i Sodales Augustales in città facendo erigere il grande circo ed il teatro.
  • Locus Ferentinus, foro della città latina di Alba Longa, capitale della Lega Latina, era anche il luogo delle adunate periodiche dei rappresentanti delle trentasei città confederate; l'ipotesi più accreditata è che questo luogo sorgesse in località Prato della Corte, ovvero fuori dall'ipotetica area urbana di Alba Longa e in prossimità del leggendario Caput Aquae Ferentinum: tuttavia di recente si è optato per ipotizzare l'ubicazione del Locus presso la frazione Cecchina di Albano Laziale.

In età romana, probabilmente con scopi militari, venne fondato l'insediamento fortificato di Castrimoenium, ubicato molto probabilmente nell'attuale sito del centro storico, precisamente nel rione Castelletto.

Da Castrimoenium partiva l'Aqua Taepula, un acquedotto che assicurava alcune migliaia di metri cubi di rifornimento d'acqua alla città di Roma.

Nel 1962 è stato rinvenuto, presso la stazione ferroviaria di Marino, il mitreo di Marino, uno dei mitrei meglio conservati del mondo, nonché uno dei due dipinti a muro presenti in Italia.

Marino (RM) Castelli Romani
Marino (RM) Castelli Romani

Marino | Medioevo

L'alto Medioevo

Già prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) Bovillae era in avanzato stato di decadenza, come dimostra l'assenza di fonti scritte o documentarie riguardanti il municipium posteriori al I secolo: benché la zona sia stata teatro di alcuni rinvenimenti paleocristiani (un oratorio i cui resti frammentari furono rinvenuti nel Settecento presso Frattocchie ed una catacomba rinvenuta a Due Santi sempre nel Settecento, di cui oggi si è persa l'ubicazione), il progressivo abbandono della via Appia Antica seguito al VI secolo e le frequenti incursioni piratesche dei Saraceni del IX e X secolo favorirono la nascita di nuovi insediamenti più a monte, come appunto Marino.

Comunque a partire dall'VIII secolo la Chiesa cattolica decise di prendere in mano il governo temporale del Lazio e, al fine di garantire l'approvvigionamento agricolo ed il controllo del territorio, istituì diversi patrimonia e domuscultae formati da massae e fundi agricoli più o meno sparsi.

Nel territorio marinese si trovavano alcuni fondi distaccati appartenenti al patrimonium Appiae ed alle massae Marulis, il cui centro era situato probabilmente a Grottaferrata presso il XII miglio della via Latina, e Sulpiciana, che si estendeva lungo la via Nettunense da Frattocchie a Castel Savello presso Albano Laziale e che fu fondata da papa Adriano I.

Il basso Medioevo

Si ipotizza che il territorio marinese nell'XI secolo fosse entrato nell'orbita dei Conti di Tuscolo, la potente famiglia baronale romana che aveva la propria roccaforte presso la vicina Tusculum e che esercitò il proprio strapotere su Roma tra il 999 ed il 1179 attraverso il "papato di famiglia".

Furono probabilmente i Conti di Tuscolo a fortificare per primi l'altura del centro di Marino, così come fecero in altri centri dei Colli Albani.

La prima citazione del castello comunque risalirebbe al 1090, a proposito della sua concessione fatta da Agapito dei Conti di Tuscolo in dote alla figlia sposa di Oddone Frangipane, assieme ai castelli di Rocca di Papa e Monte Compatri: tuttavia questa informazione potrebbe essere un'interpolazione successiva, fatta aggiungere per dare un fondamento legale ad una probabile usurpazione del feudo esercitata dalla famiglia di nuova nobiltà dei Frangipane, che ad ogni modo nel XIII secolo esercitava pienamente il governo di Marino.

Nel 1237 la feudataria Giacoma de Settesoli, vedova di Graziano Frangipane nonché amica di san Francesco d'Assisi ed ispiratrice del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, concesse alla Comunità marinese i suoi primi statuti.

I Frangipane rimasero a Marino fino alla morte del figlio di lei Giovanni Frangipane, che per disposizione testamentarie nel 1253 ordinò una spartizione dei suoi beni tra l'abbazia di San Saba all'Aventino a Roma e l'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata: una quota spettò anche ai poveri di Marino.

Dopo una breve usurpazione del feudo ad opera dei Conti di Poli, nel 1266 il cardinale Matteo Rubeo Orsini acquistò Marino "et turrim cum ipsius tenimento suo" per 13.000 provisini.

Sotto il dominio degli Orsini il castello fu assediato nel 1267 dal "senator" ghibellino Enrico di Castiglia e nel 1347 dal "tribuno del popolo" Cola di Rienzo, entrambe le volte senza successo.

Con l'inizio dello Scisma d'Occidente (1378-1417) papa Urbano VI e l'antipapa Clemente VII misero in campo due eserciti formati da mercenari, che si affrontarono in uno scontro decisivo nella battaglia di Marino (30 aprile 1379), al termine della quale la vittoria arrise ai mercenari papalini comandati da Alberico da Barbiano.

In seguito alla battaglia di Marino il feudatario del castello, Giordano Orsini, seguace dell'antipapa, ne fu scacciato da suo figlio Giacomo, che mantenne il controllo del feudo fino al 1385, quando fu a sua volta scacciato dal legittimo erede del castello, il cugino Onorato Caetani.

Durante tutto il periodo dello Scisma d'Occidente Marino fu oggetto di repentine conquiste e riconquiste da parte di vari personaggi: in particolare tra il 1399 ed il 1405 appartenne direttamente alla Camera Apostolica, dal 1408 al 1414 fu occupata da Ladislao I di Napoli che la concesse a Giordano e Niccolò Colonna, quindi tornò ai Caetani che infine nel 1419 la vendettero ai Colonna per 12.000 fiorini.

I Colonna utilizzarono il castello di Marino molto frequentemente come base militare, coinvolgendolo in numerosi eventi bellici: tra il 1433 ed il 1436 nella guerra tra papa Eugenio IV ed alcune famiglie baronali romane, terminata con la traumatica distruzione di Palestrina e l'esilio dei Colonna nel Regno di Napoli; nel 1482 e nel 1484-1486 nella guerra tra papa Sisto IV, e poi papa Innocenzo VIII, e Ferdinando I di Napoli, condotta in maniera feroce ma risoltasi nello status quo ante bellum; nel 1494-1495 nelle tensioni legate alla discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, in cui i Colonna si schierarono contro i francesi, appoggiati invece da papa Alessandro VI: la tensione con questo papa si risolse con la distruzione di Marino decretata con l'assenso del papa l'8 luglio 1501.

Questo evento luttuoso chiude, secondo lo storico ed archeologo novecentesco Giuseppe Tomassetti, la storia medioevale di Marino.

Marino (RM) Castelli Romani
Marino (RM) Castelli Romani

Marino | Dal Cinquecento al Settecento

Papa Alessandro VI, con il breve "Coelestis altitudinis potentiae" del 1º ottobre 1501 donò il feudo di Marino assieme ad altri trentasei feudi laziali sequestrati ai Colonna ed ai Savelli al nipote Giovanni, probabilmente figlio illegittimo della figlia del papa Lucrezia Borgia e di uno dei suoi amanti, tale Pedro Calderón: tuttavia a causa della minore età del soggetto la cura dei suoi feudi venne affidata al cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia.

Tuttavia alla morte di Alessandro VI, già nel 1503, Fabrizio I Colonna poté rientrare in possesso del castello.

Marino subì nuovi eventi bellici nel 1526, quando fu rasa al suolo per ordine di papa Clemente VII assieme ai feudi colonnesi di Zagarolo, Gallicano, Artena, Subiaco e Cave, evento in seguito al quale i Colonna pensarono bene di ricambiare il papa appoggiando l'esercito di Carlo V d'Asburgo nel terribile sacco di Roma del 1527.

Successivamente, i Colonna combatterono ancora nel 1539 (la "guerra del sale") contro papa Paolo III e nel 1556-1559 contro papa Paolo IV, prima che Marcantonio II Colonna avesse siglato un solenne giuramento di fedeltà a papa Giulio III nel 1550, dopo il quale cessarono le piccole guerre intestine tra papato e baroni romani.

Sotto il dominio di Marcantonio II Colonna, che fu ammiraglio pontificio vittorioso nella battaglia di Lepanto del 1571, ci furono importanti rinnovamenti sociali ed urbanistici a Marino: nel 1564 comparve per la prima volta il sigillo della Comunità marinese, raffigurante un cavaliere portatore di un vessillo (che sostanzialmente è rimasto inalterato nei secoli); molto simile all'attuale stemma di Marino, nel 1566 vennero emanati i nuovi statuti, e nel 1572 i "Bandi, provisioni et ordinationi" sul gioco d'azzardo, sulla bestemmia e sulla rissa; venne completato per un quarto palazzo Colonna, il cui progetto era stato commissionato già dal padre di Marcantonio Ascanio I Colonna ad Antonio da Sangallo il Giovane.

A Marcantonio II Colonna successe il cardinale Ascanio II Colonna, che si distinse per un governo non particolarmente popolare, tanto che nel 1599 i marinesi si ribellarono al suo governo: nel 1606 tuttavia papa Paolo V elevò il feudo di Marino a ducato in suo favore, con diritto di trasmissione ai suoi eredi.

La tradizione vuole che nel 1618 i marinesi radunati in un'assemblea pubblica elessero come nuovo santo patrono del paese san Barnaba apostolo, iniziando così a celebrare la festa patronale di San Barnaba l'11 giugno.

Il Seicento fu anche un periodo di grande attività urbanistica: attorno al 1636 venne costruita la chiesa della Santissima Trinità, nel 1640-1662 la basilica di San Barnaba, in seguito alla consacrazione della quale furono sconsacrate le due vecchie parrocchiali di Santa Lucia e di San Giovanni, fu aperto Corso Trieste (all'epoca chiamato "Strada Larga") e nel 1632 Pompeo Castiglia, su progetto dell'architetto Sergio Venturi, realizzò la fontana dei Quattro Mori.

La peste del 1656 colpì duramente Marino, decimando più della meta della popolazione.

Gli ultimi statuti marinesi furono redatti nel 1675 ed approvati nel 1677 da Lorenzo Onofrio Colonna:  lo stesso fece costruire il convento del Santissimo Rosario, completato nel 1712 in rococò.

L'evento più importante del Settecento per Marino fu, in negativo, la riapertura della via Appia Nuova promossa da papa Pio VI tra il 1777 ed il 1780: il ripristino di questa rapida alternativa alla più lunga via corriera per Napoli passante per Marino, il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo e Velletri fece decadere Marino come luogo di scambi commerciali e di sosta e d'altra parte fece la fortuna dei centri posti sulla direttrice Appia come Albano Laziale e Genzano di Roma.

Dopo la proclamazione della Repubblica Romana (1798-1799) (15 febbraio 1798) varie località dei Colli Albani si auto-proclamarono "repubbliche sorelle": il 18 febbraio Albano Laziale, Frascati e Velletri, Marino solo ai primi di marzo.

Tuttavia quando già il 20 febbraio gli abitanti di Trastevere insorsero contro i francesi, gli albanensi e i velletrani si schierarono prontamente con la reazione, inviando un esercito di qualche migliaio di individui contro Roma: d'altra parte, marinesi e frascatani rimasero fedeli alla rivoluzione.

La battaglia tra francesi e reazionari si svolse presso Frattocchie il 28 febbraio 1798, vinsero i francesi comandati da Gioacchino Murat che saccheggiarono Castel Gandolfo ed Albano Laziale.

Jean Étienne Championnet, comandante francese a Roma, si complimentò con i marinesi per la fedeltà dimostrata: però fu proprio questa la causa del saccheggio dell'esercito "di liberazione" sanfedista napoletano che scacciò i francesi già nel 1799.

Marino | L'Ottocento

Con il ritorno dei francesi di Napoleone Bonaparte nello Stato Pontificio e l'annessione del Lazio al primo Impero francese nel 1807 Marino fu dichiarata sede di cantone e le fu aggregato il territorio di Grottaferrata: tale situazione durò fino al ritorno di papa Pio VII a Roma nel 1814.

Per riorganizzare la divisione dei territori pontifici e l'amministrazione pubblica, Pio VII nel 1816 emanò il motu proprio "Quando per ammirabile disposizione", in forza del quale i feudatari che avessero voluto mantenere i diritti feudali furono scoraggiati a tal punto che la maggior parte di essi rinunciò, come nel caso di Filippo III Colonna.

Si concluse dunque il dominio colonnese sul paese, anche se la famiglia Colonna rimase proprietaria di tutti i suoi immobili marinesi, che svendette lentamente nel corso di un secolo: solo nel 1916 infatti Isabella e Vittoria Colonna concessero in enfiteusi perpetua al Comune di Marino le ultime proprietà di famiglia nel territorio marinese, il palazzo ed il Barco Colonna.

Papa Gregorio XVI (1831-1846) fu molto legato a Marino, che beneficò particolarmente con il ripristino del locale Governo nel 1831, l'elevazione a Città nel 1835, l'apertura del collegio dei padri dottrinari e la realizzazione del cosiddetto "ponte Gregoriano", ovvero l'accesso alla città da Castel Gandolfo lungo la strada statale 216 via Maremmana III.
Dopo la presa di Porta Pia (20 settembre 1870) e l'annessione del Lazio al Regno d'Italia, a Marino si contraddistinse subito un consiglio comunale a maggioranza repubblicana ed anticlericale.
Venne costruita la nuova residenza municipale, oggi chiamata palazzo Matteotti, e nel 1880 si iniziarono i lavori per un collegamento ferroviario con l'allora frazione di Ciampino, già collegata con Roma dal 1856 tramite la ferrovia Roma-Frascati: la ferrovia Roma-Albano fu completata nel 1889.

Marino (RM) Castelli Romani
Marino (RM) Castelli Romani

Marino | Dall'inizio del ventesimo secolo al fascismo 

Negli ultimi anni dell'Ottocento iniziò anche ai Castelli Romani la lotta dei contadini contro lo sfruttamento semi-feudali dei proprietari terrieri, meno intensa rispetto a quanto avveniva nell'Italia settentrionale ma sicuramente più forte rispetto all'accettazione passiva dello sfruttamento presente nell'Italia meridionale.

La prima occupazione di terre svoltasi a Marino fu nel 1898, e nel 1902 si costituì una lega di resistenza contadina marinese.

La protesta nel 1910 si estese dal mondo contadino fino agli scalpellini delle cave di peperino, realtà peculiare del territorio marinese.

Nuove occupazioni di terre si svolsero nel 1917 a danno delle proprietà delle famiglie Colonna e Grazioli affittate al sindaco popolare Luigi Capri Cruciani, dando origini ad un'annosa questione giuridica.

Il "biennio rosso" si aprì per Marino nel segno di una forte inimicizia tra contadini e grandi proprietari: ci furono invasioni dei reduci della prima guerra mondiale nelle località Casa Bianca, Sant'Antonio e Castelluccia, mentre la cooperativa "Colli Parioli" iniziò la costruzione di una "città giardino" a Ciampino per ospitare 221 famiglie di ex-combattenti.

Le contrapposizioni politiche sempre più turbinose crearono anche incidenti di ordine pubbliche e morti.

Il fascismo ebbe difficoltà ad insediarsi ai Castelli Romani, e spesso dovette valersi di personaggi "riciclati" dai partiti socialista, popolare o repubblicano: i primi squadristi fecero capolino ai Castelli il 27 aprile 1921 con un "tour" di propaganda squadrista che toccò Frascati, Marino ed Albano Laziale, trovando inizialmente un ambiente fortemente ostile.

Dopo la marcia su Roma (28 ottobre 1922) i fascisti presero baldanza e iniziarono progressivamente ad assaltare municipi, università agrarie e singoli individui anti-fascisti nel tentativo di controllare le amministrazioni locali.

Nel caso di Marino non occorse la violenza, perché la maggioranza repubblicana confluì nel gagliardetto fascista già nel 1923 (come successe anche ad Ariccia e con i popolari a Monte Porzio Catone e Castel Gandolfo ed i nazionalisti a Rocca Priora).

Il regime fascista si presentò a Marino con personaggi meno violenti che altrove, ma non per questo più presentabili: generalmente provenienti da altre formazioni politiche (come Luigi Capri Cruciani, che diventò deputato e poi senatore) o addirittura da altre ideologie (come Ugo Colizza, ex-anarchico ed ex-repubblicano, iscritto fra i sovversivi al casellario politico centrale fino al 1929 e poi podestà).

La credibilità del regime andò progressivamente scemando ed entrò in crisi alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1939-1940, quando le segnalazioni degli informatori della polizia riferivano di diffusi discorsi anti-fascisti, scarsa partecipazione alle iniziative dei fasci locali e disaffezione verso il regime.

Se a partire dal 1904 si iniziarono a celebrare le "feste Castromenie" (dedicate al municipium romano di Castrimoenium), fu nel 1925 che il poeta di origini marinesi Leone Ciprelli pensò di inventare la Sagra dell'Uva, primo evento del genere in Italia, caratterizzato soprattutto dal "miracolo" delle fontane che danno vino.

Nel 1909 l'abate parroco della basilica di San Barnaba, Guglielmo Grassi, promosse la fondazione della Banca di Credito Cooperativo San Barnaba: negli anni successivi fino alla sua morte, avvenuta nel 1954, monsignor Grassi promosse anche la fondazione dell'Oratorio Parrocchiale San Barnaba e l'avvio di una proficua attività teatrale.

Marino | La seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra mondiale, il territorio marinese venne colpito per la prima volta dai bombardamenti aerei anglo-americani il 19 luglio 1943, con il bombardamento della frazione di Ciampino, importante obiettivo militare per la presenza dello snodo ferroviario e dell'aeroporto di Roma-Ciampino.

L'8 settembre, poche ore prima che il maresciallo Pietro Badoglio annunciasse la firma dell'armistizio di Cassibile, alcuni aerei anglo-americani impegnati nel tragico bombardamento di Frascati colpirono la località di Squarciarelli in comune di Grottaferrata tagliando un ramo dell'acquedotto che riforniva il centro di Marino, oltre alla comunicazioni tranviarie intercastellari.

Dopo lo sbarco di ingenti forze anglo-americane sul litorale laziale ad Anzio nella notte tra il 22 ed il 23 gennaio 1944, si intensificarono gli episodi bellici ai Castelli Romani: mercoledì 2 febbraio 1944 alle ore 12.30 circa alcuni bombardieri North American B-25 Mitchell della quindicesima United States Army Air Forces dal tonnellaggio di 1360 chilogrammi di bombe ciascuno, bombardarono il centro di Marino: 

«Mercoledì 2 febbraio. Tutto è tranquillo, sereno. La gente si avvia verso casa per il pranzo. In chiesa è appena terminata la solenne funzione della Candelora. Alcune donne indugiano tranquille nei negozi per le spese giornaliere. Le dodici e trenta: rombo di motori. Allarme. Ma pochi si avviano ai ricoveri; i più stanno a guardare, come il solito: ne son passate tante di formazioni, specie negli ultimi giorni! Queste... dove andranno a seminare la morte?... Ecco, una formazione è passata. Se ne sente arrivare una seconda; passerà anche questa come le altre. Un improvviso boato rompe bruscamente ogni illusione. (Era il crollo di Palazzo Colonna, colpito da grosse bombe a catena). Si corre ai ricoveri. Tardi! Una pioggia di bombe sopraggiunge, preannunciata da sibili laceranti. E poi un'altra e un'altra ancora. Il paese è sepolto nel fumo e nella polvere dei calcinacci: non si vede a un metro di distanza. Grida. Gemiti. Pianti. Macerie. Rinuncio a descrivere. Chi ha vissuto quei momenti sa; chi non li ha vissuti... non può capire.»
(Zaccaria Negroni, Marino sotto le bombe, pp. 15-16.)

I bombardamenti si susseguirono nei giorni successivi: con l'avvicinarsi della linea di fronte a Marino, il prefetto di Roma consegnò al commissario prefettizio l'ordine di sgombero della città: questi a sua volta rimise ogni decisione in mano a Zaccaria Negroni, in quel periodo a capo del locale Comitato di Liberazione Nazionale, il quale per evitare la deportazione degli abitanti in qualche campo profughi e il saccheggio delle case abbandonate (come avvenuto ad esempio nella vicina Lanuvio) si rifiutò di far eseguire l'ordine di sfollamento.

La città fu occupata dagli anglo-americani nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1944, difesa solo da piccoli manipoli di soldati tedeschi. 

Marino | Dal secondo dopoguerra al nuovo millennio

Al sindaco pro tempore Zaccaria Negroni, nominato dagli anglo-americani, si presentava un panorama desolante: il 10% degli edifici del territorio era crollato, l'acquedotto estremamente ridotto, la frazione di Ciampino praticamente rasa al suolo, la residenza municipale di palazzo Colonna quasi completamente distrutta assieme a quello che era diventato un po' simbolo cittadino, la fontana dei Quattro Mori, la basilica di San Barnaba distrutta, o collegamento ferroviario e tranviario tagliati.

L'opera per la ricostruzione fu immediatamente portata avanti, anche se il piano per la ricostruzione venne approvato tra il 1953 ed il 1954, con diversi interventi importanti: la classificazione come strada comunale di viale della Repubblica a Santa Maria delle Mole, che spianò la strada allo sviluppo urbanistico della frazione, la realizzazione dell'illuminazione pubblica a Ciampino, la fondazione del quartiere Vascarelle, il potenziamento dell'acquedotto.

 

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