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Locandina di Carta straccia, dal sito ufficiale del Teatro VittoriaCarta straccia, commedia di Mario Gelardi con Pino Strabioli e Sabrina Knaflitz e con Giampiero de Concilio, per la regia dello stesso Strabioli, va in scena al Teatro Vittoria di piazza di Santa Maria Liberatrice 10, a Testaccio, dal 26 al 29 novembre 2026. Gli orari pubblicati dal teatro sono: giovedì 26 e venerdì 27 novembre alle 21:00, sabato 28 alle 19:00, domenica 29 alle 17:30. La durata non è indicata. Il listino della stagione 2026/27 del Vittoria prevede il biglietto intero a 27 euro in platea e 21 euro in galleria, più 3 euro di prevendita; il ridotto riservato a under 35, over 65, persone con disabilità e titolari di tessere convenzionate costa 22 e 17 euro, valido dal martedì al venerdì fino a esaurimento dei posti in promozione; il ridotto under 18 costa 13 e 11 euro. Per i primi due giorni di ogni spettacolo il teatro mette in vendita, solo al botteghino, cento biglietti per replica a posto unico di 18 euro. I biglietti si comprano dal sito ufficiale del teatro, che rimanda alla vendita online, o al botteghino; i numeri indicati sono 06 5740170 e 06 5740598. La produzione è di I due della Città del Sole e Stefano Francioni Produzioni. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene calcolare il percorso con il pianificatore di viaggio di ATAC.

È il 1968 e Roma vibra al ritmo della musica, del cinema, della moda e delle proteste studentesche. Le donne chiedono a gran voce un cambiamento radicale. Patty Pravo è la regina del Piper. Così la presentazione ufficiale apre il racconto, collocandolo in uno degli anni più turbolenti del secondo Novecento. Ma lo sguardo dello spettacolo non è rivolto alle piazze: si posa su un piccolo laboratorio di carta artigianale, dove la rivoluzione sembra lontanissima.
Nel laboratorio lavorano Teresa e Agostino, due fratelli costretti a malincuore a convivere. Il loro mondo è racchiuso tra quattro mura, al riparo da un cambiamento che sembra non riguardarli. La loro vita scorre così tranquilla che anche l'attività appare ormai un ricordo del passato, tanto da convincerli a chiudere bottega e a tornare al paese natale, dove il padre ha lasciato loro una casa in eredità.
Carta straccia comincia proprio da qui: dall'ultimo giorno di apertura del laboratorio, quando un periodo della vita dei due fratelli sembra concluso e un altro, ancora più quieto, pare in procinto di iniziare. È un inizio che ha il sapore di una fine, e il teatro lo sa sfruttare bene: ogni gesto, ogni oggetto, ogni foglio di carta diventa un congedo.
A rompere l'equilibrio arriva il giovane Remo, un nipote inaspettato. Il suo arrivo nasconde un segreto personale, che la presentazione definisce destabilizzante come la rivoluzione che avanza fuori. Il Sessantotto entra così nel laboratorio non attraverso i giornali o le piazze, ma attraverso una persona di famiglia.
La presentazione ufficiale riassume l'intenzione degli autori: raccontare una piccola fetta d'Italia attraverso il teatro. Non la grande storia, ma il modo in cui la grande storia arriva nelle vite di chi crede di esserne al riparo.
Lo spettacolo usa il Sessantotto come cornice e come contrasto. Fuori dal laboratorio tutto cambia: la musica, il costume, i rapporti tra uomini e donne, tra genitori e figli. Dentro, due fratelli continuano a fabbricare carta a mano, un mestiere antico che il mondo nuovo sembra non avere più bisogno.
Il titolo stesso, Carta straccia, gioca su questo contrasto. La carta artigianale è un prodotto prezioso e lento; la carta straccia è ciò che si butta. Il passaggio da un significato all'altro racconta la sorte di un mestiere e, forse, di una generazione che si sente superata dagli eventi.
La presentazione sottolinea che nel 1968 le donne chiedono a gran voce un cambiamento radicale. Teresa, la sorella, vive in un laboratorio dove la rivoluzione non arriva: il personaggio di Sabrina Knaflitz è uno dei punti in cui lo spettacolo misura la distanza tra le aspirazioni del tempo e le vite reali.
Il riferimento a Patty Pravo regina del Piper non è casuale. Il Piper Club, aperto a Roma il 17 febbraio 1965 in via Tagliamento, fu uno dei luoghi simbolo della musica e del costume di quegli anni, e la cantante è ricordata dalla storia del pop come la ragazza del Piper.
Il Piper evocato dallo spettacolo è un luogo reale, con una storia precisa. Fu inaugurato il 17 febbraio 1965 in via Tagliamento, di fronte al quartiere Coppedè, per iniziativa dell'avvocato Alberigo Crocetta con i soci Giancarlo Bornigia e Alessandro Diotallevi. La sera dell'apertura suonarono The Rokes ed Equipe 84.
La storia del pop ricorda Patty Pravo come la ragazza del Piper, anche se qualcuno attribuisce lo stesso titolo a Mita Medici, che nel 1966 vinse un concorso organizzato dal locale. Il riferimento della presentazione di Carta straccia a Patty Pravo regina del Piper si inserisce in questa memoria condivisa.
Sul palco del Piper passarono, tra gli altri, I Pooh, The Byrds, Procol Harum e i New Trolls. I Pink Floyd vi suonarono il 18 e il 19 aprile 1968, proprio nell'anno in cui è ambientata la commedia. Nel 1968 il locale lanciò anche il concorso CantaPiper.
Il 28 dicembre 1967 il Piper ospitò l'evento Grande angolo, Sogni, Stelle di Mario Schifano, considerato un passaggio chiave nella nascita dell'underground italiano. Era questa la Roma che vibrava fuori dal laboratorio di Teresa e Agostino.
La scelta di ambientare la commedia in un laboratorio di carta artigianale non è neutra. La carta fatta a mano è un prodotto lento, frutto di gesti ripetuti e di una sapienza tramandata. Nel 1968, l'anno della velocità e della rottura, un mestiere del genere appare inevitabilmente come un residuo del passato.
La presentazione racconta che l'attività dei due fratelli sembra ormai un ricordo, tanto da spingerli a chiudere. È una situazione che molti spettatori riconoscono: botteghe storiche che chiudono, mestieri che si perdono, generazioni che non trovano chi raccolga il testimone.
Il titolo condensa questa tensione. Lo stesso materiale può essere un oggetto prezioso o un rifiuto, a seconda dello sguardo di chi lo considera. Lo spettacolo sembra chiedere che cosa accada alle persone quando il mondo comincia a guardarle allo stesso modo.
Mario Gelardi è nato a Napoli nel 1968, lo stesso anno in cui è ambientata la commedia. È drammaturgo, regista e scrittore. Dal 2013 dirige il Nuovo Teatro Sanità, un teatro del centro storico di Napoli ospitato in una chiesa settecentesca.
Il suo nome è legato soprattutto alla versione teatrale di Gomorra, scritta e diretta con Roberto Saviano a partire dal romanzo, che ha superato le trecento repliche in Italia. Con Saviano ha firmato anche La paranza dei bambini, nel 2017.
Tra i suoi testi figurano Malamadre, che nel 2002 gli valse il Premio Flaiano, Idroscalo 93, Quattro, La città di fuori, Santos e A freva, ispirato alla Peste di Camus e prodotto dal Teatro Stabile di Napoli nel 2020. Nel 2011 ha fondato la casa editrice Caracò.
Oltre al Flaiano, ha ricevuto tra gli altri il Premio Ustica, il Premio Fersen per la drammaturgia, il Premio ETI Gli Olimpici del Teatro come migliore novità italiana e il Premio Enriquez per Gomorra, e nel 2017 il Premio Giuseppe Fava.
Pino Strabioli, all'anagrafe Giuseppe, è nato a Porto San Giorgio il 26 luglio 1963 ed è cresciuto a Orvieto. Il grande pubblico lo conosce come volto della televisione pubblica, ma il teatro è da sempre al centro del suo lavoro.
Ha condotto per anni programmi del mattino su Rai 1 e Rai 3, da Unomattina a Cominciamo bene, poi programmi dedicati allo spettacolo come Colpo di scena, Rivediamoli e Grazie dei fiori. Ha condotto la diretta del Premio Strega nel 2016, 2019 e 2024, e dal 2020 è al Caffè di Rai 1.
Il legame artistico più importante della sua carriera è quello con Paolo Poli. Nel 1996 ha recitato nei Viaggi di Gulliver diretti e interpretati da Poli, nel ruolo di Jonathan Swift; nel 2015 ha condotto con lui su Rai 3 le otto puntate di E lasciatemi divertire; con lui ha scritto il libro Sempre fiori mai un fioraio, da cui nel 2021 ha tratto uno spettacolo.
Nel 2020 Strabioli ha curato con Simone Folco il libro Patty Pravo. Minaccia bionda, pubblicato da Rizzoli. In uno spettacolo che si apre evocando la regina del Piper, la coincidenza non passa inosservata: l'autore della regia conosce bene il mito della cantante e la Roma di quegli anni.
Sabrina Knaflitz è nata a Roma il 25 novembre 1968, da padre piemontese di origini austriache e madre romana. Anche lei, come l'autore, è del 1968, l'anno in cui è ambientata la commedia.
Ha esordito nel 1988 con I picari di Mario Monicelli. Tra i suoi film figurano I pavoni di Luciano Manuzzi, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, e I laureati di Leonardo Pieraccioni, nel 1995.
In Germania ha girato per la ZDF la serie Liceo Europa; in Italia ha recitato tra l'altro in Il mastino, Sei forte, maestro, Don Matteo, Distretto di Polizia e Una madre.
Ha debuttato giovanissima in teatro con Memè Perlini nella Lupa di Giovanni Verga e ha recitato con Vittorio Gassman in Camper, presentato al Festival di Spoleto nel 1994. Tra gli altri lavori figurano Coriolano, I monologhi della vagina, Riccardo III e Un'ora a teatro con Erri De Luca. È sposata dal 1998 con l'attore Alessandro Gassmann, che per Carta straccia firma l'idea scenica.
Il testo è di Mario Gelardi. In scena Pino Strabioli, Sabrina Knaflitz e Giampiero de Concilio; la regia è di Strabioli. L'idea scenica è di Alessandro Gassmann, il disegno luci di Marco Palmieri, le musiche di Carlo Vannini. La produzione è di I due della Città del Sole e Stefano Francioni Produzioni.
La presentazione ricorda che Strabioli e Gelardi tornano a lavorare insieme dopo la fortunata collaborazione dell'Abito da sposa. Era uno spettacolo del 2014 con la regia di Maurizio Panici, citato anche con il titolo L'abito della sposa.
Il cast è composto da tre interpreti per tre personaggi principali: i fratelli Teresa e Agostino e il nipote Remo. La pagina ufficiale non indica in modo esplicito la distribuzione dei ruoli: il dato non è pubblicato.
Carta straccia è una commedia con un fondo malinconico, e parla a pubblici diversi. Chi ha vissuto il Sessantotto, o ne ha sentito parlare in famiglia, ritroverà i riferimenti musicali e di costume evocati dalla presentazione. Chi è più giovane potrà guardare quell'anno da una prospettiva insolita, quella di chi non partecipò alle piazze.
La scrittura di Mario Gelardi, che ha attraversato temi molto duri come quelli di Gomorra e della Paranza dei bambini, si misura qui con un registro più leggero. È un'occasione per scoprire un altro lato di un autore noto soprattutto per il teatro civile.
La pagina non indica un'età consigliata. Il listino prevede un ridotto per gli under 18, a 13 euro in platea, e il tema del rapporto tra generazioni, con un nipote che porta in casa un segreto e il mondo esterno, può interessare anche gli spettatori più giovani.
La storia del Vittoria è inseparabile da quella di Testaccio. Il fatto che il rione avesse già un suo teatro di varietà nei primi anni del Novecento dice molto della vita sociale del rione, che già allora cercava svago a pochi passi da casa. Il Vittoria di oggi raccoglie quell'eredità, ospitando sia gli spettatori del quartiere sia un pubblico che arriva da tutta la città, attirato dalle produzioni della compagnia e dagli ospiti della stagione.
Quando Attilio Corsini decise di trasformare un cinema chiuso in un teatro di prosa, a metà degli anni Ottanta, la scommessa non era scontata: un teatro di 560 posti richiedeva un pubblico fedele, da conquistare stagione dopo stagione. Quarant'anni dopo, la scheda di Roma Capitale racconta un teatro che ha superato tentativi di sfratto e crisi economiche, e che continua a produrre e ospitare spettacoli.
La forma della cooperativa, Attori e Tecnici, è parte dell'identità del Vittoria. Attori e tecnici sono, letteralmente, i soci dell'impresa: un modello che lega la sorte del teatro a quella di chi ci lavora.
Le recite sono quattro, con orari diversi: due serali alle 21:00, il giovedì e il venerdì, una al sabato alle 19:00 e una pomeridiana la domenica alle 17:30. La varietà degli orari permette di scegliere tra la serata classica, il preserale del sabato e il pomeriggio domenicale.
Il Vittoria propone una formula particolare: per i primi due giorni di ogni spettacolo, cento biglietti per replica sono venduti a posto unico di 18 euro, solo al botteghino, senza prenotazione e senza possibilità di cambio data. Per Carta straccia i primi due giorni sono giovedì 26 e venerdì 27 novembre.
Il ridotto a 22 euro in platea e 17 in galleria vale per under 35, over 65, persone con disabilità almeno al 75 per cento, iscritti ai CRAL e titolari di tessere convenzionate, dal martedì al venerdì e fino a esaurimento dei posti in promozione. Le persone con disabilità hanno diritto al prezzo ridotto anche per un accompagnatore. Il ridotto under 18 costa 13 euro in platea e 11 in galleria.
Il teatro non accetta American Express e Diners. La prevendita si applica fino a un'ora prima dell'inizio. I biglietti non sono rimborsabili, salvo cancellazione o sostituzione dello spettacolo. Per l'uso della Carta del docente occorre contattare il botteghino.
Il listino della stagione 2026/27 rivela una programmazione articolata. Accanto agli spettacoli in abbonamento, il teatro propone la rassegna A Porte Aperte, in ottobre, con prezzi ridotti, gli spettacoli delle linee ADDUE e PremiumPLUS+, la rassegna GIALLO SA! e i tè letterari, incontri con un biglietto singolo di 11 euro e un ridotto di 8 euro per over 65 e under 35.
La scheda della Regione Lazio sul progetto Teatro Vittoria segnala anche incontri con il pubblico e una scuola di recitazione rivolta agli spettatori, un'iniziativa che mostra l'attenzione della cooperativa alla formazione del pubblico, oltre che degli attori.
La stessa documentazione descrive una programmazione che comprende prosa, danza, magia, physical theatre e musica, con spettacoli su temi di urgenza civile. Carta straccia, con il suo racconto del Sessantotto visto dalle retrovie, si inserisce bene in questa linea.
Il Teatro Vittoria è il teatro di Testaccio. Secondo la scheda del portale turistico di Roma Capitale, già nei primi anni del Novecento il quartiere aveva il suo teatro, una palazzina di due piani dove si davano spettacoli di varietà. Dopo la guerra l'edificio fu demolito e al suo posto sorse un condominio con un cinema al piano terreno.
Il cinema chiuse alla fine degli anni Settanta, quando l'edificio era ormai degradato. Nel maggio 1986 cominciarono i lavori per trasformarlo in teatro di prosa, su progetto dell'architetto Enrico Nespega, voluti da Attilio Corsini. Il teatro aprì nel dicembre dello stesso anno.
Il Vittoria conta 560 poltrone tra platea e balconata, e dispone di un bar.
Il teatro è gestito dalla cooperativa Attori e Tecnici, di cui Attilio Corsini fu il fondatore e la guida fino alla scomparsa prematura nel 2008. La compagnia produce spettacoli propri, tra cui Rumori fuori scena, e ospita compagnie e artisti anche internazionali.
Il Vittoria ha una formula per gli spettatori che vogliono vedere uno spettacolo appena debuttato a un prezzo contenuto: i biglietti MeglioPrima, cento per replica, in vendita solo al botteghino nei primi due giorni. È un modo per riempire la sala nelle prime sere, quando il passaparola non è ancora partito, e per premiare chi si fida della programmazione.
Un'altra particolarità del listino riguarda gli omaggi: il teatro li ha sostituiti con biglietti di cortesia a 5 euro. È una scelta che dice molto sull'attenzione della cooperativa al valore del lavoro teatrale.
Il teatro di oggi sorge dentro un condominio. Dopo la guerra la vecchia palazzina del varietà fu demolita, e l'imprenditore Amati costruì al suo posto un edificio residenziale con un cinema al piano terreno. Quando il cinema chiuse, alla fine degli anni Settanta, fu quello spazio a essere trasformato in teatro: chi entra al Vittoria entra, letteralmente, al piano terra di un palazzo di abitazioni.
La scheda di Roma Capitale ricorda anche che il Vittoria ha resistito a tentativi di sfratto, crisi economiche e alla concorrenza della televisione, delle multisale e dei videogiochi. È la storia di un teatro di quartiere che è riuscito a diventare un punto di riferimento cittadino.
Il mio consiglio è di approfittare della formula MeglioPrima e di presentarsi al botteghino giovedì 26 o venerdì 27 novembre: con cento biglietti a 18 euro per replica, è il modo più conveniente per vedere lo spettacolo nei suoi primi giorni. Prima o dopo, una passeggiata nelle strade di Testaccio, con le sue trattorie e il suo mercato, completa la serata in modo naturale.
Con soli cento posti a prezzo MeglioPrima per replica, conviene arrivare al botteghino con anticipo.
Chi preferisce un orario intermedio può scegliere la recita delle 19:00 di sabato 28: si esce in tempo per una cena nel quartiere, che a Testaccio è quasi un rito.
Il nome di Rumori fuori scena è legato al Vittoria nella memoria di molti spettatori romani. La commedia è indicata dal portale turistico di Roma Capitale come una delle produzioni della compagnia Attori e Tecnici. È uno di quei titoli che hanno costruito il rapporto tra il teatro e il suo pubblico.
Un'altra eredità del fondatore è la rassegna Salviamo i Talenti, Premio Attilio Corsini, dedicata alla ricerca di nuovi talenti, ricordata dalla documentazione della Regione Lazio sul teatro.
La foto giusta si scatta dalla piazza di Santa Maria Liberatrice, inquadrando l'ingresso del teatro con le locandine della stagione. È l'immagine che racconta meglio il carattere del Vittoria: un teatro di piazza, dentro un quartiere popolare, affacciato su uno spazio dove la vita del rione scorre a ogni ora.
Allargando l'inquadratura si può comprendere anche la chiesa che dà il nome alla piazza, così da tenere insieme in un solo scatto il teatro e il luogo che dà il nome all'indirizzo.
Testaccio ha già il suo teatro, una palazzina di due piani con spettacoli di varietà.
La palazzina viene demolita; l'imprenditore Amati costruisce un condominio con un cinema al piano terreno.
Il cinema chiude e l'edificio entra in una fase di degrado.
Su progetto dell'architetto Enrico Nespega, voluto da Attilio Corsini, inizia la trasformazione in teatro di prosa.
Il Teatro Vittoria apre come teatro di prosa, gestito dalla cooperativa Attori e Tecnici.
Muore prematuramente Attilio Corsini, fondatore e guida della compagnia. Il teatro continua la sua attività e gli dedica un premio per i giovani talenti.
Il Vittoria è prima di tutto la casa di una compagnia, Attori e Tecnici, e del suo fondatore Attilio Corsini. Il portale di Roma Capitale ricorda che il teatro ospita anche compagnie e artisti internazionali, con una programmazione che secondo la Regione Lazio comprende prosa, danza, magia, physical theatre e musica.
Tra i titoli che il Vittoria ha annunciato figurano spettacoli molto diversi tra loro, da testi di impegno civile a commedie. Nel 2027 è atteso tra gli altri Donna non rieducabile con Ottavia Piccolo.
A novembre 2026 il palcoscenico di Testaccio accoglie Pino Strabioli e Sabrina Knaflitz, con l'idea scenica di Alessandro Gassmann: una squadra che porta sul palco esperienze di televisione, cinema e teatro d'autore.
Il Vittoria è nel centro di Testaccio, uno dei quartieri più amati dai romani per la sua cucina e la sua vita di strada. A pochi minuti si trova il Nuovo Mercato Testaccio, e il Museo diffuso del rione Testaccio racconta la storia del quartiere attraverso le sue strade.
Verso il Tevere si trova l'ex Mattatoio, oggi spazio culturale con mostre e spettacoli.
In direzione di Porta San Paolo si incontrano la Piramide Cestia e il Cimitero acattolico, uno dei luoghi più quieti della città.
Salendo verso nord si arriva all'Aventino, con le sue chiese e i suoi giardini. Per un omaggio al Sessantotto evocato dallo spettacolo, si può ricordare anche il Piper Club, in un altro quadrante della città.
Dal 26 al 29 novembre 2026, con quattro recite: giovedì 26 e venerdì 27 alle 21:00, sabato 28 alle 19:00, domenica 29 alle 17:30. Gli orari sono quelli pubblicati sulla pagina ufficiale dello spettacolo, che conviene ricontrollare al momento dell'acquisto per eventuali variazioni.
Il listino della stagione prevede il biglietto intero a 27 euro in platea e 21 in galleria, più 3 euro di prevendita. Il ridotto per under 35, over 65 e convenzionati costa 22 e 17 euro dal martedì al venerdì; il ridotto under 18 costa 13 e 11 euro. Nei primi due giorni ci sono cento biglietti a 18 euro per replica, solo al botteghino.
Dal sito ufficiale del Teatro Vittoria, che rimanda alla vendita online, oppure al botteghino del teatro in piazza di Santa Maria Liberatrice 10. I numeri indicati sono 06 5740170 e 06 5740598. Gli orari del botteghino non sono riportati nella pagina dello spettacolo: il dato non è pubblicato lì.
Pino Strabioli, Sabrina Knaflitz e Giampiero de Concilio. Il testo è di Mario Gelardi, la regia di Pino Strabioli, l'idea scenica di Alessandro Gassmann, il disegno luci di Marco Palmieri e le musiche di Carlo Vannini. La produzione è di I due della Città del Sole e Stefano Francioni Produzioni.
Di due fratelli, Teresa e Agostino, che nel 1968 lavorano in un piccolo laboratorio di carta artigianale a Roma, lontani dalle proteste di quell'anno. Decidono di chiudere bottega e tornare al paese, ma l'arrivo di un nipote inaspettato, Remo, con un segreto da rivelare, sconvolge i loro piani.
La durata non è indicata nella pagina ufficiale dello spettacolo: il dato non è pubblicato. Per organizzare la serata, in particolare la recita delle 21:00, conviene chiedere al botteghino del teatro ai numeri indicati, che rispondono anche per le informazioni sulle riduzioni.
È una promozione del Teatro Vittoria: per i primi due giorni di ogni spettacolo vengono messi in vendita cento biglietti per replica a posto unico di 18 euro. Si comprano solo al botteghino, non sono prenotabili e non si possono cambiare con un'altra data. Per Carta straccia valgono il 26 e il 27 novembre.
Il teatro è in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel centro di Testaccio. Per i mezzi pubblici il percorso più aggiornato si calcola con il pianificatore di viaggio di ATAC, indicando l'indirizzo della piazza come destinazione.
Carta straccia racconta il Sessantotto dal punto di vista di chi non l'ha fatto, due fratelli chiusi in un laboratorio che il mondo nuovo rischia di rendere inutile, e lo fa con la leggerezza della commedia e la precisione di un autore come Mario Gelardi. Pino Strabioli, che conosce bene la Roma di Patty Pravo e del Piper, e Sabrina Knaflitz, nata proprio nel 1968, portano in scena una storia piccola che parla di grandi cambiamenti. Il mio consiglio è di approfittare dei biglietti MeglioPrima nelle prime due sere e di concedersi, dopo lo spettacolo, una cena a Testaccio: è il quartiere giusto per parlare di mestieri antichi e di famiglie che cambiano.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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