Madre Courage e i suoi figli al Teatro Quirino — dal 17 al 22 novembre 2026

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Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, nella rilettura firmata da Leo Muscato con Lunetta Savino nel ruolo del titolo, va in scena al Teatro Quirino Vittorio Gassman, in via delle Vergini 7, nel rione Trevi, a pochi passi dalla Fontana di Trevi e da via del Corso. Il calendario pubblicato dal teatro prevede sei recite: martedì 17 novembre 2026 alle 21:00, mercoledì 18 alle 19:00, giovedì 19 alle 17:00, venerdì 20 e sabato 21 alle 21:00, domenica 22 novembre alle 17:00. La durata non è indicata nella pagina dello spettacolo. Il listino dei biglietti singoli della stagione 2026/2027, pubblicato dal Quirino, distingue le recite infrasettimanali (da martedì a giovedì: platea 32 euro, prima balconata 26, seconda balconata 21, galleria 15) da quelle del fine settimana (da venerdì a domenica: platea 36 euro, prima balconata 30, seconda balconata 25, galleria 19), con prevendita inclusa. I biglietti si comprano dal sito ufficiale del teatro, attraverso il circuito di vendita collegato, oppure al botteghino all'angolo tra via delle Vergini e via Minghetti; la biglietteria telefonica risponde al numero 06 6794585 dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00. Per raggiungere il teatro con i mezzi pubblici conviene calcolare il percorso con il pianificatore di viaggio di ATAC, inserendo l'indirizzo come destinazione.

Illustrazione ad acquerello di un carro di legno con teli logori su un palcoscenico con macerie e fumo, pubblico di spalle
Illustrazione generata con intelligenza artificiale: non è una fotografia del Teatro Quirino né dell'evento.

Madre Courage secondo Leo Muscato

Il punto di partenza dichiarato dal regista è una frase netta: Brecht non racconta una donna travolta dalla guerra, racconta una donna che vive grazie alla guerra. In questa prospettiva Anna Fierling, la vivandiera che il mondo chiama Madre Courage, non è una vittima e nemmeno un'eroina tragica. È una commerciante che considera il conflitto come un mercato, e che per questo sopravvive mentre intorno a lei tutto si consuma. La presentazione ufficiale insiste sul carattere scivoloso e contraddittorio del personaggio, ed è proprio questa ambiguità a renderlo umano: in Courage convivono la madre che resiste dentro un sistema che la divora, la persona che non impara dagli errori, chi specula sulle crisi e chi si abitua a vivere in un'emergenza continua.

Muscato descrive la sua lettura come un ritorno alla natura originaria del testo, che secondo il materiale di sala è popolare, emotiva e dialettica. È un'indicazione che vale la pena prendere sul serio. Brecht scrisse questa cronaca della Guerra dei trent'anni per un pubblico largo, con canzoni, scene brevi e personaggi riconoscibili, e la sua fama di autore cerebrale ha spesso finito per coprire la sostanza teatrale, quasi da fiera, del suo lavoro.

Uno spazio scenico senza protezioni

La scena immaginata da Andrea Belli è descritta come essenziale, priva di ripari, adatta a un teatro in cui tutto viene evocato più che illustrato. È la condizione, secondo la presentazione, perché lo straniamento brechtiano torni vivo: lo spettatore non viene trascinato dentro un'illusione, ma tenuto a una certa distanza, in modo che possa giudicare ciò che vede. I costumi sono di Margherita Baldoni, le luci di Alessandro Verazzi.

Il carro come secondo corpo

Il centro visivo dello spettacolo è il carro con cui Madre Courage segue gli eserciti, che sono i suoi clienti principali. Nella presentazione il carro è un oggetto reale e insieme un corpo parallelo a quello della protagonista, una sorta di termometro della sua vita: quando gli affari vanno bene è carico, quando la guerra si allontana si svuota. Nel testo di Brecht il carro attraversa l'intera cronaca, da una campagna militare all'altra.

La musica dal vivo

La pagina del teatro sottolinea il ruolo centrale della musica suonata e cantata dal vivo, con un'impronta rock. Le canzoni, in Brecht, non sono intermezzi decorativi: interrompono l'azione, commentano, contraddicono quello che i personaggi dicono in prosa. Affidarle a musicisti presenti in scena significa restituire al pubblico quella frattura tra racconto e commento che è uno dei tratti più riconoscibili del suo teatro.

Il testo di Brecht: una cronaca della Guerra dei trent'anni

Madre Courage e i suoi figli fu scritta nel 1939, nei giorni in cui la Germania invadeva la Polonia, e composta in poco più di un mese. Brecht si trovava in esilio dal 1933, quando aveva lasciato Berlino dopo l'incendio del Reichstag. Il sottotitolo originale la presenta come una cronaca della Guerra dei trent'anni, il conflitto che devastò l'Europa centrale tra il 1618 e il 1648. L'azione copre dodici anni, dal 1624 al 1636, in dodici scene.

La fonte seicentesca

Brecht trasse lo spunto dal romanzo picaresco Simplicissimus di Hans Jacob Christoph von Grimmelshausen, pubblicato nel Seicento, che racconta la stessa guerra dal basso, attraverso gli occhi di chi la subisce e di chi ne approfitta. Dal mondo di Grimmelshausen arriva anche la figura della vivandiera, la donna che segue le truppe vendendo cibo, alcol, stivali e camicie.

I tre figli

Courage ha tre figli, ciascuno nato da un padre diverso. Eilif, il maggiore, è coraggioso fino alla brutalità e viene arruolato. Schweizerkas, il più giovane, è onesto fino all'ingenuità e diventa cassiere di un reggimento. Kattrin, la figlia muta, è la più esposta e la più generosa. Uno dopo l'altro i tre muoiono, e nessuna di queste perdite basta a fermare il commercio della madre. È il nucleo amaro del testo: la guerra le toglie tutto, ma lei continua a considerarla una fonte di reddito.

La scena del tamburo

Il momento più celebre è quello in cui Kattrin, lasciata per una notte presso una famiglia di contadini vicino alla città protestante di Halle, scopre che i soldati cattolici preparano un attacco a sorpresa. Prende un tamburo dal carro, sale sul tetto e lo batte per svegliare gli abitanti. Viene uccisa, ma la città è salva. È l'unico gesto davvero disinteressato dell'intero dramma, compiuto dal personaggio che non può parlare.

Dalla prima di Zurigo al Berliner Ensemble

La prima rappresentazione avvenne nel 1941 allo Schauspielhaus di Zurigo, in piena guerra, con Therese Giehse nel ruolo della protagonista, l'allestimento curato da Leopold Lindtberg, le musiche in gran parte di Paul Burkhard e le scene di Teo Otto. Dopo le recensioni zurighesi Brecht rivide il testo in vista di una nuova messinscena.

Berlino Est, 1949

La versione rivista andò in scena nel 1949 a Berlino Est, con la regia dello stesso Brecht, la nuova partitura di Paul Dessau e Helene Weigel, moglie dell'autore, nel ruolo di Courage. Lo spettacolo ebbe un'eco tale da portare alla nascita del Berliner Ensemble, la compagnia di Brecht che diventò uno dei riferimenti del teatro europeo del dopoguerra. Il testo fu pubblicato nello stesso 1949. Brecht, rientrato a Berlino Est nel 1948 con la moglie, vi morì il 14 agosto 1956.

Le riprese successive

Nel 1950 Brecht diresse un nuovo allestimento ai Kammerspiele di Monaco, ancora con Therese Giehse e le scene di Teo Otto. Nel 1963 il dramma arrivò a Broadway con la regia di Jerome Robbins e Anne Bancroft come protagonista. Da allora è diventato uno dei testi del Novecento più rappresentati, e ogni generazione di registi ha cercato nel carro della vivandiera qualcosa che parlasse del proprio tempo.

Lunetta Savino, protagonista

Lunetta Savino è nata a Bari nel 1957. Si è laureata al DAMS di Bologna e si è diplomata alla scuola di teatro Alessandra Galante Garrone, sempre a Bologna. Il grande pubblico la conosce soprattutto per la televisione: dal 1998 è stata Cettina in Un medico in famiglia, poi è comparsa in Il bello delle donne, È arrivata la felicità, Le indagini di Lolita Lobosco e Studio Battaglia.

Il cinema

Al cinema ha lavorato con registi molto diversi, da Nanni Loy in Mi manda Picone a Cristina Comencini in Matrimoni, fino a Ferzan Özpetek, che l'ha diretta in Saturno contro e in Mine vaganti. Per Mine vaganti ha vinto il Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista nel 2010.

Un sodalizio già sperimentato

Il legame con Leo Muscato non nasce oggi. Nel 2007 Savino aveva interpretato Casa di bambola. L'altra Nora con la sua regia, un lavoro che già allora partiva da un grande classico per interrogare il presente. Ritrovarli insieme su Brecht ha quindi il sapore di un percorso che continua.

Il resto della compagnia

La pagina ufficiale indica il resto del cast come in via di definizione. Lo spettacolo è presentato dal Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale.

Leo Muscato, regista e adattatore

Leo Muscato è nato a Martina Franca nel 1973. Ha studiato Lettere e Filosofia alla Sapienza, a Roma, ed è entrato giovanissimo nella compagnia di Luigi De Filippo, prima di vincere il concorso per la regia alla Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi di Milano.

Tra prosa e lirica

Il suo percorso alterna il teatro di parola e l'opera. In prosa ha firmato tra l'altro Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, L'ispettore generale di Gogol' e, al Teatro Greco di Siracusa, Prometeo incatenato di Eschilo nel 2023 e Miles gloriosus di Plauto nel 2024. In ambito lirico ha diretto Serse di Händel a Bonn e, nel 2024, La forza del destino di Verdi per l'apertura della stagione del Teatro alla Scala.

I riconoscimenti

Ha ricevuto il premio della critica come miglior regista di prosa dall'Associazione Nazionale dei Critici Teatrali nel 2007 e il Premio Franco Abbiati come miglior regista d'opera per la stagione 2012. La familiarità con il teatro musicale è un dato da tenere presente davanti a un Brecht in cui le canzoni hanno tanto peso.

Perché Madre Courage parla ancora

Muscato chiude la sua nota con un'idea semplice: Courage ci riguarda perché è una mercante che tratta il conflitto come un mercato. Non serve forzare l'attualità per riconoscere la questione. Le guerre di cui si parla ogni giorno producono vittime, ma anche affari, filiere, intermediari, e la domanda su chi guadagni da una crisi è tutt'altro che teorica.

Lo straniamento, spiegato senza gergo

Brecht voleva un pubblico sveglio, non ipnotizzato. Per questo interrompeva le scene con cartelli e canzoni, faceva recitare gli attori in modo che si vedesse la costruzione del personaggio, mostrava le luci e le macchine. Il risultato, quando funziona, è curioso: ci si emoziona comunque, ma si esce dal teatro con una domanda in tasca.

Una lettura che rifiuta la compassione facile

La lettura di Muscato insiste sul cinismo vitale di Courage, sulla sua energia feroce, sulla sua natura di sopravvissuta amorale. È una scelta che chiede allo spettatore di non assolvere troppo in fretta la protagonista, e di guardare al suo carro come a un'impresa commerciale prima che a una casa.

Le canzoni: il cuore musicale del dramma

Chi va a teatro aspettandosi un dramma storico in costume rischia di sorprendersi. Madre Courage alterna scene di dialogo e canzoni, e queste ultime hanno una funzione precisa: fermano l'azione e la commentano, a volte con ironia, a volte con una crudezza che la prosa non permetterebbe. La partitura di riferimento storica è quella che Paul Dessau scrisse per la messinscena berlinese del 1949, in stretta collaborazione con l'autore, ma ogni allestimento sceglie la propria strada, e quello di Muscato punta su musica suonata e cantata dal vivo.

La canzone della grande capitolazione

È forse il brano più citato del dramma. Courage lo canta a un giovane soldato furioso per un'ingiustizia subita, per convincerlo che la rabbia breve non serve e che alla fine tutti si adeguano. È una lezione di rassegnazione impartita da chi ha fatto della rassegnazione un mestiere, e proprio per questo suona come un'accusa rivolta al pubblico.

La pescivendola e il soldato

Tra le canzoni affidate a Eilif, il figlio soldato, c'è quella che racconta di una donna che mette in guardia un militare dai pericoli della guerra, inascoltata. Nel contesto del dramma diventa una profezia sul destino dello stesso Eilif, e mostra bene come Brecht usi la canzone per anticipare quello che lo spettatore vedrà accadere.

La ninna nanna per Kattrin

Nel finale Courage canta una ninna nanna accanto al corpo della figlia. È uno dei momenti in cui il personaggio sembra più vicino a una madre tradizionale, e insieme uno dei più ambigui: subito dopo la vivandiera riprende la sua strada dietro gli eserciti. È un passaggio in cui l'interprete deve tenere insieme dolore e cinismo senza scegliere tra i due, e in cui si misura la tenuta dell'intera lettura registica.

Perché la musica dal vivo cambia la serata

Con i musicisti in scena il teatro di Brecht recupera il carattere di spettacolo popolare che l'autore aveva in mente, a metà strada tra la ballata da fiera e il cabaret. La musica smette di essere un accompagnamento e diventa un personaggio in più, che commenta e prende posizione.

Informazioni pratiche per la serata

Il botteghino del Quirino si trova all'angolo tra via delle Vergini e via Minghetti. Nei giorni di spettacolo serale, secondo le indicazioni del teatro, resta aperto anche dopo le 18:00, ma soltanto per le operazioni relative alla recita in programma. Gli orari di apertura al pubblico pubblicati sul sito riguardano il periodo fino al 17 ottobre; per novembre conviene verificare sulla pagina della biglietteria.

Card e abbonamenti

Madre Courage è inserita negli abbonamenti a posto fisso della stagione. Il teatro propone anche card libere da sei o otto spettacoli, nelle versioni infrasettimanale e fine settimana. Biglietti e card, una volta emessi, non possono essere sostituiti né annullati.

Accessibilità

Il sito del Quirino ha una sezione dedicata all'accessibilità, da consultare prima dell'acquisto per conoscere le modalità di accesso e i posti riservati.

Il Teatro Quirino in breve

Il Quirino nacque nel 1871 per volontà del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, che volle un teatro pubblico nelle sue proprietà vicine alla Fontana di Trevi. Il nome richiama il colle del Quirinale e il dio Quirino. Dal 29 giugno 2004 porta anche il nome di Vittorio Gassman.

Una sala da circa 850 posti

Il sito del teatro indica una capienza di 850 posti, distribuiti tra platea, due balconate e galleria, con un ampio foyer, il guardaroba, una libreria con libri e dischi in vinile e un bistrot. All'ingresso sono esposte le fotografie dei protagonisti che hanno segnato le stagioni del teatro.

Chi lo gestisce

Dal 1946 al 2009 il Quirino è stato gestito e programmato dall'Ente Teatrale Italiano. Dal 2014 la gestione è passata a una società privata di operatori del settore; oggi il teatro fa capo alla Quirino srl, che ha sede nello stesso indirizzo di via delle Vergini.

Una curiosità sul Teatro Quirino

Il primo Quirino era una costruzione interamente in legno, e secondo la ricostruzione storica fu eretto in un solo giorno. Il principe Sciarra, all'indomani della presa di Roma del 1870, approfittò del fatto che i limiti pontifici agli spettacoli non valevano più e volle una sala redditizia, rivolta al pubblico borghese, dove si rappresentavano soprattutto pulcinellate e operette.

Lo stesso architetto della Galleria Sciarra

Il progetto fu affidato a Giulio De Angelis, lo stesso architetto che pochi anni dopo, tra il 1885 e il 1888, realizzò la Galleria Sciarra, il cortile coperto in ferro e vetro che si apre a pochi metri dal teatro, tra piazza dell'Oratorio e via Minghetti. Il complesso che va dalla galleria al Quirino nasce dunque dalla stessa committenza e, in parte, dalla stessa mano.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Quirino

Il teatro che si vede oggi non è nel punto esatto in cui nacque. Nel 1882 la struttura lignea fu smantellata perché serviva aprire un collegamento tra via del Corso e la Fontana di Trevi, e il nuovo Quirino in muratura fu ricostruito a pochi metri dalla sede originaria, ancora su progetto di De Angelis, con una sala a ferro di cavallo e due ordini di palchi sostenuti da colonnine in ghisa.

Un tetto che si apriva

Nel 1914 Marcello Piacentini rinnovò profondamente l'edificio, semplificandone le forme in senso geometrico, aggiungendo un terzo ordine di palchi e realizzando un tetto apribile. Il teatro riaprì con una stagione lirica diretta da Pietro Mascagni. Pochi spettatori che oggi entrano in sala immaginano che sopra le loro teste, un secolo fa, si potesse vedere il cielo.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Quirino

Il mio consiglio è di arrivare dal lato di via Minghetti e di attraversare la Galleria Sciarra prima di entrare in teatro, quando il cortile è aperto al pubblico negli orari d'ufficio. Le pareti sono decorate con un ciclo dedicato alla glorificazione della donna, con figure di virtù femminili, e sotto la volta in ferro e vetro si capisce bene il gusto della Roma di fine Ottocento, la stessa che vide nascere il Quirino in muratura.

Scegliere il turno giusto

Per Madre Courage il calendario offre orari molto diversi tra loro: la recita delle 17:00 di giovedì e quella di domenica sono adatte a chi preferisce il pomeriggio, mentre le serate delle 21:00 lasciano il tempo di una passeggiata verso la fontana a spettacolo concluso. Il listino del Quirino applica prezzi più bassi da martedì a giovedì, un dettaglio utile se si cerca la platea.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Quirino sia uno dei grandi teatri di prosa di Roma è noto a tutti. Meno citato è il fatto che, tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, la sua sala ospitò stagioni d'opera e di balletto. Dopo i lavori conclusi nel 1898, con interni decorati da drappi, velluti e stucchi dorati, il repertorio si aprì alla lirica: nel giugno 1899 il maestro Antonino Palminteri vi diresse I Lombardi di Verdi e Manon Lescaut di Puccini.

La riapertura del 1955

Il volto attuale della sala deriva in larga parte dalla ristrutturazione progettata ancora da Piacentini nel 1954. Quasi tutti i palchi furono eliminati e sostituiti da gradinate a sbalzo, vennero rinnovati impianti scenici, ventilazione e riscaldamento, e fu costruita la pensilina che ancora oggi segna l'ingresso. Il teatro rinnovato fu inaugurato il 13 ottobre 1955.

Le capienze non coincidono

Sulla capienza le fonti non concordano: le ricostruzioni storiche parlano di 990 posti dopo i lavori degli anni Cinquanta, mentre il sito ufficiale del teatro indica oggi 850 posti. La differenza è probabilmente legata agli adeguamenti successivi, ma il dato attuale da considerare è quello del teatro.

La foto giusta da fare al Teatro Quirino

La foto che racconta meglio il Quirino si scatta dalla strada, inquadrando la pensilina dell'ingresso su via delle Vergini con il nome del teatro e la locandina dello spettacolo: è la firma del rinnovamento del 1955 e, insieme, l'immagine che i romani associano alla prosa del centro. Chi ha qualche minuto in più può aggiungere uno scatto della volta della Galleria Sciarra, a pochi passi, per tenere insieme i due capitoli della stessa storia.

Dentro la sala

All'interno vale la pena fotografare le gradinate a sbalzo dall'alto, prima che si spengano le luci, e le immagini dei protagonisti esposte all'ingresso. Durante la recita è buona norma tenere il telefono spento: le regole sulle riprese vanno chieste alla sala.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1871: il teatro di legno

Il principe Maffeo Sciarra fa costruire una sala pubblica nelle sue proprietà presso la Fontana di Trevi. La struttura, interamente lignea, ospita farse, pulcinellate e operette per il pubblico borghese della nuova capitale.

1882: la ricostruzione in muratura

Per collegare via del Corso e la fontana il primo edificio viene smontato. Giulio De Angelis progetta il nuovo teatro a pochi metri di distanza, con sala a ferro di cavallo e palchi in ghisa.

1899: Verdi e Puccini

Antonino Palminteri dirige I Lombardi e Manon Lescaut: il Quirino entra nel circuito dell'opera lirica cittadina.

1914: Piacentini e Mascagni

Marcello Piacentini rinnova l'edificio, aggiunge un ordine di palchi e il tetto apribile. La riapertura avviene con una stagione lirica diretta da Pietro Mascagni.

1946: arriva l'Ente Teatrale Italiano

Inizia la lunga stagione della gestione pubblica, che durerà fino al 2009 e farà del Quirino uno dei punti di riferimento della prosa nazionale.

2004: il nome di Gassman

Il 29 giugno 2004 il teatro aggiunge al nome storico quello di Vittorio Gassman, che il sito del Quirino definisce uno dei più acclamati attori teatrali italiani del Novecento.

Chi è passato dal Teatro Quirino

Il sito del teatro ricorda tra i protagonisti del suo palcoscenico Ferruccio Benini, Ettore Petrolini, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Carlo Giuffrè, Giorgio Strehler, Paolo Stoppa, Paola Borboni e Luca Ronconi. È un elenco che attraversa più di un secolo e quasi tutte le forme del teatro italiano, dal dialetto veneto di Benini alla rivista di Petrolini, dalla regia critica di Strehler alla sperimentazione di Bene e Ronconi.

Brecht e i registi del Novecento

Nell'elenco convivono maestri della regia come Strehler e Ronconi e grandi interpreti della scena popolare come Petrolini ed Eduardo. È la stessa doppia anima che Muscato rivendica per Brecht: un teatro colto che non dimentica il pubblico largo, la canzone, la risata amara.

Ora Lunetta Savino

A novembre 2026 sarà Lunetta Savino a tirare il carro della vivandiera sullo stesso palco, in una stagione che porta al Quirino anche altri titoli di repertorio.

Prima o dopo lo spettacolo: i dintorni

Il Quirino si trova in una delle zone più frequentate del centro, e il percorso più naturale è quello verso la Fontana di Trevi, raggiungibile in pochi minuti a piedi. Di sera la piazza è meno affollata che di giorno e la fontana illuminata è uno spettacolo a sé.

Il rione Trevi

Il teatro appartiene al rione Trevi, che sale dal Corso verso il Quirinale. Oltre alla Fontana di Trevi, il rione Trevi comprende la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, che si affaccia sulla piazza della fontana, e la salita verso il Palazzo del Quirinale.

Via del Corso e la Galleria Alberto Sordi

Verso ovest si arriva in pochi passi a via del Corso e a piazza Colonna, dove la Galleria Alberto Sordi offre un passaggio coperto con negozi e caffè, utile nelle sere di pioggia.

Altri titoli della stagione

Chi segue la stagione del teatro può tenere d'occhio anche Elettra 1944, in programma nel 2027 sullo stesso palcoscenico.

Domande frequenti su Madre Courage e i suoi figli

Quando va in scena Madre Courage al Teatro Quirino?

Lo spettacolo è in calendario da martedì 17 a domenica 22 novembre 2026, con sei recite. Gli orari pubblicati dal teatro sono: martedì 17 alle 21:00, mercoledì 18 alle 19:00, giovedì 19 alle 17:00, venerdì 20 e sabato 21 alle 21:00, domenica 22 alle 17:00. Conviene controllare il turno scelto al momento dell'acquisto, perché gli orari variano molto da un giorno all'altro.

Quanto costano i biglietti?

Il listino della stagione 2026/2027 del Quirino prevede, per le recite da martedì a giovedì, 32 euro in platea, 26 in prima balconata, 21 in seconda balconata e 15 in galleria. Da venerdì a domenica i prezzi salgono a 36, 30, 25 e 19 euro. I prezzi comprendono la prevendita. Le riduzioni di legge riguardano under 26 e over 65, secondo le regole indicate dal teatro.

Dove si comprano i biglietti?

Dal sito ufficiale del Teatro Quirino, che rimanda al proprio circuito di vendita online, oppure al botteghino all'angolo tra via delle Vergini e via Minghetti. La biglietteria telefonica, al numero 06 6794585, risponde dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00 per prenotazioni, cambi turno e acquisti.

Chi c'è in scena?

La protagonista è Lunetta Savino. La regia e l'adattamento sono di Leo Muscato, le scene di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni, le luci di Alessandro Verazzi. Il resto del cast, alla pubblicazione della pagina del teatro, risultava in via di definizione. Lo spettacolo è presentato dal Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro Stabile di Torino.

Quanto dura lo spettacolo?

La durata non è indicata nella pagina ufficiale dello spettacolo: il dato non è pubblicato. Il testo originale di Brecht è articolato in dodici scene, ma ogni allestimento lo adatta, e questa versione porta anche la firma di Muscato come adattatore. Per organizzare la serata conviene chiedere alla biglietteria telefonica.

Serve conoscere Brecht per seguirlo?

No. La vicenda è lineare: una vivandiera segue gli eserciti con il suo carro durante la Guerra dei trent'anni e perde, uno dopo l'altro, i tre figli. Le canzoni dal vivo scandiscono il racconto. Conoscere il contesto, la guerra del Seicento e l'esilio di Brecht, arricchisce la visione ma non è indispensabile.

Lo spettacolo è adatto ai ragazzi?

Il teatro non indica un'età consigliata. Il testo parla di guerra, di morte e di sopravvivenza senza scorciatoie consolatorie, e si presta meglio a un pubblico di adolescenti e adulti. Per le scolaresche il Quirino ha un ufficio promozione dedicato, raggiungibile al numero 06 6783042, interni 2 e 3.

Come si arriva al Teatro Quirino?

Il teatro è in via delle Vergini 7, tra via del Corso e la Fontana di Trevi. Per i mezzi pubblici il percorso più affidabile si calcola con il pianificatore di viaggio di ATAC. La zona è in gran parte pedonale o a traffico limitato, quindi l'auto è poco pratica.

Il consiglio finale su Madre Courage e i suoi figli

Madre Courage è uno di quei testi che si credono conosciuti finché non si vedono in scena. La lettura di Leo Muscato promette un Brecht vicino alle sue radici popolari, con la musica dal vivo, uno spazio nudo e un carro che è insieme casa, bottega e destino. Lunetta Savino porta al personaggio un'esperienza costruita tra televisione, cinema e palcoscenico, e il Quirino offre la cornice di una sala che da oltre un secolo e mezzo accompagna la prosa romana. Il mio consiglio è di leggere, prima di andare, almeno la scena del tamburo di Kattrin: arrivarci preparati la rende ancora più forte.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento17 Novembre 2026 21:00 — 22 Novembre 2026
websiteSITO UFFICIALE
IndirizzoTeatro Quirino Vittorio Gassman, Via delle Vergini 7, 00187 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiSpettacoli
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