Casetta Rossa
Il luogo. Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi 14, Garbatella, 00154 Roma, Municipio VIII. Il manufatto siede dentro il Parco Tashunka Witko, che tutti in quartiere chiamano Parco Cavallo Pazzo, e dal 2002 è uno degli spazi di aggregazione e di solidarietà più attivi e più significativi della Garbatella. Attività legate a temi di rilevanza sociale, culturale, ambientale e ricreativa, feste, serate con musica e dj set, e una cucina di qualità a prezzi che restano popolari sul serio.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Che cosa mette insieme. Un parco pubblico gestito da un’associazione di cittadine e cittadini. Un ristorante che è anche una cooperativa di lavoro. Un forno a legna dipinto a mano che chiunque può usare la domenica mattina. Una scuola di italiano gratuita per persone straniere. Un hub che confeziona e consegna pacchi alimentari a oltre duecento nuclei familiari ogni mese. Una rassegna estiva di eventi gratuiti. Un coro, un gruppo di lettura, un gruppo di acquisto solidale, una sezione di escursionisti. Tutto nello stesso pezzo di verde, tutto tenuto in piedi in larghissima parte da persone che non vengono pagate per farlo.
La formula che usano loro. Sul sito dell’associazione la definizione è una sola riga, e conviene riportarla com’è perché spiega più di qualunque parafrasi: spazio pubblico per l’autogoverno. Sotto ci mettono cinque righe che sono di fatto lo statuto morale del posto: un’esperienza pilota di gestione di un parco pubblico a Roma, un laboratorio territoriale di partecipazione e attivismo, un presidio culturale e sociale, un punto di riferimento per le bambine e i bambini e le famiglie del quartiere, un luogo di informazione e diffusione di cibo di qualità e proveniente da agricoltura solidale, un luogo a disposizione per le proposte delle cittadine e dei cittadini.
Dove si trova e come ci si arriva
Via Giovanni Battista Magnaghi è una strada breve e residenziale della Garbatella, di quelle che uno sconosciuto imbocca soltanto se ci deve andare. Il parco che la fiancheggia è pubblico, aperto, senza cancelli d’ingresso da pagare, e il manufatto della Casetta è addossato al suo margine: un edificio basso, tinto di rosso, che nelle fotografie d’archivio del quartiere compare come una casetta di servizio e che infatti nasce come magazzino del servizio giardini comunale.
La fermata più comoda è Garbatella, sulla linea B della metropolitana. Da lì si cammina, e il tempo dipende da quanto ci si distrae a guardare i lotti. Chi arriva dal centro può scendere anche a Piramide e proseguire, oppure servirsi della stazione Roma Ostiense e risalire il quadrante. In superficie passano diverse linee di superficie lungo la Circonvallazione Ostiense e via Ostiense, ma la verità è che alla Garbatella conviene arrivare in metropolitana e poi mettersi a piedi: in automobile il parcheggio è un problema e il quartiere è fatto di salite corte, scalinate, cortili interni e vicoli che si aprono su cortili più grandi, e nessuna di queste cose si vede dal finestrino di un autobus.
Che cosa è davvero Casetta Rossa
La definizione burocratica, quella che sta scritta nei registri, è che Casetta Rossa è un’Associazione di Promozione Sociale, iscritta al registro regionale degli enti del terzo settore dal 30 maggio 2013, affiancata dal 2014 da una società cooperativa che porta lo stesso nome. La definizione reale è più semplice e più larga: un gruppo di persone del quartiere che nel 2002 ha cominciato a occuparsi di un parco malandato e da lì non si è più fermato.
Il punto di partenza fu esattamente quello: curare il verde pubblico e proporre iniziative sociali e culturali che contribuissero al benessere della comunità che frequentava il parco e della cittadinanza in generale. Non un progetto culturale calato dall’alto, non un bando vinto e poi riempito di contenuti. Prima la cura dell’erba, delle panchine, dei cestini; poi tutto il resto, che è arrivato perché qualcuno lo chiedeva.
Nel 2004 il gruppo, ancora del tutto informale e senza personalità giuridica, ristrutturò a proprie spese il manufatto adiacente al parco. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente quando si entra: quelle mura le hanno rimesse in piedi con i soldi e le mani di chi le frequentava, anni prima che esistesse una convenzione, un affidamento o un timbro qualsiasi. Solo nel 2011 l’associazione informale, spontanea e volontaria si è data una forma giuridica, con un presidente, un comitato direttivo e gruppi di lavoro tematici che compongono l’assemblea.
Gli incontri dei gruppi e le assemblee plenarie sono pubblici, aperti alla cittadinanza e condivisi in streaming. Anche questo è un dato che racconta molto: un’organizzazione che decide con la porta aperta e con la telecamera accesa si espone a una quantità di grane che nessuno le imporrebbe, e lo fa apposta.
Come funziona: associazione, cooperativa, parco
La struttura è a due gambe e conviene capirla, perché spiega come mai in un parco pubblico ci si possa sedere a tavola. Da una parte c’è l’Associazione di Promozione Sociale, che nel 2013 e poi nel 2014 ha vinto il bando pubblico municipale per la gestione del giardino Cavallo Pazzo e dell’adiacente manufatto. Dall’altra c’è Casetta Rossa Società Cooperativa, nata nel 2014 con due obiettivi dichiarati: rafforzare l’associazione nella gestione degli immobili affidati in convenzione e creare opportunità di lavoro e di occupazione secondo le modalità previste dal proprio statuto.
La cooperativa si occupa della somministrazione, cioè del punto ristoro, dentro una porzione dell’area del parco dove sorgeva quel magazzino abbandonato. L’immobile è stato oggetto di un intervento di manutenzione straordinaria finalizzato alla riqualificazione dei locali e delle aree da destinare prevalentemente a biblioteca e sala lettura e in generale ad attività culturali. Tradotto: il ristorante non è il fine, è il motore. Serve a far girare il resto.
L’associazione, dal canto suo, si impegna sulla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area verde: pulizia dei cestini, potature, sfalcio dell’erba, potature degli alberi ad alto fusto, bonifiche. Più la manutenzione dell’area giochi per bambini, delle panchine, degli arredi e dell’area cani. Più l’organizzazione dei servizi di welfare dal basso, la creazione di progetti di mutualismo e inclusione sociale, la Festa dell’Altra Estate e il coordinamento delle attività culturali gratuite per la comunità.
Il progetto di lavoro della cooperativa ha una frase guida che i soci ripetono ovunque: un’idea di impiego che rispetti la dignità umana. Contratto, orari compatibili con lo sviluppo e il rispetto della vita privata, convivialità, accoglienza, qualità delle materie prime e dell’elaborato finale. Chi lavora in cucina o in sala qui non fa un turno di quattordici ore, e chi mangia paga un conto che non è pensato per finanziare quel turno.
Le attività, dicono, animano lo spazio sette giorni su sette: presentazioni di libri, rappresentazioni teatrali, proiezioni, esibizioni dal vivo, spazi di discussione su temi di attualità, laboratori esperienziali per adulti e bambini, gruppo di lettura, conversazioni in lingua, coro di musica popolare, corsi di panificazione e giornate dedicate alla cottura, con il forno popolare adiacente al manufatto messo a disposizione.
La cucina, il pasto sospeso e i prezzi popolari
Si mangia, e si mangia bene. Il ristorante ha una piccola sala interna e un grande giardino, e questa è già metà della risposta alla domanda su quando andarci: d’estate il giardino è il posto, d’inverno la sala è piccola e conviene chiamare prima. In caso di maltempo aprono gli ombrelloni; quando fa freddo accendono le stufe a fungo e distribuiscono coperte di pile a chi è più freddoloso. È un livello di attenzione da casa di qualcuno, non da locale.
Le prenotazioni si fanno soltanto per telefono o di persona, al numero 06 89360511. Non c’è una piattaforma online, non c’è un modulo da riempire, non c’è un sistema di conferma automatica. Chi chiama parla con una persona. E se poi succede un imprevisto, chiedono la cortesia di avvisare per tempo, il che nella loro grammatica non è una clausola contrattuale ma una richiesta di buona educazione tra pari.
Gli orari della cucina, secondo quanto pubblicato dalla Casetta stessa: pranzo dalle 13 alle 14.30 e cena dalle 20 alle 22.30, dal martedì al sabato. La domenica soltanto pranzo, dalle 13 alle 14.30. Il lunedì riposano. La cucina chiude alle 22.30, e lo spazio ha una finestra di apertura più ampia della cucina, il che significa che ci si può sedere anche senza pranzare né cenare.
Poi c’è il Pasto Sospeso, che è la cosa per cui questo posto è conosciuto ben oltre il quartiere. L’idea riprende l’usanza napoletana del caffè sospeso e la trasforma nel dono di un pasto vero. Ogni persona che passa per Casetta Rossa può donare un pasto del valore minimo di cinque euro; ogni persona che ne ha bisogno può richiedere un pasto da consumare. Non un buono, non una mensa separata, non una fila a parte: lo stesso cibo, agli stessi tavoli.
La campagna è stata lanciata il 2 febbraio 2017 insieme a Erri De Luca e a Chef Rubio, e i numeri che l’associazione rende pubblici sono questi: nei primi quattro giorni furono raccolti cinquecento pasti sospesi; solo nel primo anno, il 2017, ne furono distribuiti oltre tremila; nel 2018 oltre quattromila; dal 2019 al 2023 la media dei pasti distribuiti è stata di circa tremilacinquecento l’anno, con una media di circa duemilacinquecento pasti donati. Oggi la Casetta dichiara di distribuire oltre settanta pasti sospesi a settimana.
La frase con cui lo raccontano loro è la migliore sintesi possibile: il cibo è oggetto di un’interpretazione di scambio o di incontro, si offre cibo, si fa ristoro e nel contempo si offre la possibilità di fruire di cultura, laboratori e attività. Mangiare a Casetta Rossa, scrivono, significa sostenere un progetto di lavoro. Non è una formula pubblicitaria: è la descrizione tecnica di come girano i soldi in quel bilancio.
Il forno popolare, il pane fatto insieme
Nel parco, accanto al manufatto, c’è un forno a legna. È un forno comune: chiunque voglia può portarsi l’impasto già fatto da casa, oppure impastare insieme agli altri sul tavolone, infilare tutto nel forno e aspettare. L’apertura, per ora, è la domenica mattina, dalle 8.30 alle 12, secondo l’organizzazione del gruppo, ma capita che si allarghi ad altre giornate e che vengano organizzati corsi di panificazione. È gratuito, è aperto a tutti, e questa combinazione nella Roma di oggi è una rarità che vale da sola il viaggio.
Il gruppo si chiama FornoPop e nasce nel settembre 2013 negli spazi di Casetta Rossa, per iniziativa del collettivo della Casetta e del collettivo P.A.N.E. L’idea di partenza era autoprodurre il pane e riscoprire i concetti di sostenibilità alimentare e filiera corta, recuperando pratiche rurali che per secoli avevano caratterizzato la società civile e che l’era moderna ha delegato all’industria alimentare e alla grande distribuzione.
Durante la pandemia il gruppo ha vissuto uno stallo forzato; le attività sono state sospese per le restrizioni e le difficoltà del periodo. Poi, a gennaio 2022, il FornoPop è stato riavviato spontaneamente da un gruppo di abitanti del quartiere che voleva tornare a condividere informazioni, nozioni ed esperienze di lievitazione e autoproduzione, esperienze che proprio durante le quarantene avevano avuto un impulso enorme nelle case italiane. Il desiderio comune, scrivono, era tornare a fare il pane tutti insieme, condividendo consigli, lieviti madre, farine. Oggi il gruppo dichiara oltre cinquanta panificatori e panificatrici.
Chi ci è passato negli anni, secondo il loro stesso elenco, è un campionario di città: esperti panificatori, architetti e ingegneri, disoccupati e impiegati statali, studenti e professori, geologi, artisti, musicisti, scrittori, casalinghe. Romani, abruzzesi, svizzeri, campani, marchigiani, libanesi, sudamericani, umbri, pugliesi, calabresi. Ognuno, dicono, ha lasciato del suo.
Il forno, infine, è stato interamente dipinto a mano dall’artista Spentriu, che ci ha lavorato per mesi trasformandolo in un’opera. Se si arriva qui una domenica mattina e si trova il fuoco acceso, quello è il momento migliore della settimana in questo pezzo di Roma.
La scuola di italiano e l’hub solidale
Nel 2017, dentro l’associazione, si è formato un gruppo eterogeneo con l’obiettivo di creare una scuola informale di italiano per persone straniere, mantenendo l’approccio accogliente e non burocratico che caratterizza il posto. La scuola, come tutte le attività della Casetta, è sempre stata e resta del tutto gratuita. Si tiene dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 12.
Il metodo non è quello scolastico tradizionale. Non c’è obbligo di frequenza, anche se gli allievi sono incoraggiati a venire quattro giorni a settimana; gli insegnanti sono volontari e mediamente vengono due volte a settimana. I tavoli di lavoro si organizzano giorno per giorno, mettendo insieme a un insegnante alunni con un livello compatibile di conoscenza della lingua, mediamente da due a quattro per tavolo. Oltre a rendere meno monotone le lezioni, il sistema favorisce la conoscenza tra il maggior numero possibile di persone, e in qualche caso, come è successo con le alunne del Bangladesh, ha creato una vera e propria comunità.
Accanto all’italiano funziona un punto di prima accoglienza che prova a indicare, per qualunque problema legale, scolastico o sanitario, i soggetti o le strutture che possono aiutare, talvolta accompagnando le persone di persona. La scuola aiuta a raggiungere i livelli A1, A2 e B1, prepara al diploma di scuola media inferiore e fornisce gli strumenti per iscriversi a istituti superiori e all’università.
Nell’ottobre 2020 la Rete Scuole Migranti ha inserito il corso di italiano di Casetta Rossa tra le scuole gratuite per stranieri ufficiali della Regione Lazio. Nel 2022 è stata stipulata una convenzione con l’Università Roma Tre che consente agli studenti dell’ateneo di svolgere qui il tirocinio di centocinquanta ore. Per accedere come allievi si scrive una mail e si viene chiamati per un colloquio di conoscenza; le iscrizioni restano aperte tutto l’anno, fino a esaurimento delle disponibilità.
L’altra gamba del welfare dal basso è Casetta Solidale. Nasce nel marzo 2020, quando alla pandemia si aggiunse la crisi economica e un gruppo di persone sentì l’urgenza di fare qualcosa per chi si era ritrovato improvvisamente senza lavoro e senza possibilità di accedere ad ammortizzatori sociali o a una rete di sostegno. Dopo un primo periodo di consegne porta a porta, a ottobre 2020 è nato l’hub dentro la Casetta.
Oggi l’hub distribuisce ogni mese oltre duecento pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà del Municipio, seguendo oltre duecento nuclei familiari tra ritiro e consegne a domicilio, per un totale di circa ottocento persone. Il pacco contiene pasta, passata, legumi, tonno, riso, marmellata, latte, biscotti, caffè, detersivi, prodotti per l’igiene personale, assorbenti, pannolini. L’hub è aperto il mercoledì e il giovedì dalle 18 alle 20 e il venerdì e il sabato dalle 10 alle 13.
Il meccanismo di approvvigionamento è una piccola lezione di economia circolare di quartiere. Ci sono i carrelli sospesi nei supermercati e nei negozi del Municipio VIII con cui la Casetta collabora, dove chiunque può lasciare un prodotto. C’è il recupero dell’invenduto al mercato della Montagnola, ogni mercoledì, insieme agli attivisti dell’associazione Recup, che consegnano frutta e verdura fresca da aggiungere ai pacchi. C’è, e questa è forse la cosa più sorprendente dell’intero elenco, la donazione di prodotti freschi provenienti dall’orto sul tetto della sede centrale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura: sono i dipendenti stessi dell’organizzazione a portare in hub frutta e verdura dopo la raccolta.
Il giovedì pomeriggio, dalle 17, i volontari preparano e confezionano i pasti per Baobab Experience. Il venerdì e il sabato mattina si fanno le consegne a domicilio per le famiglie che non possono raggiungere la Casetta. Il sabato i volontari si mettono davanti ai supermercati del quartiere per raccontare l’esperienza e raccogliere donazioni. E per sostenere il progetto si organizzano cene solidali, in cui i volontari si dividono tra cucina, bar, accoglienza e sala.
Le rassegne culturali e la Festa dell’Altra Estate
L’animazione culturale non è un contorno: è dichiarata come questione fondante, e la Casetta la giustifica citando l’articolo 9 della Costituzione. L’impostazione è a bassa soglia e volutamente non gerarchica: non si distingue tra cultura alta e cultura bassa, si accolgono e si stimolano tutte le forme espressive, e lo spazio viene usato anche per momenti di divulgazione popolare su temi scientifici.
Le presentazioni di libri si concentrano soprattutto il martedì e il mercoledì, dalle 18 alle 19.30. Le iniziative si distribuiscono lungo tutto l’anno. In alcuni casi nascono da dentro; in molti altri la Casetta fa da casa a progetti immaginati da altri: case editrici, biblioteche, collettivi di scrittori e giornalisti, riviste, persone del mondo della cultura.
L’elenco delle rassegne, che loro stessi definiscono esemplificativo e non esaustivo, dà la misura del respiro. Sul versante letterario e del dibattito: Lavorare meno, guadagnare tutti, dedicata al mondo del lavoro, del precariato e dello sfruttamento; All’arte aperta, respirare cultura, rassegna teatrale all’aperto per grandi e piccoli con spettacoli itineranti nei fine settimana; NARRAZIONI, voci e visioni dal Paese reale, incontri con intellettuali, esperti e attivisti sulle grandi questioni sociali, di genere, sanitarie, migratorie e carcerarie; la Piccola Fiera dell’Editoria Radicale, tre giorni di incontri in tutto il parco con nove case editrici indipendenti; Brigada cultural Roma, progetto per la promozione di massa della lettura in partenariato con un progetto di Città del Messico; e una rassegna per i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, con presentazioni, reading, spettacoli teatrali e una camminata nei luoghi pasoliniani del Municipio VIII.
Sul versante cinematografico: Cinemondo, una settimana di proiezioni di film, documentari e cortometraggi; Film society, dedicata al cinema d’autore italiano e internazionale sulle lotte sociali, i diritti civili e l’ambiente; Venti di Mesopotamia, rassegna di cinema curdo nata per promuovere il dialogo interculturale e la cultura del popolo curdo; FeelMare, il cinema delle donne, incontri e film diretti, recitati e raccontati da donne; e L’Aperossa, il progetto che porta qui proiezioni, storie e musica dall’archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.
Il momento più intenso dell’anno, però, è la Festa dell’Altra Estate. Circa due settimane di eventi gratuiti, pomeridiani e serali, con un programma che ogni giorno mette insieme monologhi, concerti acustici, presentazioni di libri, proiezioni, corsi, mostre fotografiche e artistiche, installazioni contemporanee, dibattiti e incontri con giornalisti, personalità del mondo scientifico e letterario, esperti e intellettuali. Nel 2024 si è svolta dal 3 al 14 luglio, preceduta da una settimana di proiezioni di avvicinamento.
La struttura della giornata tipo, durante la Festa, è questa: si comincia alle 17 con i laboratori pomeridiani, pensati soprattutto per bambine e bambini; tra le 18 e le 18.30 arrivano i dibattiti e gli incontri; tra le 21 e le 21.30 le serate vere e proprie, con musica, politica, società e teatro. Le attività coprono una fascia oraria larghissima, dalle 9 alle 23, e la ragione dichiarata è garantire la partecipazione anche a chi lavora e a chi studia.
Un dettaglio che dice molto del posto: la raccolta differenziata durante la Festa è affidata a un collettivo interno che si chiama Casetta Verde. E i bicchieri sono riutilizzabili, con una cauzione di due euro che si riprende alla restituzione, oppure si tiene il bicchiere e lo si porta a casa. Chi arriva con il proprio non paga nulla.
Una curiosità su Casetta Rossa
Il parco dentro cui vive la Casetta non si chiama ufficialmente Parco Cavallo Pazzo. Si chiama Parco Tashunka Witko, e Tashunka Witko è il nome lakota del capo oglala che la storiografia di lingua inglese ha reso celebre come Crazy Horse, in italiano Cavallo Pazzo: il condottiero che combatté contro l’esercito degli Stati Uniti nelle guerre delle pianure e che rifiutò fino all’ultimo di firmare un trattato e di farsi fotografare.
Dedicare a lui un fazzoletto di verde tra i lotti popolari della Garbatella è una scelta che non ha nulla di casuale e che, in una città dove le targhe stradali celebrano prevalentemente re, cardinali e generali vincitori, resta una piccola anomalia. Il nome viene dal basso, come quasi tutto qui, ed è coerente con l’immaginario del posto: la resistenza di chi perde, la testardaggine di chi non firma.
La seconda curiosità è nella busta dell’indirizzo, e riguarda tutta la Garbatella. Le strade e le piazze del quartiere portano quasi tutte nomi legati al mondo del mare e della navigazione, e non per un vezzo poetico: il progetto originario prevedeva che questo settore di Roma fosse collegato al lido di Ostia da un canale navigabile parallelo al Tevere, con un porto commerciale a meno di duecento metri dalle Mura aureliane, e che i lotti abitativi ospitassero i futuri lavoratori portuali. Il canale non fu mai scavato, il porto non arrivò mai, ma i nomi delle strade restarono, e sono l’unica testimonianza rimasta di una Roma di mare che non si è realizzata. Casetta Rossa, tecnicamente, ha un indirizzo da città portuale in un quartiere che il porto non l’ha mai avuto.
C’è poi una terza cosa, minore e molto bella. Nel 2018, su suggestione del professor Mancuso e di Chef Rubio, a beneficio della cittadinanza è stato condotto un censimento arboreo del parco, e ha rilevato una varietà di specie inaspettata. Significa che qualcuno, in un giardino di quartiere che nessuno considerava notevole, è andato albero per albero a scrivere che cosa ci fosse. Ed è venuto fuori che c’era molto più di quanto si pensasse.
La Garbatella intorno: un quartiere nato il 18 febbraio 1920
Per capire Casetta Rossa serve capire dove si trova, perché il quartiere non è uno sfondo ma una premessa. La Garbatella fu fondata il 18 febbraio 1920, quando il re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra a piazza Benedetto Brin. Era sindaco Adolfo Apolloni, che aveva seguito con attenzione i progetti e si era speso perché il verde nella città venisse incrementato e valorizzato, promuovendo il criterio di inserire giardini nell’edilizia popolare. È un dettaglio che a distanza di oltre un secolo pesa: l’idea che una casa popolare debba avere del verde intorno è scritta nel codice genetico di questo quartiere, e la Casetta ne è un’applicazione tarda ma perfettamente coerente.
Il terreno era semidisabitato, coperto di vigne e di pascoli per le pecore, sui colli che dominano la basilica papale di San Paolo fuori le mura e che da quella avevano preso il nome di Colli di San Paolo. Nei dintorni c’erano le catacombe di Commodilla, con una piccola basilica ipogea della fine del quarto secolo, e la via delle Sette Chiese, percorsa da secoli dai pellegrini diretti a San Sebastiano.
Il nome del quartiere restò in discussione fino al 1930 circa. Le alternative in campo erano Concordia, come auspicio di pace sociale, e Remuria, sulla base della leggenda secondo cui Romolo avrebbe fondato la sua città proprio su questo colle e non sul Palatino. Vinse Garbatella, e sull’origine di quel nome le ipotesi sono ancora aperte: l’ostessa benvoluta dai viandanti, detta la Garbata Ostella e poi Garbatella; l’amenità del luogo; il metodo di coltivazione della vite detto a garbata, in cui le viti si appoggiano ad aceri o a olmi; e la ricostruzione più recente, secondo la quale Garbatella era l’appellativo di Clementina Eusebi, che tra il 1835 e il 1850 gestì l’osteria da cui la zona prese il nome, e deriverebbe dal cognome della madre, Maddalena Garbata.
Negli anni successivi alla fondazione il quartiere accolse le famiglie sfollate dall’abbattimento della Spina di Borgo per aprire via della Conciliazione e dalle demolizioni per via dei Fori Imperiali. Fu così che la Garbatella si guadagnò la fama di quartiere di antica romanità: ci finirono le famiglie che vivevano nel cuore della città e che dal cuore della città furono spostate.
Politicamente, la Garbatella è stata ed è una zona storicamente rossa e operaia, e la Resistenza vi trovò un appoggio incondizionato, come nelle vicine Ostiense e Portuense e nel rione Testaccio. Vale la pena aggiungere, per onestà del quadro, che il quartiere non è un blocco monolitico: nelle elezioni politiche del 1994 il collegio di Roma Ostiense diede un ampio consenso a una formazione politica appena nata, e nelle amministrative del 2016 un forte consenso andò a un’altra formazione recente. La storia elettorale di un quartiere è sempre più mossa della sua reputazione.
Architettonicamente, la Garbatella è fatta di lotti numerati, cortili condivisi, scalinate, archi, fontanelle e case che sembrano villini di campagna incastrati in città. Il linguaggio è quello che gli storici chiamano barocchetto romano, e il quartiere è uno dei luoghi dove si vede meglio. Ci sono poi gli alberghi suburbani, edifici collettivi costruiti per ospitare temporaneamente le famiglie senza casa, che sono tra le cose più notevoli dell’edilizia pubblica romana del Novecento. E c’è il Teatro Palladium, in piazza Bartolomeo Romano, oggi di proprietà dell’Università degli Studi Roma Tre, dove si organizzano spettacoli teatrali, cinematografici e musicali con il coinvolgimento degli stessi studenti.
La presenza di Roma Tre, del Teatro Palladium, dell’hub culturale Moby Dick, della NABA e del distretto industriale Ostiense è del resto una delle cose che Casetta Rossa cita quando descrive il proprio territorio. Il progetto, scrivono, parte dalle esigenze e dai desideri della cittadinanza che lo anima: abitanti, lavoratori, genitori, bambini, pensionati, adolescenti, studenti, insegnanti, animatori di associazioni culturali, negozianti. E le realtà grandi presenti sul territorio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Casetta Rossa
Che il ristorante non è il progetto. Il ristorante è lo strumento che permette al progetto di esistere, e questo cambia completamente il modo in cui conviene entrare da quella porta.
Le guide gastronomiche e i passaparola sul cibo a buon prezzo hanno fatto sì che molte persone arrivino qui sapendo soltanto che si mangia bene e si spende poco, che è vero e che è una ragione perfettamente legittima per venire. Ma chi si siede a tavola pensando di essere in una trattoria di quartiere con un’aria un po’ alternativa si perde il novanta per cento di quello che ha intorno. Quella cucina finanzia i pasti sospesi, tiene aperto uno spazio che ospita una scuola di italiano gratuita, paga le utenze di un edificio dove il giovedì pomeriggio si confezionano pasti per chi dorme per strada, e mantiene un parco pubblico che altrimenti sarebbe a carico di un ufficio comunale con poche risorse.
La seconda cosa che nessuno dice è che questo posto non è nato da un finanziamento. È nato al contrario: prima il lavoro gratuito, poi la ristrutturazione pagata di tasca propria nel 2004, poi la forma giuridica nel 2011, poi il bando vinto nel 2013 e nel 2014, poi la cooperativa. Nove anni di attività prima di avere un affidamento formale. In un Paese dove moltissimi progetti culturali nascono da un bando e muoiono quando il bando finisce, qui l’ordine dei fattori è stato invertito, e il risultato è una struttura che regge anche quando i finanziamenti non arrivano.
La terza cosa riguarda l’identità politica, e va detta con chiarezza perché chi arriva qui la vede. Casetta Rossa ha una posizione dichiarata e non fa nulla per attenuarla: giustizia sociale, lotta alle disuguaglianze, antirazzismo, antisessismo, lotta all’omotransfobia, diritto alla casa, cultura della pace, antimafia sociale, memoria della Resistenza. Ci sono murales, ci sono striscioni, ci sono manifesti, e nelle settimane in cui c’è una mobilitazione in corso si vede. Non è un arredo estetico e non è un’etichetta appiccicata sopra: è la ragione per cui esistono tutte le attività elencate sopra, dalla scuola ai pacchi alimentari. Chi vuole soltanto cenare può cenare e nessuno lo interrogherà; chi si aspetta un luogo neutro si è sbagliato indirizzo, ed è giusto saperlo prima.
La quarta, infine, è la più concreta: le assemblee sono pubbliche e trasmesse in streaming. Chiunque, in teoria, può entrare e capire come vengono prese le decisioni in un posto che gestisce un bene pubblico. Praticamente nessuno lo fa, ed è un peccato, perché è la parte più istruttiva dell’intera faccenda.
Il consiglio che ti do per visitare Casetta Rossa
Vacci due volte, in due momenti diversi della giornata, e fallo nello stesso giorno se puoi.
La prima volta a metà mattina, tra le 10 e le 12, in un giorno feriale tra martedì e venerdì. A quell’ora la cucina è chiusa, il parco è quasi vuoto, ci sono i tavoli della scuola di italiano con quattro persone per tavolo che coniugano verbi, ci sono le mamme e i padri con i passeggini all’area giochi, ci sono i cani nell’area cani e i pensionati sulle panchine. È il volto ordinario del posto, quello che non finisce nelle fotografie, ed è esattamente quello che spiega perché la Casetta esista.
La seconda volta la sera, dopo le 20, meglio se in una serata in cui c’è un incontro o una presentazione. Chiama prima al 06 89360511 e prenota il tavolo, perché la sala interna è piccola e nelle sere di evento il giardino si riempie. Arriva con mezz’ora di anticipo e fatti un giro del parco prima di sederti: guarda i murales, guarda il forno dipinto, leggi i manifesti appesi. Poi siediti e mangia con calma.
Se invece hai una sola mattina a disposizione, scegli la domenica e vai al forno tra le 8.30 e mezzogiorno. Il forno popolare è la cosa più insolita che offrono e la più difficile da trovare altrove in città: un forno a legna comune, gratuito, aperto a chi si presenta con l’impasto. Verifica prima, perché l’apertura dipende dall’organizzazione del gruppo e non è un orario garantito come quello di un negozio.
Tre avvertenze pratiche. Prima: il lunedì la cucina riposa, quindi non programmare una cena di lunedì. Seconda: le prenotazioni si accettano solo telefonicamente o di persona, quindi non cercare la piattaforma online, non esiste. Terza: se un tavolo lo prenoti e poi non vieni, avvisa. In un posto dove chi cucina è pagato con un contratto e chi serve in sala a volte lo fa da volontario, un tavolo vuoto non è una statistica.
Quando andare: orari, prenotazioni, stagioni
La stagione migliore è quella in cui si può stare fuori, e alla Garbatella dura molto più che altrove perché il parco è alberato e il giardino è ampio. Da aprile a ottobre il posto dà il meglio: si mangia sotto gli alberi, i laboratori per bambini si fanno all’aperto, le proiezioni si vedono sotto il cielo. Nel cuore dell’estate arriva la Festa dell’Altra Estate, che nel 2024 si è tenuta dal 3 al 14 luglio e che di norma occupa circa due settimane con eventi tutti i giorni.
D’inverno cambia tutto. La sala interna è piccola, quindi prenotare non è un consiglio ma una necessità. Fuori accendono le stufe a fungo e girano le coperte di pile, e questo permette di stare in giardino anche con il freddo, ma il numero di posti al coperto resta limitato. Le presentazioni di libri, che si concentrano il martedì e il mercoledì tra le 18 e le 19.30, sono la ragione migliore per venire nei mesi bui.
Riassumendo gli orari pubblicati dall’associazione per il servizio di cucina: dal martedì al sabato pranzo dalle 13 alle 14.30 e cena dalle 20 alle 22.30; la domenica solo pranzo dalle 13 alle 14.30; il lunedì chiuso. La cucina chiude alle 22.30. Lo spazio attorno resta aperto oltre l’orario dei pasti, e nelle sere di evento la vita continua dopo che i piatti sono stati portati via.
Gli orari delle altre attività, invece, sono autonomi e conviene tenerli a mente perché disegnano una settimana molto piena. Scuola di italiano: dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 12. Hub solidale: mercoledì e giovedì dalle 18 alle 20, venerdì e sabato dalle 10 alle 13. Forno popolare: la domenica mattina dalle 8.30 alle 12, secondo l’organizzazione del gruppo. Presentazioni di libri: soprattutto martedì e mercoledì dalle 18 alle 19.30.
Gli orari possono cambiare, come cambiano ovunque, e nel caso della Casetta dipendono anche dalla disponibilità dei volontari. Una telefonata prima di partire da casa resta il modo più affidabile di non restare sulla porta.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Garbatella nasce come quartiere di edilizia pubblica pensato attorno al verde, e che quel principio non è mai stato revocato.
Lo sanno tutti che la Garbatella è bella, che ha i cortili, che è stata usata come set di film e di serie televisive fino alla nausea, e che di conseguenza negli ultimi anni ha visto crescere i prezzi delle case e diminuire il numero di persone che ci sono nate. Lo sanno molto meno, o se ne dimenticano, che quella bellezza non è un incidente estetico ma il risultato di una decisione amministrativa precisa presa nel 1920: il sindaco di allora, Adolfo Apolloni, si adoperò perché il verde venisse incrementato e valorizzato in città e promosse il criterio di inserire giardini nell’edilizia popolare.
Questo è il fatto risaputo e poco citato: alla Garbatella il verde tra le case è un diritto scritto nel progetto, non un residuo lasciato libero dai costruttori. E Casetta Rossa, un secolo dopo, è la traduzione contemporanea di quella stessa idea. Un pezzo di verde pubblico che rischiava di degradarsi, un manufatto comunale abbandonato, e un gruppo di abitanti che ha deciso di prenderselo in carico invece di aspettare che qualcuno lo facesse. È la stessa logica di Apolloni, svolta dal basso invece che dall’alto, e con cento anni di ritardo.
Il corollario poco citato è ancora più interessante. La città di Roma ha centinaia di manufatti di servizio abbandonati dentro parchi pubblici: ex magazzini, ex chioschi, ex depositi del servizio giardini. Quasi tutti restano chiusi, si riempiono di umidità e alla fine cadono. Qui uno di quelli è diventato un ristorante, una biblioteca, una sala lettura, un hub alimentare e un’aula scolastica. Non perché ci fosse un piano straordinario del Comune, ma perché un’associazione ha vinto un bando ordinario e ha messo dentro un lavoro straordinario. È un modello replicabile, e il fatto che non venga replicato quasi mai è la parte che meriterebbe più attenzione.
Ultimo dato in fila, che completa il quadro e che quasi nessuno collega alla Garbatella: il quartiere ha una stazione della linea B della metropolitana che porta il suo nome, il che lo rende uno dei rari quartieri popolari storici di Roma raggiungibile dal centro in pochi minuti senza cambiare mezzo. Questa accessibilità è la ragione per cui la Casetta è diventata un punto di riferimento cittadino e non soltanto rionale: alle sue presentazioni arriva gente da tutta Roma perché ci si arriva facilmente.
La foto giusta da fare a Casetta Rossa
Il forno. Non il piatto, non il tavolo apparecchiato, non il tramonto tra gli alberi: il forno a legna, dipinto interamente a mano dall’artista Spentriu nel corso di mesi di lavoro. È l’oggetto più fotogenico del posto e anche il più significativo, perché mette insieme in una sola inquadratura le due cose che spiegano la Casetta: un bene comune materiale, gratuito e utilizzabile da chiunque, e la cura estetica con cui è stato trattato.
La luce migliore è quella della domenica mattina, quando il forno è acceso, c’è del fumo, ci sono le pale, e intorno c’è il gruppo del FornoPop che impasta sul tavolone. Se riesci a fare quella fotografia con le mani nell’impasto in primo piano e la decorazione dipinta sullo sfondo, hai il ritratto esatto di che cosa significa autoproduzione in una città grande.
La seconda fotografia, quella che consiglio se vieni la sera, è il murale della Divina Madre della Resistenza, che accompagna dalle pareti della Casetta i progetti dell’associazione ed è diventato anche il loro santino laico: chi dona almeno venti euro ne riceve una copia stampata. È un’immagine che racconta senza bisogno di didascalie l’immaginario del posto, quella mescolanza molto romana e molto italiana tra iconografia popolare religiosa e memoria antifascista.
Due raccomandazioni. La prima: se fotografi persone, chiedi. È un luogo dove passano persone in condizione di fragilità, famiglie che ritirano un pacco alimentare, minori che frequentano la scuola di italiano; la macchina fotografica puntata addosso senza permesso è, in un contesto come questo, un gesto sgradevole. La seconda: se vuoi fotografare i murales e gli interni, fallo pure, ma sappi che qualche parete cambia spesso, perché i manifesti si aggiornano a seconda di quello che succede nel mondo. La fotografia che porti a casa ha una data sopra, anche se non si vede.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo posto è breve rispetto a quella del quartiere, ma ha una progressione così netta che conviene metterla in fila anno per anno, perché è la cronologia stessa a spiegare il metodo.
2002. Dentro il Parco Cavallo Pazzo, un gruppo di cittadine e cittadini comincia ad agire con il primo obiettivo di curare il verde pubblico e di proporre iniziative sociali e culturali che possano contribuire al benessere psicofisico della comunità che frequenta il parco e della cittadinanza tutta. Nessuna sigla, nessun finanziamento, nessuna sede. Soltanto un parco e delle persone.
2004. L’associazione, ancora informale, ristruttura a proprie spese il manufatto adiacente al parco, dando così inizio allo sviluppo dei progetti, delle collaborazioni con altre associazioni e della realizzazione delle proposte dei cittadini, che nel frattempo aumentavano.
2011. L’associazione informale, spontanea e volontaria si costituisce formalmente come Casetta Rossa Associazione di Promozione Sociale, con un presidente, un comitato direttivo e gruppi di lavoro tematici che compongono l’assemblea. Gli incontri e le assemblee plenarie diventano pubblici, aperti alla cittadinanza e trasmessi in streaming.
2013. Doppio passaggio decisivo. Il 30 maggio l’associazione entra nel registro regionale degli enti del terzo settore. E nello stesso anno vince il bando pubblico municipale per la gestione del giardino Cavallo Pazzo e dell’adiacente manufatto: da quel momento la cura del parco non è più soltanto una pratica volontaria, è una responsabilità formale. Nel settembre dello stesso anno, negli spazi della Casetta, nasce il gruppo del forno popolare per iniziativa del collettivo interno e del collettivo P.A.N.E.
2014. Nasce Casetta Rossa Società Cooperativa, con il doppio scopo di rafforzare l’associazione nella gestione degli immobili affidati in convenzione e di creare opportunità di lavoro. Nello stesso anno l’associazione vince nuovamente il bando pubblico municipale per la gestione del giardino e del manufatto.
2015. Dentro la Casetta, sull’esperienza del gruppo escursionistico Avventurosa/mente, nasce la sezione romana dell’Associazione Proletari Escursionisti, che ha il suo campo base qui. La sigla originale risale al 1919 e fu fondata per promuovere attività sane e accessibili per la classe operaia; la sezione romana organizza gite in montagna, trekking urbani, gite in bicicletta, campeggi, viaggi a piedi, e ha contribuito a costruire il Cammino nelle Terre Mutate e a realizzare la Carta dei Sentieri del Lago di Campotosto.
2 febbraio 2017. Casetta Rossa, insieme a Chef Rubio ed Erri De Luca, lancia la campagna del Pasto Sospeso. Nei primi quattro giorni vengono raccolti cinquecento pasti. Nel corso del primo anno ne verranno distribuiti oltre tremila.
2017. Sempre nello stesso anno si forma il gruppo che dà vita alla scuola informale di italiano per persone straniere, gratuita fin dal primo giorno. E la Casetta riceve la menzione speciale del Roma Best Practice Award nella sezione Roma Accoglie Bene.
2018. Su suggestione del professor Mancuso e di Chef Rubio viene condotto, a beneficio della cittadinanza, un censimento arboreo del parco, che rileva una varietà di specie inaspettata. Nello stesso anno l’associazione vince il Best Practice Award nella sezione Roma Accoglie Bene. I pasti sospesi distribuiti superano quota quattromila.
Marzo 2020. Con la pandemia arriva la crisi economica, e la Casetta comincia a raccogliere beni di prima necessità e a distribuire pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà del quartiere, in collaborazione con Municipio Solidale. Le prime consegne sono porta a porta.
Ottobre 2020. Nasce l’Hub Solidale dentro la Casetta, con consegna e ritiro dei pacchi direttamente sul posto. Nello stesso mese la Rete Scuole Migranti inserisce il corso di italiano della Casetta tra le scuole gratuite per stranieri ufficiali della Regione Lazio.
2021. L’anno dei riconoscimenti. Arriva il Premio Solidarietà Civile del Comitato Economico e Sociale Europeo. L’associazione risulta tra i primi tre vincitori premiati nel contest italiano per la Giornata Mondiale del Dono, il Giving Tuesday, come modello di sostenibilità, bellezza e inclusione, e viene invitata a Bruxelles all’incontro del programma europeo New European Bauhaus. E il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferisce a Maria Vittoria Sebastiani Tessitore, docente dell’Università Roma Tre, insegnante volontaria e tra i fondatori della scuola, il titolo di Commendatrice dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con una motivazione che cita espressamente il suo impegno nella scuola di italiano di Casetta Rossa.
Gennaio 2022. Dopo lo stallo imposto dalla pandemia, il gruppo del FornoPop riparte spontaneamente, per volontà di un gruppo di abitanti del quartiere che vuole tornare a condividere lieviti, farine ed esperienze di panificazione. Nello stesso anno viene stipulata la convenzione con l’Università Roma Tre per i tirocini nella scuola di italiano.
Dal 2019 al 2023. La media dei pasti distribuiti attraverso il Pasto Sospeso si assesta intorno ai tremilacinquecento l’anno, con circa duemilacinquecento pasti donati di media.
Oggi. Oltre settanta pasti sospesi a settimana, oltre duecento pacchi alimentari al mese, oltre duecento nuclei familiari seguiti per un totale di circa ottocento persone, oltre cinquanta panificatori e panificatrici nel gruppo del forno, una scuola aperta quattro mattine su sette e un calendario culturale che copre l’anno intero.
Chi è passato da Casetta Rossa
Il primo nome, inevitabilmente, è quello di Erri De Luca, che nel 2017 ha lanciato insieme alla Casetta e a Chef Rubio la campagna del Pasto Sospeso e la cui fondazione compare tra i partner del progetto. È una collaborazione che ha dato al progetto una visibilità nazionale e che ha convinto molte persone a donare cinque euro senza chiedersi dove finissero.
Chef Rubio, cioè Gabriele Rubini, è l’altro nome legato in modo stabile a questa storia: al Pasto Sospeso e, nel 2018, insieme al professor Mancuso, alla suggestione da cui è nato il censimento arboreo del parco.
Poi ci sono gli scrittori e i giornalisti passati dalle rassegne. Nel progetto Brigada cultural Roma, nato in partenariato con un’iniziativa di Città del Messico per la promozione di massa della lettura, la Casetta cita Paco Ignacio Taibo II, Erri De Luca, Pino Cacucci e Gianni Minà. Sono quattro nomi che, messi in fila, raccontano meglio di qualunque manifesto la geografia culturale di questo luogo: l’America Latina, il romanzo popolare, il reportage, la militanza narrativa.
C’è Maria Vittoria Sebastiani Tessitore, docente dell’Università Roma Tre, insegnante volontaria e tra le fondatrici della scuola di italiano, insignita nel 2021 dal Presidente della Repubblica del titolo di Commendatrice dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per un impegno di tutta una vita a favore della promozione della cultura del dialogo e dell’incontro. La sua storia è la prova che il volontariato di quartiere, quando è fatto con serietà per anni, arriva fino al Quirinale.
Ci sono gli autori che presentano i loro libri, uno dietro l’altro, il martedì e il mercoledì sera: tra quelli documentati nelle cronache della Casetta, la presentazione del libro di Gianluca Peciola intitolato La linea del silenzio, una raccolta poetica presentata con l’intervento del critico letterario Francesco Muzzioli, il libro di Tommaso Mancini intitolato Bambini di ferro. Sono nomi che non riempiono gli stadi e che spiegano esattamente la funzione di uno spazio così: dare una sala, un microfono e trenta sedie a chi altrimenti non le troverebbe.
C’è Spentriu, l’artista che ha dipinto interamente a mano il forno a legna dedicandogli mesi di lavoro quotidiano. E ci sono, anche se non hanno un nome sui manifesti, i circa cinquanta panificatori e panificatrici del gruppo forno, gli insegnanti volontari della scuola, gli studenti di Roma Tre in tirocinio dal 2022, gli attivisti dell’associazione Recup che ogni mercoledì consegnano frutta e verdura recuperata al mercato della Montagnola, e i dipendenti della FAO che portano in hub i prodotti dell’orto sul tetto della sede centrale.
Passano infine, e sono il numero più grande di tutti, le persone del quartiere. Il gruppo di lettura, il coro di musica popolare, i tavoli di conversazione in lingua, i laboratori per bambine e bambini, gli anziani che vengono per le presentazioni e per non stare soli, le famiglie che ritirano un pacco alimentare una volta al mese, le donne bangladesi che hanno fatto della scuola di italiano una comunità. Quando si domanda chi è passato da Casetta Rossa, la risposta onesta è che ci è passato un pezzo di Municipio VIII, e che quel pezzo continua a passarci ogni giorno.
Che cosa vedere nei dintorni
La Garbatella si visita camminando, e mezza giornata basta per averne un’idea seria. Dai lotti intorno a piazza Benedetto Brin, dove il 18 febbraio 1920 fu posata la prima pietra e dove una lapide murata nell’edificio centrale della piazza ricorda quel giorno, si può salire verso piazza Bartolomeo Romano, che è il salotto del quartiere e dove si trova il Teatro Palladium, oggi dell’Università Roma Tre. Da lì i cortili si aprono uno nell’altro, e vale la pena entrarci, con la discrezione che si deve a spazi dove la gente abita davvero.
A pochi minuti c’è un altro esperimento di cura dal basso che assomiglia molto alla Casetta: gli Orti Urbani Garbatella, un’area verde pubblica coltivata e gestita da volontari, con lotti di ortaggi e fiori, un parco giochi, un’area cani e un calendario di iniziative sociali. Metterli in fila con Casetta Rossa nello stesso pomeriggio è il modo migliore per capire come funziona la mutualità in questo quadrante di città.
Scendendo verso l’Ostiense si arriva alla basilica papale di San Paolo fuori le mura, che è la ragione stessa per cui questi colli si chiamavano Colli di San Paolo, e al Museo della Via Ostiense, ospitato dentro Porta San Paolo, che racconta la strada antica che collegava Roma al porto di Ostia. Sempre lungo la via Ostiense si incontrano i grandi contenitori industriali riconvertiti che hanno fatto di questo quadrante uno dei più interessanti della città contemporanea.
Chi viene in luglio può incrociare L’Aperossa, il progetto di cinema d’archivio, memoria e diritti che si muove tra la Garbatella e l’Ostiense e che è passato anche dagli spazi della Casetta. È l’esempio più chiaro di come le realtà di questo pezzo di Roma si prestino la casa a vicenda.
Infine, per chi ha tempo: le catacombe di Commodilla, con la loro piccola basilica ipogea della fine del quarto secolo e il cimitero adornato di scene bibliche dipinte; e la via delle Sette Chiese, che taglia il quartiere e che i pellegrini percorrono da secoli per andare da San Paolo a San Sebastiano. La Garbatella, vista da questa angolazione, è un quartiere del Novecento costruito sopra una geografia molto più antica.
Domande che mi fanno spesso
Bisogna essere soci per entrare? No. Il parco è pubblico e il punto ristoro è aperto a chiunque. L’associazione ha i suoi soci e i suoi volontari, ma per sedersi a un tavolo o assistere a una presentazione non serve alcuna tessera.
Si paga per gli eventi? Le attività culturali sono gratuite. In alcuni casi si chiede un contributo volontario per coprire le spese, che è una cosa diversa da un biglietto: lo si dà se si può e quanto si può.
È un posto adatto ai bambini? Molto. C’è un’area giochi mantenuta dall’associazione, ci sono laboratori creativi pensati per i più piccoli, e durante la Festa dell’Altra Estate i laboratori pomeridiani sono rivolti principalmente a bambine e bambini. È uno dei pochi posti dove si può cenare all’aperto senza dover chiedere ai figli di stare fermi.
Si può portare il cane? Nel parco c’è un’area cani mantenuta dall’associazione. Per il ristorante conviene chiedere al telefono quando si prenota.
Si può donare un pasto sospeso anche senza mangiare lì? Sì. Si può donare passando dalla Casetta oppure con un bonifico sul conto dell’associazione indicando la causale del pasto sospeso. Il valore minimo di un pasto è cinque euro.
Come si fa a diventare volontari? L’associazione ha una pagina dedicata e la sua formula è una presa in giro affettuosa del linguaggio delle palestre: un’ora ogni tanto, tutti i giorni, solo nei mesi che cominciano per g, a giorni alterni, va bene tutto. Tradotto, chiedono disponibilità reale e non impegni impossibili, e il lavoro va dal sollevare pacchi al montare casse allo spostare tavoli.
Si può andare soltanto a mangiare senza interessarsi al resto? Sì, e nessuno ti chiederà nulla. Ma il resto ti passa accanto comunque, e prima o poi ti accorgi che quel tavolo apparecchiato è collegato a tutto il resto.
È aperto adesso? Alla data in cui scrivo, l’associazione pubblica orari, numero di telefono e calendario delle attività, e il progetto risulta pienamente in funzione. Trattandosi di una realtà che dipende dalla disponibilità di volontari, prima di mettersi in viaggio una telefonata al 06 89360511 resta il modo più sicuro per non trovare chiuso.
Perché vale la pena, in breve
Perché è uno dei pochi posti di Roma in cui la parola bene comune non è uno slogan da convegno ma una descrizione operativa. C’è un parco pubblico che qualcuno pota e pulisce. C’è un edificio comunale abbandonato che è tornato in uso. C’è un forno che chiunque può accendere. C’è una scuola gratuita. Ci sono duecento famiglie che ricevono da mangiare. C’è un ristorante che paga i contratti e tiene i prezzi bassi. E c’è un calendario culturale che funziona tutto l’anno senza chiedere un biglietto.
Perché la Garbatella, che rischia di diventare una cartolina fotografata da tutti e abitata da sempre meno persone, qui è ancora un quartiere che decide qualcosa di sé. Perché il cibo è buono e costa poco, e questa non è una cosa secondaria. E perché uscendo da lì, qualunque idea si abbia del mondo, si porta a casa la sensazione precisa che una città possa essere organizzata in un altro modo, e che quel modo esista già in un angolo di verde tra i lotti popolari, con un’insegna rossa e la porta aperta.
Domande frequenti su Casetta Rossa
Dove si trova Casetta Rossa?
Casetta Rossa si trova in via Giovanni Battista Magnaghi, alla Garbatella, addossata al margine del parco pubblico Tashunka Witko, conosciuto da tutti come Parco Cavallo Pazzo. L'edificio è basso e dipinto di rosso, e in origine compariva nelle fotografie d'archivio del quartiere come una casetta di servizio del parco.
Bisogna essere soci per entrare a Casetta Rossa?
No, il parco è pubblico e il punto ristoro di Casetta Rossa è aperto a chiunque. L'associazione che gestisce lo spazio ha i propri soci e volontari, ma per sedersi a un tavolo del ristorante o assistere a una presentazione non serve alcuna tessera.
Si paga per partecipare agli eventi culturali di Casetta Rossa?
Le attività culturali di Casetta Rossa sono gratuite. In alcuni casi viene chiesto un contributo volontario per coprire le spese, che è cosa diversa da un biglietto: lo si dà se e quanto si vuole, senza che il pagamento condizioni l'accesso all'evento.
Che cos'è davvero Casetta Rossa?
Casetta Rossa è un'Associazione di Promozione Sociale iscritta al registro regionale degli enti del terzo settore dal 30 maggio 2013, affiancata dal 2014 da una società cooperativa con lo stesso nome. In pratica è un gruppo di persone del quartiere che dal 2002 si occupa del parco Cavallo Pazzo e del manufatto annesso, con ristorante, forno comune e attività sociali.
Che cos'è il forno di Casetta Rossa e quando è aperto?
Il forno di Casetta Rossa è un forno a legna comune, accanto al manufatto principale, che chiunque può usare portando l'impasto già fatto da casa oppure impastando insieme agli altri sul posto. L'apertura, per come è organizzata al momento, è la domenica mattina dalle 8.30 alle 12.
Quando conviene andare a Casetta Rossa?
La stagione migliore per Casetta Rossa va da aprile a ottobre, quando si può stare all'aperto nel parco alberato e il giardino dà il meglio, con i pasti serviti sotto gli alberi e le proiezioni viste sotto il cielo. Nel cuore dell'estate si aggiunge la Festa dell'Altra Estate, che nel 2024 si è tenuta dal 3 al 14 luglio.
Per organizzare il resto del viaggio
Casetta Rossa è uno di quegli indirizzi che funzionano meglio se non restano isolati: mezza giornata alla Garbatella, una cena qui, e il giorno dopo il resto di Roma. Se stai costruendo un itinerario e ti serve capire come incastrare i quartieri, i musei e le distanze senza perdere tempo, su Italy Planner trovi gli strumenti per mettere in fila le giornate, decidere dove dormire e capire quanto costa davvero una settimana in Italia. Roma sud, con la metropolitana che collega Garbatella al centro in pochi minuti, è uno di quei casi in cui una pianificazione fatta bene fa guadagnare ore.
Se invece sei dall’altra parte del banco, cioè accompagni gruppi, organizzi visite o lavori come guida e ti serve materiale solido su quartieri come questo, la cassetta degli attrezzi è su Tour Leader Pro: strumenti di lavoro pensati per chi porta persone in giro per l’Italia e ha bisogno di fonti verificate, tempi realistici e storie che reggano anche alla seconda domanda. La Garbatella, con la sua doppia natura di quartiere popolare e di laboratorio urbano, è esattamente il tipo di luogo che premia chi lo racconta con precisione.
In due righe. Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi 14, Garbatella. Telefono 06 89360511, prenotazioni solo al telefono o di persona. Cucina dal martedì al sabato a pranzo e a cena, la domenica solo a pranzo, lunedì di riposo. Il resto lo scoprirai entrando.
Contact Information
Via Giovanni Battista Magnaghi, 14
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